Sarko, pensaci prima che sia troppo tardi…

«Signor candidato,

dobbiamo metterla in una simile posizione per far progredire la sua posizione in tema di eutanasia?»

 

Ecco l’immagine usata per  una campagna in favore dell’eutanasia diffusa dalla rivista Les Inrocks e e attraverso internet.

Un analogo fotomontaggio mostra anche gli altri due candidati alle elezioni presidenziali francesi, il centrista Francois Bayrou e la leader fascista del Front National Marine Le Pen, nei panni di un malato terminale: tutti contrari a modificare la legge del 2005 sulla fine della vita in Francia, che instaura il diritto «a lasciar morire», ma vieta l’eutanasia.

Per l’eutanasia/2

Capisco che possa sembrare strano, ma secondo me la commovente “ultima lezione” di Randy Pausch è, in un certo senso, un meraviglioso inno all’eutanasia.

Per l’eutanasia

Oggi pomeriggio, 10 novembre, ho scritto questo sul blog di Ignazio Marino:

Anche se mio papà – da lungo tempo malato – ha salutato questo mondo quando l’ha deciso lui, lasciando un biglietto con su scritto “viva la vita, viva l’eutanasia!”, io ho qualche difficoltà a dirmi tout court “favorevole all’eutanasia”.
Di sicuro, però, sono favorevole alla depenalizzazione dell’assistenza al suicidio e dell’eutanasia.
Sono favorevole a considerare determinante e dirimente la volontà di ciascun diretto interessato, e credo che la legge debba prevedere una serie di passaggi obbligati molto espliciti per assicurarsi che la volontà dell’interessato sia espressa nel modo più libero e consapevole. Con “libero” intendo anche libero dal dolore eliminabile con adeguate cure palliative, ovviamente.
Oggi svariate ricerche condotte in forma anonima tra i medici ci dicono che ovunque – Italia compresa – l’eutanasia è praticata in base alla soggettiva valutazione di ciascun clinico, come verosimilmente accade dalla notte dei tempi.
Io vorrei che diventasse argomento di discussione esplicita, così da togliere un po’ di peso dalle spalle dei medici che si assumono il peso di una simile decisione da soli, e anche per limitare il rischio di errori o abusi legati a qualunque decisione assunta da una persona sola.
Quanto a quello spot, mi ha colpito perché l’aspetto fisico dell’attore è lontano dall’immagine del malato terminale, magari attaccato al respiratore, e certo si presta a una strumentalizzazione da parte dei soliti ipocriti che preferiscono mettere la testa sotto la sabbia (salvo poi fare le stesse cose ma di nascosto, quando tocca a loro o ai loro cari).
Però mi sembra che lo spot punti molto correttamente – al di là di ciò che scrive l’Avvenire – sul principio fondamentale dell’autodeterminazione: così come posso rifiutare le cure anche sapendo che questo equivale a una condanna a morte, devo anche poter decidere di morire in modo dignitoso.
Mio padre l’ha fatto quando era in grado di farlo, perché non gli mancavano né la determinazione né la conoscenza dei metodi più adatti né la capacità di procurarseli e di usarli, ma se qualcuno ha bisogno dell’aiuto di un medico e c’è un medico disposto ad aiutarlo io credo che nessuno abbia il diritto di intromettersi (se non per contestare al medico eventuali omissioni gravi, per esempio riguardo all’accertarsi che la persona fosse in grado di intendere e volere, e non soffrisse di dolore gestibile con un’adeguata terapia).
Purtroppo anche la migliore cultura medica risente di una serie di pregiudizi, perché per esempio la diagnosi di depressione viene fatta sulla base di scale di valutazione che danno molto peso alla volontà di morire.
Quindi se dici di voler morire risulti clinicamente depresso, e uno può pensare che basti curare la depressione per farti passare le “ideazioni suicidarie”, ma in realtà non è così, come argomentava un paio di anni fa nel suo blog “Mente & Psiche” Daniela Ovadia (http://ovadia-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/03/21/chi-chiede-di-morire-e-per-forza-depresso/) citando vari studi.
C’è tanta strada da fare perché il principio dell’autodeterminazione si affermi del tutto nel mondo e in Italia, e io credo che sia sbagliato fare valutazioni “tattiche” su cosa faranno il Vaticano e i suoi sostenitori in Parlamento. E’ una battaglia che si fa perché va fatta.

Sul suicidio assistito in Oregon il bilancio è positivo

Secondo un’analisi pubblicata sull’ultimo numero del prestigioso American Journal of Bioethics, la discussa legge con cui nello Stato americano dell’Oregon sì è inteso assicurare a chi vuole la possibilità di morire con dignità, con l’aiuto di un medico, non ha causato a distanza di molti anni dalla sua approvazione alcuno degli abusi paventati dagli oppositori.
In dettaglio, l’autore dello studio sugli effetti del Death with Dignity Act Ronald A. Lindsay conclude che:

1) Non si è verificato alcun declino nella qualità e disponibilità delle cure palliative;
2) La legalizzazione del suicidio assistito non ha avuto conseguenze particolari per alcuno specifico gruppo di persone vulnerabili;
3) La legge non risulta essere stata applicata all’infuori dei pazienti terminali in grado di intendere e volere per i quali è stata scritta;

Quanto al quarto aspetto presentato come inevitabile – quello degli abusi – i dati non permettono di affermare con certezza nulla, né in un senso né nell’altro, ma “la conclusione più ragionevole è che i rischi di abuso non superano i benefici della legalizzazione” scrive il bioeticista, la cui sintetica conclusione è chiara: “L’esperienza dell’Oregon rappresenta un argomento a favore della legalizzazione dell’assistenza nella morte”.

Ecco l’abstract originale dello studio (“Oregon’s Experience: Evaluating the Record “), consultabile online (a pagamento)

Abstract
Prior to passage of the Oregon Death with Dignity Act, opponents of assistance in dying argued that legalization would have serious harmful consequences. Specifically, they argued that the quality and availability of palliative care would decline, that the harms of legalization would affect certain vulnerable groups disproportionately, that legal assisted dying could not be confined to the competent terminally ill who voluntarily request assistance, and that the practice would result in frequent abuses. Data from Oregon’s decade-long experience decisively refute the first three predictions. As to abuses, the record is not quite as clear, but if an appropriate framework for analysis is utilized, the most reasonable conclusion is that the risks of abuse do not outweigh the benefits of legalization. To the extent projected harmful consequences are relevant to the debate over legalization, Oregon’s experience argues in favor of legalization of assistance in dying.

Sono sicuro che ben pochi parlamentari lo leggeranno, ma io lo segnalo comunque.

Presidente Napolitano, dica no al decreto contro Eluana

Su invito del gruppo di Facebook a cui ho aderito, ho scritto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano un messaggio adattato da quello che suggerivano di inviare (copio l’originale in fondo, con il link alla pagina del sito del Quirinale):

Dica anche Lei NO alla legge ad personam contro le volontà di Eluana Englaro

Caro Presidente,

ho appreso che il Presidente del Consiglio dei Ministri annuncia un provvedimento sotto forma di decreto legge, appunto, d’urgenza in materia di testamento biologico, volto chiaramente a bloccare l’esecuzione delle molte sentenze – ultima quella della Corte di Cassazione – sul caso di Eluana Englaro.

Al di là di quello che a me sembra un abuso dello strumento del decreto legge – in contrasto con l’articolo 77 della Costituzione, vista l’indimostrabile natura di “straordinaria urgenza” e con l’articolo 101 poiché si configura come una vera e propria censura politica di una sentenza definitiva – rimango davvero attonito di fronte alla incontenibile prepotenza di chi pretende di imporre a tutti gli altri le proprie convinzioni religiose, persino dopo che c’è stato un pronunciamento definitivo dei massimi organi deputati in Italia all’amministrazione della giustizia.

Confido che lei, Garante della nostra Costituzione, saprà contrastare la deriva meramente decisionista di provvedimenti di questo tipo e preservare il potere legislativo del Parlamento, l’unico organo delegato dal popolo per rappresentarlo, cui spetta la sovranità della Repubblica, sperando che anch’esso dimostri su questo tema una maggiore vicinanza al sentire comune rispetto a quanto sembra al momento intenzionato a fare.

Un cordiale saluto

Fabio Turone
Milano

Questo è il testo pubblicato su Facebook:

Per tutti coloro che non riescono a digerire un intervento del governo tramite decreto speciale d’urgenza, per fermare la povera Eluana condannata da 17 anni a restare in vita, nonostante la sentenza di Cassazione che permette l’interruzione dell’alimentazione forzata.

FERMIAMO IL DECRETO LAST MINUTE DEL GOVERNO

SCRIVI ANCHE TU QUESTA LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
per inviarla basta un click: https://servizi.quirinale.it/webmail/

Caro Presidente Napolitano,
nonostante i suoi recenti richiami alla moderazione riguardo all’uso dei decreti legge, apprendo con ansia il comunicato del Presidente del Consiglio dei Ministri, col quale annuncia un provvedimento sotto forma di decreto legge, appunto, d’urgenza in materia di testamento biologico, volto chiaramente a bloccare l’esecuzione della sentenza della Corte di Cassazione, riguardo il caso della Sig.ra Englaro.

Mi chiedo se il Governo si renda conto che tale decretazione è in contrasto con l’art. 77 della Costituzione, vista l’indimostrabile natura di “straordinaria urgenza” e con l’art. 101 poiché si configura come una vera e propria censura politica di una sentenza definitiva, minando la base elementare di uno stato di diritto, la divisione dei poteri.

Scrivo a lei che è il Garante della nostra Costituzione, a lei che saprà di certo vigilare sulla deriva meramente decisionista di provvedimenti di questo tipo e preservare il potere legislativo del Parlamento, l’unico organo delegato dal popolo per rappresentarlo, cui spetta la sovranità della Repubblica.

Firma e città

La ballata dell’angelo ferito (per Eluana)

Ho trovato solo ora, grazie alla segnalazione del blog del dottor Zampolini sullo stato vegetativo, una poesia che Guido Ceronetti ha dedicato “al coraggio di Eluana Englaro”.

La ballata dell’angelo ferito
di GUIDO CERONETTI

Urlate urlate urlate urlate.
Non voglio lacrime. Urlate.
Idolo e vittima di opachi riti
Nutrita a forza in corpo che giace
Io Eluana grido per non darvi pace

Diciassette di coma che m’impietra
Gli anni di stupro mio che non ha fine.
Una marea di sangue repentina
Angelica mi venne e fu menzogna
Resto attaccata alla loro vergogna

Ero troppo felice? Mi ha ghermita
Triste fato una notte e non finita.
Gloria a te Medicina che mi hai rinata
Da naso a stomaco una sonda ficcata
Priva di morte e orfana di vita

Ho bussato alla porta del Gran Prete
Benedetto: Santità fammi morire!
Il papa è immerso in teologica fumata
Mi ha detto da una finestra un Cardinale
Bevi il tuo calice finché sia secco
Ti saluta Sua Santità con tanto affetto

Ho bussato alla porta del Dalai Lama.
Tu il Riverito dai gioghi tibetani
Tu che il male conosci e l’oppressura
Accendimi Nirvana e i tubi oscura
Ma gli occhi abbassa muto il Dalai Lama

Ho bussato alla porta del Tribunale
E il Giudice mi ha detto sei prosciolta
La legge oggi ti libera ma tu domani
Andrai tra di altri giudici le mani.
Iniquità che predichi io gemo senza gola
Bandiera persa qui nel gelo sola

Ho bussato alla porta del Signore
Se tu ci sei e vedi non mi abbandonare
Chiamami in cielo o dove mai ti pare
Soffia questa candela d’innocente
Ma il Signore non dice e non fa niente

Ho bussato alla porta del padre mio
Lui sì risponde! Figlia ti so capire
Dolcissimo io vorrei darti morire
Ma c’è una bieca Italia di congiura
Che mi sentenzia che non è natura

E il mio papà piangeva da fontana
Me tra ganasce di sorte puttana.
Cittadini, di tanta inferta offesa
Venga alla vostra bocca il sale amaro.
Pensate a me Eluana Englaro

da repubblica.it (28 dicembre 2008 )

Ciao Eluana, ti auguro di riposare in pace

Oggi la Corte di Appello di Milano ha stabilito che il papà di Eluana Englaro può ottenere che venga interrotta l’alimentazione artificiale che da 16 anni le nega ciò che da viva aveva detto di volere in caso di stato vegetativo permanente.

E’ probabile che venga presentato appello contro questa sacrosanta e finalmente civile decisione del Tribunale (anche perché la Chiesa Cattolica ha già cominciato a farsi sentire), ma io mi auguro di no, perché questa ragazza e il suo amorevole padre (che ha sempre rifiutato le soluzioni “all’italiana” perché non dignitose) abbiano finalmente pace.

Daniela ha già illustrato meglio di quanto avrei potuto fare io tutti gli aspetti scientifici e bioetici di questa vicenda nel suo blog, dal quale mi fa piacere ripubblicare il comunicato ufficiale della Chiesa Valdese, che è stato riportato in un commento:

“Come cristiani” – ha affermato la Commissione Bioetica Valdese -, “riteniamo sia necessario guardare alle persone viventi e alla loro sofferenza, che non può essere dimenticata in nome di principi universali e astratti, né può essere subordinata a una norma oggettiva e precostituita che venga ritenuta valida in quanto ‘legge naturale’. Crediamo infatti che il cuore dell’etica cristiana debba invece essere la sollecitudine verso le persone nella loro irrinunciabile singolarità, spesso sofferente, talvolta – come nel caso di Eluana – addirittura tragica: di qui discende, secondo noi, un’idea della medicina come terapia rivolta a soggetti in grado di autodeterminarsi e in grado di decidere il proprio destino.”

“La libertà individuale non va guardata con sospetto e identificata con l’arbitrio: per questo motivo, e in conformità con le posizioni espresse dall’ultimo Sinodo dell’Unione delle Chiese metodiste e valdesi, come Commissione Bioetica della Chiesa valdese sollecitiamo da parte del Parlamento l’approvazione di una legge sulle direttive anticipate di fine vita.”

Io, che cristiano non sono, mi trovo in piena sintonia.

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