Perché io, “dirigente” del PD, non posso sostenere Boeri

Mi fa un po’ ridere il termine che ho usato nel titolo per amplificare il senso di questo post: “dirigente”.

In effetti sono stato eletto nell’organismo dirigente del circolo del PD Giambellino, e oggi faccio parte del cosiddetto “coordinamento”. Però il termine mi fa ridere perché per come funziona la politica italiana oggi, a me pare che neppure la coordinatrice del circolo (che pare sia stata da poco ribattezzata “segretaria”, perché si vede che qualcuno ha sentito la necessità di dedicare tempo  e neuroni per ristabilire ufficialmente una nomenclatura che rievoca il secolo passato) abbia davvero una funzione dirigenziale.

Ma tant’è, quelle che seguono sulla necessità politica di non sostenere la candidatura di Stefano Boeri sono a tutti gli effetti le riflessioni di un dirigente del PD, un microdirigente che seppure su scala “condominiale” sente il dovere e la necessità di ragionare in modo critico su ciò che sta accadendo alle primarie per selezionare il candidato sindaco di Milano.

Perché non posso sostenere la candidatura di Stefano Boeri?

Le risposte possibili sono molte, e ne ho persino una che si ispira a una battuta da film americano: «E’ uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo».

Sento il dovere politico di dimostrare che anche dentro al PD c’è chi ha più a cuore le primarie – come simbolo della politica nuova, delle scelte condivise con i cittadini – che l’affermazione del candidato preliminarmente scelto dalla dirigenza del PD.

Non posso sostenere Boeri, perché ho capito subito che la decisione del PD di schierarsi con tutto il proprio peso a favore di un unico candidato rischiava di snaturare il senso profondo delle primarie: le primarie servono ai partiti per chiedere ai cittadini qual è il candidato migliore, non per dirglielo.

La scelta di indicare un candidato era legittima e persino in parte comprensibile, ma bisognava valutare subito il rischio che da quel momento prevalesse l’esigenza degli organi di partito di autolegittimarsi dimostrando a qualunque costo che quella era la scelta giusta, vincente. Per questo avrebbe dovuto essere attenuata da subito con un impegno molto forte a favore delle primarie. Per ogni iniziativa/volantino a favore di Boeri avrebbe dovuto essere progettata un’iniziativa a favore di tutti, ma così non è stato. Al contrario, ogni volta che qualcuno del PD si schiera pubblicamente a favore di Pisapia o Onida si legge di telefonate di richiamo all’ordine (chissà provenienti da chi…).

Che bello sarebbe stato avere un partito capace di dire: «Trovatemi un candidato migliore del mio e io sarò felice!»

Stefano Boeri è un ottimo candidato, e sono ottimi candidati anche Valerio Onida, Giuliano Pisapia e Michele Sacerdoti.

Chiunque di loro vinca avrà il mio voto.

Ma non è sul mio voto che si giocherà la partita vera, nella primavera prossima.

Tantomeno è sul voto degli obbedienti che si sono schierati per Boeri prima ancora di sapere bene chi fosse.

Semmai si giocherà sul voto di quelli che sono allergici ai candidati “di partito” (in particolare del nostro partito; e sono molti), e agli schieramenti frutto delle alchimie degli strateghi autoreferenziali.

Insomma non posso sostenere la candidatura di Boeri per tre motivi fondamentali:

  • perché io sostengo le primarie come strumento che può e deve aiutare la politica a fare le scelte importanti in sintonia con l’elettorato potenziale (molto più dei sondaggi, che oggi sono un feticcio spesso usato in maniera acefala).
  • perché ho molta stima di Stefano Boeri, e credo che sia il primo a voler sapere se il consenso che raccoglie in questa fase preliminare della competizione è sincero o frutto in gran parte dell’adesione passiva a scelte fatte da pochi collocati in alto.
  • perché se il centrosinistra è in grado di esprimere un candidato sindaco migliore di Boeri voglio che abbia la possibilità di affermarsi, e non sia bloccato dal fuoco di sbarramento di chi ha certo la forza di sbaragliare il campo finché si tratta delle primarie, ma poi ha ampiamente dimostrato di non sapere bene come andare oltre.

A questi tre motivi se ne aggiunge un altro, in forma di augurio: Che vinca il migliore (a prescindere da chi lo sostiene). Solo così avranno vinto le primarie.

P.S. C’è un quinto motivo: alcuni iscritti del mio circolo hanno già preannunciato che a causa della gestione di queste primarie da parte del PD non rinnoveranno la tessera l’anno prossimo. Io vorrei dimostrare loro che ci sono invece motivi per rinnovarla comunque.

Ecco il PD che mi piace

Stasera andrò alla riunione settimanale del coordinamento del mio Circolo  del PD, al Giambellino, con un motivo di ottimismo in più, perché la vicenda innescata dalle dure dichiarazioni di domenica del candidato a sindaco Valerio Onida è stata affrontata e risolta dal mio partito  in un modo che mi pare molto ragionevole.

Certo, in tanti nel partito hanno avuto la reazione classica – direi quasi pavloviana  – di chi si sente sotto assedio, e quindi si compatta a difesa anche delle cose sinceramente meno difendibili (come la questione di considerare “roba del PD” gli indirizzi delle cittadine e dei cittadini che accolsero l’invito di votare per eleggere il segretario nazionale e i segretari regionali).

Certo, c’è stato il coro delle dichiarazioni scandalizzate, pronte ad accusare persino Onida – la cui serietà e autorevolezza sono tre metri sopra quella di gran parte degli iscritti e militanti del PD – di costruire polemiche strumentali (“il vero bersaglio è il PD” scriveva qualche complottardo).

Certo, qualche militante è arrivato a teorizzare (su facebook) che Onida ha deciso di ritirarsi e di “avvelenare i pozzi” (nientemeno!).

Certo, in tanti hanno pubblicato in giro come fosse il verbo la surreale intervista con cui Gabriele Messina del PD “spiegava” ad Affari Italiani tutto tranne il nodo della questione (riassumibile così: “Perché mai non si dovrebbe permettere ai candidati di spedire materiale promozionale ai votanti del 2009, tramite chi dispone legalmente di quegli indirizzi?”). Spiegava l’ovvio, poi glissava sul punto cruciale, e liquidava tutto parlando di “polemiche strumentali”.

Certo, in tanti ci siamo incazzati.

Poi, però, abbiamo chiesto conto e a quanto pare siamo stati ascoltati (“in altri partiti saremmo stati espulsi” ha scherzato sulla pagina Facebook di Pierfrancesco Majorino uno dei “dissidenti”).

Il PD può ancora migliorare, senza dubbio, ma in questa vicenda il PD Milano ha spedito segnali che io trovo molto incoraggianti.

Ci sono un sacco di dinamiche nefaste (più o meno le stesse per cui si incazzava mio padre Sergio nel PDS, una ventina d’anni fa, quando la classe dirigente nazionale era più o meno la stessa), ma sono sempre più numerosi coloro che cercano di disinnescarle dall’interno. Mio padre (lui all’epoca era capogruppo del PDS alla Regione Abruzzo, eletto in quanto espressione della “società civile”) fu costretto a decidere di lasciare il partito perché tutto doveva continuare a essere fatto “come s’è sempre fatto” (cosa che in un partito nuovo suona davvero stonata).

Oggi torno a sperare che a me tocchi una sorte meno amara.

E ringrazio per questo tutti quelli che hanno accettato di lavorare perché il PD tornasse sulla propria decisione e mettesse in comune gli indirizzi.

P.S. A quanto leggo, Onida non è soddisfatto neppure dalla soluzione trovata, ma a questo punto  mi domando se non abbia sbagliato qualche valutazione quando ha deciso di candidarsi nonostante la situazione fosse già chiara, perché il PD si era già espresso a favore di Boeri.

Nel merito sono d’accordo con lui, e l’ho scritto: queste non saranno le primarie ideali.

Però l’obiezione era sul tavolo da prima che si esponesse con la candidatura, e sollevare il problema ora come se fosse una novità mi pare poco utile e molto pericoloso. Non saranno le primarie ideali – perché Pisapia per primo si è candidato come espressione di un partito – ma sono un enorme passo avanti rispetto al passato, per cui vanno corrette dove è possibile, ma difese strenuamente. Ci sono già un sacco di orfani della “linea” che prendono questa vicenda come pretesto per dire che le primarie non servono, o fanno danni.

Se il PD la smettesse di frignare… e facesse la cosa giusta

Leggo le reazioni scandalizzate e offese della dirigenza del PD milanese alle dichiarazioni del candidato senzapartito Valerio Onida sulle “primarie per il Sindaco di Milano falsate”, e non posso trattenere un moto di sdegno: Ma smettetela di frignare, cazzo!
Onida ha detto una verità banalissima: la competizione tra candidati è stata falsata dalla decisione del PD di schierarsi. Questo non vuol dire che la scelta della dirigenza del PD sia illegittima (secondo me avevano buoni motivi, dal loro punto di vista, tantopiù che il candidato già in lizza era ed è espressione di forze politiche ben precise), né che le primarie sono delegittimate.
Significa solo – e su quello concordo al 100% con Onida – che le primarie in quanto confronto tra candidati avrebbero avuto assai più valore se il PD avesse avuto una sufficiente sicurezza in se stesso da chiedere a ciascun circolo/iscritto se appoggiare un candidato, due, tre o tutti e quattro.
Sostenere ufficialmente un candidato solo vuol dire togliere un po’ di carica rivoluzionaria alle primarie.
Io vedo il bicchiere mezzo pieno (bene o male sono primarie “quasi” vere, ed è merito del PD), ma mi sembra miope negare che è anche mezzo vuoto (l’appoggio a Boeri è stato deciso senza consultare direttamente i circoli, e anche gli organi intermedi del PD sono stati chiamati a pronunciarsi a cose fatte).
Poteva il PD – data la situazione – fare di più? Forse no.
E’ legittimo che chi ci ha rimesso – come Onida – se ne lamenti? Assolutamente sì.

Anche questa storia degli indirizzi dei votanti alle primarie: se il PD vuole rispondere a tono alle accuse  deve mettere tutti e 4 i candidati nelle stesse condizioni di raggiungere i votanti delle precedenti primarie di partito con un numero prefissato – uguale per tutti – di comunicazioni.

Io fino a oggi ero molto indeciso, e stavo cominciando a pensare di dare il mio voto a Boeri, ma questa reazione della dirigenza del PD a contestazioni giustificatissime e a richieste più che legittime mi fa pensare che il mio voto e il mio sostegno (per il poco che valgono) debbano andare a Onida.

 

Giuliano Turone sostiene la candidatura di Valerio Onida a Sindaco di Milano

Mentre io mi sto ancora chiedendo per chi votare alle primarie, ricevo da mio zio Giuliano questo endorsement, che mi fa piacere contribuire a diffondere perché mi fido molto del suo giudizio (le mie perplessità su Onida sono unicamente anagrafiche, e figlie di un ragionamento più ampio sullo svecchiamento della politica, ma non escludo di superarle).

 

Milano 20 ottobre 2010

Care amiche e cari amici,

finalmente per il Comune di Milano si schierano – per le primarie del Centrosinistra – tre candidati, tutti di notevole livello. Peraltro, io sono convinto che Valerio Onida rappresenterebbe una vera svolta per una città così degradata, non solo perché è un costituzionalista e amministrativista di grande valore, ma anche e soprattutto perché è una persona di correttezza e qualità etiche particolari.  Mi basta considerare il fatto che Onida è forse l’unico ex Presidente di organismi istituzionali di grande rilievo che non si sia cercato un altro incarico, magari ben retribuito o comunque di prestigio, ma sia tornato tranquillamente e serenamente nella sua città. Non solo, ma senza clamori e senza farlo sapere a tutti (come, purtroppo, oggi si usa), si è dedicato al volontariato nel carcere di Bollate, fornendo assistenza giuridica ai detenuti più disagiati.

Un gesto che, da solo, dà la dimensione della persona.

Onida è svantaggiato, nella battaglia per le primarie, perché non ha dietro a sé nessun partito e dispone solo dell’amicizia, del sostegno, della stima, di persone di particolare spicco nelle professioni e nelle attività che svolgono.

Credo sia giusto sostenere la sua candidatura non solo facendolo conoscere di più, ma anche sostenendo finanziariamente le sua “campagna elettorale”. Dal sito di Onida (www.milanonida.it) rilevo le indicazioni per eventuali ed auspicabili versamenti:

Banca Prossima – via Monte di Pietà 8, Milano
Conto corrente n. 1000/00014323
Iban: IT 05 Q 0335 901600100000014323

C/O Banca Prossima – via Monte di Pietà, 8 – Milano
Intestato a : COMITATO ELETTORALE MILANONIDA
CF/PI 97565660152

Spero davvero che Milano possa avvalersi della sua competenza e delle sue straordinarie qualità.

Un cordiale saluto.

Giuliano Turone

Il problema, del PD e del paese, è (ben) oltre

Ho appena seguito la prima parte della giornata indetta a Milano da Pippo Civati e Carlo Monguzzi, tra gli altri, al Circolo ARCI Bellezza per avviare l’iniziativa che è stata battezzata “Andiamo OLTRE” (c’è anche un omonimo gruppo di FB che spiega nel dettaglio premesse e scopi)

Sarei rimasto molto volentieri a seguire il pomeriggio, ma ho dovuto a malincuore tornare in ufficio a cercare di smaltire un sacco di arretrati di lavoro.

Prima però di tuffarmici, mentre ingurgito una fetta della pizza sfornatami dall’ottimo pizzaiolo maghrebino delle consegne a domicilio all’angolo, voglio condividere qualche riflessione e gli appunti sparsi e poco organici che ho preso con il PC sulle ginocchia, quando ho rinunciato a fare una cronaca-twitter in diretta per problemi tecnici di connessione: l’idea mi era venuta stamattina, ma una volta lì ho scoperto che portatile e iphone hanno deciso ancora una volta di non dialogare, e l’unico accesso “hot spot” messo a disposizione dal vicinato ha funzionato solo per qualche minuto; nel frattempo Twitter aveva già deciso di incepparsi!).

(Mi scuso se mancano alcuni cognomi: Civati scherzosamente ha presentato tutti alla maniera del “Nome della Rosa” con nome e città, ma ho ritenuto più utile citare i cognomi, laddove sono riuscito a registrarli.)

Ha aperto i lavori Carlo Monguzzi, dopo essersi scusato per il ritardo (“Mica essere di sinistra vuol dire iniziare per forza in ritardo”…). «Noi non ci candidiamo a niente se non a lavorare» ha precisato subito. «Non c’è un capo ma un “disturbatore”, Pippo Civati» (da poco rieletto al Consiglio Regionale della Lombardia, per chi non lo sapesse).

Era la fase in cui litigavo con Twitter e Facebook e poi con la connessione, per cui vado a memoria: dopo aver riproposto l’obiettivo di Civati del PD come partito dei giovani elettori, e non dei giovani dirigenti, Monguzzi ha strappato più di un sorriso esprimendo la sua repulsione per il “tema delle riforme” (ulteriore degenerazione rispetto alle già vacue “riforme”) e raccontando delle chiacchiere da filobus ascoltate stamattina, tutte sul presidenzialismo con doppio turno o sul turno secco, con ciliegina sulla torta fornita dal giovane che indossava una t-shirt con la faccia di Che Guevara e la scritta “O senato federale o muerte”.

Mi è piaciuta molto anche l’idea di accoglienza basata sul fatto che tu sei il mio fratello, ma anche tua moglie è mia sorella, (e da questo discende che ho il diritto e il dovere di occuparmi di lei).

Monguzzi ha citato l’esperienza del “comitato delle sedie“, che portando in strada i cittadini comuni con la propria sedia ha dimostrato di riuscire efficacemente a presidiare la città contro degrado e microcriminalità (è ovvio che lo spaccio si è solo spostato, ma non sta ai cittadini arrestare i criminali).

Poi ha suscitato l’applauso lodando l’organizzazione dello sciopero dei migranti, e sottolineato l’importanza (anche alla luce dell’esperienza di Via Padova) di coinvolgere gli immirati nella vita politica e sociale del paese attribuendo loro una parte attiva nella discussione e nella soluzione dei problemi.

«Non possiamo non vincere le elezioni comunali» ha poi detto con enfasi. «Come possiamo farcela: con speranza e coraggio. Bisogna avere il coraggio di dare la speranza. Ci vogliono uno spartito, un’orchestra e un direttore» ha proseguito Monguzzi, facendomi inevitabilmente pensare al mio coro e alle cose fantastiche che riusciamo a fare andando spesso oltre le capacità dei singoli (e sicuramente mettendo me in condizione di andare oltre i miei limiti).

Quanto al “direttore d’orchestra”, dovrà privilegiare il consumo delle suole rispetto al consumo di suolo.

Ha infine abbozzato quali caratteristiche dovrebbe avere, incorrendo in una gaffe che oltre metà della sala gli ha fatto notare rumorosamente:

«Dovrà avere un pezzettino di Gandhi, un pezzettino di Tex Willer, un pezzettino di Nelson Mandela, un pezzettino del Commissario Montalbano e un pezzettino di Che Guevara».

Dopo aver incassato le giustificate – e rumorose – obiezioni, ha aggiunto che dovrà avere un pezzettino anche di 5 figure femminili (e lì secondo ne è stato molto bravo a non provare a improvvisare un elenco che chiaramente avrebbe solo reso più brutta la “pezza”).

Ha concluso dicendo che siccome un candidato con tutte quelle caratteristiche non esiste, occorrono per forza di cose le primarie («Si sente di parlare di primarie “sullo sfondo”: che vuol dire?» ha chiesto ironicamente).

Ha poi preso la parola Pippo Civati, di cui riporto le frasi che mi hanno colpito di più (le irgenze mi chiamano: riprenderò il post più avanti, anche per rendere più comprensibili i passaggi troppo ermetici)

Ha parlato di Saronno, dicendo che pochi sanno che c’è il ballottaggio, e il PD ha il 27%. Qual è il segreto?

Monguzzi è diventato una regola. Non è stato ricandidato, e ora io lo userò come regola anche per le elezioni politiche. C’è solo una deroga, per Pierluigi Bersani segretario nazionale.

Tutto quello che succederà oggi è a disposizione di tutti, dalla Serracchiani a Fioroni (per citare due figure agli estremi).

Abbiamo bisogno che tutto questo sia immediatamente condiviso.

24 milioni di italiani sono sul web tutti i giorni, solo il 5% dice che Internet non serve a niente: si vede che sono tutti i dirigenti del PD

siamo stati sette mesi a interrogarci sulle primarie: sono venuti a studiarci da fuori, dalle Università americane.

Il PD nonostante tutto e oltre-tutto è il nostro partito.

Nuoce alla salute cardiovascolari e causa strane sindromi bipolari: Noi ci mobilitiamo dopo la sconfitta e non prima della vittoria…

“Siamo caduti in piedi”, ma proviamo a camminare!

Ora c’è chi dice ancora che bisogna allearsi con l’UDC. L’UDC a Milano ha preso meno di Grillo e dei Radicali.

Tre temi per arrivare alla concretezza

1° punto Nord: cominciamo a prendere sul serio Lega e PDL. C’è ancora Berlusconi al Nord

Più voti alla Lega ha significato:

– meno soldi ai comuni.

– più clandestini (che servono per la prossima volta). Hanno risolto molto più con le sedie che con gli inseguimenti ai bambini Rom di De Corato.

Equità: 200.000 persone “scudate”; una su due in Brianza.

Prontuario sull’immigrazione di Andrea Civati (solo omonimo)

Tesoro di competenze che nessuno condivide. Il Gruppo parlamentare del PD ha pubblicato un sacco di cose importanti, ma per capirle e tradurle occorre un dottorato di ricerca in “Gruppo parlamentare del PD”.

Enrico Borghi presidente di Piccoli Comuni in Val d’Ossola

2° punto – PD partito dei giovani, non dei giovani dirigenti ma dei giovani elettori

Che noi abbiamo perso per l’antipolitica di Grillo è una delle cose più stupide che si possano dire.

C’è una grande richiesta di politica, e il PD deve cercare di rispondere.

Tutto il mondo si interroga sulla green economy. Nuove tecnologie: facciamo più del decreto Pisanu

3° – SUD Ripartiamo dall’Aquila e parliamo del Sud

e-mail andiamooltre@gmail.com

wiki con aggiornamento ogni mese

Rispondere alle e-mail, dicono quelli di Obama

Al- Qae Dem, siamo il contrario e lo facciamo per il bene: senza gerarchie ma con tante relazioni

Coefficiente di Gini che studia la disuguaglianza all’interno di un sistema politico: in Lombardia redditi alti sono cresciuti e quelli medi sono scivolati (Buoni scuola della Regione senza distinzione di reddito)

A Montichiari Bs hanno vietato le manifestazioni per il 25 aprile e 1 maggio. Io invito Bersani – nostro unico capo – a farsi vedere a Montichiari il 25 aprile, magari per bere un caffè.

Abbiamo fatto schifo sulla questione dele donne: abbiamo eletto 2 donne su 22 eletti del PD. Vicepresidente e capogruppo del PD in Regione, che sono i soli posti di qualche rilievo, vadano alle due donne!

Samuele Agostini di Boschi di Lari (non Pisa) segreteria regionale Toscana ha lamentato la mancanza di contenuti da presentare “sul territorio”.

Laura Specchio: «Occorre una formazione civica capillare»

«Sul lavoro non abbiamo una posizione. Spero che questa sia anche una occasione di formazione nostra»

Pierfrancesco Majorino

Questa è un’assemblea nazionale del PD, e non vedo l’ora di ascoltare quelli che arrivano dal resto d’Italia, dai territori: è la prima volta che c’è modo di confrontarsi senza le classiche liturgie

Carlo e Pippo non devono eccedere in timidezza, e devono assumersi il compito di tirare le fila sul piano nazionale.

Io voglio che il partito dica con chiarezza che noi siamo quelli che difendono l’acqua pubblica.

Abbiamo proposto al Consiglio Comunale di non candidare politici nella gestione delle società partecipate. E’ facile perché siamo all’opposizione. Ma io voglio che anche dove governiamo non mettiamo politici alla guida delle società partecipate.

Dobbiamo costruire una proposta sul lavoro. Di fronte all’aggressione all’art 18 dobbiamo avare una proposta coraggiosa.

Oltre alla faccia: trasparenza ed etica nella gestione della cosa pubblica.

acqua

lavoro e precarizzazione

dobbiamo evitare il dibattito sui nomi

Dobbiamo cercare non i voti dell’UDC ma i voti del 40% che è rimasto a casa

Andrea CIVATI (di Varese) prontuario dell’immigrazione (scaricalo in pdf)

Soprattutto al NORD bisogna andare oltre le banalità e ragionare sugli aspetti tecnici delle questioni.

Dobbiamo fare proposte forti e alternative non nel luogo cmune ma sulla sostanza

Prontuario come dimostrazione della rappresentazione sbagliata dell’Italia, per smentire i luoghi comuni sugli immigrati.

Immigrati pagano gran parte delle pensioni che gli anziani italiani percepiscono

provocazione per far passare il concetto che la vera clandestinità non è quella senza permesso di soggiorno ma quella di chi non paga le tasse

federalismo: è un tema molto specifico

quello fiscale è anche un problema politico perché può effettivamente spaccare l’Italia

La competenza degli amministratori locali è fondamentale, ma il PD continua pervicacemente a trascurarla

Se a San Salvario, con il 70% di alunni stranieri la scuola è un’eccellenza

Non possiamo confondere il moderatismo con il rigor mortis


Ivan Scalfarotto

Ho incontrato di recente un militante ex PCI che mi ha detto: «Avevo un partito in cui credere, voi mi date solo un partito da votare».

Il radicamento è una favola: votano la Lega perché c’è una visione. Ripugnante ma c’è una visione.

I nostri circoli in Val di Susa sono tutti chiusi. Non si è discusso di TAV

Occorre cercare i candidati non pensando che siano vincenti oggi, ma che siano vincenti domani

Laura Puppato a Treviso ha preso 26.000 preferenze

Ieri la Corte Costituzionale del Portogallo ha dichiarato che il matrimonio tra omosessuali è in linea con la costituzione

Tra tre giorni in Italia si deciderà. Giorni fa il PD ha violato una regola non scritta,  e con la Corte riunita in camera di consiglio ha dichiarato di essere contrario ai matrimoni tra omosessuali

Il ciclismo a squadre mi piace perché il tempo si prende sull’ultimo. Vinceremo quando l’ultimo dei nostri arriverà prima dell’ultimo degli altri.

Ernesto Ruffini

Il federalismo fiscale non è un’idea di sinistra: è una coperta troppo corta ed è ingannevole dire che nessuno ci perde e tutti ci guadagnano.

Federalismo nella lotta all’evasione fiscale.


Diana De Marchi

A San Siro la gente votava PCI e ora vota Lega

Battaglia per il mercato di cui a risultato ottenuto si appropria Boni consigliere regionale della Lega

Testo della mozione senza sintassi, contenuto, logica, approvata ieri in CdZ: “Perché tutti possano arrivare allo stesso TOT dobbiamo togliere le discriminazioni, quindi togliamo i soldi ai corsi di italiano per gli stranieri”

Iniziativa sull’acqua

Germana Urbani

Sono stata candidata alle regionali in Veneto, abbiamo eletto 14 consiglieri e solo una donna, Laura Puppato, che una parte voleva come candidato presidente, come investimento per il futuro.

La storia della mia candidatura: a Padova il partito è fermo su posizioni antiche, diviso in correnti: già da un anno si sapeva quali due dovevano essere eletti in consiglio.

La bassa padovana ha fatto un documento politico

Il segretario provinciale ha detto “Servono le patatine attorno all’arrosto”. Sul voto di preferenza l’elettorato ha deciso di andare contro il partito tanto che io assolutamente sconosciuta ho vinto contro i candidati prescelti dall’alto e sono la prima dei non eletti.

Ci sono i circoli ma non ci sono le sedi per incontri e riunioni.

Abbiamo messo insieme 20 circoli che hanno deciso di contrastare i vertici del partito.

Vi invito a fare rivoluzioni dal basso come abbiamo fatto noi


Monguzzi: “Da oggi siamo tutti patatite attorno all’arrosto”


Davide da Imola («che lavora alla Cgil e ha scritto nei giorni scorsi un bell’intervento sull’Unità» ha detto Civati nel presentarlo):

Acqua pubblica e qualche amministratore del PD la privatizza

Liste pulite e poi anche nelle nostre liste ci sono gli inquisiti

Propongo un Codice dei comportamenti della buona politica

Cambiamo statuti e codici etici rendendoli vincolanti, non come sono oggi,

Onestà: chi è stato condannato in primo grado deve dimettersi e non essere candidato

Stesso rigore per gli incarichi di partito

Via dalla gestione delle società partecipate

Feliciano da Lucca

Contratto unico di ingresso e salario minimo

Insegnamento della lingua italiana agli stranieri: poi diventano anche consumatori e acquirenti, e su qualcuno questo può fare presa.

Ilda Curti da Torino assessore “tecnico” alla degenerazione urbana e nuovi cittadini (“vera leader del movimento” dice Civati)

Vengo dal villaggio di Asterix accerchiato: a Torino e in alcuni comuni Bresso è 16 punti avanti a Cota

Riusciamo ancora a non farci troppo del male. O almeno siamo perdonabili.

Non riusciamo a correre perché abbiamo i tendini lacerati: tutti ci lamentiamo della solitudine. Parlo con tutti ma nel PD non ho un luogo di discussione sulle cose di cui mi occupo, per sapere magari che sbaglio.

La Lega è come il gusto immaginario del kiwi quando arrivò, ciascuno gliene attribuisce uno diverso.

La Lega evoca una comunità tradizionale immaginaria, che non è mai esistita.

Le cose che noi facciamo non diventano patrimonio collettivo.

Sono riuscita a spiegare a mia nonna il mio lavoro di operatore sociale solo dicendole che era lo stesso lavoro che aveva fatto Obama nelle strade di Chicago.

Abbiamo abdicato alla funzione nobile della politica che consiste nel fare pedagogia.

Ho nostalgia della capacità della politica e dei partiti di massa di essere strumento di emancipazione degli individui.

Cerchiamo di fare anche una raccolta delle buone pratiche: “Noi la facciamo così”.


Alla fine del suo intervento (e per fortuna che all’inizio aveva detto di essere timida!) la sala del circolo Arci Bellezza è scoppiata in un prolungato e rumorosissimo applauso, anche e in molti erano già usciti a fumare una sigaretta o a procurarsi un panino.

Mentre tornavo in scooter verso l’ufficio pensavo al tormentone che scherzosamente era stato usato in sala con ogni piccolo inceppamento: “Andiamo oltre!”, e siccome amo i giochi di parole e i calembour per assonanza mi si è presentato subito con chiarezza il rischio della “deriva benoltrista”, reale o inventata, da cui il titolo di questo post.

E’ chiaro che se il “andiamo oltre” diventa – magari in virtù della malizia di chi in fondo le cose nel PD non ha interesse a cambiarle più di tanto – un mantra analogo al vecchio “benaltrismo” qualunque speranza di riuscire effettivamente ad affrontare i problemi concreti va a farsi friggere.

Per questo suggerisco di tenere bene a mente che anche lo slogan, come l’iniziativa, ha una scadenza ravvicinata.

Da consumare NON OLTRE il 10 luglio 2010.

(nell’immagine a destra, i recapiti per mettersi in contatto e partecipare)

P.S. Pippo Civati ha pubblicato il testo del suo intervento, nel suo blog.

Il «lodo Scalfari» e i furboni della politica di piccolo cabotaggio

Eugenio Scalfari è andato l’altra sera in televisione dalla Dandini ha fatto un’osservazione: ha detto che lui andrà a votare alle primarie solo se i candidati avranno preliminarmente annunciato di accettare immediatamente quel verdetto, cambiando di fatto le regole che stabiliscono che quella votazione popolare sarà decisiva per l’elezione del nuovo segretario solo se uno dei candidati avrà la maggioranza assoluta dei voti.

Il regolamento prevede infatti che se nessuno dei tre candidati ottiene il famoso 50% dei voti più uno, l’assemblea nazionale eletta da quel voto – in cui i sostenitori dei tre candidati saranno presenti in proporzione ai voti espressi nelle primarie – dovrà scegliere tra i due che si sono piazzati meglio.

Questo – secondo il semplice ragionamento di Scalfari – sarebbe offensivo per chi è andato a votare.

Secondo il semplice ragionamento di Scalfari, per rispettare la volontà popolare occorre che i tre candidati accettino sin da ora di eleggere segretario il candidato dei tre che avrà avuto anche solo un voto più degli altri due.

In un ipotetico scenario in cui due candidati avessero avuto entrambi esattamente il 33,3% dei voti e il terzo avesse ottenuto il 33,4% dovrebbe essere quest’ultimo a prevalere, secondo il semplice ragionamento di Scalfari.

In caso contrario, secondo il semplice ragionamento di Scalfari, il Partito Democartico rischierebbe di morire all’istante.

Scalfari è uomo da ragionamenti molto raffinati (talmente raffinati che in qualche caso si sono pure rivelati azzeccati), per cui mi domando come mai questa arguta osservazione l’abbia tirata fuori solo adesso, a meno di 15 giorni dalle primarie. In fondo, il vignettista Sergio Staino era arrivato a un’analoga riflessione parecchio tempo fa (con una conclusione diversa, però).

E io ho il dubbio che il semplice ragionamento di Scalfari nasconda (o sottintenda, se preferite) qualche altro ragionamento un po’ meno semplice.

E’ un dubbio ingigantito dalla prontezza con cui Bersani e Franceschini si sono dichiarati favorevoli.

Finora questo regolamento bizantino e in molte parti ottuso è stato rispettato alla lettera (impedendo a chi non ha fatto in tempo a iscriversi entro il 21 luglio di prendere parte ai congressi di circolo); ora i due “politici esperti” che lo hanno firmato si accorgono che mette anche il terzo incomodo in condizione di dire la sua.

Ci voleva Scalfari per capire questo piccolo dettaglio?

O Bersani e Franceschini sono due imbecilli circondati da imbecilli – per cui si sono accorti solo ora di che cosa c’è nel loro regolamento – oppure stanno facendo ancora una volta gli “esperti” nella politica di piccolo cabotaggio, e cercano di disinnescare le idee dirompenti di Marino (che infatti si oppone) cambiando le regole in corsa.

Io non ho bisogno di un leader politico che mi fa attraversare un laghetto artificiale, e per farlo cambia le regole in corsa: io voglio un leader che sappia mollare gli ormeggi e affrontare il mare aperto, sapendo che in mare aperto certe regole non si possono cambiare, e o si sa affrontare anche la tempesta o si fa naufragio.

E potrei ribaltare il semplice ragionamento di Scalfari: che fiducia può ispirare ai suoi elettori un partito che non è capace neppure di rispettare le regole che si è dato da solo?

Ignazio Marino: «Il PD deve essere un partito di sinistra»

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