Dall’Istituto Superiore di Sanità preoccupazione per la denuncia dei clandestini

Sono fermamente contrario alla misura del governo che consente al personale sanitario di denunciare i sospetti clandestini bisognosi di cure mediche (ne ho scritto sul British Medical Journal), per molti motivi, e in primo luogo perché ero fiero di vivere in un paese pronto a prestare cure mediche nel nome della solidarietà umana. Le preoccupazioni sulla salute pubblica vengono secondo me dopo le obiezioni di carattere etico, ma secondo molti esperti non vanno trascurate neppure quelle.

Ho appena ricevuto via e-mail questa “nota tecnica”, con il seguente messaggio di accompagnamento:

Il Senato ha approvato il disegno di legge sulla sicurezza che passerà all’esame della Camera.
Nell’ambito dei provvedimenti approvati, uno riguarda la possibilità per i medici di denunciare gli stranieri irregolari che si rivolgano alle strutture del sistema sanitario nazionale per ricevere assistenza.

Esiste quindi un rischio concreto che persone, in condizioni di clandestinità, rinuncino a curarsi per paura di essere denunciate.

La norma sancisce la caduta del principio del segreto professionale per il personale sanitario volto a tutelare il paziente come essere umano, indipendentemente da ogni altra considerazione. La ricaduta in termini di rischio di salute pubblica, oltre che di pericolosa marginalizzazione sanitaria di una fetta della popolazione straniera presente sul territorio, appare pertanto evidente.

I rappresentanti del personale dell’Istituto Superiore di Sanità hanno ritenuto importante esprimere un parere sull’impatto che tale provvedimento potrebbe avere sulla salute pubblica e a tale scopo hanno stilato un documento che è stato sottoscritto da 702 persone, che lavorano a vario titolo presso l’ISS.

I neretti sono miei.

Nota tecnica sull’emendamento 39.306 al DDL n.733 relativo alla possibilità di segnalazione degli immigrati irregolari che si rivolgono ai servizi sanitari

Il Disegno di Legge sulla sicurezza, approvato recentemente al Senato, prevede la possibilità per i medici di denunciare alle autorità di polizia le persone senza permesso di soggiorno che dovessero ricorrere alle loro cure.
La normativa attualmente vigente vieta tale possibilità.
Sugli aspetti costituzionali, etici e deontologici si sono pronunciati ordini professionali, società scientifiche e associazioni non governative, che rappresentano le principali categorie di operatori impegnati nell’assistenza socio-sanitaria agli immigrati.
La comunità scientifica dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) esprime forte preoccupazione, per ragioni di salute pubblica, circa la possibilità che il provvedimento in questione possa essere approvato anche alla Camera e divenire legge dello Stato.
Tale preoccupazione nasce dalla consapevolezza delle gravi conseguenze umane, sociali e sanitarie che il provvedimento inevitabilmente comporterà.
Molte delle funzioni e delle attività che il Paese affida all’ISS (organo tecnico scientifico del Servizio Sanitario Nazionale) in difesa della salute pubblica verrebbero, in tal caso, vanificate
.
Funzione primaria dell’Istituto è, infatti, la sorveglianza e la promozione dello stato di salute della popolazione presente sul territorio nazionale, indipendentemente dallo stato di cittadinanza e dal diritto di presenza.
La massima completezza, accuratezza e tempestività d’azione dei sistemi di sorveglianza epidemiologica rappresentano requisiti essenziali per identificare eventuali fattori di rischio per la salute umana e proporre le appropriate misure di controllo alle autorità sanitarie competenti, a livello nazionale e regionale.
Nella comunità scientifica internazionale è sempre più consolidata la consapevolezza che lo stato di salute di ogni singola persona dipenda in modo diretto o indiretto da quello di tutte le altre, qualunque sia il titolo di cittadinanza.
La modifica della normativa vigente potrebbe determinare il mancato ricorso ai servizi sanitari pubblici della popolazione senza permesso di soggiorno, non solo per problemi acuti di salute ma anche per le routinarie attività di prevenzione e promozione della salute. Citiamo, a titolo di esempio, la mancata profilassi vaccinale che determinerebbe la persistenza di sacche di potenziali epidemici con conseguente rischio per la popolazione generale o i casi di tubercolosi che, se non trattati, potrebbero generare focolai epidemici sia negli adulti sia nei bambini.
Nella storia della sanità pubblica mondiale si è già avuta esperienza dell’importanza di prendersi cura di tutte le persone, senza limitazioni: l’eradicazione del vaiolo è stata possibile grazie alla completezza del sistema di sorveglianza attiva dei sospetti casi di vaiolo (l’ultimo caso accertato nelle comunità nomadi somale nel 1977) e al tempestivo intervento di vaccinazione. Occuparsi dei più poveri della Terra ha permesso di eradicare questa malattia e sospendere la vaccinazione antivaiolosa nel mondo, risparmiando anche il peso sanitario delle reazioni avverse.
Numerosi studi condotti in questi anni dimostrano l’importanza che l’accessibilità dei servizi socio-sanitari riveste nel tutelare la salute degli immigrati e, di conseguenza, dei cittadini dei Paesi che li ospitano. Ne sono esempi il controllo della diffusione delle malattie infettive con particolare riferimento alle malattie prevenibili da vaccino, alla Tubercolosi e all’AIDS.
Pertanto la comunità scientifica dell’ISS auspica che il Parlamento mantenga la normativa vigente, in modo tale da non sottrarre alla conoscenza del Servizio Sanitario Nazionale eventuali stati di malattia nella popolazione senza permesso di soggiorno, e consentire al Servizio stesso di continuare ad offrire efficacemente le misure di prevenzione e promozione della salute a tutta la popolazione presente sul territorio, indipendentemente dallo status giuridico.

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