Il manifesto di Emergency per una medicina basata sui diritti umani

Gli amici di Emergency mi hanno appena fatto avere il testo del manifesto per una medicina basata sui diritti umani, sottoscritto nei giorni scorsi dai Ministri della Salute di Sudan, Sierra Leone e Repubblica Centrafricana, primo risultato concreto del convegno internazionale cui avevo partecipato nel maggio scorso a Venezia (Le scommesse vinte del fantastico dottor Gino).

Mi auguro che questo manifesto venga diffuso e sottoscritto in tutto il mondo.

On the sixtieth anniversary of the

Universal Declaration of Human Rights

Manifesto for a Human Rights Based Medicine

After the International Workshop “Building Medicine in Africa. Principles and Strategies” hosted at San Servolo Island, Venice, Italy, on May 14 -15, 2008 and in accordance with the spirit and the principles of the Universal Declaration of Human Rights, stating that:

“All human beings are born free and equal in dignity and rights” (art.1)
“Everyone has the right…to medical care” (art.25)
“The recognition of the inherent dignity and of the equal and inalienable rights of all members of the human family is the foundation of freedom, justice and peace in the world” (Preamble)

We hereby declare

the “Right to be Cured” as a basic and inalienable right belonging to each and every member of the human community.

We therefore advocate

the implementation of health systems and projects solely devoted to preserve, extend and improve the life of the people in need and based on the following principles:

Equality

Every human being has the right to be cured regardless his economic and social condition, gender, race, language, religion and opinions. Standards of health care, set by the progress of medical knowledge, must be delivered equally and without discrimination to all patients.

Quality

High quality health systems must be based on community’s needs, up to date with the achievements of medical science, and not oriented, shaped or determined by lobbies and corporations involved in the health industry.

Social responsibility

Governments must have the health and well being of their citizens as their priority, and allocate adequate human and financial resources. The services provided by health systems and humanitarian projects in the health sector must be accessible to and free of charge for all.

As Health Authorities and Humanitarian Organizations

We recognize

EQS (Equality, Quality, Social responsibility) based health systems and projects as respectful of human rights, appropriate to develop medical science and effective in promoting health by strengthening and generating human, scientific and material resources.

We commit

To plan and develop EQS based policies, health systems and projects.
To cooperate among us to identify common needs in the health sector and design joint programmes.

We appeal

To other Health Authorities and Humanitarian Organisations to sign this Manifesto and to join in promoting an EQS based medicine.
To donors and to the international aid community to support, fund and participate in designing and implementing EQS based programmes.

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Obama e McCain interrogati in scienze

Un gruppo di sei cittadini americani – due sceneggiatori, un biologo marino, un giornalista scientifico, un filosofo e un fisico – ha deciso nel novembre scorso di definire un elenco di domande sulla scienza da sottoporre ai candidati alle presidenziali USA.

Hanno battezzato questa iniziativa “ScienceDebate2008“, e raccolto in poche settimane l’adesione di oltre 38.000 cittadini, in gran parte scienziati e ingegneri, e di tutte le principali istituzioni scientifiche d’America, che hanno suggerito oltre 3.400 diverse domande.

I promotori hanno quindi selezionato e raggruppato le domande – in concerto con le principali organizzazioni aderenti – giungendo a una lista di 14 “top questions” per i candidati alla Presidenza, che sono stati invitati a fornire una risposta scritta da pubblicare in rete e a discuterne in un dibattito televisivo.

Le domande toccano i seguenti argomenti: innovazione, mutamenti climatici, energia, educazione, sicurezza nazionale (come poteva mancare?), pandemie e biosicurezza, ricerca genetica, cellule staminali, salute degli oceani, acqua, spazio, integrità scientifica, ricerca e salute.

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Telelavorare stanca

Avere in casa un computer può essere molto comodo, o così almeno si dice spesso: uno può fare un sacco di cose mentre cuoce l’arrosto o va la lavatrice, e anche mentre i bambini guardano la tv o fanno i compiti, o mentre dormono.

Il problema è che sempre più spesso anziché accorciare la giornata lavorativa ampliando gli spazi per tutto il resto, i lavori cui basta un computer collegato a Internet rischiano di invadere tutto, come l’erba cattiva.

Controllare la posta elettronica (e magari seguire i blog e i siti di news più amati) diventa un’ossessione, e persino le vacanze vengono decise anche in funzione della presenza di una connessione comoda alla rete (perché non si sa mai).

Ora un’indagine americana (e si sa che gli americani sono sempre avanti su tutto, nel bene e ancor più nel male) rivela che il lavoratore medio ormai considera normale giungere stremato alla fine della giornata, anche perché dopo aver passato una media di 9,5 ore al giorno in ufficio sbriga anche altri lavoretti a casa, in media per 4 ore e mezzo alla settimana.
A questo si aggiungono poi TV e le varie attività ludiche e sociali (con o senza computer).

La National Sleep Foundation, che ha svolto l’indagine, segnala con preoccupazione il fatto che quasi due americani su tre (il 63%) prendono atto del fatto di essere spesso assonnati durante la giornata lavorativa e tirano diritto, sperando di non crollare addormentati al volante.

“La gente pensa: ‘Se riesco a lavorare per più ore nella giornata combinerò di più’, ma non è vero” ha spiegato alla Reuters Mark Rosekind, esperto di ricerche sul sonno che ha contribuito a ideare l’indagine.

Al contrario, quando questo interferisce con il sonno la produttività e la qualità della vita rischiano il tracollo: un’altra indagine recente condotta dai Centers for Disease Control di Atlanta su quasi 16.000 persone ha confermato l’associazione tra un sonno insufficiente e l’insorgenza di condizioni come obesità e ipertensione, e con un aumento di rischio di ictus, malattie cardiovascolari, diabete e depressione.

Il dubbio, insomma, è che nell’era del computer e del telelavoro occorra anche rivedere certi modi di dire.

Chi dorme troppo poco non piglia pesci, e spesso si ammala.

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