E se Dio fosse una donna?

Ho trovato un bellissimo video in cui il grande poeta uruguagio Mario Benedetti recita, in spagnolo, la sua meravigliosa poesia dal titolo

“E se Dio fosse una donna?”

Ecco una traduzione (senza pretese)

E se Dio fosse una donna?
si chiede Juan senza scomporsi,
guarda, guarda, se Dio fosse donna
è possibile che agnostici e atei
non diremmo no con la testa
e diremmo si con le viscere.

Alle volte ci avvicineremmo alla sua divina nudità
per baciare i suoi piedi non di bronzo,
il suo pube non di pietra,
il suo petto non di marmo,
le sue labbra non di gesso.

Se Dio fosse donna l’abbracceremmo
per strapparla dalla sua lontananza
e non ci sarebbe da giurare
fino a che la morte ci separi
giacché sarebbe immortale per antonomasia
e invece di trasmetterci Aids o panico
ci contagerebbe la sua immortalità.

Se Dio fosse donna non vivrebbe
lontana nel regno dei cieli,
ma ci aspetterebbe nell’anticamera dell’inferno,
con le sue braccia non chiuse,
la sua rosa non di plastica
e il suo amore non di angeli.

Ah, Dio mio, Dio mio
se per sempre e da sempre
fossi una donna
che bello scandalo sarebbe,
che fortunata, splendida, impossibile,
prodigiosa bestemmia.

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La ballata dell’angelo ferito (per Eluana)

Ho trovato solo ora, grazie alla segnalazione del blog del dottor Zampolini sullo stato vegetativo, una poesia che Guido Ceronetti ha dedicato “al coraggio di Eluana Englaro”.

La ballata dell’angelo ferito
di GUIDO CERONETTI

Urlate urlate urlate urlate.
Non voglio lacrime. Urlate.
Idolo e vittima di opachi riti
Nutrita a forza in corpo che giace
Io Eluana grido per non darvi pace

Diciassette di coma che m’impietra
Gli anni di stupro mio che non ha fine.
Una marea di sangue repentina
Angelica mi venne e fu menzogna
Resto attaccata alla loro vergogna

Ero troppo felice? Mi ha ghermita
Triste fato una notte e non finita.
Gloria a te Medicina che mi hai rinata
Da naso a stomaco una sonda ficcata
Priva di morte e orfana di vita

Ho bussato alla porta del Gran Prete
Benedetto: Santità fammi morire!
Il papa è immerso in teologica fumata
Mi ha detto da una finestra un Cardinale
Bevi il tuo calice finché sia secco
Ti saluta Sua Santità con tanto affetto

Ho bussato alla porta del Dalai Lama.
Tu il Riverito dai gioghi tibetani
Tu che il male conosci e l’oppressura
Accendimi Nirvana e i tubi oscura
Ma gli occhi abbassa muto il Dalai Lama

Ho bussato alla porta del Tribunale
E il Giudice mi ha detto sei prosciolta
La legge oggi ti libera ma tu domani
Andrai tra di altri giudici le mani.
Iniquità che predichi io gemo senza gola
Bandiera persa qui nel gelo sola

Ho bussato alla porta del Signore
Se tu ci sei e vedi non mi abbandonare
Chiamami in cielo o dove mai ti pare
Soffia questa candela d’innocente
Ma il Signore non dice e non fa niente

Ho bussato alla porta del padre mio
Lui sì risponde! Figlia ti so capire
Dolcissimo io vorrei darti morire
Ma c’è una bieca Italia di congiura
Che mi sentenzia che non è natura

E il mio papà piangeva da fontana
Me tra ganasce di sorte puttana.
Cittadini, di tanta inferta offesa
Venga alla vostra bocca il sale amaro.
Pensate a me Eluana Englaro

da repubblica.it (28 dicembre 2008 )

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