Nessuno tocchi i blog

Art.1, comma 29 del ddl intercettazioni:
i blogger devono pubblicare
le richieste di rettifica
in 48 ore
o pagare fino a 12.500 euro.

Aboliamo questa norma

http://www.mobilitanti.it/dettaglio/110443

Aiutaci a difendere la libertà in internet: firma, personalizza e diffondi la petizione in Creative Commons promossa da Agorà Digitale

Allora, amici, la storia è questa: siccome dopo il lancio del duomo a Berlusconi se ne sono sentite di tutti i colori (chi vuole eliminare l’anonimato su internet, chi vuole mettere filtri alla navigazione, chi paragona Facebook alle Brigate Rosse e via discorrendo), è arrivata l’ora di mettere in piedi un dibattito costruttivo in cui venga spiegato quali sono i meccanismi di Internet, quali insidie nasconde e quali incredibili opportunità offre per lo sviluppo di una società aperta.
In questi giorni internet sta correndo un grande rischio: c’è infatti chi sta cercando di approfittare della situazione per introdurre norme illiberali e contrarie alla libera circolazione delle informazioni e delle idee.
A noi, che invece la libertà della rete vogliamo difenderla, spetta però il compito di costruire dei ponti con le istituzioni che la devono governare: introdurre nuove misure di intervento è un’operazione delicata, che può avere implicazioni enormi sullo sviluppo della rete e non può essere intrapresa senza una profonda riflessione; il dibattito di questi giorni, infatti, è troppo simile a quello che abbiamo visto altre volte dopo gli attentati terroristici negli Stati Uniti e in Europa, o dopo episodi di cronaca che hanno infiammato l’opinione pubblica, e dimostra che una parte dei vecchi media, della politica e dell’opinione pubblica ha una profonda ignoranza sul funzionamento della rete, e per questo la teme.

E’ necessario, una volta per tutte, aprire un grande dibattito e affidarlo al Parlamento, al quale ci appelliamo, insieme a Agorà Digitale, affinché metta in calendario una seduta straordinaria sulla Rete a cui possano partecipare numerosi esponenti della società civile che conoscano e sappiano spiegare Internet, sia al Parlamento stesso che al paese: allo stesso tempo ci appelliamo al Governo, e in particolare al Ministro Maroni, affinchè qualsiasi attività venga normativa venga sospesa subordinandola a tale dibattito.

AVVERTENZA: questa è la prima petizione in Creative Commons della storia. Cosa vuol dire? Che puoi non solo sottoscriverla su questo sito o uno degli altri che la pubblica. Ma puoi addirittura metterla sul tuo sito e raccogliere lì le firme. Anzi puoi addirittura modificarla e raccogliere sul tuo testo modificato le firme, a patto di mantenere inalterata questa avvertenza. Quando cercheremo di spiegare che non è più possibile pubblicare su un giornale un singolo testo con una lista di firme, ma esiste una pluralità di appelli tutti però con la richiesta di un grande dibattito parlamentare, beh, staremo già spiegando Internet.

Io ho trovato superfluo modificare la versione pubblicata da Alessandro Capriccioli su Metilparaben, dove è possibile firmarla

Sciopero dei blog contro il DDL Alfano e per il diritto alla Rete

Aderisco all’appello di Diritto alla Rete contro il DDl alfano che imbavaglia la rete Internet italiana:

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Contro i pericoli di Internet, il software ha bisogno dei genitori

Uno spot intelligente e di forte impatto promosso dal governo francese illustra con estrema chiarezza i pericoli che Internet – in mano a bambini e adolescenti senza controllo da parte dei genitori – può portare nella casa di ciascuno:

L’idea è azzecata, e la realizzazione eccellente.

Colpisce soprattutto il viso sereno e fiducioso con cui la mamma lascia entrare gli agghiaccianti visitatori dei suoi figli piccoli: dalla banda di naziskin, al gruppo di prostitute e prostituti, al fantascientifico militare che devasta ogni cosa con il suo mitra fino al pedofilo che prende per mano la piccola bambina innocente e la porta via promettendole di mostrarle il suo coniglietto.

Fa piacere scoprire che all’estero, grazie anche a finanziamenti europei, si fanno campagne così ben riuscite (questa è tradotta in molte lingue e sarà trasmessa in diversi paesi, forse anche in Italia).

Quello che lascia però perplessi è la raccomandazione che viene proposta: il controverso “controllo parentale” (anche noto in italiano come “filtro famiglia“) via software, sulla cui reale efficacia sono stati sollevati seri dubbi da molti anni a questa parte.

Quello che è certo è che nulla è efficace come la presenza (fisica, ma non solo) accanto ai propri figli che crescono: pensare che in assenza dei genitori un software possa davvero frenare la naturale curiosità di bambini e adolescenti rischia di essere controproducente.

Il discorso è ovviamente complesso, e quello che può funzionare con i bambini piccoli (ai quali si può impostare il computer per ricevere solo alcuni siti verificati, come spiega il sito ilfiltro.it anche se questo limita molto le loro possibilità di esplorazione autonoma e di scoperta) di sicuro non funziona più con gli adolescenti, che sono spesso fin troppo abili a maneggiare il software per aggirare qualsiasi ostacolo e vivono un periodo della propria vita a dir poco complicato.

QUESTO PROGRAMMA TI IMPEDIRA' DI GUARDARE CIO' CHE IO NON VOGLIO TU VEDA SU INTERNET - ME LO INSTALLERESTI?, Jim Borgman, 1997

QUESTO PROGRAMMA TI IMPEDIRA' DI GUARDARE CIO' CHE IO NON VOGLIO TU VEDA SU INTERNET - ME LO INSTALLERESTI?, Jim Borgman, 1997

In quel caso, le difficoltà aumentano ulteriormente, e i tentativi di imporre un ostacolo tecnologico potrebbero avere l’effetto di incoraggiare a scavalcarlo per il gusto di scavalcarlo, con un gesto di pura ribellione dalle conseguenze incalcolabili. Se poi questa “battaglia” ha l’effetto di ridurre il già limitato spazio per il dialogo il bilancio finale può essere negativo.

Io continuo a pensare che affronterò la questione con le mie figlie (che seppur piccole già usano giochini online, sempre in presenza di un adulto) seguendo la strada del dialogo franco, spiegando via via le cose (e illustrando i pericoli nascosti con una modalità e un linguaggio che mi paiono adatti all’età) e cercando così di favorire il processo graduale di scoperta di tutte le sfaccettature della realtà, con la conseguente assunzione di consapevolezza e responsabilità.

In questo sarebbe bello che anche la scuola cominciasse a fare la sua parte.

Telelavorare stanca

Avere in casa un computer può essere molto comodo, o così almeno si dice spesso: uno può fare un sacco di cose mentre cuoce l’arrosto o va la lavatrice, e anche mentre i bambini guardano la tv o fanno i compiti, o mentre dormono.

Il problema è che sempre più spesso anziché accorciare la giornata lavorativa ampliando gli spazi per tutto il resto, i lavori cui basta un computer collegato a Internet rischiano di invadere tutto, come l’erba cattiva.

Controllare la posta elettronica (e magari seguire i blog e i siti di news più amati) diventa un’ossessione, e persino le vacanze vengono decise anche in funzione della presenza di una connessione comoda alla rete (perché non si sa mai).

Ora un’indagine americana (e si sa che gli americani sono sempre avanti su tutto, nel bene e ancor più nel male) rivela che il lavoratore medio ormai considera normale giungere stremato alla fine della giornata, anche perché dopo aver passato una media di 9,5 ore al giorno in ufficio sbriga anche altri lavoretti a casa, in media per 4 ore e mezzo alla settimana.
A questo si aggiungono poi TV e le varie attività ludiche e sociali (con o senza computer).

La National Sleep Foundation, che ha svolto l’indagine, segnala con preoccupazione il fatto che quasi due americani su tre (il 63%) prendono atto del fatto di essere spesso assonnati durante la giornata lavorativa e tirano diritto, sperando di non crollare addormentati al volante.

“La gente pensa: ‘Se riesco a lavorare per più ore nella giornata combinerò di più’, ma non è vero” ha spiegato alla Reuters Mark Rosekind, esperto di ricerche sul sonno che ha contribuito a ideare l’indagine.

Al contrario, quando questo interferisce con il sonno la produttività e la qualità della vita rischiano il tracollo: un’altra indagine recente condotta dai Centers for Disease Control di Atlanta su quasi 16.000 persone ha confermato l’associazione tra un sonno insufficiente e l’insorgenza di condizioni come obesità e ipertensione, e con un aumento di rischio di ictus, malattie cardiovascolari, diabete e depressione.

Il dubbio, insomma, è che nell’era del computer e del telelavoro occorra anche rivedere certi modi di dire.

Chi dorme troppo poco non piglia pesci, e spesso si ammala.

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