Quella volta che sono finito a parlare in TV di giornalismo scientifico (in Montenegro ;-) )

La televisione di Stato del Montenegro ha appena mandato in onda un lungo servizio televisivo della giornalista scientifica Snezana Radusinovic sul secondo workshop di giornalismo scientifico nel Sud Est Europa promosso dall’UNESCO – e precisamente da Mario Scalet, all’epoca Head of Science dell’ufficio di Venezia, e Rosanna Santesso, oggi all’UNESCO di Parigi – che ho coordinato nel 2014, dopo l’analoga esperienza nel 2013 a Belgrado.

Snezana – che in precedenza aveva partecipato anche alla scuola internazionale di giornalismo scientifico di Erice – mi  lungamente intervistato (in inglese, anche se ovviamente la trasmissione è in montenegrino, variante locale del serbo-croato), insieme agli amici e colleghi Connie StLouis (direttore del Master in giornalismo scientifico della City University di Londra) e David Ropeik (ex giornalista esperto di rischio, che oggi insegna ad Harvard) , che avevo selezionato insieme al collega croato Mico Tatalovic (oggi al settimanale “New Scientist”).

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Le paure sulle nanotecnologie, e altre storie sul giornalismo scientifico

Di ritorno dal corso sulle nanotecnologie diretto da Barbara Gallavotti e Enzo Iarocci presso la Scuola internazionale di giornalismo scientifico attiva al Centro di cultura scientifica Ettore Majorana di Erice, ho scritto un articolo (Are we ready for the next nano-scare?) non qui – come avrei probabilmente fatto in passato – ma sul blog dell’EUSJA, l’Unione Europea delle Associazioni di giornalisti scientifici.

Come sa chi mi conosce, infatti, negli ultimi anni l’impegno nell’associazione Science Writers in Italy (che tra le altre cose ha patrocinato attivamente proprio la scuola di Erice) mi ha portato a essere sempre più impegnato anche a livello internazionale: dal marzo di quest’anno sono entrato a far parte del comitato direttivo appunto dell’EUSJA, per occuparmi specificamente di sviluppare le attività di social networking (in particolare su Facebook) e l’attività del sito, su cui abbiamo avviato un blog collettivo (ovviamente in inglese).

Mi è parso quindi doveroso raccontare in inglese la bella esperienza vissuta nella splendida cittadina siciliana, con un bel gruppo di una quarantina tra giornalisti scientifici e comunicatori della scienza provenienti da numerosi paesi europei ed extraeuropei.

Il tema generale del corso erano le nanotecnologie, e il workshop che abbiamo organizzato e gestito Daniela ed io verteva sulla difficoltà di condividere le stesse scale di valori in situazioni di grande incertezza, come appunto è oggi lo scenario con cui ci si confronta quando ci si interroga sui potenziali pericoli associati all’inarrestabile diffusione di prodotti commerciali che sfruttano le formidabili proprietà delle nanoparticelle.

Uno scenario in cui sembra più che mai necessario e urgente trovare nuove forme di collaborazione tra mondo della scienza e mondo del giornalismo (inteso come diverso e ben distinto dal mondo della comunicazione della scienza), come avevamo auspicato in un altro interessante workshop – ancora una volta a Erice – organizzato nel 2009 dal farmacologo veronese Giampaolo Velo presso la Scuola di farmacologia, con un nutritissimo gruppo di esponenti di spicco della Società internazionale di farmacovigilanza, mettento a punto la “Dichiarazione di Erice” pubblicata nel 2010 sul British Journal of Clinical Pharmacology:

The media and professional communicators have an important role, not only as safety partners, but also in scrutinising the performance of drug safety systems.

New ways to cooperate with the media as professional equals must be explored to help in the provision of balanced, comprehensible, trustworthy and interesting safety information to the public on a regular basis, apart from specific announcements or reports of problems or crises.

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