E se Dio fosse una donna?

Ho trovato un bellissimo video in cui il grande poeta uruguagio Mario Benedetti recita, in spagnolo, la sua meravigliosa poesia dal titolo

“E se Dio fosse una donna?”

Ecco una traduzione (senza pretese)

E se Dio fosse una donna?
si chiede Juan senza scomporsi,
guarda, guarda, se Dio fosse donna
è possibile che agnostici e atei
non diremmo no con la testa
e diremmo si con le viscere.

Alle volte ci avvicineremmo alla sua divina nudità
per baciare i suoi piedi non di bronzo,
il suo pube non di pietra,
il suo petto non di marmo,
le sue labbra non di gesso.

Se Dio fosse donna l’abbracceremmo
per strapparla dalla sua lontananza
e non ci sarebbe da giurare
fino a che la morte ci separi
giacché sarebbe immortale per antonomasia
e invece di trasmetterci Aids o panico
ci contagerebbe la sua immortalità.

Se Dio fosse donna non vivrebbe
lontana nel regno dei cieli,
ma ci aspetterebbe nell’anticamera dell’inferno,
con le sue braccia non chiuse,
la sua rosa non di plastica
e il suo amore non di angeli.

Ah, Dio mio, Dio mio
se per sempre e da sempre
fossi una donna
che bello scandalo sarebbe,
che fortunata, splendida, impossibile,
prodigiosa bestemmia.

Annunci

E’ un povero Cribbio figlio di Diaz, ma la legge è uguale per tutti

L’ARTICOLO 724 DEL CODICE PENALE

Comma primo, versione originale (1930):

«Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità o Simboli o le Persone venerate nella religione dello Stato è punito con l’ammenda da lire ventimila a seicentomila».

Comma primo, come modificato dalla Sentenza della Corte Costituzionale n. 440 (1995):

«Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità è punito con l’ammenda da lire ventimila a seicentomila».

Comma primo, come modificato dal Decreto Legislativo n. 507 (1999, versione vigente):

«Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità è punito con la sanzione amministrativa da lire centomila a seicentomila».

(dalle pagine sul reato di bestemmia dal sito dell’UAAR: http://www.uaar.it/laicita/bestemmia)

Il mondo del calcio continua a esplorare le frontiere del ridicolo: dopo la pesante squalifica per l’inusuale “segno della croce” di Mourinho, ieri sono cominciate a fioccare le espulsioni e le squalifiche per chi sui campi di calcio bestemmia (a meno che non se la prenda con quel povero Cribbio figlio di Diaz).

Andrea Debenedetti, sulle pagine del Manifesto, ha argutamente illustrato la Giurisprudenza del porco zio, sottolineando tra un frizzo e un lazzo l’assurdità di usare la prova televisiva per stabilire con l’approssimativa lettura del labiale se un calciatore ce l’aveva con l’Onnipotente o con suo zio (del calciatore, perché forse il regolamento tutela anche lo zio, dell’Onnipotente).

Anche a lui, però, è sfuggito un aspetto che a me pare importante sottolineare, anche alla luce del fatto che il giudice sportivo è per definizione un ex magistrato, e nella fattispecie Giampaolo Tosel ha diretto la Procura della Repubblica di Udine.

Se ha punito le bestemmie con la squalifica dal campo di calcio ma non ha contestualmente trasmesso una denuncia all’autorità giudiziaria – che suppongo sia tenuta a comminare la sanzione amministrativa ai sensi dell’articolo 724 del Codice Penale vigente – abbiamo un precedente importante, che di fatto sdogana la bestemmia nella vita quotidiana.

Se invece l’ha fatto, gli italiani scopriranno che la bestemmia – a quei ricconi di calciatori – costa “appena” 300 euro.

Molto meno che un vaffanculo all’arbitro.

Ammanettate quel sovversivo, ha fatto il segno della croce!

Il calcio italiano è così. Si fanno proclami di punire chi bestemmia in campo, perché non è bello (e fra l’altro, per quanto anacronistico possa apparire, è pure un reato in Italia).

Poi il portierone della Nazionale Gianluigi Buffon incassa un gol come un pollo, e il labiale ripreso dalle telecamere lo inchioda peggio di Cristo sulla croce.

In tanti si aspettano una punizione esemplare, e invece no: le autorità del calcio – dopo tanti proclami – annunciano (gesuiticamente) che la norma non è ancora entrata in vigore. Fino a marzo la bestemmia è libera (come quasi tutto negli stadi italiani).

Poi però qualcuno fa davanti alle telecamere un gesto assai più grave: senza profferire parola, agita le braccia per aria facendo il segno della croce, e il cuore d’Italia da Palermo ad Aosta si gonfia in un coro di vibrante protesta.

E così, nel giorno in cui giunge la notizia che in India l’immagine di Gesù Cristo con birra e sigaretta ha causato devastazioni e incendi, il blasfemo allenatore dell’Inter che ha osato – col suo segno “della croce” – evocare silenziosamente una persecuzione subita viene squalificato per tre giornate, perché “ha contestato platealmente le decisioni dell’arbitro”.

Come spesso accade all’Inter, inauguriamo noi la linea “un po’ più dura”, e dopo il rivoluzionario e gravissimo applauso sarcastico veniamo ora duramente puniti per il segno delle manette (che silenziosamente diceva, non senza humor: “vabbé, allora mettetemi in galera!”).

Inutile provare a dire a Mourinho che è meglio urlargliele in faccia le cose, agli arbitri.

Con lui sono molto più permalosi che con gli altri, come la cronaca recente mostra per un caso in bianconero:

E quella di pochi mesi mostra per il grande Francesco Totti, molto forbito capitano giallorosso (ha preso il cartellino giallo, anziché il rosso, e magari qualche giornata di squalifica…)

P.S. Secondo me Mourinho esagera, ma la reazione sempre più scomposta delle cosiddette “autorità” verso i suoi metodi di contestazione sempre nuovi dimostra che il mondo del calcio è davvero in mano a incompetenti che hanno una paura del diavolo di lui, che se li mangia tutti a colazione. Spero solo che lui si diverta comunque, e non finisca per mandarci tutti a quel paese. Cioè… a restarcene qui con allenatori e calciatori che rifriggono da decenni la stessa aria…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: