Quali medicine per l’Italia? E a che prezzo?

Di ritorno dalle vacanze ho letto nel blog di Marco Cattaneo, direttore delle “Scienze”, un post dedicato alla vicenda del licenziamento del direttore dell’Agenzia Italiana per il Farmaco (AIFA) Nello Martini, in cui giustamente si lamenta del fatto che il conflitto di interesse che tocca il Ministro Maurizio Sacconi (responsabile della sanità e marito della direttrice generale di Farmindustria, l’associazione che riunisce i produttori italiani) sia stato reso noto dalla rivista Nature ai pochi italiani che la leggono.

Io stesso lo ignoravo, per cui quando ho scritto (da un internet cafè, giacché ero in vacanza all’estero) l’articolo chiestomi sulla vicenda dal British Medical Journal ho cercato rapidamente di verificare la notizia, e non avendo conferme ho preferito sorvolare su quello specifico punto, per dedicare il poco spazio disponibile a ricordare tutte le molte cose importanti realizzate dall’AIFA, in pochi anni, sotto la direzione di Nello Martini.

Quello che emerge è il progetto in parte già dichiarato dal governo di sottrarre la gestione della spesa farmaceutica a un organo che fin qui si è dimostrato indipendente, e che ha basato le proprie decisioni sui prezzi dei farmaci su valutazioni tecniche, anche grazie a ricerche innovative che ha esso stesso finanziato e condotto. Tolta all’AIFA, questa responsabilità sarebbe affidata ad altri all’interno del Ministero (dove era quando scoppiò lo scandalo Poggiolini citato dall’editoriale di Nature).

Il problema è che se non ci sono soldi pubblici per pagare a tutti tutte le medicine esistenti (non sempre granché efficaci) io preferisco che la selezione dei farmaci da rimborsare a spese del contribuente e la trattativa sul loro prezzo di vendita sia condotta con criteri rigorosi, partendo dalle esigenze della sanità pubblica e non da quelle (anch’esse ovviamente legittime, ma meno prioritarie) dell’industria.

E preferisco che il medico mi prescriva un farmaco sulla base di informazione indipendente (come quella finanziata dall’AIFA di Martini) piuttosto che sulla base di quella sponsorizzata, perché so che anche il più onesto degli osti deve vendere il vino che ha in negozio.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: