Ammanettate quel sovversivo, ha fatto il segno della croce!

Il calcio italiano è così. Si fanno proclami di punire chi bestemmia in campo, perché non è bello (e fra l’altro, per quanto anacronistico possa apparire, è pure un reato in Italia).

Poi il portierone della Nazionale Gianluigi Buffon incassa un gol come un pollo, e il labiale ripreso dalle telecamere lo inchioda peggio di Cristo sulla croce.

In tanti si aspettano una punizione esemplare, e invece no: le autorità del calcio – dopo tanti proclami – annunciano (gesuiticamente) che la norma non è ancora entrata in vigore. Fino a marzo la bestemmia è libera (come quasi tutto negli stadi italiani).

Poi però qualcuno fa davanti alle telecamere un gesto assai più grave: senza profferire parola, agita le braccia per aria facendo il segno della croce, e il cuore d’Italia da Palermo ad Aosta si gonfia in un coro di vibrante protesta.

E così, nel giorno in cui giunge la notizia che in India l’immagine di Gesù Cristo con birra e sigaretta ha causato devastazioni e incendi, il blasfemo allenatore dell’Inter che ha osato – col suo segno “della croce” – evocare silenziosamente una persecuzione subita viene squalificato per tre giornate, perché “ha contestato platealmente le decisioni dell’arbitro”.

Come spesso accade all’Inter, inauguriamo noi la linea “un po’ più dura”, e dopo il rivoluzionario e gravissimo applauso sarcastico veniamo ora duramente puniti per il segno delle manette (che silenziosamente diceva, non senza humor: “vabbé, allora mettetemi in galera!”).

Inutile provare a dire a Mourinho che è meglio urlargliele in faccia le cose, agli arbitri.

Con lui sono molto più permalosi che con gli altri, come la cronaca recente mostra per un caso in bianconero:

E quella di pochi mesi mostra per il grande Francesco Totti, molto forbito capitano giallorosso (ha preso il cartellino giallo, anziché il rosso, e magari qualche giornata di squalifica…)

P.S. Secondo me Mourinho esagera, ma la reazione sempre più scomposta delle cosiddette “autorità” verso i suoi metodi di contestazione sempre nuovi dimostra che il mondo del calcio è davvero in mano a incompetenti che hanno una paura del diavolo di lui, che se li mangia tutti a colazione. Spero solo che lui si diverta comunque, e non finisca per mandarci tutti a quel paese. Cioè… a restarcene qui con allenatori e calciatori che rifriggono da decenni la stessa aria…

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Può essere, un idiota, bianco o nero

Chi offende col razzismo Balotelli
che lustro dà alla squadra degli Agnelli?

Qualcuno dice che non son razzisti:
offende chi ha cervello, e rende tristi
tutti coloro cui piace molto Eupalla,
e chi, con essa ai piedi, corre e balla.

La verità noi la sappiamo tutti
alti e bassini, fascinosi e brutti.
Può esserci un idiota in ogni dove,
(si bagna ma insiste che non piove).

Ai giorni nostri, l’idiota più vero
va allo stadio, è razzista e bianconero.

Ma che bell’atleta di Gesù…

Premetto che sono interista, e ieri sera alla fine della partita pareggiata a Torino con la Juventus ero più deluso che soddisfatto (la Juventus perdeva 1-0, ma è riuscita a pareggiare nonostante la meritata espulsione dello juventino Tiago).

Avevo ammirato il giovanissimo Balotelli, sperando che evitasse di farsi espellere (ha un caratteraccio) e gioito per il suo gran gol, sapendo che non era una punizione sufficiente per gli incivili ignoranti e idioti che dagli spalti lo hanno martoriato per tutta la partita con vergognosi cori razzisti.

Balotelli non solo ha evitato di trascendere, ma ha anche subìto senza reagire un brutto fallo violento a centrocampo, quello che è valso l’espulsione allo juventino Tiago.

Proprio su quell’episodio, a fine partita, i commentatori di Sky hanno chiesto un’opinione al difensore juventino Nicola Legrottaglie, assurto di recente alle cronache letterarie con la vendutissima autobiografia in cui dichiara di aver promesso a Dio, da bambino, che “se avesse potuto giocare almeno una partita in Serie A, sarebbe diventato missionario di Cristo nel mondo”.

Beh, l’episodio in questione era quello in cui un diciottenne nero che è stato fischiato in modo infame per tutta la partita viene steso da un maturo avversario. Era già passata un’oretta dalla fine della partita, ma sebbene gli avessero chiesto della meritata espulsione del suo compagno Tiago, Legrottaglie ha insistito più volte – anche dopo che la domanda su Tiago gli è stata ripetuta – nel bacchettare Balotelli per le sue intemperanze.

Non una parola di condanna per il suo pubblico infame che per tutta la partita ha fischiato Balotelli ululando cori razzisti.

Non mezza parola per dire che l’entrata violenta di Tiago era anch’essa sa condannare.

Un vero Atleta di Gesù, che a una domanda dei “Papaboys” rispondeva così:

Farebbe anche il missionario di frontiera, magari in Africa?

«Perché no? Andrò dove Gesù vorrà, sarà lui a indicarmi la strada».

Chissà se Gesù – o qualcuno a nome e per conto suo – gli spiegherà mai che il razzismo è una brutta cosa, e che si fa una miglior figura a fare autocritica (per il pubblico, e per il brutto gesto del compagno di squadra) che a puntare il dito contro un diciottenne che domani altri stadi tratteranno nello stesso modo indegno anche sulla base delle critiche reiterate di questo ex donnaiolo redento, che ora si sente pronto a fare il missionario in Africa ma non riesce a mettersi nei panni di un ragazzo nero vilipeso e offeso neppure quando ce l’ha davanti per due ore, in uno stadio ululante.
“Non sono io che sono razzista: è lui che è uno stronzo che tira calci e non abbozza se gli ululano che è uno sporco negro e per questo non può essere italiano”.

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