Il papa, i condom e l’HIV (e liberaci dal sesso, Amen)

il Papa è andato in Africa e mentre era ancora sull’aereo ha fatto un’affermazione gravissima riguardo al fatto che i preservativi «non risolvono il problema dell’HIV» (e fin qui scopre l’acqua tiepida) ma «lo aggravano».
L’ufficio stampa del Vaticano ha poi corretto, con una veniale mistificazione, e scritto in un comunicato che «rischiano di aggravare il problema» (come, lo sa solo Dio).
Ma ha anche fatto un’altra cosa: per motivi non del tutto chiari il comunicato-stampa ha messo in bocca al papa la parola «profilattici» e non – come hanno sentito e riferito tutti i giornalisti presenti – «preservativi».
Io ho pensato bene di fare una piccola raccolta di immagini (con due video) sulle intelligenti campagne a favore dell’uso del profilattico, in Africa e non solo, che ho segnalato ai miai amici di Facebook. Poi oggi ho visto che un giornale canadese ha messo in bocca al papa un’altra cosa, in una vignetta.

Io penso che Il Papa dovrebbe davvero smetterla di dire cose che possono contribuire a uccidere molte migliaia di persone.

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Un video di una campagna realizzata in Kenya:

e uno altrettanto divertente di una pubblicità censurata in Inghilterra (o forse in Francia):

Infine una serie di immagini molto «d’impatto»

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AIDS, se lo dimentichi non lo eviti

Da tempo gli esperti lanciano l’allarme sul fatto che i nuovi farmaci che permettono quasi sempre (almeno nei ricchi paesi occidentali) di convivere con l’HIV hanno fatto abbassare la guardia, per cui sono tornati a diffondersi i comportamenti a rischio e con essi ha ripreso il contagio dei giovani e giovanissimi, che erano bambini o non erano ancora nati negli anni delle campagne martellanti sulla “peste del secolo” (fine anni ottanta inizio novanta).

Questi due spot della campagna di MTV “Staying Alive” mi sembrano andare nella giusta direzione: semplici e molto diretti nel mettere in guardia i giovani.

Ecco un paio di quelli che forse dovrebbero riprendere anche in Italia, adattati alla realtà di oggi, ovviamente:

Sulla pelle dei bambini

Il ministro Roberto Maroni annuncia con notevole leggerezza che anche in Italia esiste un traffico di bambini finalizzato alla predazione dei loro organi per i trapianti, ma è forte il sospetto che si tratti di una forzatura strumentale per avere meno obiezioni al progetto della banca dati del DNA, dall’utilità assai controversa, e certo assai gravida di conseguenze sulle libertà individuali se si trasformerà in una schedatura di massa.
Messa così, sembra la riproposizione della schedatura di tutti i minori immigrati già proposta mesi fa.
Nel frattempo, il governo preme perché i medici del servizio sanitario nazionale denuncino gli immigrati irregolari, minori compresi, quando si presentano in ospedale, e così facendo dimostrano quanto stia loro a cuore davvero la salute dei bambini “irregolari”.

Chissà se qualcuno chiederà mai al bambino di questo spot della Helen Bamber Foundation se mamma e papà hanno il permesso di soggiorno regolare:

Mamma, mi fai paura

“Non ho paura del cane, del ragno, del clown e neppure di Becky Taylor [che mi aspetta davanti a scuola per farmi del male]” dice una voce di bimba fuori campo, mentre scorrono le immagini di queste cose in teoria spaventevoli. “Ho paura di mia mamma che fuma. Ho paura che la mia mamma morirà” spiega avvicinandosi alla mamma che sorride e la saluta con dolcezza dando un tiro alla sigaretta.

Oltre 2.000 persone muoiono ogni settimana nel Regno Unito per malattie legate al fumo – si legge poi sullo schermo.

Quando ero bambino, ero molto contento quando mia mamma veniva a sedersi sul pavimento della camera da letto che condividevo con mio fratello di due anni più piccolo di me e stava un po’ con noi mentre ci addormentavamo.
Era affascinante vedere, nella penombra illuminata da una debole luce che veniva dal corridoio, la lucetta intermittente della sua sigaretta, e ogni tanto i giochi che faceva il fumo salendo verso il soffitto. Erano i primi anni settanta, e nessuno si preoccupava neppure lontanamente dei danni del fumo, né attivo né passivo.
Mentre mio fratello ha già da piccolo sviluppato fastidio verso il fumo di sigaretta, io ho poi cominciato a fumare a 15 anni, per poi smettere quando ho deciso di privare a fare dei figli, dopo quasi vent’anni di dipendenza molto forte. Mi ci è voluto molto per riuscirci, e sicuramente la pressione sociale (e delle persone care) ha avuto un ruolo importante.
Anche per questo motivo ora sono molto favorevole alle campagne come quella lanciata in Gran Bretagna dal National Health Service con questo spot.

Think – Campagne sociali d’impatto

Oggi su Facebook ho visto un video sul conflitto arabo-israeliano e la ricerca della pace, pubblicato nella pagina di PeaceReporter, che mi ha colpito molto.

C’erano poche indicazioni sugli autori, fornite in un commento da mia moglie Daniela (eh già, càpita su Facebook di dialogare per interposto web, persino quando si lavora nella stessa stanza):

Due parole su chi lo ha prodotto. Hamifkad haleumì (l’assemblea del popolo, letteralmente) è un’associazione pacifista fondata da Ami Ayalon (ex capo dello Shin Bet israeliano) e da Sari Nusseibeh, rettore dell’università Al-Quds di Gerusalemme. Nel 2002 hanno stabilito una sorta di dichiarazione di principi con lo scopo di raccogliere il maggior numero di firme isrealiane e palestinesi, per promuovere un movimento “dal basso”. Potreste leggere la loro dichiarazione su http://www.mifkad.org.il se sapeste l’ebraico, purtroppo non riesco a trovare il link in inglese…

Ho cercato anche io con google, invano.

Però ho trovato il bel blog Social Ads che colleziona video e foto di campagne sociali di vario tipo.

Un video in particolare, che spiega perché è importante indossare sempre la cintura di sicurezza in auto, mi è piaciuto per la sua essenziale crudezza, e per la capacità di mostrare dettagli scabrosi con il giusto distacco.

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