The English translation of the letter sent by Boiron threatening the Italian blogger

After the publication of my news piece on the British Medical Journal about the Italian blog blogzero.it threatened by Boiron Italy, that ignited an International Streisand effect, several colleagues all over the world wrote about the issue, and some asked for an English translation of the letter.

Here is an informal translation of the threatening letter sent by Boiron Italy to Italian blogger Samuele Riva (translated by Fabio Turone, as a service for the science writers’ community).

The letter signed by the CEO Silvia Nencioni was sent to the Internet provider, and threatened both the provider and the blogger of bringing them to court in case they did not comply immediately with their requests.

The language contains a lot of lawyer jargon, that I tried to simplify, saving the meaning: take everything with a grain of salt (and ask if I was not clear enough).

On the letterhead of Boiron Italy.

Subject: Web site «Blogzero.it» – Libelous content – Intimation and request of removal

From the NIC (Network Information Center) it appears that you manage the domain «blogzero.it», registered on the name of Mr Samuele Riva.

On 13 July 2011, on the website appeared an article under the headline: «Homoeopathy: myth and legend», signed by «Samuele», libelous of homoeopathy and our Company.

In particular, in such article, announced as the first of a series, after expressing untrue and unfounded opinions on homoeopathy, appeared a photograph of two tubes of our medicine «Oscillococcinum» with the following caption: «The Nothing-at-all that according to Boiron treats flu… diluted 200K it doesn’t contain any molecule of active principle!».

Later, on 27 July 2011, another article is published under the headline «Homoeopathy: myth and legend (2)», signed by «Samuele», again libelous of homoeopathy and our medicine «Oscillococcinum».

In fact, under the picture of our medicine the following caption was published: «Seriously damages the intelligence (of those buying it)».

The article goes on citing our medicine and our Company and announcing a new article on the issue.

The publication over the Internet of such messages, untrue and derogatory of homoeopathy and our Company and our medicine seriously tarnishes the reputation of our Company, as described in the Article 595 of the penal code, and causes serious damages which could be recovered in a civil court.

You, being the manager of the blog through which those messages have been and continue to be diffused, are responsible for the control over the content, and hence you are co-responsible both from the penal and the civil point of view, of the defamation undercourse.

In the light of all that has been written, with this letter we intimate/order you – in your quality of manager and hence responsible subject for the domain blogzero.it – to remove immediately and, in any case, no later than 24 hours after receiving this letter all articles signed «Samuele», including every picture of our medicine and any and all references to our medicines and our company.

 

In addition, we warn you against any unauthorised use within your blog of pictures of our products and the logos of our Company.

 

We finally warn you to prevent Mr Samuele, author of the cited libelous articles, to access blogzero.it.

Missing such acts/if you don’t comply we reserve the right of any further actions to defend our rights and interests.

With Regards

Laboratoires Boiron srl (Italian arm of Boiron)

The Chief Executive Officer

Dott.ssa Silvia Nencioni

When homoeopathy meets science journalism…

News

Homoeopathy multinational Boiron threatens amateur Italian blogger

Fabio Turone, Milan

A letter sent by the Italian arm of multinational company Boiron, threatening to sue an amateur blogger over remarks he made about homoeopathy, has sparked a strong internet reaction in defence of freedom of speech. Samuele Riva posted two articles on his blog, blogzero.it , on 13 and 27 July,which included pictures of Boiron’s blockbuster homoeopathic product Oscillococcinum, marketed as a remedy against flu symptoms. The pictures were accompanied by captions, which joked about the total absence of any active molecules in homoeopathic preparations. On 28 July Boiron fired off a letter to the internet provider, complaining that both the articles and the captions were “untrue and derogatory both of homeopathy and [the] company,” and responsible for tarnishing the company’s reputation and causing “serious damage”…
http://www.bmj.com/content/343/bmj.d5197.full

Mi fa piacere non solo di dare il mio sostegno a Samuele, ma anche di aver potuto citare la seguente frase di Piero Angela, che nel 2004 sconfisse in tribunale (sia in sede civile sia in sede penale) due associazioni di medici omeopati che pretendevano di avere a “Superquark” il diritto di replica: “The courts looked into the scientific evidence we provided, and stated that homoeopaths had no right of reply on public service TV, accepting my view that it is a science journalist’s duty to clearly distinguish between what is science and what is not”.

Dall’Istituto Superiore di Sanità preoccupazione per la denuncia dei clandestini

Sono fermamente contrario alla misura del governo che consente al personale sanitario di denunciare i sospetti clandestini bisognosi di cure mediche (ne ho scritto sul British Medical Journal), per molti motivi, e in primo luogo perché ero fiero di vivere in un paese pronto a prestare cure mediche nel nome della solidarietà umana. Le preoccupazioni sulla salute pubblica vengono secondo me dopo le obiezioni di carattere etico, ma secondo molti esperti non vanno trascurate neppure quelle.

Ho appena ricevuto via e-mail questa “nota tecnica”, con il seguente messaggio di accompagnamento:

Il Senato ha approvato il disegno di legge sulla sicurezza che passerà all’esame della Camera.
Nell’ambito dei provvedimenti approvati, uno riguarda la possibilità per i medici di denunciare gli stranieri irregolari che si rivolgano alle strutture del sistema sanitario nazionale per ricevere assistenza.

Esiste quindi un rischio concreto che persone, in condizioni di clandestinità, rinuncino a curarsi per paura di essere denunciate.

La norma sancisce la caduta del principio del segreto professionale per il personale sanitario volto a tutelare il paziente come essere umano, indipendentemente da ogni altra considerazione. La ricaduta in termini di rischio di salute pubblica, oltre che di pericolosa marginalizzazione sanitaria di una fetta della popolazione straniera presente sul territorio, appare pertanto evidente.

I rappresentanti del personale dell’Istituto Superiore di Sanità hanno ritenuto importante esprimere un parere sull’impatto che tale provvedimento potrebbe avere sulla salute pubblica e a tale scopo hanno stilato un documento che è stato sottoscritto da 702 persone, che lavorano a vario titolo presso l’ISS.

I neretti sono miei.

Nota tecnica sull’emendamento 39.306 al DDL n.733 relativo alla possibilità di segnalazione degli immigrati irregolari che si rivolgono ai servizi sanitari

Il Disegno di Legge sulla sicurezza, approvato recentemente al Senato, prevede la possibilità per i medici di denunciare alle autorità di polizia le persone senza permesso di soggiorno che dovessero ricorrere alle loro cure.
La normativa attualmente vigente vieta tale possibilità.
Sugli aspetti costituzionali, etici e deontologici si sono pronunciati ordini professionali, società scientifiche e associazioni non governative, che rappresentano le principali categorie di operatori impegnati nell’assistenza socio-sanitaria agli immigrati.
La comunità scientifica dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) esprime forte preoccupazione, per ragioni di salute pubblica, circa la possibilità che il provvedimento in questione possa essere approvato anche alla Camera e divenire legge dello Stato.
Tale preoccupazione nasce dalla consapevolezza delle gravi conseguenze umane, sociali e sanitarie che il provvedimento inevitabilmente comporterà.
Molte delle funzioni e delle attività che il Paese affida all’ISS (organo tecnico scientifico del Servizio Sanitario Nazionale) in difesa della salute pubblica verrebbero, in tal caso, vanificate
.
Funzione primaria dell’Istituto è, infatti, la sorveglianza e la promozione dello stato di salute della popolazione presente sul territorio nazionale, indipendentemente dallo stato di cittadinanza e dal diritto di presenza.
La massima completezza, accuratezza e tempestività d’azione dei sistemi di sorveglianza epidemiologica rappresentano requisiti essenziali per identificare eventuali fattori di rischio per la salute umana e proporre le appropriate misure di controllo alle autorità sanitarie competenti, a livello nazionale e regionale.
Nella comunità scientifica internazionale è sempre più consolidata la consapevolezza che lo stato di salute di ogni singola persona dipenda in modo diretto o indiretto da quello di tutte le altre, qualunque sia il titolo di cittadinanza.
La modifica della normativa vigente potrebbe determinare il mancato ricorso ai servizi sanitari pubblici della popolazione senza permesso di soggiorno, non solo per problemi acuti di salute ma anche per le routinarie attività di prevenzione e promozione della salute. Citiamo, a titolo di esempio, la mancata profilassi vaccinale che determinerebbe la persistenza di sacche di potenziali epidemici con conseguente rischio per la popolazione generale o i casi di tubercolosi che, se non trattati, potrebbero generare focolai epidemici sia negli adulti sia nei bambini.
Nella storia della sanità pubblica mondiale si è già avuta esperienza dell’importanza di prendersi cura di tutte le persone, senza limitazioni: l’eradicazione del vaiolo è stata possibile grazie alla completezza del sistema di sorveglianza attiva dei sospetti casi di vaiolo (l’ultimo caso accertato nelle comunità nomadi somale nel 1977) e al tempestivo intervento di vaccinazione. Occuparsi dei più poveri della Terra ha permesso di eradicare questa malattia e sospendere la vaccinazione antivaiolosa nel mondo, risparmiando anche il peso sanitario delle reazioni avverse.
Numerosi studi condotti in questi anni dimostrano l’importanza che l’accessibilità dei servizi socio-sanitari riveste nel tutelare la salute degli immigrati e, di conseguenza, dei cittadini dei Paesi che li ospitano. Ne sono esempi il controllo della diffusione delle malattie infettive con particolare riferimento alle malattie prevenibili da vaccino, alla Tubercolosi e all’AIDS.
Pertanto la comunità scientifica dell’ISS auspica che il Parlamento mantenga la normativa vigente, in modo tale da non sottrarre alla conoscenza del Servizio Sanitario Nazionale eventuali stati di malattia nella popolazione senza permesso di soggiorno, e consentire al Servizio stesso di continuare ad offrire efficacemente le misure di prevenzione e promozione della salute a tutta la popolazione presente sul territorio, indipendentemente dallo status giuridico.

Contro le frodi scientifiche, il fiuto del giornalista

Il settimanale divulgativo “New Scientist” ha svelato una nuova frode nel campo della ricerca sulle cellule staminali. Come nel caso ormai stranoto delle ricerche dello scienziato sudcoreano Woo Suk Hwang   pubblicate da Science, anche quelle del gruppo diretto da Catherine Verfaillie, dell’Università di Minneapolis, in Minnesota, e pubblicate con grande risalto su “Nature” (e in precedenza su “Blood”) erano basate sulla falsificazione di immagini.

La frode è stata scoperta proprio dalla redazione di “New Scientist”, che aveva chiesto le immagini ai colleghi delle riviste scientifiche di prima pubblicazione per pubblicarle a sua volta, e avutele in mano ha scoperto che si trattava della stessa immagine elaborata con photoshop: quelle che erano state presentate come due distinte immagini provenienti da due distinti esperimenti erano in realtà l’elaborazione della stessa immagine, capovolta di 180° e modificata in alcune parti.

La denuncia del giornale ha portato a un’indagine da parte dell’Università, che ha accertato la responsabilità in particolare di una studentessa di PhD, Morayma G. Reyes.

Come nel caso della ricerca di Woo Suk Hwang, né la peer-review delle riviste, né l’occhio attento dei ricercatori che hanno avuto quegli studi tra le mani per anni, erano stati sufficienti a svelare la malafede.

Questa notizia mi ha fatto tornare in mente l’intervista che ho fatto nella primavera del 2007 alla vicedirettrice del British Medical Journal (prestigiosa rivista medica di prima pubblicazione, per la quale da anni scrivo corrispondenze per l’Italia), proprio sul’attività di contrasto alle frodi.

A me era piaciuto il fatto che lei rivendicasse, tra le doti necessarie a “sentire puzza di bruciato” il cosiddetto “fiuto del giornalista”.

Ecco il testo dell’intervista, leggermente adattata rispetto a quella uscita nel 2007 su “Il Sole 24 Ore Medici”.

Intervista con Trish Groves
sulle frodi nelle pubblicazioni scientifiche

Trish Groves siede su una poltrona scomoda – quella di vicedirettore del British Medical Journal con delega alla valutazione delle ricerche originali – in un periodo in cui le riviste biomediche sono attaccate da più parti: subiscono da un lato l’assedio di tutti coloro che vogliono sfruttare la loro credibilità per far passare studi poco scientifici, e con essi la loro agenda commerciale; e dall’altro lato sono messi in croce dai critici secondo i quali fanno troppo poco per contrastare inganni e frodi. Il prestigioso settimanale dell’Associazione medica britannica, in particolare, non vuole sfigurare agli occhi di quello che per 23 anni ne è stato direttore, Richard Smith, oggi in prima fila nel denunciare, con conoscenza di causa e senza alcuna indulgenza, le carenze del sistema di peer review, in primo luogo di fronte alle interferenze di tipo commerciale.

Dottoressa Groves, ritiene che il BMJ abbia una responsabilità particolare nel contrastare la cattiva scienza?
Sì, senz’altro. Si tratta di una responsabilità che nasce dalla consapevolezza che se si scarta una ricerca che presenta caratteristiche sospette senza approfondire le indagini si può star certi che presto un’altra rivista, magari meno ambita, la pubblicherà senza andare troppo per il sottile.

Ma perché non ci si può accontentare di impedire che una ricerca dubbia esca sulla propria rivista?
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Quali medicine per l’Italia? E a che prezzo?

Di ritorno dalle vacanze ho letto nel blog di Marco Cattaneo, direttore delle “Scienze”, un post dedicato alla vicenda del licenziamento del direttore dell’Agenzia Italiana per il Farmaco (AIFA) Nello Martini, in cui giustamente si lamenta del fatto che il conflitto di interesse che tocca il Ministro Maurizio Sacconi (responsabile della sanità e marito della direttrice generale di Farmindustria, l’associazione che riunisce i produttori italiani) sia stato reso noto dalla rivista Nature ai pochi italiani che la leggono.

Io stesso lo ignoravo, per cui quando ho scritto (da un internet cafè, giacché ero in vacanza all’estero) l’articolo chiestomi sulla vicenda dal British Medical Journal ho cercato rapidamente di verificare la notizia, e non avendo conferme ho preferito sorvolare su quello specifico punto, per dedicare il poco spazio disponibile a ricordare tutte le molte cose importanti realizzate dall’AIFA, in pochi anni, sotto la direzione di Nello Martini.

Quello che emerge è il progetto in parte già dichiarato dal governo di sottrarre la gestione della spesa farmaceutica a un organo che fin qui si è dimostrato indipendente, e che ha basato le proprie decisioni sui prezzi dei farmaci su valutazioni tecniche, anche grazie a ricerche innovative che ha esso stesso finanziato e condotto. Tolta all’AIFA, questa responsabilità sarebbe affidata ad altri all’interno del Ministero (dove era quando scoppiò lo scandalo Poggiolini citato dall’editoriale di Nature).

Il problema è che se non ci sono soldi pubblici per pagare a tutti tutte le medicine esistenti (non sempre granché efficaci) io preferisco che la selezione dei farmaci da rimborsare a spese del contribuente e la trattativa sul loro prezzo di vendita sia condotta con criteri rigorosi, partendo dalle esigenze della sanità pubblica e non da quelle (anch’esse ovviamente legittime, ma meno prioritarie) dell’industria.

E preferisco che il medico mi prescriva un farmaco sulla base di informazione indipendente (come quella finanziata dall’AIFA di Martini) piuttosto che sulla base di quella sponsorizzata, perché so che anche il più onesto degli osti deve vendere il vino che ha in negozio.

Le scommesse vinte del fantastico dottor Gino

La settimana scorsa sono stato a Venezia per seguire una conferenza internazionale sulla salute in Africa indetta da Emergency, e ho avuto occasione di intervistare a lungo Gino Strada, nella bella e semplice casa, affacciata su un tranquillo canale, in cui vive con la moglie Teresa.

Lo conoscevo già, per averlo intervistato al telefono satellitare da Kabul nel gennaio del 2003, mentre nell’imminenza dell’invasione anglo-americana (e in minor misura italiana) trattava con l’allora ministro di Saddam Hussein, Tarek Aziz, per avere in gestione a Baghdad una struttura nella quale organizzare l’assistenza medica ai feriti di ogni origine e appartenenza politica, sociale, etnica e religiosa, come Emergency ha sempre fatto. Ne avevo scritto un articolo per il British Medical Journal (una delle riviste mediche più lette e apprezzate al mondo) del quale sono molto fiero.

L\'articolo del 2003 del BMJ dedicato a Gino Strada

In questa occasione ho finalmente avuto modo di fare una lunga e rilassata chiacchierata con lui, e con gli altri medici e volontari che via via affluivano in casa provenienti dagli ospedali che Emergency gestisce nel mondo, dall’Afghanistan al Sudan appunto, in vista della conferenza che sarebbe iniziata l’indomani sulla meravigliosa isola di San Servolo, con la partecipazione di un gran numero di esponenti di governi africani.

La conferenza è stata l’occasione per presentare gli eccezionali risultati ottenuti dall’ospedale cardiochirurgico Salam costruito nei dintorni di Karthoum, in Sudan, dove nel primo anno di attività sono stati realizzati 525 interventi – tutti gratuiti – con una mortalità addirittura inferiore a quella dei migliori centri occidentali, a dispetto della maggior gravità generale del quadro clinico dei giovani e denutriti pazienti africani (Il British Medical Journal ha pubblicato proprio oggi un mio articolo centrato su questo).

Ed è stata anche l’occasione per Gino Strada per spiegare la sua visione – rivoluzionaria, anche se basata su principi vecchi di millenni che risalgono al giuramento di Ippocrate – di una sanità africana basata sui diritti umani, i cui valori guida siano qualità, equità e responsabilità sociale.

E visto che siamo in periodo di dichiarazioni dei redditi, lo dico chiaro e tondo: credo che sia difficile trovare migliore destinazione per il mio 5 x 1.000 (il loro codice fiscale è 971 471 101 55).

Allego infine il commovente video della prima operazione realizzata nell’aprile del 2007 nel Centro Salam: la sostituzione di una valvola cardiaca in una ragazza quattordicenne colpita dalla assai diffusa febbre reumatica.

Viva la vita, viva l’eutanasia! (Caro suicidio, grazie!)

Era parco di punti esclamativi, il mio papà. A me, che sarei diventato giornalista come lui, spiegava che andavano usati con molta parsimonia, perché quelle rare e selezionate volte in cui li si poneva in fondo alla frase riuscissero davvero a sottolineare l’importanza dell’eccezione.

Le due frasi coronate dal punto esclamativo che ho messo nel titolo sono entrambe sue, ma le scrisse in ordine cronologico inverso: l’inno alla vita lo vergò nel suo ultimo biglietto, in cui lasciandoci dichiarava il suo amore per me, mio fratello e mia sorella, in qualche modo a chiusura del periodo della sua vita inaugurato con la scrittura dell’articolo con cui ringraziava – anche nel titolo urlato – la forza che riceveva dalla consapevolezza di poter usare la prospettiva del suicidio come un’arma per difendere la vita.

Mio papà Sergio è morto, ha deciso di andarsene nel suo letto, nel novembre del 1995, a 65 anni, prima che la malattia prendesse il sopravvento su di lui, su quello che lui sentiva di essere e voleva continuare a essere, almeno nel ricordo di quelli a cui teneva. Ho ripensato a queste cose leggendo in questi giorni le vicende per certi versi simili del poeta belga Hugo Claus che ha potuto fare appello a una legge e della signora francese Chantal Sebire che ha dovuto violarla.

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