La guerra 2.0 non ha più cuore né anima: ha i robot

«E se gli sparo in fronte o nel cuore,
Soltanto il tempo avrà per morire,
Ma il tempo a me resterà per vedere,
Vedere gli occhi di un uomo che muore».

Fabrizio De Andrè, “La guerra di Piero”

Ai soldati, a molti soldati, la guerra fa schifo. A quasi nessun soldato piace vedere la morte negli occhi. A nessun soldato piace pensare di perdere in guerra una parte di sé, o la vita.
Ma la soluzione è già a un passo dalla commercializzazione, perché è in arrivo una nuova generazione di soldati iperaddestrati, abili e intelligenti, e per definizione (di “default” si potrebbe dire) privi di scrupoli morali, perché sono robot.
Robot sempre più simili a quelli descritti dalla fantascienza, al confronto dei quali quelli teleguidati oggi in uso sono primitivi, inefficienti e ottusi.

Giocare alla guerra, in effetti, piace a molti, con il sedere caldo e al sicuro. E senza neanche più troppi rischi di avere sotto le finestre folle di reduci amputati che schiamazzano per farla finire in fretta.
Questo documentario andato in onda su Discovery Channel sulle “magnifiche sorti e progressive” degli armamenti americani la dice lunga:

Lo stesso vale per un recente editotriale del Washington Post, in cui si legge:

I robot della fantascienza del passato erano governati dalle Tre Leggi di Isaac Asimov, che precludevano la possibilità di causare danno agli umani. Nel giro di un decennio, l’esercito dispiegherà sul campo robot armati con intelletti che possiedono, come disse H.G. Wells, “Menti che stanno alle nostre menti come le nostre stanno a quelle delle bestie che periscono, intelletti vasti e freddi e privi di empatia”.

[…]

I robot armati saranno tutti cecchini. Killer con sangue freddo, ognuno di essi. Prenderanno la mira con precisione disumana e spareranno senza umane esitazioni.

[…]

La scrittura di lettere di condoglianze diventerà un’arte dimenticata.

[…]

Nessun esercito umano potrà sopportare un tale massacro. Un simile avversario offrirà al nemico solo la scelta tra il martirio o la fuga. Equipaggiate così, le forze armate americane sarebbero irresistibili in battaglia.

Lo scopo, secondo l’entusiasta autore John Pike, esperto di armamenti, sarebbe quello di prevenire i genocidi e difendere i valori eccetera eccetera.

Gli interventi umanitari senza più traccia di umanità…

Al di là delle belle parole, si tratta di entusiasmo mal diretto, giacché si tratta di illusioni, come spiega in una bella intervista alla rivista “Mother Jones” Peter W. Singer, il giovane autore del libro “Wired for War” e coordinatore del team per le politiche di difesa della campagna elettorale del nuovo presidente Barack Hussein Obama.

Sono illusioni, ma non per questo i loro effetti sono meno pericolosi, come spiega nell’intervista Singer:

Sappiamo che cosa è successo con ciascuna delle precedenti tecnologie che sembravano fatntascientifiche. La gente diceva: “Oh no, non la useremo mai in guerra”. E invece lo abbiamo fatto.

[…]

Questa discussione deve coinvolgere non solo gli scienziati, ma anche gli scienziati della politica; deve essere multidisciplinare. Non possiamo avere un’altra ripetizione di ciò che accadde a chi lavorava alla bomba atomica. Penso che l’esempio di ciò che è accaduto con la ricerca genetica rappresenta potenzialmente un grande esempio. Sapevano di star lavorando su qualcosa di molto importante non solo per le scienze di base ma anche per l’umanità. E questo significò per loro che avrebbero fatto meglio a iniziare con un più ampio coinvolgimento di persone, affrontando le questioni che venivano fuori. Questo non significa che abbiamo in qualche modo risolto tutti i problemi della genetica, ma in tanti ci stanno lavorando”.

[..]

Si potrebbe concludere che occorrono forme di controllo su queste armi, che esistono elementi che non devono essere sviluppati o non dovrebbero essere usati in guerra. In effetti, se la storia può valere come guida, ci sono molte armi che sono state sviluppate e poi bandite, come quelle chimiche e biologiche

Senza dimenticare un altro aspetto importante: la potenza militare – persino quando è un vero strapotere – da un bel pezzo non basta più a vincere le guerre, tantopiù quelle “asimmetriche” contro un nemico fatto da truppe irregolari e resistenti di vario genere, tipiche degli ultimi decenni:

Come segnalava un altro articolo recente sempre del “Washington Post”, se nella prima metà dell’Ottocento il più forte vinceva in oltre l’80 per cento dei casi, a partire dal secondo dopoguerra la situazione si è capovolta, e quasi sempre l’armata più grande e meglio equipaggiata è sconfitta per sfinimento.

inorgentivsesercito

Non senza, però, aver inflitto enormi perdite alle inermi popolazioni civili, come ha ricordato anni fa Gino Strada, nel suo bel libro Pappagalli Verdi:

Nei conflitti di oggi, più del novanta per cento delle vittime sono civili. Migliaia di donne, di bambini, di uomini inermi sono uccisi ogni anno nel mondo. Molti di più sono i feriti e i mutilati

Un ottimo motivo per essere favorevoli a una Conferenza di Asilomar sulla robotica.

Una Risposta

  1. […] Link articolo originale: La guerra 2.0 non ha più cuore né anima: ha i robot « Presente 2.0 […]

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