Ecco il PD che mi piace, per i diritti di tutti

Ecco perché continuo a lavorare perché siano Giorgio Merlo
e quelli come lui a sentirsi sempre più fuori luogo nel mio partito.

METTIAMO IN PIAZZA I DIRITTI

IGNAZIO MARINO E IVAN SCALFAROTTO

Ettore Martinelli e Diana De Marchi

Sabato 7 maggio, dalle 16.00 alle 19.00

Una camminata attraverso i diritti: dal diritto alla qualità urbana al testamento biologico; dalla legalità all’ambiente; dal lavoro alle unioni civili… e molti altri ancora!

PARLIAMONE INSIEME NEI GAZEBO DEL PD
in P.za Segesta, P.za Piemonte, P.za Selinunte, P.le Pagano, P.za Buonarroti, P.za Sicilia, Via Paravia.

Sempre sabato, presso il Circolo Acli di via Conte Rosso 5 (vedi la mappa),

è previsto un pranzo elettorale a favore della candidatura di Giuliano Pisapia a Sindaco

con il senatore Ignazio Marino

A un anno dalla morte di Eluana Englaro

Presidente Fini,

sono un sostenitore dell’appello per il testamento biologico (www.appellotestamentobiologico.it) promosso dal senatore Ignazio Marino e da numerose personalità del mondo giuridico, scientifico e culturale italiano.

Come Lei ben sa, la legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, approvata dal Senato sarà presto all’esame dell’Aula della Camera dei Deputati.

In questa occasione, ci tengo a farLe sapere che io al Parlamento italiano chiedo una legge per il diritto alla salute ma contro l’obbligo alle terapie. Chiedo una legge laica, tracciata nel solco dell’art. 32 della nostra Costituzione.


A Lei, rispettosamente chiedo che faccia tutto ciò che è in suo potere per fare sì che in aula ci sia u
n confronto che consenta di uscire da un’impostazione ideologica, rendendo la legge utile per le persone in modo che ciascuno possa scegliere liberamente a quali terapie sottoporsi e a quali rinunciare.

Fabio Turone, Milano

Invio questo testo al Presidente della Camera Gianfranco Fini aderendo all’invito del senatore Ignazio Marino, che sull’argomento ha pubblicato questo video nel sito Cambia l’Italia:

P.S. L’unico appunto che mi sento di fare è tecnico, futile ma fino a un certo punto: i videomessaggi sono importanti e utili, e se sono fatti bene si nota. In questo senso credo che con un po’ di attenzione in più all’illuminazione (e al bilanciamento del bianco) questa modalità di comunicazione ne guadagnerebbe in termini di efficacia complessiva (ma forse ho la deformazione “amatoriale” da videomaker della domenica…).

Questo PD che vuole morire di morte lenta

Dopo l’esito delle primarie che hanno eletto Bersani segetario (con D’Alema in un ruolo implicito di manovratore occulto), avevo deciso di riflettere per qualche mese: pur essendo straconvinto della bontà delle idee portate avanti da Ignazio Marino, la decisione di prendere la tessera del PD era stata a dir poco sofferta, e mi pareva stupido agire d’impulso.

Prima la scelta di Filippo Penati come candidato alle prossime elezioni regionali, poi le ultime prese di posizione di D’Alema e Latorre in tema di inciucio mi fanno condividere dalla prima all’ultima riga questo bellissimo post con cui un neo-iscritto del PD annuncia a Ignazio Marino la propria rinuncia (Canto di Natale: lettera aperta a Ignazio Marino).

Anche la vita nel mio circolo, il Circolo del Giambellino a Milano, mi aveva fatto entusiasmare su alcuni progetti molto concreti, di “politica terra terra”, condivisi con un gruppo di persone con cui è piacevole confrontarsi e lavorare. Per continuare a colmare la distanza tra il partito e “il mondo reale” ho messo anche in piedi il sito del circolo e il gruppo su Facebook, creando le condizioni perché il circolo assumesse un’identità più distinguibile all’esterno, anche per chi non ha intenzione di passare tutte le sue serate del martedì a cercare di capire che cosa bolle in pentola. Ora aspetto di capire se il rinnovo degli organi direttivi del circolo sarà l’occasione per usare questi strumenti in modo più consapevole e coinvolgente.

Il post con cui oggi Ignazio Marino stesso dice la sua invitando a resistere e a farsi sentire (Un partito delle idee, non degli inciuci) può aiutarmi a sospendere la decisione ancora per un po’, ma il vero banco di prova – per quanto mi riguarda – sarà l’imminente elezione del circolo, perché è nel circolo che intendo provare a darmi da fare, sempreché ci sia spazio, sulle cose concrete.

Parafrasando Georges Brassens (qui nella traduzione di Fabrizio De Andrè, poco sotto nell’originale che mi piace di più): se proprio devo morire di morte lenta preferisco farlo per le mie idee piuttosto che per sostenere qualcuno che è pronto a sacrificare le proprie idee – e le mie – nel nome della permanenza nei dintorni del potere.

Il «lodo Scalfari» e i furboni della politica di piccolo cabotaggio

Eugenio Scalfari è andato l’altra sera in televisione dalla Dandini ha fatto un’osservazione: ha detto che lui andrà a votare alle primarie solo se i candidati avranno preliminarmente annunciato di accettare immediatamente quel verdetto, cambiando di fatto le regole che stabiliscono che quella votazione popolare sarà decisiva per l’elezione del nuovo segretario solo se uno dei candidati avrà la maggioranza assoluta dei voti.

Il regolamento prevede infatti che se nessuno dei tre candidati ottiene il famoso 50% dei voti più uno, l’assemblea nazionale eletta da quel voto – in cui i sostenitori dei tre candidati saranno presenti in proporzione ai voti espressi nelle primarie – dovrà scegliere tra i due che si sono piazzati meglio.

Questo – secondo il semplice ragionamento di Scalfari – sarebbe offensivo per chi è andato a votare.

Secondo il semplice ragionamento di Scalfari, per rispettare la volontà popolare occorre che i tre candidati accettino sin da ora di eleggere segretario il candidato dei tre che avrà avuto anche solo un voto più degli altri due.

In un ipotetico scenario in cui due candidati avessero avuto entrambi esattamente il 33,3% dei voti e il terzo avesse ottenuto il 33,4% dovrebbe essere quest’ultimo a prevalere, secondo il semplice ragionamento di Scalfari.

In caso contrario, secondo il semplice ragionamento di Scalfari, il Partito Democartico rischierebbe di morire all’istante.

Scalfari è uomo da ragionamenti molto raffinati (talmente raffinati che in qualche caso si sono pure rivelati azzeccati), per cui mi domando come mai questa arguta osservazione l’abbia tirata fuori solo adesso, a meno di 15 giorni dalle primarie. In fondo, il vignettista Sergio Staino era arrivato a un’analoga riflessione parecchio tempo fa (con una conclusione diversa, però).

E io ho il dubbio che il semplice ragionamento di Scalfari nasconda (o sottintenda, se preferite) qualche altro ragionamento un po’ meno semplice.

E’ un dubbio ingigantito dalla prontezza con cui Bersani e Franceschini si sono dichiarati favorevoli.

Finora questo regolamento bizantino e in molte parti ottuso è stato rispettato alla lettera (impedendo a chi non ha fatto in tempo a iscriversi entro il 21 luglio di prendere parte ai congressi di circolo); ora i due “politici esperti” che lo hanno firmato si accorgono che mette anche il terzo incomodo in condizione di dire la sua.

Ci voleva Scalfari per capire questo piccolo dettaglio?

O Bersani e Franceschini sono due imbecilli circondati da imbecilli – per cui si sono accorti solo ora di che cosa c’è nel loro regolamento – oppure stanno facendo ancora una volta gli “esperti” nella politica di piccolo cabotaggio, e cercano di disinnescare le idee dirompenti di Marino (che infatti si oppone) cambiando le regole in corsa.

Io non ho bisogno di un leader politico che mi fa attraversare un laghetto artificiale, e per farlo cambia le regole in corsa: io voglio un leader che sappia mollare gli ormeggi e affrontare il mare aperto, sapendo che in mare aperto certe regole non si possono cambiare, e o si sa affrontare anche la tempesta o si fa naufragio.

E potrei ribaltare il semplice ragionamento di Scalfari: che fiducia può ispirare ai suoi elettori un partito che non è capace neppure di rispettare le regole che si è dato da solo?

Al congresso del PD, con l’on. Zaccaria insabbiatore per Bersani

Oggi ero al mio primo congresso di partito, in quello che ora è il mio circolo di Giambellino, Lorenteggio e Inganni (a Milano) e mentre stavo ascoltando le presentazioni delle mozioni mi è vibrato più volte il telefono. Lì per lì non ho risposto perché per uscire avrei dovuto disturbare troppo persone, e davo per scontato che fosse per farmi gli auguri di compleanno (a proposito: grazie a tutti gli amici di Facebook). Poi quando mi ha chiamato anche Daniela – che sapeva che ero impegnato – ho scoperto che c’era anche altro: una notizia preoccupante sulla salute della mia mamma.
Mi ero già iscritto a parlare, ma da quando ho avuto la notizia ho passato un bel po’ di tempo a cercare di capire al telefono con i miei fratelli e con mia madre (a Roma) i contorni esatti della situazione, e riflettere sul da farsi. Un po’ in ritardo – ma comunque prima che dopo pranzo riprendessero i lavori – sono tornato al circolo con la testa piena di pensieri, non del tutto concentrato (non lo sono neanche ora, confesso).

Ma torniamo alla mattinata, e alla presentazione delle mozioni.
Ha cominciato – in rappresentanza della mozione Bersani – Roberto Zaccaria, ex presidente della RAI e attuale parlamentare. Ha fatto un intervento molto informale, e dopo un po’ di simpatici salamelecchi è entrato nel vivo attaccando, prima indirettamente e poi in modo esplicito Ignazio Marino. “Dobbiamo ricordare che i nostri avversari sono fuori di qui” ha detto “per cui bisogna fare attenzione a non farsi del male”.
Fin qui, le banalità relativamente innocue.

Subito dopo, però, è entrato in medias res, ed è andato a parare sulla Calabria: “Ho letto sul ‘Fatto’ un’intervista in cui Marino ha fatto fuoco e fiamme accusando di brogli in Calabria” ha detto l’onorevole Roberto Zaccaria (le parole non le ho trascritte, ma il senso era questo). “Però poi come tutti sappiamo la commissione elettorale calabrese ha certificato che non c’è stato nessun broglio, e non ho visto da parte di Marino nessuna ritrattazione, che mi sarebbe invece parsa opportuna”.

Poi ha detto – e qui sintetizzo – che viviamo in un’emergenza democratica, e che lui sente il bisogno di gesti simbolici, tipo occupare per cinque ore il Parlamento, nientemeno.

Mi scuserete se non mi diffondo sulle presentazioni di Emanuele (Lele) Fiano per Franceschini e di Teresa Cardona per Marino, per concentrarmi su Zaccaria.
Dirò solo qualcosa di Lele, che stamattina parlava nel suo circolo anche in veste di candidato a segretario regionale: lo conosco da anni perché è un amico d’infanzia di Daniela, tanto che ci ha sposato circa 10 anni fa, e lo stimo molto, anche se penso che debba scegliersi meglio certi compagni di mozione, e in particolare quelli che se pronunciano la parola “laicità” devono subito correre a confessarsi in Vaticano.
Lo stimo da tempo, e oggi ha usato argomenti e parole convincenti, per cui non mi ha fatto pentire della decisione di votare per lui come segretario regionale. Non ho dubbi che Angiolini sia un’ottima persona e un ottimo candidato, che potrebbe fare molto bene, ma Lele mi dà ancor più garanzie, per cui applico a livello personale il metodo della laicità e opto per una scelta per conoscenza diretta che credo migliore di quella basata sul solo criterio dell’appartenenza.

Anche se sono candidato per la mozione Marino per partecipare eventualmente all’assemblea provinciale in cui saranno scelti – tra gli eletti di ciascuna mozione – quelli che andranno a Roma l’11 ottobre, e forse la prassi vuole che appoggi il mio candidato ufficiale anche alla Regione, è una libertà che rivendico con forza.

Al termine delle presentazioni c’è stata una pausa nel corso della quale molti si sono mi sono avvicinato al tavolo della presidenza, perché volevo poter chiedere conto a Zaccaria di una notizia molto importante che avevo trovato proprio sulla vicenda calabrese, che lui evidentemente ignorava. Ho chiesto se era già stata aperta l’iscrizione a parlare, e mi è stato risposto di no. Nessuno era ancora isctitto. Allora ho chiesto di essere iscritto a parlare, ma sono stato invitato a tornare a sedermi, cosa che ho fatto obbediente.
Dopodiché (mistero dei congressi di partito) ho scoperto che avrei parlato per undicesimo. Ad ogni modo Zaccaria non è rimasto neanche un minuto, per cui la stranezza è diventata irrilevante.
Avevo preparato un abbozzo di intervento in cui nei dieci minuti concessi intendevo parlare di varie cose, ma ho dedicato più tempo del previsto nell’introduzione personale, sul perché ero lì e da che storia provenivo. Il resto del mio intervento è bastato appena per la dichiarazione di voto e fiducia a Fiano (per dare forza alla sua battaglia anche nei confronti della parte più retriva della mozione Franceschini), con cui ho concluso, e con la dura requisitoria sulla questione morale.

Siccome so bene – per la lunga esperienza di mio padre Sergio Turone e le sue battaglie per onestà e trasparenza che gli erano valse la qualifica di “moralista” (con connotazione di “rompicoglioni”) da parte di molti personaggi poco limpidi – mi è sembrato importante chiarire ai “compagni e amici” del circolo che la versione che ci era stata propinata da Zaccaria è frutto di una brutta manipolazione, di cui Bersani è vittima o complice.

E mi è sembrato importante farlo con le parole di un senatore della Repubblica eletto nel PD, coordinatore in Calabria della mozione Franceschini: a riprova del fatto che tra il “rompicoglioni che vuole dividere” e la persona onesta che vuole far conoscere la verità il confine è spesso labile.
Ecco il testo che ho letto:

23-09-2009 – Calabria: non si placano i toni sui brogli nel PD

Non si spegne la polemica interna al Pd sulle presunte irregolarità congressuali in Calabria. Francesco Bruno, senatore che fa riferimento alla mozione Franceschini, polemizza in una nota con il coordinatore della mozione Bersani. “Penati – afferma – ha introdotto una nuova tecnica di garanzia processuale: l`autoassoluzione. Invece di riflettere su quello che stanno combinando in Calabria i suoi amici di mozione di Catanzaro, di Vibo Valentia e Reggio Calabria e sul gravissimo fatto che ben due candidati alla segreteria regionale del Pd e che lo stesso attuale segretario regionale rischiano di non poter partecipare al congresso del loro partito per l`inagibilità dello stesso, delle sue sezioni e del suo tesseramento il coordinatore della mozione Bersani tira fuori una dichiarazione lontana dalla realtà”. “Penati ci racconta infatti – prosegue Bruno – che i sospettati di irregolarità si sono auto-dichiarati non colpevoli, convocandosi da soli, senza ordine del giorno e con un anticipo di una sola ora, sebbene il sottoscritto, rappresentante della mozione Franceschini, avesse esplicitamente e formalmente diffidato dal tenere una riunione della commissione di garanzia senza ordine del giorno e con un avviso così breve. Comunque – conclude – a quanto risulta non si è affatto discusso delle questioni da noi sollevate”.

http://www.telereggiocalabria.it/news/1-cronaca/20128-calabria-non-si-placano-i-toni-sui-brogli-nel-pd.html

Mentre leggevo, un iscritto ha avuto lo stomaco di ironizzare sul termine “inagibile” (“nel senso che non avevano l’agibilità?”), ma non ho capito se era una facezia fuori luogo o il deliberato tentativo di ridere di me.
Ho sottolineato più volte, mentre leggevo, il fatto che era una denuncia gravissima, che proveniva da un senatore della Repubblica eletto nel partito di tutti, e appartenente alla mozione Franceschini. Questo per togliere armi a chi con ogni mezzo sta cercando di far passare Marino per il visionario che accusa a vanvera.

Devo dire che alla fine del mio intervento non sapevo se essere soddisfatto o meno, ma ho sentito altri fare riferimento alla Calabria, compreso il consigliere comunale David Gentili che ha fatto un accorato intervento citando più volte l’importanza di vigilare sulla questione morale, anche dopo il congresso. Salvo poi concludere che lui sta con Bersani.

Mentre mi passava vicino per andarsi a sedere gli ho chiesto: «Ma visto che la questione morale ti sta così a cuore, non ti preoccupa il fatto che ancora stamattina Zaccaria ci raccontasse quelle frottole?»

«Moltissimo» mi ha risposto. «Mi preoccupa moltissimo».
Sinceramente, non ho capito se mi stesse prendendo in giro (è chiaro che potrebbe essere una risposta standard in “politichese”). Magari anche lui si è sentito preso in giro, e in queste ore me sta chiedendo conto ai vertici della sua mozione.
Di sicuro, in ogni caso lui eviterà di insinuare che Marino deve ritrattare.

Zaccaria e Bersani non so…

Ignazio Marino: «Il PD deve essere un partito di sinistra»

Gad Lerner: l’affermazione di Marino è un buon segno

Oggi Gad Lerner, che aveva dichiarato la propria preferenza per la mozione Franceschini, ha scritto sul proprio blog una breve analisi del voto nel circolo del PD Valcerrina (nel Monferrato Casalese) di cui è segretario, con le conseguenze che ne ha tratto.

Il titolo è chiaro: Pd, aveva ragione mio figlio… (ventenne, sostenitore di Ignazio Marino di cui condivido in pieno il pensiero).

Ecco alcuni passaggi (il neretto è opera mia):

la mia scelta per Franceschini è stata condivisa… solo da me stesso! Un record negativo che mi conferma di essere sorpassato, politicamente, come già sapevo, e che merita una riflessione. Il vincitore del nostro congresso, con un solo voto di scarto, e solo grazie al fatto che il regolamento impediva di conteggiare le scelte inviate via mail da altri iscritti, è stato Pierluigi Bersani. Altrimenti avrebbe vinto Ignazio Marino, che a quanto pare sta riscuotendo ovunque – e in particolare nel Nord Italia – un successo insperato. L’intervento pro-Marino che ha spostato il voto di alcuni incerti, lo ha fatto Giuseppe, mio figlio ventenne alla sua prima esperienza del genere. In sintesi ha sostenuto che il Pd non deve eleggere oggi un leader per il governo del paese, aspirazione realisticamente lontana nel tempo, ma dare un segno concreto di rinnovamento che rimotivi il suo elettorato deluso. Per questo meglio Marino che i due esponenti delle gestioni passate, portatori di una continuità nefasta.
Io avevo deciso di votare Franceschini, clamorosamente inascoltato, sulla base di un ragionamento troppo sofisticato. […]

Evidentemente la spinta di rinnovamento, non solo fra gli elettori ma anche fra gli iscritti, è superiore alle previsioni. Non posso che considerarlo un buon segno.

Mi pare importante sottolineare quello che anche Lerner, mette in rilievo: fin qui si sta parlando delle logiche di analisi (spesso “troppo sofisticate”) tanto frequenti tra chi “fa politica”: gli elettori, però, spesso ragionano diversamente, e se vogliono rinnovamento non ci girano troppo attorno.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: