Emergency, Afghanistan, terrorism and the official version by the military

This is the text I am circulating through the mailing lists of colleagues science/health journalists from all over the world in the hope that the official lies about the involvement of Italian doctors in a terrorist plot in Afghanistan will be scrutinized by as many people as possible.

Hi all,

I just wanted to let you know that something worth in-depth investigation is going on in the Hellmand province in Afghanistan, where nine people – including doctors – working in the hospital run in Lashkar-gah by the Italian ngo Emergency have been arrested under unclear charges by the Afghan secret services, together with NATO troops.

Apparently they are being accused of conspiracy to kill the local governor, which is outrageously ridiculous.

The moderator of this list asked me to clarify my first post to this list, and my relationship with the ngo, sending me the link to the Reuters coverage: http://www.nytimes.com/reuters/2010/04/10/world/international-uk-afghanistan-italy-plot.html?_r=1

As Reuters reports, NATO-ISAF forces officially denied a direct involvement, but footage from the AP proves they were there together with Afghani segret services and went directly in the room where several weapons have been immediately “discovered”.

You should be able to see the APcom video from the website of the Italian daily Corriere della sera, with commentary in Italian: http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Dal%20Mondo&vxClipId=2524_7b94b4f2-453b-11df-93de-00144f02aabe&vxBitrate=300

I personally know this ngo very well since its birth in 1994 (I support them but have no other links than deep respect for their work and ideals: I wrote about them several times for the BMJ http://www.bmj.com/cgi/content/full/326/7383/244 and more recently http://www.bmj.com/cgi/content/full/336/7654/1152-b about the hospital in Sudan), and I know they are pacifists and devoted to providing free health care all over the world to the civilian victims of war. They have been doing a great job for decades all over the world, so I know the idea of participating to a conspiracy to kill the local governor during a visit in the hospital is really ridiculous.

On the other hand, in recent weeks Emergency witnessed that almost 40% of the civilians wounded in the local clashes were kids, 6-7 year-old, and that in several cases the military had prevented wounded civilians from reaching the hospital.

«We are witnesses and they don’t want us there» said Gino Strada, alleging the Afghan authorities of “kidnapping” those doctors with the complicity of NATO forces.

I think and hope that at least some of you might be willing to know more, beyond the official versions that are literally unbelievable. This piece from the Times is particularly unbalanced: http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/afghanistan/article7094630.ece (the ngo has a reputation for treating all in need of medical care, not “for treating Talibans” as they write, just to say one).

This is the website with their summary of events in English (http://www.emergency.it/). I’ll be glad to help you get in touch with their press office in case you need help from Italy. (BTW, since I was asked to clarify: I’ll probably pitch the story to the BMJ, even though it is possible that the daily press in the UK will have it in detail).

The latest development: not only the afghans pretend that the nine arrested have confessed a plot to kill the governor, but they are accusing the three Italians of killing, years ago, the driver of an Italian journalist who had been kidnapped, Daniele Mastrogiacomo.

http://edition.cnn.com/2010/WORLD/asiapcf/04/11/afghanistan.assassination.plot/index.html?hpt=T2

QUOTE from the CNN report:

“In 2007, a hospital staffer mediated between the Afghan government and the Taliban to secure the release of kidnapped Italian journalist Danielle Mastrogiacomo.

Mastrogiacomo was freed but an Afghan translator, Ajmal Naqshbandi, was killed by militants.

Afghan authorities now say the three arrested Italians killed Naqshbandi.”
(The Italian Government had officially asked Emergency to intervene.)

I was told by Emergency’s press officer a couple of hours ago that no one of the three Italians arrested was in Afghanistan at the time. One didn’t even work for Emergency yet.

Gino Strada, who heads the charity, said that he thinks they are being thrown out of the Hellmand province because of an imminent strike that will cause even more civilian casualties.

Fabio Turone, Milan

Il nuovo decreto sicurezza: è il tuo avvocato che ti denuncia

Ho visto online la prima parte della puntata di Otto e Mezzo con Gino Strada, in cui parlando del famigerato “decreto sicurezza” l’ex commissario straordinario alla sicurezza nonché attuale deputato del PDL Maurizio Scelli ha detto che secondo lui la sicurezza viene prima della deontologia professionale dei medici.

Gino Strada ha replicato, pacatamente, che Scelli fa il politico, e comunque viene dalla professione di avvocato, per cui la sua posizione personale non ha nulla a che vedere con quella del medico che ha prestato il giuramento di Ippocrate.

E a me è venuto in mente un emendamento che permetterebbe – almeno nella logica perversa dell’attuale governo – di aumentare ancora il contrasto alla criminalità, nel nome della tanto sbandierata sicurezza.

Bisognerebbe istituire per ogni tribunale un numero verde (o un indirizzo di posta elettronica) al quale tutti gli avvocati d’Italia sarebbero invitati a fornire – protetti dall’anonimato – una soffiata con tutte le informazioni utili a incastrare i loro clienti, quando dovessero sospettare che siano davvero colpevoli.

Se poi avessero le prove concrete della loro colpevolezza, meglio ancora: si potrebbe inviare un corriere espresso con spedizione a carico del destinatario (così si fa anche a meno dei magistrati e delle loro spese folli).

Sono sicuro che qualche esponente del governo esulterebbe di fronte a una simile proposta.

Non sono però sicuro che Berlusconi la penserebbe allo stesso modo.

E’ un garantista, lui.

La guerra 2.0 non ha più cuore né anima: ha i robot

«E se gli sparo in fronte o nel cuore,
Soltanto il tempo avrà per morire,
Ma il tempo a me resterà per vedere,
Vedere gli occhi di un uomo che muore».

Fabrizio De Andrè, “La guerra di Piero”

Ai soldati, a molti soldati, la guerra fa schifo. A quasi nessun soldato piace vedere la morte negli occhi. A nessun soldato piace pensare di perdere in guerra una parte di sé, o la vita.
Ma la soluzione è già a un passo dalla commercializzazione, perché è in arrivo una nuova generazione di soldati iperaddestrati, abili e intelligenti, e per definizione (di “default” si potrebbe dire) privi di scrupoli morali, perché sono robot.
Robot sempre più simili a quelli descritti dalla fantascienza, al confronto dei quali quelli teleguidati oggi in uso sono primitivi, inefficienti e ottusi.

Giocare alla guerra, in effetti, piace a molti, con il sedere caldo e al sicuro. E senza neanche più troppi rischi di avere sotto le finestre folle di reduci amputati che schiamazzano per farla finire in fretta.
Questo documentario andato in onda su Discovery Channel sulle “magnifiche sorti e progressive” degli armamenti americani la dice lunga:

Lo stesso vale per un recente editotriale del Washington Post, in cui si legge:

I robot della fantascienza del passato erano governati dalle Tre Leggi di Isaac Asimov, che precludevano la possibilità di causare danno agli umani. Nel giro di un decennio, l’esercito dispiegherà sul campo robot armati con intelletti che possiedono, come disse H.G. Wells, “Menti che stanno alle nostre menti come le nostre stanno a quelle delle bestie che periscono, intelletti vasti e freddi e privi di empatia”.

[…]

I robot armati saranno tutti cecchini. Killer con sangue freddo, ognuno di essi. Prenderanno la mira con precisione disumana e spareranno senza umane esitazioni.

[…]

La scrittura di lettere di condoglianze diventerà un’arte dimenticata.

[…]

Nessun esercito umano potrà sopportare un tale massacro. Un simile avversario offrirà al nemico solo la scelta tra il martirio o la fuga. Equipaggiate così, le forze armate americane sarebbero irresistibili in battaglia.

Lo scopo, secondo l’entusiasta autore John Pike, esperto di armamenti, sarebbe quello di prevenire i genocidi e difendere i valori eccetera eccetera.

Gli interventi umanitari senza più traccia di umanità…

Al di là delle belle parole, si tratta di entusiasmo mal diretto, giacché si tratta di illusioni, come spiega in una bella intervista alla rivista “Mother Jones” Peter W. Singer, il giovane autore del libro “Wired for War” e coordinatore del team per le politiche di difesa della campagna elettorale del nuovo presidente Barack Hussein Obama.

Sono illusioni, ma non per questo i loro effetti sono meno pericolosi, come spiega nell’intervista Singer:

Sappiamo che cosa è successo con ciascuna delle precedenti tecnologie che sembravano fatntascientifiche. La gente diceva: “Oh no, non la useremo mai in guerra”. E invece lo abbiamo fatto.

[…]

Questa discussione deve coinvolgere non solo gli scienziati, ma anche gli scienziati della politica; deve essere multidisciplinare. Non possiamo avere un’altra ripetizione di ciò che accadde a chi lavorava alla bomba atomica. Penso che l’esempio di ciò che è accaduto con la ricerca genetica rappresenta potenzialmente un grande esempio. Sapevano di star lavorando su qualcosa di molto importante non solo per le scienze di base ma anche per l’umanità. E questo significò per loro che avrebbero fatto meglio a iniziare con un più ampio coinvolgimento di persone, affrontando le questioni che venivano fuori. Questo non significa che abbiamo in qualche modo risolto tutti i problemi della genetica, ma in tanti ci stanno lavorando”.

[..]

Si potrebbe concludere che occorrono forme di controllo su queste armi, che esistono elementi che non devono essere sviluppati o non dovrebbero essere usati in guerra. In effetti, se la storia può valere come guida, ci sono molte armi che sono state sviluppate e poi bandite, come quelle chimiche e biologiche

Senza dimenticare un altro aspetto importante: la potenza militare – persino quando è un vero strapotere – da un bel pezzo non basta più a vincere le guerre, tantopiù quelle “asimmetriche” contro un nemico fatto da truppe irregolari e resistenti di vario genere, tipiche degli ultimi decenni:

Come segnalava un altro articolo recente sempre del “Washington Post”, se nella prima metà dell’Ottocento il più forte vinceva in oltre l’80 per cento dei casi, a partire dal secondo dopoguerra la situazione si è capovolta, e quasi sempre l’armata più grande e meglio equipaggiata è sconfitta per sfinimento.

inorgentivsesercito

Non senza, però, aver inflitto enormi perdite alle inermi popolazioni civili, come ha ricordato anni fa Gino Strada, nel suo bel libro Pappagalli Verdi:

Nei conflitti di oggi, più del novanta per cento delle vittime sono civili. Migliaia di donne, di bambini, di uomini inermi sono uccisi ogni anno nel mondo. Molti di più sono i feriti e i mutilati

Un ottimo motivo per essere favorevoli a una Conferenza di Asilomar sulla robotica.

Chi ha diritto di vivere?

E’ stata inaugurata giovedì scorso a Milano la mostra fotografica itinerante di Emergency intitolata “Sudan: Diritto al cuore”.

Marcello Bonfanti/Emergency - Nel campo profughi di Mayo (Sudan)

Marcello Bonfanti/Emergency - Nel campo profughi di Mayo (Sudan)

Sono cinquanta scatti opera del fotografo milanese Marcello Bonfanti, che Emergency ha invitato a visitare il campo profughi di Mayo, nei sobborghi della capitale del Sudan Kharthoum, in cui circa 300.000 persone vivono ammassate in condizioni disperanti.

Marcello Bonfanti/Emergency - L'ambulatorio pediatrico nel campo profughi di Mayo (Sudan)

Marcello Bonfanti/Emergency - L'ambulatorio pediatrico nel campo profughi di Mayo (Sudan)

Nel campo profughi Emergency ha creato un ambulatorio per l’assistenza pediatrica gratuita, mentre poco lontano ha costruito un vero gioiello della tecnologia, il centro Salam di Cardiochirurgia, cui ho dedicato tempo fa un post (“Le scommesse vinte del fantastico dottor Gino“).

Marcello Bonfanti/Emergency - Un intervento cardiochirurgico al Centro Salam di Kharthoum

Marcello Bonfanti/Emergency - Un intervento cardiochirurgico al Centro Salam di Kharthoum, in Sudan

La mostra ha ricevuto il patrocinio del ministero degli Affari Esteri, ed è una testimonianza importante dell’impegno di un’associazione che per la prima volta non si limita a chiedere per chi vive nei paesi poveri cure “decenti”, ma al contrario pretende di rivoluzionare l’approccio, sostenendo che il sistema più efficiente ed efficace per investire nella salute degli abitanti del pianeta sia quello di considerare che tutti gli uomini sono uguali, e tutti hanno diritto alle migliori cure possibili, perché la salute è un diritto umano primario.

Marcello Bonfanti/Emergency - Nel campo profughi di Mayo (Sudan)

Marcello Bonfanti/Emergency - Nel campo profughi di Mayo (Sudan)

Finora in molti hanno provato a convincere queste madri e questi padri che devono ringraziare quando ottengono un decimo, o un centesimo, di ciò che magari noi occidentali giudicheremmo insufficiente per i nostri figli.

Marcello Bonfanti/Emergency - Nel campo profughi di Mayo (Sudan)

Marcello Bonfanti/Emergency - Nel campo profughi di Mayo (Sudan)

Io invece spero che la proposta di Gino Strada di una medicina basata sui diritti umani si faccia strada, anche grazie a queste immagini, belle e toccanti.

Il manifesto di Emergency per una medicina basata sui diritti umani

Gli amici di Emergency mi hanno appena fatto avere il testo del manifesto per una medicina basata sui diritti umani, sottoscritto nei giorni scorsi dai Ministri della Salute di Sudan, Sierra Leone e Repubblica Centrafricana, primo risultato concreto del convegno internazionale cui avevo partecipato nel maggio scorso a Venezia (Le scommesse vinte del fantastico dottor Gino).

Mi auguro che questo manifesto venga diffuso e sottoscritto in tutto il mondo.

On the sixtieth anniversary of the

Universal Declaration of Human Rights

Manifesto for a Human Rights Based Medicine

After the International Workshop “Building Medicine in Africa. Principles and Strategies” hosted at San Servolo Island, Venice, Italy, on May 14 -15, 2008 and in accordance with the spirit and the principles of the Universal Declaration of Human Rights, stating that:

“All human beings are born free and equal in dignity and rights” (art.1)
“Everyone has the right…to medical care” (art.25)
“The recognition of the inherent dignity and of the equal and inalienable rights of all members of the human family is the foundation of freedom, justice and peace in the world” (Preamble)

We hereby declare

the “Right to be Cured” as a basic and inalienable right belonging to each and every member of the human community.

We therefore advocate

the implementation of health systems and projects solely devoted to preserve, extend and improve the life of the people in need and based on the following principles:

Equality

Every human being has the right to be cured regardless his economic and social condition, gender, race, language, religion and opinions. Standards of health care, set by the progress of medical knowledge, must be delivered equally and without discrimination to all patients.

Quality

High quality health systems must be based on community’s needs, up to date with the achievements of medical science, and not oriented, shaped or determined by lobbies and corporations involved in the health industry.

Social responsibility

Governments must have the health and well being of their citizens as their priority, and allocate adequate human and financial resources. The services provided by health systems and humanitarian projects in the health sector must be accessible to and free of charge for all.

As Health Authorities and Humanitarian Organizations

We recognize

EQS (Equality, Quality, Social responsibility) based health systems and projects as respectful of human rights, appropriate to develop medical science and effective in promoting health by strengthening and generating human, scientific and material resources.

We commit

To plan and develop EQS based policies, health systems and projects.
To cooperate among us to identify common needs in the health sector and design joint programmes.

We appeal

To other Health Authorities and Humanitarian Organisations to sign this Manifesto and to join in promoting an EQS based medicine.
To donors and to the international aid community to support, fund and participate in designing and implementing EQS based programmes.

Le scommesse vinte del fantastico dottor Gino

La settimana scorsa sono stato a Venezia per seguire una conferenza internazionale sulla salute in Africa indetta da Emergency, e ho avuto occasione di intervistare a lungo Gino Strada, nella bella e semplice casa, affacciata su un tranquillo canale, in cui vive con la moglie Teresa.

Lo conoscevo già, per averlo intervistato al telefono satellitare da Kabul nel gennaio del 2003, mentre nell’imminenza dell’invasione anglo-americana (e in minor misura italiana) trattava con l’allora ministro di Saddam Hussein, Tarek Aziz, per avere in gestione a Baghdad una struttura nella quale organizzare l’assistenza medica ai feriti di ogni origine e appartenenza politica, sociale, etnica e religiosa, come Emergency ha sempre fatto. Ne avevo scritto un articolo per il British Medical Journal (una delle riviste mediche più lette e apprezzate al mondo) del quale sono molto fiero.

L\'articolo del 2003 del BMJ dedicato a Gino Strada

In questa occasione ho finalmente avuto modo di fare una lunga e rilassata chiacchierata con lui, e con gli altri medici e volontari che via via affluivano in casa provenienti dagli ospedali che Emergency gestisce nel mondo, dall’Afghanistan al Sudan appunto, in vista della conferenza che sarebbe iniziata l’indomani sulla meravigliosa isola di San Servolo, con la partecipazione di un gran numero di esponenti di governi africani.

La conferenza è stata l’occasione per presentare gli eccezionali risultati ottenuti dall’ospedale cardiochirurgico Salam costruito nei dintorni di Karthoum, in Sudan, dove nel primo anno di attività sono stati realizzati 525 interventi – tutti gratuiti – con una mortalità addirittura inferiore a quella dei migliori centri occidentali, a dispetto della maggior gravità generale del quadro clinico dei giovani e denutriti pazienti africani (Il British Medical Journal ha pubblicato proprio oggi un mio articolo centrato su questo).

Ed è stata anche l’occasione per Gino Strada per spiegare la sua visione – rivoluzionaria, anche se basata su principi vecchi di millenni che risalgono al giuramento di Ippocrate – di una sanità africana basata sui diritti umani, i cui valori guida siano qualità, equità e responsabilità sociale.

E visto che siamo in periodo di dichiarazioni dei redditi, lo dico chiaro e tondo: credo che sia difficile trovare migliore destinazione per il mio 5 x 1.000 (il loro codice fiscale è 971 471 101 55).

Allego infine il commovente video della prima operazione realizzata nell’aprile del 2007 nel Centro Salam: la sostituzione di una valvola cardiaca in una ragazza quattordicenne colpita dalla assai diffusa febbre reumatica.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: