Nigerian scam 2.0 (from Facebook)

I received this as a private message through Facebook, and the reference to the late husband “who was also an Accountant” rang immediately like a sing of a scam, this time Floridian.
My FB profile is mostly in Italian, and there I appear to be married to a man (go figure!).

Apart from the huge amount of typos and grammar errors, the name itself of this Elisabet Gonsales sounds as German as my car (which is French, btw), so I bet we’ll sooner or later hear about a series of scam like this one. Watch out!

What a wonderful and fascinating profile you had, so i’m sending you an email
and show my interest.now and i’m in search of my Soul & Dream Mate,Lover,Wife
and Life Companion,let me give you a brief introduction of me.My name is Elisabet
.I am 31 years old. I’m American Born German,But My Dad is German (Great
Europe) born.I’m an business woman.I have a
good sense of humor…I live in us in Miami Florida ..I’m a widowed been for 3years
now.After the sudden and devastating death of my late-husband Who was a
wonderful,sweet and caring man,he was also an Accountant and he died when was going to work and he have an accident..
since then i Have been single , am a woman with a strong heart,loving,caring,honest,compassionate,
affectionate, i also believe in God…I like watching movie,football and
basketball,golfing,swimming etc.When i read through your profile i was really
amazed and motivated to send you an email and show my interest..I would want us
to continue this conversation further through my email which is
gelisabet98@yahoo.com cus i don’t normally get online here mostly and if you
use a Yahoo Messenger my IM is ” gelisabet98″Hope to hear from you very
soon.Have a Nice day and hug and kisses for you

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Questo PD che vuole morire di morte lenta

Dopo l’esito delle primarie che hanno eletto Bersani segetario (con D’Alema in un ruolo implicito di manovratore occulto), avevo deciso di riflettere per qualche mese: pur essendo straconvinto della bontà delle idee portate avanti da Ignazio Marino, la decisione di prendere la tessera del PD era stata a dir poco sofferta, e mi pareva stupido agire d’impulso.

Prima la scelta di Filippo Penati come candidato alle prossime elezioni regionali, poi le ultime prese di posizione di D’Alema e Latorre in tema di inciucio mi fanno condividere dalla prima all’ultima riga questo bellissimo post con cui un neo-iscritto del PD annuncia a Ignazio Marino la propria rinuncia (Canto di Natale: lettera aperta a Ignazio Marino).

Anche la vita nel mio circolo, il Circolo del Giambellino a Milano, mi aveva fatto entusiasmare su alcuni progetti molto concreti, di “politica terra terra”, condivisi con un gruppo di persone con cui è piacevole confrontarsi e lavorare. Per continuare a colmare la distanza tra il partito e “il mondo reale” ho messo anche in piedi il sito del circolo e il gruppo su Facebook, creando le condizioni perché il circolo assumesse un’identità più distinguibile all’esterno, anche per chi non ha intenzione di passare tutte le sue serate del martedì a cercare di capire che cosa bolle in pentola. Ora aspetto di capire se il rinnovo degli organi direttivi del circolo sarà l’occasione per usare questi strumenti in modo più consapevole e coinvolgente.

Il post con cui oggi Ignazio Marino stesso dice la sua invitando a resistere e a farsi sentire (Un partito delle idee, non degli inciuci) può aiutarmi a sospendere la decisione ancora per un po’, ma il vero banco di prova – per quanto mi riguarda – sarà l’imminente elezione del circolo, perché è nel circolo che intendo provare a darmi da fare, sempreché ci sia spazio, sulle cose concrete.

Parafrasando Georges Brassens (qui nella traduzione di Fabrizio De Andrè, poco sotto nell’originale che mi piace di più): se proprio devo morire di morte lenta preferisco farlo per le mie idee piuttosto che per sostenere qualcuno che è pronto a sacrificare le proprie idee – e le mie – nel nome della permanenza nei dintorni del potere.

Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente

«Chi non conosce la verità
è uno sciocco,
ma chi, conoscendola, la chiama bugia,
è un delinquente»

(Bertolt Brecht)

Ho sentito parlare per la prima volta della Beike, e del signor Andrea Mazzoleni – che promuove le sue iniezioni di staminali vantando risultati che non esistono, e sparando cifre prive di qualsiasi fondamento – quando su Facebook, nella primavera scorsa, mi ha offerto “amicizia”.
Ho dato un’occhiata al suo profilo, in cui dichiarava di essere un giornalista interessato a varie cose tra cui le cellule staminali, e senza pensarci su troppo ho accettato (avrei scoperto poi che fa incetta di “amici” in modo sistematico, perché ora molti miei amici figurano tra i suoi amici, e probabilmente non sanno che è tutto tranne che amico mio; ma questa è un’altra storia).

Dopo qualche giorno dal primo contatto ho letto un suo post in cui si parlava di staminali con un tono trionfalistico del tutto fuori luogo e ho commentato una prima volta cercando di spiegare la differenza tra la scienza medica e le tante iniziative similtruffaldine che circolano in rete. Pensavo di fare un servizio utile ai lettori, per evitare che credessero all’ennesima bufala in campo medico.
Non sapevo ancora che il signor Mazzoleni è appunto il vicepresidente di una società di Lugano che procaccia cavie paganti per vari ospedali in CIna e Tailandia. E grazie alle inchieste di Cinzia Lacalamita e Maria Strada, e alla puntata di “Mi Manda Raitre” dedicata alla vicenda, ho avuto chiaro il quadro.

Da allora ho parlato con alcuni malati e con molti medici e ricercatori, e ho cercato un’infinità di volte di ottenere da lui o dalla società cinese di cui vende le pretese terapie qualunque elemento concreto che dimostrasse che avevano condotto test seri (cosa che non è mai successa) o che ci avevano almeno provato (e non sembra essere successo neppure questo).

Ho scritto per Panorama un articolo molto esplicito, e rilasciato un’intervista a Radio3Scienza .

Beike_Panorama

Dopodiché sono rimasto “amico” di Mazzoleni per continuare a tenerlo d’occhio. In settembre, ha postato l’ennesima porcheria, e io ho scritto sulla sua bacheca spiegando perché quelle cose che scriveva erano ingannevoli.
E lui ha cancellato ripetutamente (anche se non c’era nessun elemento né offensivo né stupido: solo verità scomode per lui).

Dopodiché ha commesso un errore: ha inviato a un gruppo di destinatari (tra cui parecchi giornalisti e alcuni che si dichiarano pazienti) un comunicato-stampa della Beike cinese, e ha messo anche me nell’elenco.

Come già più volte in passato, non ha inviato il comunicato-stampa presentandolo come tale, ma ha linkato il sito della Reuters – che evidentemente ora ospita e ripubblica a pagamento anche comunicati-stampa – perché sembrasse una notizia, perdipiù di fonte “autorevole” (come s’usa dire; ma di questo riparleremo).

Quell’invio ingannevole mi ha permesso di raggiungere con le mie osservazioni – che lui non aveva più la facoltà di censurare – anche gli altri destinatari (fra l’altro Facebook tratta quegli invii alla stregua di una discussione pubblica, e neanche volendo si può rispondere solo ad alcuni). La discussione è stata lunga, e mi pare istruttiva perché abbiamo ripercorso un po’ tutta la storia precedente dei miei scambi con Mazzoleni e con Beike (la storia è lunghissima, e ci tornerò su con altri dettagli e la relativa documentazione in un altro momento). Qui trovate il pdf di quello scambio, al termine del quale ho cancellato Mazzoleni dai miei “amici di Facebook”.

Quello che non immaginavo è che l’avrei davvero incontrato di persona, di lì a poco.

Quello che segue è il resoconto sincopato di quell’incontro che ho scritto in più fasi sulla mia bacheca di Facebook, tra ieri sera e oggi, che mi è stato chiesto di rendere “condivisibile” via Facebook, per cui mi sono deciso a scrivere questo post che covava da tempo (e che sarà arricchito più avanti i con altri elementi).

Fabio: Mazzoleni ha avuto cio’ che meritava (i dettagli poi)

CB coraggio racconta

Fabio: Oggi ho tenuto una presentazione all’Open Lab per giornalisti scientifici che viene organizzato da anni alla Fondazione Ghislieri di Pavia.
Per una settimana alla mattina vedono come si fa la ricerca in biologia e al pomeriggio e alla sera partecipano a seminari. Il tema quest’anno sono le neuroscienze, e io sono stato invitato a parlare del rapporto tra gli esperti e i mass media.

L’altroieri l’organizzatrice Gianna Milano mi ha detto che tra i corsisti si era presentato appunto Andrea Mazzoleni, vicepresidente della Beike che vende con un gran pelo sullo stomaco terapie cinesi a base di staminali, vantando di avere dati scientifici che in realtà non esistono: sono puro marketing.

Questo Mazzoleni ha dato veramente prova di avere una faccia tosta inverosimile: come avevo immaginato ha pensato di andare lì per raccontare le sue frottole ai giovani giornalisti sperando di trovare nuova pubblicità per il suo business.

(segue, dopo che avrò risolto un’urgenza)

Fabio: Sono troppo stanco… vado a nanna.
Però prima di andare a letto voglio condividere un’immagine che mi è parsa significativa (e mi ha pure divertito).

Arrivando al Collegio Ghislieri ho cercato posto sulle strisce gialle riservate davanti all’ingresso, dove mi avevano detto di parcheggiare. Visto un buco ho iniziato la manovra e notato, nell’ordine:

* macchina accanto con targa ticinese
* Mercedes station-wagon
* fiancata destra con ENORME scritta fatta con un bel cacciavitone, a caratteri cubitali: FABRIZIO

In un attimo si sono coagulati diversi pensieri contemporanei:

* E’ l’auto di Mazzoleni
* Fabrizio deve essere uno dei clienti incazzati
* Riccardo godrebbe come un riccio (solo dopo ho pensato che avrei dovuto scattare una foto della fiancata “serigrafata”, che avrebbe avuto un buon mercato qui su FB…

… e con questo vi rimando a domani per il racconto di come l’ho affrontato pubblicamente.

PF azzzzzzzzzz

Fabio: Appena trovo il tempo vi racconto. Per ora rimpiango di non aver avuto questo aforisma da mostrare ieri, parlando dei metodi usati dalla Beike:

«Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente» (Bertolt Brecht)

Fabio: Entro nella sala Galileiana del Collegio Ghislieri, ancora praticamente vuota, e mi avvicino al giudice Amedeo Santosuosso e al neurologo Carlo Alberto Defanti, che parleranno nella stessa sessione, per salutarli. Mentre scambio due chiacchiere con loro, vedo con la coda dell’occhio Mazzoleni che entra e si siede più o meno a due terzi della sala, dal lato finestrato, accanto al passaggio.
Parla Santosuosso facendo una panoramica su Neuroscienze e diritto, poi Defanti della storia della definizione di morte cerebrale e Barbara Bottalico (giovane giurista che lavora con Santosuosso) illustra casi giudiziari specifici in cui sono state usate tecniche neuroscientifiche in tribunale.
Io ero rimasto seduto in prima fila, e quando mi giravo per seguire il dibattito al termine di ciascuna presentazione ero contento che Mazzoleni fosse impallato da quelli davanti.
Alla fina mi presentano e comincio a parlare dei rischi connessi con l’uso degli esperti da parte dei giornalisti…

Fabio: Ho parlato quasi un’ora, richiamando alcuni dei molti casi in cui il cosiddetto “esperto” viene usato – in modi diversi e con sfumature diverse – per far dire alla scienza cose che la scienza non dice.

Ho terminato con una citazione dell’attore e regista Peter Ustinov: «Se il mondo dovesse saltare in aria, l’ultima voce udibile sarebbe quella di un esperto che dice che non è possibile»
(«If the world should blow itself up, the last audible voice would be that of an expert saying it can’t be done»).

Sapevo già perfettamente che Mazzoleni avrebbe riutilizzato anche questa citazione, come tutto il resto della mia circostanziata critica alla commistione tra scienza e interessi economici, per vendere meglio le sue staminali.

La teoria del «complotto delle farmaceutiche», infatti, è uno dei temi ricorrenti nelle «riflessioni» finto-dotte che scrive in giro per internet (che altro non sono che guerrilla-marketing).

Fabio: Ho ripreso fiato, e per concludere ho spiegato che anche se occorre che i giornalisti sappiano fare le pulci anche agli esperti più titolati ci sono differenze tra chi fa scienza (e magari non è del tutto onesto nel comunicarla) e chi invece vende fumo, e che ci sono circostanze in cui il nostro compito di giornalisti è molto più semplice: come quando si ha a che fare con sedicenti «esperti» come il signor Andrea Mazzoleni presente in sala, che racconta frottole e spara cifre senza alcun fondamento.
Mentre parlavo, mi montava l’incazzatura.
Quando ho raccontato che la telecamera nascosta di Rai Tre lo aveva ripreso mentre, a quello che pensava essere un malato disperato, aveva prospettato il 94,6% di risultati positivi ha perfino avuto la faccia tosta di precisare “il 96,4%”.
Al ché ho ribadito; “Il tutto detto in gran segreto e senza aver fatto alcuno studio, come persino la Beike Cina ha ammesso parlando con il Times”…

Fabio: Ho aggiunto altri dettagli sulle malefatte autopromozionali di Mazzoleni, e poi per non finire in quel modo ho concluso riprendendo il discorso generale sull’importanza di saper dosare l’opinione degli esperti con la lettura delle fonti scientifiche, eccetera eccetera.
Ci sono state alcune domande sulla presentazione e la cosa è finita (erano già quasi le 19 ed eravamo molto in ritardo).

Ero convinto che Mazzoleni avesse approfittato di quei minuti per sgattaiolare con la coda fra le gambe.

Ma mi sbagliavo…
Fabio: Mentre mettevo via il computer mi si è fatto incontro a grandi passi con un sorrisone degno del miglior venditore di auto usate e la mano tesa.

Con il massimo della freddezza gli ho detto – con un tono di voce normale ma abbastanza stentoreo da essere percepito da tutti in sala – “Non ci penso neppure. Non voglio avere nulla a che fare con lei!”.

Ha riprovato a dirmi: “Lo studio ce l’ho qui, vede?” e indicava un fascicolo con la spirale di plastica che teneva in mano. Gli ho ribadito: Se vuole me lo mandi per posta elettronica (in passato mi aveva detto che me lo poteva far consultare solo se andavo a Lugano da lui, perché “è riservato”), e lui ha ripetuto la solfa solita venga a Lugano a consultarlo.
“Sì certo, le solite stupidaggini” gli ho detto io, al ché finalmente se n’è andato, dicendomi ad alta voce, mentre si allontanava: “La smetta con queste stronzate. Davvero non ha capito niente!”, e io ho replicato:

Fabio: “Lei invece ha capito perfettamente come fare soldi sfruttando la disperazione dei malati”.

Poi ho raccontato ai corsisti tutti i retroscena, e ho avuto la conferma che Mazzoleni aveva cercato con parecchi di loro di ottenere pubblicità gratuita col solito metodo: “ti faccio parlare con i pazienti”.

Come supplemento di lezione di giornalismo, ho lasciato loro la stampata di una lunghissima (estenuante, direi) discussione avvenuta attraverso la posta di FB, che era stata innescata dall’invio da parte di Mazzoleni di un comunicato stampa della Beike “travestito” in modo ingannevole da lancio di agenzia Reuters [è linkata più in alto]

Mentre risalivo in macchina (non potevo restare per la cena e la conferenza serale) alcuni ragazzi lo stavano leggendo avidamente.

Fabio: Tutto questo lo scrivo anche perché ho notato che molti miei amici figurano ora tra i suoi amici, e temo che possano non aver chiaro con che personaggio hanno a che fare.

Cari amici, DIFFIDATE DI ANDREA MAZZOLENI!

SLA e Lourdes: ecco le precisazioni del neurologo

Come i lettori di questo blog sanno, avevo scritto una e-mail al neurologo che alle Molinette di Torino ha in cura la signora malata di sclerosi laterale amiotrofica (SLA) che dopo un pellegrinaggio a Lourdes ha mostrato un netto miglioramento delle sue condizioni.

Poco fa il professor Adriano Chiò mi ha risposto con un’e-mail gentile e ricca di informazioni, e anche se la prossima settimana ho intenzione di chiamarlo al telefono per ulteriori chiarimenti, vista la piega che hanno preso tanti articoli miracolistici più o meno superficiali che circolano in rete, mi pare importante riportare subito gli estratti che mi paiono più rilevanti nell’ottica dell’impatto sociale che questa vicenda sta avendo e sicuramente continuerà ad avere nei prossimi giorni.

Mi ha scritto – tra le altre cose – il professor Adriano Chiò:

«Come avrà notato, non ho parlato di ‘miracolo’.
Credo che si debba trovare una spiegazione scientifica per quanto è stato osservato. Vorrei comunque precisare che la pz era affetta da sclerosi laterale primaria, che è una variante piramidale della molto più comune SLA.

[…]

… proprio due giorni fa sono venuto a conoscenza di un caso seguito da un mio collega di Roma che ha presentato una ripresa della deambulazione e della deglutizione (aveva la PEG ed era in sedia a rotelle)

[…]

In sostanza, penso che un caso di questo tipo debba spingere il mondo della ricerca a riconsiderare le forme ‘atipiche’ di SLA per identificare eventuali quadri con possibilità di almeno parziale possibilità di regressione».

Il mio primo pensiero quando ho letto del caso analogo a Roma è stato: possibile che con questa forma atipica ci siano stati due casi di miglioramento solo in Italia e nessun altro caso nel resto del mondo?

A me sembra strano, ma visto che a metà della prossima settimana sentirò il professor Chiò al telefono chiederò a lui se sbaglio a immaginare che questa eventualità si debba per forza essere già presentata anche in altri paesi, chissà quante volte.

“Alzati e cammina!” La donna con la SLA e il miracolo di Lourdes

NOTA BENE
Dopo aver ricevuto una e-mail dal neurologo
ho scritto un nuovo articolo,
che invito gli interessati a leggere.

Sono sempre belle le storie dei miracoli.

Un attimo prima uno aveva una brutta malattia e un attimo dopo sta meglio, o magari è guarito del tutto.
Come la signora di cui parlano i giornali, che è partita per Lourdes in barella – per colpa della sclerosi laterale amiotrofica che da alcuni anni l’aveva progressivamente costretta in sedia a rotelle – ed è tornata praticamente guarita.

Ieri ne ha parlato Repubblica, con un articoletto talmente privo di informazioni da gridare vendetta.

Letto l’articolo di Repubblica mi sono arrabbiato per la superficialità con cui la stampa in Italia è pronta ad accreditare il “miracolo”, ma la cosa è morta lì.

Stamattina ho visto che l’articoletto circolava su Facebook, e ho deciso di scrivere al neurologo, il dottor Adriano Chiò dell’Ospedale Le Molinette di Torino, per chiedergli qualche informazione in più. Poi ho visto che oggi la notizia era stata ripresa anche dal Corriere, con qualche dettaglio in più e – soprattutto – la domanda più ragionevole: “Ma siamo davvero sicuri che la signora Antonietta Raco fosse malata di Sla? ” [aggiunta del 31/8/2009: Il giorno dopo la pubblicazione, il corriere della sera ha modificato l’articolo togliendo proprio la frase cui mi riferivo io. Sul sito dei volontari di Lourdes trovate il testo originale]

Stavo facendo altro quando un medico [CORREZIONE DEL 28/8/2009: Non si tratta di un medico, ma di un millantatore sotto processo per truffa che ama assumere identità fasulle in rete, con cui avevo avuto a che fare in passato e che da allora ce l’ha con me] che quest’estate era intervenuto più volte polemicamente nel post in cui dedicavo una poesiola senza pretese alla “Madonna Palindroma” (su cui qualcun altro pretendeva di parlare di una statuetta lacrimante per miracolo) ha lasciato un ulteriore commento, spedendomi l’intero articoletto di Repubblica introdotto solo dalla frase: “giusto per farle capire delle cose”.

Siccome aveva scritto un sacco di cose confuse, accusandomi di essere maleducato con chi crede ai miracoli e pretendendo di dirmi che non mi devo permettere di offenderli, aveva tutta l’aria di dire: “Vedi? I miracoli esistono e io non sono l’unico medico che non sa spiegare le guarigioni miracolose”.

Io sui miracoli e sulla religione continuo a pensarla come Troisi in questa clip, e spero che il neurologo di Torino risponda alla mia e-mail e mi chiarisca almeno alcuni tra i molti punti oscuri di questa vicenda, che per il momento mi pare molto più ragionevole spiegare con un errore di diagnosi (i segni e sintomi della SLA sono comuni a molte altre malattie, e viene fatta per esclusione, come spiega bene questo testo pubblicato dal National Institute for Neurological Disorders and Stroke americano) che non con un intervento divino.

Visto che a quanto pare – sempre stando ai quotidiani, che spesso sono poco attendibili sui dettagli – gli unici sintomi che ci sono ancora sono quelli con cui la signora si è presentata in ospedale, mi sembra ragionevole pensare – fino a prova contraria, o a nuovi elementi – che l’evoluzione verso la sedia a rotelle possa essere attribuita ad altre cause, come per esempio uno stato depressivo, magari peggiorato dalla diagnosi stessa.

Caspita, se ti dicono che hai una malattia gravemente invalidante e incurabile è normale che ti deprimi.

Poi il viaggio a Lourdes riaccende la speranza… e i sintomi peggiori (ma sempre poca roba, rispetto a quelli della SLA in stadio avanzato, se si trattava solo di non avere la forza di camminare) svaniscono di botto.

E rimane solo quel fastidio alla gamba che anni fa aveva indotto i medici a fare quella sconvolgente diagnosi, fastidio che a questo punto sembra una sciocchezzuola.

Il testo americano è chiaro su un punto:

Because of the prognosis carried by this diagnosis and the variety of diseases or disorders that can resemble ALS in the early stages of the disease, patients may wish to obtain a second neurological opinion.


“Vista la prognosi conseguente a questa diagnosi, e la varietà di malattie e disturbi che possono assomigliare alla SLA nelle sue fasi iniziali, i pazienti potrebbero voler avere il parere di un secondo neurologo”.

Questo invito a chiedere conferma a un secondo specialista è la dimostrazione che con la SLA anche il miglior neurologo può sbagliare diagnosi.
Il miglior neurologo ha anche la capacità e l’onestà di ammetterlo (senza cedere alla tentazione di lasciar pensare a un miracolo).

Corro troppo? Probabilmente sì. Ma non quanto chi grida al miracolo.

E poi io sono prontissimo a rimettere tutte le mie ipotesi in discussione se il neurologo delle Molinette di Torino sarà così gentile da rispondermi.

POST SCRIPTUM: Ho aggiunto nei commenti molte informazioni utili reperite successivamente alla stesura di questo articolo, che invito tutti a leggere.

Il papa, i condom e l’HIV (e liberaci dal sesso, Amen)

il Papa è andato in Africa e mentre era ancora sull’aereo ha fatto un’affermazione gravissima riguardo al fatto che i preservativi «non risolvono il problema dell’HIV» (e fin qui scopre l’acqua tiepida) ma «lo aggravano».
L’ufficio stampa del Vaticano ha poi corretto, con una veniale mistificazione, e scritto in un comunicato che «rischiano di aggravare il problema» (come, lo sa solo Dio).
Ma ha anche fatto un’altra cosa: per motivi non del tutto chiari il comunicato-stampa ha messo in bocca al papa la parola «profilattici» e non – come hanno sentito e riferito tutti i giornalisti presenti – «preservativi».
Io ho pensato bene di fare una piccola raccolta di immagini (con due video) sulle intelligenti campagne a favore dell’uso del profilattico, in Africa e non solo, che ho segnalato ai miai amici di Facebook. Poi oggi ho visto che un giornale canadese ha messo in bocca al papa un’altra cosa, in una vignetta.

Io penso che Il Papa dovrebbe davvero smetterla di dire cose che possono contribuire a uccidere molte migliaia di persone.

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Un video di una campagna realizzata in Kenya:

e uno altrettanto divertente di una pubblicità censurata in Inghilterra (o forse in Francia):

Infine una serie di immagini molto «d’impatto»

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Presidente Napolitano, dica no al decreto contro Eluana

Su invito del gruppo di Facebook a cui ho aderito, ho scritto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano un messaggio adattato da quello che suggerivano di inviare (copio l’originale in fondo, con il link alla pagina del sito del Quirinale):

Dica anche Lei NO alla legge ad personam contro le volontà di Eluana Englaro

Caro Presidente,

ho appreso che il Presidente del Consiglio dei Ministri annuncia un provvedimento sotto forma di decreto legge, appunto, d’urgenza in materia di testamento biologico, volto chiaramente a bloccare l’esecuzione delle molte sentenze – ultima quella della Corte di Cassazione – sul caso di Eluana Englaro.

Al di là di quello che a me sembra un abuso dello strumento del decreto legge – in contrasto con l’articolo 77 della Costituzione, vista l’indimostrabile natura di “straordinaria urgenza” e con l’articolo 101 poiché si configura come una vera e propria censura politica di una sentenza definitiva – rimango davvero attonito di fronte alla incontenibile prepotenza di chi pretende di imporre a tutti gli altri le proprie convinzioni religiose, persino dopo che c’è stato un pronunciamento definitivo dei massimi organi deputati in Italia all’amministrazione della giustizia.

Confido che lei, Garante della nostra Costituzione, saprà contrastare la deriva meramente decisionista di provvedimenti di questo tipo e preservare il potere legislativo del Parlamento, l’unico organo delegato dal popolo per rappresentarlo, cui spetta la sovranità della Repubblica, sperando che anch’esso dimostri su questo tema una maggiore vicinanza al sentire comune rispetto a quanto sembra al momento intenzionato a fare.

Un cordiale saluto

Fabio Turone
Milano

Questo è il testo pubblicato su Facebook:

Per tutti coloro che non riescono a digerire un intervento del governo tramite decreto speciale d’urgenza, per fermare la povera Eluana condannata da 17 anni a restare in vita, nonostante la sentenza di Cassazione che permette l’interruzione dell’alimentazione forzata.

FERMIAMO IL DECRETO LAST MINUTE DEL GOVERNO

SCRIVI ANCHE TU QUESTA LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
per inviarla basta un click: https://servizi.quirinale.it/webmail/

Caro Presidente Napolitano,
nonostante i suoi recenti richiami alla moderazione riguardo all’uso dei decreti legge, apprendo con ansia il comunicato del Presidente del Consiglio dei Ministri, col quale annuncia un provvedimento sotto forma di decreto legge, appunto, d’urgenza in materia di testamento biologico, volto chiaramente a bloccare l’esecuzione della sentenza della Corte di Cassazione, riguardo il caso della Sig.ra Englaro.

Mi chiedo se il Governo si renda conto che tale decretazione è in contrasto con l’art. 77 della Costituzione, vista l’indimostrabile natura di “straordinaria urgenza” e con l’art. 101 poiché si configura come una vera e propria censura politica di una sentenza definitiva, minando la base elementare di uno stato di diritto, la divisione dei poteri.

Scrivo a lei che è il Garante della nostra Costituzione, a lei che saprà di certo vigilare sulla deriva meramente decisionista di provvedimenti di questo tipo e preservare il potere legislativo del Parlamento, l’unico organo delegato dal popolo per rappresentarlo, cui spetta la sovranità della Repubblica.

Firma e città

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