Il «lodo Scalfari» e i furboni della politica di piccolo cabotaggio

Eugenio Scalfari è andato l’altra sera in televisione dalla Dandini ha fatto un’osservazione: ha detto che lui andrà a votare alle primarie solo se i candidati avranno preliminarmente annunciato di accettare immediatamente quel verdetto, cambiando di fatto le regole che stabiliscono che quella votazione popolare sarà decisiva per l’elezione del nuovo segretario solo se uno dei candidati avrà la maggioranza assoluta dei voti.

Il regolamento prevede infatti che se nessuno dei tre candidati ottiene il famoso 50% dei voti più uno, l’assemblea nazionale eletta da quel voto – in cui i sostenitori dei tre candidati saranno presenti in proporzione ai voti espressi nelle primarie – dovrà scegliere tra i due che si sono piazzati meglio.

Questo – secondo il semplice ragionamento di Scalfari – sarebbe offensivo per chi è andato a votare.

Secondo il semplice ragionamento di Scalfari, per rispettare la volontà popolare occorre che i tre candidati accettino sin da ora di eleggere segretario il candidato dei tre che avrà avuto anche solo un voto più degli altri due.

In un ipotetico scenario in cui due candidati avessero avuto entrambi esattamente il 33,3% dei voti e il terzo avesse ottenuto il 33,4% dovrebbe essere quest’ultimo a prevalere, secondo il semplice ragionamento di Scalfari.

In caso contrario, secondo il semplice ragionamento di Scalfari, il Partito Democartico rischierebbe di morire all’istante.

Scalfari è uomo da ragionamenti molto raffinati (talmente raffinati che in qualche caso si sono pure rivelati azzeccati), per cui mi domando come mai questa arguta osservazione l’abbia tirata fuori solo adesso, a meno di 15 giorni dalle primarie. In fondo, il vignettista Sergio Staino era arrivato a un’analoga riflessione parecchio tempo fa (con una conclusione diversa, però).

E io ho il dubbio che il semplice ragionamento di Scalfari nasconda (o sottintenda, se preferite) qualche altro ragionamento un po’ meno semplice.

E’ un dubbio ingigantito dalla prontezza con cui Bersani e Franceschini si sono dichiarati favorevoli.

Finora questo regolamento bizantino e in molte parti ottuso è stato rispettato alla lettera (impedendo a chi non ha fatto in tempo a iscriversi entro il 21 luglio di prendere parte ai congressi di circolo); ora i due “politici esperti” che lo hanno firmato si accorgono che mette anche il terzo incomodo in condizione di dire la sua.

Ci voleva Scalfari per capire questo piccolo dettaglio?

O Bersani e Franceschini sono due imbecilli circondati da imbecilli – per cui si sono accorti solo ora di che cosa c’è nel loro regolamento – oppure stanno facendo ancora una volta gli “esperti” nella politica di piccolo cabotaggio, e cercano di disinnescare le idee dirompenti di Marino (che infatti si oppone) cambiando le regole in corsa.

Io non ho bisogno di un leader politico che mi fa attraversare un laghetto artificiale, e per farlo cambia le regole in corsa: io voglio un leader che sappia mollare gli ormeggi e affrontare il mare aperto, sapendo che in mare aperto certe regole non si possono cambiare, e o si sa affrontare anche la tempesta o si fa naufragio.

E potrei ribaltare il semplice ragionamento di Scalfari: che fiducia può ispirare ai suoi elettori un partito che non è capace neppure di rispettare le regole che si è dato da solo?

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