Gino Strada: il mondo che vogliamo

LA DICHIARAZIONE DI EMERGENCY
SUL MONDO CHE VOGLIAMO

Crediamo nella eguaglianza di tutti gli esseri umani
a prescindere dalle opinioni, dal sesso, dalla razza,
dalla appartenenza etnica, politica, religiosa,
dalla loro condizione sociale ed economica.

Ripudiamo la violenza, il terrorismo e la guerra
come strumenti per risolvere le contese
tra gli uomini, i popoli e gli stati.

Vogliamo un mondo basato sulla giustizia sociale,
sulla solidarietà, sul rispetto reciproco, sul dialogo,
su un’equa distribuzione delle risorse.

Vogliamo un mondo in cui i governi
garantiscano l’eguaglianza di base
di tutti i membri della società,
il diritto a cure mediche di elevata qualità e gratuite,
il diritto a una istruzione pubblica
che sviluppi la persona umana
e ne arricchisca le conoscenze,
il diritto a una libera informazione.

Nel nostro Paese assistiamo invece, da molti anni,
alla progressiva e sistematica demolizione
di ogni principio di convivenza civile.
Una gravissima deriva di barbarie
è davanti ai nostri occhi.

In nome delle “alleanze internazionali”,
la classe politica italiana ha scelto la guerra
e l’aggressione di altri Paesi.

In nome della “libertà”,
la classe politica italiana ha scelto la guerra
contro i propri cittadini
costruendo un sistema di privilegi
basato sull’esclusione e sulla discriminazione,
un sistema di arrogante prevaricazione,
di ordinaria corruzione.

In nome della “sicurezza”,
la classe politica italiana ha scelto la guerra
contro chi è venuto in Italia per sopravvivere,
incitando all’odio e al razzismo.

È questa una democrazia?
Solo perché include
tecniche elettorali di rappresentatività?
Basta che in un Paese si voti
perché lo si possa definire “democratico”?

Noi consideriamo democratico un sistema politico
che lavori per il bene comune
privilegiando nel proprio agire
i bisogni dei meno abbienti
e dei gruppi sociali più deboli,
per migliorarne le condizioni di vita,
perché si possa essere una società di cittadini.

È questo il mondo che vogliamo.

Per noi, per tutti noi.

Un mondo di eguaglianza.

Il manifesto di Emergency per una medicina basata sui diritti umani

Gli amici di Emergency mi hanno appena fatto avere il testo del manifesto per una medicina basata sui diritti umani, sottoscritto nei giorni scorsi dai Ministri della Salute di Sudan, Sierra Leone e Repubblica Centrafricana, primo risultato concreto del convegno internazionale cui avevo partecipato nel maggio scorso a Venezia (Le scommesse vinte del fantastico dottor Gino).

Mi auguro che questo manifesto venga diffuso e sottoscritto in tutto il mondo.

On the sixtieth anniversary of the

Universal Declaration of Human Rights

Manifesto for a Human Rights Based Medicine

After the International Workshop “Building Medicine in Africa. Principles and Strategies” hosted at San Servolo Island, Venice, Italy, on May 14 -15, 2008 and in accordance with the spirit and the principles of the Universal Declaration of Human Rights, stating that:

“All human beings are born free and equal in dignity and rights” (art.1)
“Everyone has the right…to medical care” (art.25)
“The recognition of the inherent dignity and of the equal and inalienable rights of all members of the human family is the foundation of freedom, justice and peace in the world” (Preamble)

We hereby declare

the “Right to be Cured” as a basic and inalienable right belonging to each and every member of the human community.

We therefore advocate

the implementation of health systems and projects solely devoted to preserve, extend and improve the life of the people in need and based on the following principles:

Equality

Every human being has the right to be cured regardless his economic and social condition, gender, race, language, religion and opinions. Standards of health care, set by the progress of medical knowledge, must be delivered equally and without discrimination to all patients.

Quality

High quality health systems must be based on community’s needs, up to date with the achievements of medical science, and not oriented, shaped or determined by lobbies and corporations involved in the health industry.

Social responsibility

Governments must have the health and well being of their citizens as their priority, and allocate adequate human and financial resources. The services provided by health systems and humanitarian projects in the health sector must be accessible to and free of charge for all.

As Health Authorities and Humanitarian Organizations

We recognize

EQS (Equality, Quality, Social responsibility) based health systems and projects as respectful of human rights, appropriate to develop medical science and effective in promoting health by strengthening and generating human, scientific and material resources.

We commit

To plan and develop EQS based policies, health systems and projects.
To cooperate among us to identify common needs in the health sector and design joint programmes.

We appeal

To other Health Authorities and Humanitarian Organisations to sign this Manifesto and to join in promoting an EQS based medicine.
To donors and to the international aid community to support, fund and participate in designing and implementing EQS based programmes.

Ancora sulle torture USA sui prigionieri

E’ da poco stato pubblicato online il rapporto dell’associazione americana Physicians for Human Rights “Broken Laws, Broken Lives” (“Leggi violate, vite violate”), nella cui prefazione il Maggiore Generale in pensione Antonio Taguba, che ha diretto l’investigazione ufficiale della US Army sullo scandalo di Abu Ghraib, scrive:

After years of disclosures by government investigations, media accounts, and reports from human rights organizations, there is no longer any doubt as to whether the current administration has committed war crimes. The only question that remains to be answered is whether those who ordered the use of torture will be held to account.

Questo rapporto – che offre una visione globale dopo che da più parti erano giunte denunce circostanziate, di cui avevo scritto due volte (“I medici di Guantanamo tra divisa e camice bianco” e “Solo l’acqua è innocente“) anche su questo blog – conferma che non c’è più alcun dubbio che l’attuale amministrazione USA ha commesso crimini di guerra. Il dubbio – ahimè colossale – riguarda il seguito: qualcuno sarà chiamato a rispondere di questi crimini?

Accanto al rapporto completo (in inglese), è disponibile una versione sintetica (Executive Summary, come si usa chiamare).

Le scommesse vinte del fantastico dottor Gino

La settimana scorsa sono stato a Venezia per seguire una conferenza internazionale sulla salute in Africa indetta da Emergency, e ho avuto occasione di intervistare a lungo Gino Strada, nella bella e semplice casa, affacciata su un tranquillo canale, in cui vive con la moglie Teresa.

Lo conoscevo già, per averlo intervistato al telefono satellitare da Kabul nel gennaio del 2003, mentre nell’imminenza dell’invasione anglo-americana (e in minor misura italiana) trattava con l’allora ministro di Saddam Hussein, Tarek Aziz, per avere in gestione a Baghdad una struttura nella quale organizzare l’assistenza medica ai feriti di ogni origine e appartenenza politica, sociale, etnica e religiosa, come Emergency ha sempre fatto. Ne avevo scritto un articolo per il British Medical Journal (una delle riviste mediche più lette e apprezzate al mondo) del quale sono molto fiero.

L\'articolo del 2003 del BMJ dedicato a Gino Strada

In questa occasione ho finalmente avuto modo di fare una lunga e rilassata chiacchierata con lui, e con gli altri medici e volontari che via via affluivano in casa provenienti dagli ospedali che Emergency gestisce nel mondo, dall’Afghanistan al Sudan appunto, in vista della conferenza che sarebbe iniziata l’indomani sulla meravigliosa isola di San Servolo, con la partecipazione di un gran numero di esponenti di governi africani.

La conferenza è stata l’occasione per presentare gli eccezionali risultati ottenuti dall’ospedale cardiochirurgico Salam costruito nei dintorni di Karthoum, in Sudan, dove nel primo anno di attività sono stati realizzati 525 interventi – tutti gratuiti – con una mortalità addirittura inferiore a quella dei migliori centri occidentali, a dispetto della maggior gravità generale del quadro clinico dei giovani e denutriti pazienti africani (Il British Medical Journal ha pubblicato proprio oggi un mio articolo centrato su questo).

Ed è stata anche l’occasione per Gino Strada per spiegare la sua visione – rivoluzionaria, anche se basata su principi vecchi di millenni che risalgono al giuramento di Ippocrate – di una sanità africana basata sui diritti umani, i cui valori guida siano qualità, equità e responsabilità sociale.

E visto che siamo in periodo di dichiarazioni dei redditi, lo dico chiaro e tondo: credo che sia difficile trovare migliore destinazione per il mio 5 x 1.000 (il loro codice fiscale è 971 471 101 55).

Allego infine il commovente video della prima operazione realizzata nell’aprile del 2007 nel Centro Salam: la sostituzione di una valvola cardiaca in una ragazza quattordicenne colpita dalla assai diffusa febbre reumatica.

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