Gad Lerner: l’affermazione di Marino è un buon segno

Oggi Gad Lerner, che aveva dichiarato la propria preferenza per la mozione Franceschini, ha scritto sul proprio blog una breve analisi del voto nel circolo del PD Valcerrina (nel Monferrato Casalese) di cui è segretario, con le conseguenze che ne ha tratto.

Il titolo è chiaro: Pd, aveva ragione mio figlio… (ventenne, sostenitore di Ignazio Marino di cui condivido in pieno il pensiero).

Ecco alcuni passaggi (il neretto è opera mia):

la mia scelta per Franceschini è stata condivisa… solo da me stesso! Un record negativo che mi conferma di essere sorpassato, politicamente, come già sapevo, e che merita una riflessione. Il vincitore del nostro congresso, con un solo voto di scarto, e solo grazie al fatto che il regolamento impediva di conteggiare le scelte inviate via mail da altri iscritti, è stato Pierluigi Bersani. Altrimenti avrebbe vinto Ignazio Marino, che a quanto pare sta riscuotendo ovunque – e in particolare nel Nord Italia – un successo insperato. L’intervento pro-Marino che ha spostato il voto di alcuni incerti, lo ha fatto Giuseppe, mio figlio ventenne alla sua prima esperienza del genere. In sintesi ha sostenuto che il Pd non deve eleggere oggi un leader per il governo del paese, aspirazione realisticamente lontana nel tempo, ma dare un segno concreto di rinnovamento che rimotivi il suo elettorato deluso. Per questo meglio Marino che i due esponenti delle gestioni passate, portatori di una continuità nefasta.
Io avevo deciso di votare Franceschini, clamorosamente inascoltato, sulla base di un ragionamento troppo sofisticato. […]

Evidentemente la spinta di rinnovamento, non solo fra gli elettori ma anche fra gli iscritti, è superiore alle previsioni. Non posso che considerarlo un buon segno.

Mi pare importante sottolineare quello che anche Lerner, mette in rilievo: fin qui si sta parlando delle logiche di analisi (spesso “troppo sofisticate”) tanto frequenti tra chi “fa politica”: gli elettori, però, spesso ragionano diversamente, e se vogliono rinnovamento non ci girano troppo attorno.

Annunci

Le vie del signore sono infinite, ma l’ateobus non passa mai

E così l’affermazione “Dio non esiste” merita di essere censurata, perché contraria alla pubblica morale, o qualcosa del genere. In Italia. Nel 2009.
E’ su questa base che la concessionaria di pubblicità IGP di Milano, che gestisce le affissioni sulla rete dei trasporti pubblici di Genova, ha censurato la campagna pubblicitaria promossa dall’Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti per affermare appunto la visione atea del mondo, con il cosiddetto Ateo-bus.

este_12145350_54000

La motivazione formale fa riferimento al Codice di autodisciplina pubblicitaria, che prescrive:

Art. 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona
La comunicazione commerciale non deve offendere le convinzioni morali, civili e religiose dei cittadini. Essa deve rispettare la dignità della persona umana in tutte le sue forme ed espressioni.
[…]
Art. 46 – Appelli al pubblico
È soggetto alle norme del presente Codice qualunque messaggio volto a sensibilizzare il pubblico su temi di interesse sociale, anche specifici, o che sollecita, direttamente o indirettamente, il volontario apporto di contribuzioni di qualsiasi natura, finalizzate al raggiungimento di obiettivi di carattere sociale.
Tali messaggi devono riportare l’identità dell’autore e del beneficiario della richiesta, nonché l’obiettivo sociale che si intende raggiungere.
I promotori di detti messaggi possono esprimere liberamente le proprie opinioni sul tema trattato, ma deve risultare chiaramente che trattasi di opinioni dei medesimi promotori e non di fatti accertati.

Io amo definirmi “agnostico, tendente all’ateo”, faccio parte da poco dell’UAAR: ho subito pensato che l’affermazione “Dio non esiste” è sbagliata.
Non perché sia falsa (e tantomeno “ingannevole”, come ha preteso di denunciare un senatore di AN al Garante della concorrenza e del Mercato), ma semplicemente perché si pone esattamente sullo stesso terreno dell’affermazione uguale e contraria: per affermare che Dio esiste o non esiste occorre un atto di fede, perché non è ipotizzabile alcuna dimostrazione razionale, empirica o confortata da sufficienti dati frutto dell’esperienza, né in un verso né nell’altro.

Però sono convinto che contestarne la legittimità – o peggio ancora censurarla – sia ancor più sbagliato.

Nel caso specifico, poi, mi chiedo: se si tratta di autodisciplina, c’è qualcuno che ha diritto di imporne il rispetto a qualcun altro? Un concessionario di pubblicità può applicarlo a propria discrezione?
Se è così c’è qualcosa che non va… Quantomeno va trasformato il nome chiamandolo codice di disciplina tout-court.

Ma questi sono formalismi…

Il succo è che leggendo e rileggendo il testo dell’annuncio bocciato (“La cattiva notizia è che Dio non esiste. La buona notizia è che non ne hai bisogno”) continuo a trovare che la bocciatura sulla base di quegli articoli sia pretestuosa e ipocrita.

Ho proposto ai membri dell’UAAR Milano, attraverso la mailng list interna, di reagire nel modo più semplice, che penso sia anche il più efficace per dimostrare che di censura si tratta, perché è la censura che vuole e chiede a gran voce la Chiesa Cattolica (in Italia, nel 2009): modificare il testo dell’annuncio per far sì che diventi impossibile appigliarsi a quel codice.

Il nuovo testo potrebbe essere:


Dio non esiste

(secondo me)

Campagna dell’Unione Atei e Agnostici Razionalisti
per ricordare che in base alla Costituzione Italiana
tutte le opinioni sull’esistenza di qualsivoglia divinità ultraterrena
hanno diritto di cittadinanza e sono egualmente legittime

Il cardinale di Genova, Bagnasco

Il cardinale di Genova, Bagnasco


Torno a dire che io personalmente sono agnostico, ma sono convinto che il vero problema dell’Italia di oggi sia la sempre più evidente impossibilità di esprimere qualsiasi posizione in contrasto con il pensiero unico dettato da Oltretevere, e di vivere rispettando convinzioni morali e religiose diverse da quelle dettate dalle gerarchie cattoliche, che sembrano voler tornare al Medioevo alla massima velocità possibile.

E io mi chiedo: chi ha paura che Dio non esista? Davvero uno può perdere la fede per colpa di una pubblicità sugli autobus?
Secondo me, se Dio esiste in questi casi è lì che si tormenta: “Perché sono circondato da imbecilli che si sentono sempre in dovere di difendermi anche dove non ce n’è alcun bisogno, con tutto il bene che c’è da fare al mondo? Tutti sono liberi di credere che io non esista: se poi nella vita terrena si comportano da brave persone troverò un posticino anche per loro nel Regno dei Cieli”.

In fondo, se Dio esiste è un buon diavolo, no?

Contro le frodi scientifiche, il fiuto del giornalista

Il settimanale divulgativo “New Scientist” ha svelato una nuova frode nel campo della ricerca sulle cellule staminali. Come nel caso ormai stranoto delle ricerche dello scienziato sudcoreano Woo Suk Hwang   pubblicate da Science, anche quelle del gruppo diretto da Catherine Verfaillie, dell’Università di Minneapolis, in Minnesota, e pubblicate con grande risalto su “Nature” (e in precedenza su “Blood”) erano basate sulla falsificazione di immagini.

La frode è stata scoperta proprio dalla redazione di “New Scientist”, che aveva chiesto le immagini ai colleghi delle riviste scientifiche di prima pubblicazione per pubblicarle a sua volta, e avutele in mano ha scoperto che si trattava della stessa immagine elaborata con photoshop: quelle che erano state presentate come due distinte immagini provenienti da due distinti esperimenti erano in realtà l’elaborazione della stessa immagine, capovolta di 180° e modificata in alcune parti.

La denuncia del giornale ha portato a un’indagine da parte dell’Università, che ha accertato la responsabilità in particolare di una studentessa di PhD, Morayma G. Reyes.

Come nel caso della ricerca di Woo Suk Hwang, né la peer-review delle riviste, né l’occhio attento dei ricercatori che hanno avuto quegli studi tra le mani per anni, erano stati sufficienti a svelare la malafede.

Questa notizia mi ha fatto tornare in mente l’intervista che ho fatto nella primavera del 2007 alla vicedirettrice del British Medical Journal (prestigiosa rivista medica di prima pubblicazione, per la quale da anni scrivo corrispondenze per l’Italia), proprio sul’attività di contrasto alle frodi.

A me era piaciuto il fatto che lei rivendicasse, tra le doti necessarie a “sentire puzza di bruciato” il cosiddetto “fiuto del giornalista”.

Ecco il testo dell’intervista, leggermente adattata rispetto a quella uscita nel 2007 su “Il Sole 24 Ore Medici”.

Intervista con Trish Groves
sulle frodi nelle pubblicazioni scientifiche

Trish Groves siede su una poltrona scomoda – quella di vicedirettore del British Medical Journal con delega alla valutazione delle ricerche originali – in un periodo in cui le riviste biomediche sono attaccate da più parti: subiscono da un lato l’assedio di tutti coloro che vogliono sfruttare la loro credibilità per far passare studi poco scientifici, e con essi la loro agenda commerciale; e dall’altro lato sono messi in croce dai critici secondo i quali fanno troppo poco per contrastare inganni e frodi. Il prestigioso settimanale dell’Associazione medica britannica, in particolare, non vuole sfigurare agli occhi di quello che per 23 anni ne è stato direttore, Richard Smith, oggi in prima fila nel denunciare, con conoscenza di causa e senza alcuna indulgenza, le carenze del sistema di peer review, in primo luogo di fronte alle interferenze di tipo commerciale.

Dottoressa Groves, ritiene che il BMJ abbia una responsabilità particolare nel contrastare la cattiva scienza?
Sì, senz’altro. Si tratta di una responsabilità che nasce dalla consapevolezza che se si scarta una ricerca che presenta caratteristiche sospette senza approfondire le indagini si può star certi che presto un’altra rivista, magari meno ambita, la pubblicherà senza andare troppo per il sottile.

Ma perché non ci si può accontentare di impedire che una ricerca dubbia esca sulla propria rivista?
Continua a leggere

Mazzoleni/Ivan

Mazzoleni_Ivan2

Tutti in ginocchio davanti al “miracolo di Darwin”

L’immagine parla da sola: sono sempre più numerosi i fedeli del credo evoluzionistico che affrontano anche molte migliaia di chilometri di viaggio per poter vedere con i propri occhi (e spesso toccare, a dispetto dei divieti) l’immagine del Grande Naturalista apparsa sul muro del tribunale di Dayton, in Tennessee, in cui si svolse nel 1925 il famoso processo Scopes, il “processo delle scimmie”.

Ne riferisce la prestigiosa testata americana “The Onion”, autrice in anni recenti di un gran numero di eccezionali scoop su argomenti trascurati dalla stampa mainstream.

Continua a leggere

Lo “sbattezzo” italiano crea il panico negli USA

Ecco una notizia interessante dal sito dell’Unione Atei e Agnostici Razionalisti, di cui faccio parte:

In questi giorni un certo numero di siti cristiani USA (WorldNetDaily, Alliance Alert, The Reformed Pastor…) sta diffondendo la notizia che l’UAAR ha rinunciato a ottenere la messa al bando del battesimo. Lo scopo della notizia, apparentemente, è di mettere in guardia gli americani affinché lo stesso tentativo non sia messo in atto oltreoceano. La ‘fonte’ pare sia un politico grossetano della Rosa Bianca, l’avvocato Gianfranco Amato, che si sarebbe legato a uno staff di legali cristiani dell’Arizona, l’Alliance Defense Fund, già attivamente impegnato contro la legalizzazione dei matrimoni omosessuali e “per il diritto di diffondere la Verità”.
Le informazioni contengono numerose imprecisioni: troppe per non pensare che siano volute. Già l’occhiello viene smentito dal testo, secondo cui l’UAAR vorrebbe mettere al bando il pedobattesimo, e non il battesimo tout-court. Benché auspicabile (ma per libera convinzione dei genitori), le iniziative legali UAAR non hanno mai avuto questo fine. Lo scopo della campagna UAAR è di far venir meno gli effetti civili del pedobattesimo, che consistono nell’appartenenza alla Chiesa cattolica e nella presa d’atto, da parte della giurisprudenza italiana, che i battezzati cattolici sono tenuti a essere “sudditi e sottomessi” alle gerarchie ecclesiastiche.
Inoltre, l’unica iniziativa UAAR inerente lo sbattezzo che sia giunta davanti a un tribunale risale a otto anni fa, e non ci risulta che l’organizzazione USA sia intervenuta nel procedimento. Né, infine, l’iniziativa fu avviata come UAAR: fu infatti promossa personalmente (perché non si poteva fare altrimenti) dall’allora segretario Luciano Franceschetti.
La campagna UAAR ha già ricevuto una significativa attenzione all’estero (Wired, Arte), ed è probabile che il lancio della giornata dello sbattezzo, in programma il prossimo 25 ottobre, abbia contribuito a generare questa improvvisa alzata di scudi. Nulla di male, noi per primi siamo per la libertà di espressione: purché non si raccontino falsità.

I wrote a note in English here

Continua a leggere

A note about: “Atheists abandon attempt to ban baptisms”

Concerning this article being published all over the web:

FAITH UNDER FIRE
Atheists abandon attempt to ban baptisms
‘Americans should be aware such lawsuits may seem far-fetched, but are happening’


Posted: August 15, 2008
© 2008 WorldNetDaily

An atheism-promoting organization has withdrawn its lawsuit demanding Christian baptisms of children be banned in Italy after a U.S.-based legal team took on the defense of a bishop and the Roman Catholic Church there.

http://worldnetdaily.com/index.php?fa=PAGE.view&pageId=72354

I wanted to let you know that the article is profoundly misleading.

Continua a leggere

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: