Il papa, i condom e l’HIV (e liberaci dal sesso, Amen)

il Papa è andato in Africa e mentre era ancora sull’aereo ha fatto un’affermazione gravissima riguardo al fatto che i preservativi «non risolvono il problema dell’HIV» (e fin qui scopre l’acqua tiepida) ma «lo aggravano».
L’ufficio stampa del Vaticano ha poi corretto, con una veniale mistificazione, e scritto in un comunicato che «rischiano di aggravare il problema» (come, lo sa solo Dio).
Ma ha anche fatto un’altra cosa: per motivi non del tutto chiari il comunicato-stampa ha messo in bocca al papa la parola «profilattici» e non – come hanno sentito e riferito tutti i giornalisti presenti – «preservativi».
Io ho pensato bene di fare una piccola raccolta di immagini (con due video) sulle intelligenti campagne a favore dell’uso del profilattico, in Africa e non solo, che ho segnalato ai miai amici di Facebook. Poi oggi ho visto che un giornale canadese ha messo in bocca al papa un’altra cosa, in una vignetta.

Io penso che Il Papa dovrebbe davvero smetterla di dire cose che possono contribuire a uccidere molte migliaia di persone.

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Un video di una campagna realizzata in Kenya:

e uno altrettanto divertente di una pubblicità censurata in Inghilterra (o forse in Francia):

Infine una serie di immagini molto «d’impatto»

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Chi ha diritto di vivere?

E’ stata inaugurata giovedì scorso a Milano la mostra fotografica itinerante di Emergency intitolata “Sudan: Diritto al cuore”.

Marcello Bonfanti/Emergency - Nel campo profughi di Mayo (Sudan)

Marcello Bonfanti/Emergency - Nel campo profughi di Mayo (Sudan)

Sono cinquanta scatti opera del fotografo milanese Marcello Bonfanti, che Emergency ha invitato a visitare il campo profughi di Mayo, nei sobborghi della capitale del Sudan Kharthoum, in cui circa 300.000 persone vivono ammassate in condizioni disperanti.

Marcello Bonfanti/Emergency - L'ambulatorio pediatrico nel campo profughi di Mayo (Sudan)

Marcello Bonfanti/Emergency - L'ambulatorio pediatrico nel campo profughi di Mayo (Sudan)

Nel campo profughi Emergency ha creato un ambulatorio per l’assistenza pediatrica gratuita, mentre poco lontano ha costruito un vero gioiello della tecnologia, il centro Salam di Cardiochirurgia, cui ho dedicato tempo fa un post (“Le scommesse vinte del fantastico dottor Gino“).

Marcello Bonfanti/Emergency - Un intervento cardiochirurgico al Centro Salam di Kharthoum

Marcello Bonfanti/Emergency - Un intervento cardiochirurgico al Centro Salam di Kharthoum, in Sudan

La mostra ha ricevuto il patrocinio del ministero degli Affari Esteri, ed è una testimonianza importante dell’impegno di un’associazione che per la prima volta non si limita a chiedere per chi vive nei paesi poveri cure “decenti”, ma al contrario pretende di rivoluzionare l’approccio, sostenendo che il sistema più efficiente ed efficace per investire nella salute degli abitanti del pianeta sia quello di considerare che tutti gli uomini sono uguali, e tutti hanno diritto alle migliori cure possibili, perché la salute è un diritto umano primario.

Marcello Bonfanti/Emergency - Nel campo profughi di Mayo (Sudan)

Marcello Bonfanti/Emergency - Nel campo profughi di Mayo (Sudan)

Finora in molti hanno provato a convincere queste madri e questi padri che devono ringraziare quando ottengono un decimo, o un centesimo, di ciò che magari noi occidentali giudicheremmo insufficiente per i nostri figli.

Marcello Bonfanti/Emergency - Nel campo profughi di Mayo (Sudan)

Marcello Bonfanti/Emergency - Nel campo profughi di Mayo (Sudan)

Io invece spero che la proposta di Gino Strada di una medicina basata sui diritti umani si faccia strada, anche grazie a queste immagini, belle e toccanti.

Il manifesto di Emergency per una medicina basata sui diritti umani

Gli amici di Emergency mi hanno appena fatto avere il testo del manifesto per una medicina basata sui diritti umani, sottoscritto nei giorni scorsi dai Ministri della Salute di Sudan, Sierra Leone e Repubblica Centrafricana, primo risultato concreto del convegno internazionale cui avevo partecipato nel maggio scorso a Venezia (Le scommesse vinte del fantastico dottor Gino).

Mi auguro che questo manifesto venga diffuso e sottoscritto in tutto il mondo.

On the sixtieth anniversary of the

Universal Declaration of Human Rights

Manifesto for a Human Rights Based Medicine

After the International Workshop “Building Medicine in Africa. Principles and Strategies” hosted at San Servolo Island, Venice, Italy, on May 14 -15, 2008 and in accordance with the spirit and the principles of the Universal Declaration of Human Rights, stating that:

“All human beings are born free and equal in dignity and rights” (art.1)
“Everyone has the right…to medical care” (art.25)
“The recognition of the inherent dignity and of the equal and inalienable rights of all members of the human family is the foundation of freedom, justice and peace in the world” (Preamble)

We hereby declare

the “Right to be Cured” as a basic and inalienable right belonging to each and every member of the human community.

We therefore advocate

the implementation of health systems and projects solely devoted to preserve, extend and improve the life of the people in need and based on the following principles:

Equality

Every human being has the right to be cured regardless his economic and social condition, gender, race, language, religion and opinions. Standards of health care, set by the progress of medical knowledge, must be delivered equally and without discrimination to all patients.

Quality

High quality health systems must be based on community’s needs, up to date with the achievements of medical science, and not oriented, shaped or determined by lobbies and corporations involved in the health industry.

Social responsibility

Governments must have the health and well being of their citizens as their priority, and allocate adequate human and financial resources. The services provided by health systems and humanitarian projects in the health sector must be accessible to and free of charge for all.

As Health Authorities and Humanitarian Organizations

We recognize

EQS (Equality, Quality, Social responsibility) based health systems and projects as respectful of human rights, appropriate to develop medical science and effective in promoting health by strengthening and generating human, scientific and material resources.

We commit

To plan and develop EQS based policies, health systems and projects.
To cooperate among us to identify common needs in the health sector and design joint programmes.

We appeal

To other Health Authorities and Humanitarian Organisations to sign this Manifesto and to join in promoting an EQS based medicine.
To donors and to the international aid community to support, fund and participate in designing and implementing EQS based programmes.

Le scommesse vinte del fantastico dottor Gino

La settimana scorsa sono stato a Venezia per seguire una conferenza internazionale sulla salute in Africa indetta da Emergency, e ho avuto occasione di intervistare a lungo Gino Strada, nella bella e semplice casa, affacciata su un tranquillo canale, in cui vive con la moglie Teresa.

Lo conoscevo già, per averlo intervistato al telefono satellitare da Kabul nel gennaio del 2003, mentre nell’imminenza dell’invasione anglo-americana (e in minor misura italiana) trattava con l’allora ministro di Saddam Hussein, Tarek Aziz, per avere in gestione a Baghdad una struttura nella quale organizzare l’assistenza medica ai feriti di ogni origine e appartenenza politica, sociale, etnica e religiosa, come Emergency ha sempre fatto. Ne avevo scritto un articolo per il British Medical Journal (una delle riviste mediche più lette e apprezzate al mondo) del quale sono molto fiero.

L\'articolo del 2003 del BMJ dedicato a Gino Strada

In questa occasione ho finalmente avuto modo di fare una lunga e rilassata chiacchierata con lui, e con gli altri medici e volontari che via via affluivano in casa provenienti dagli ospedali che Emergency gestisce nel mondo, dall’Afghanistan al Sudan appunto, in vista della conferenza che sarebbe iniziata l’indomani sulla meravigliosa isola di San Servolo, con la partecipazione di un gran numero di esponenti di governi africani.

La conferenza è stata l’occasione per presentare gli eccezionali risultati ottenuti dall’ospedale cardiochirurgico Salam costruito nei dintorni di Karthoum, in Sudan, dove nel primo anno di attività sono stati realizzati 525 interventi – tutti gratuiti – con una mortalità addirittura inferiore a quella dei migliori centri occidentali, a dispetto della maggior gravità generale del quadro clinico dei giovani e denutriti pazienti africani (Il British Medical Journal ha pubblicato proprio oggi un mio articolo centrato su questo).

Ed è stata anche l’occasione per Gino Strada per spiegare la sua visione – rivoluzionaria, anche se basata su principi vecchi di millenni che risalgono al giuramento di Ippocrate – di una sanità africana basata sui diritti umani, i cui valori guida siano qualità, equità e responsabilità sociale.

E visto che siamo in periodo di dichiarazioni dei redditi, lo dico chiaro e tondo: credo che sia difficile trovare migliore destinazione per il mio 5 x 1.000 (il loro codice fiscale è 971 471 101 55).

Allego infine il commovente video della prima operazione realizzata nell’aprile del 2007 nel Centro Salam: la sostituzione di una valvola cardiaca in una ragazza quattordicenne colpita dalla assai diffusa febbre reumatica.

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