Come t’aggio trovato, Pisapia (Le villotte di P. Marino)

Un'immagine dell'antico manoscritto di Fabio 'Azzaiolo

Oggi ho un importante annuncio da fare per i miei amici coristi e per gli amanti della musica rinascimentale e del rinascimento in tutti i sensi: su una vecchia bancarella sui navigli ho trovato un reperto eccezionale, lo spartito di un’opera che molti erano convinti esistesse ma di cui nessuno era in grado fino a l’altroieri di provare l’esistenza.

L’opera, di cui per ora abbiamo recuperato solo pochi frammenti, si chiama “Le villotte di P. Marino”, di un certo Fabio ‘Azzaiolo (altrove ‘Azzaro ma anche ‘Azzone), e secondo gli esperti è stata plagiata e distrutta dal cugino del compositore, Filippo, che l’ha poi resa famosa attribuendosela con il titolo di “Villotte del fiore”.

Ecco in anteprima alcune strofe, che si può presumere andassero cantate sulla musica della assai simile “Come t’aggio lasciato, vita mia”, frutto di evidente plagio. (di seguito l’esecuzione di un coro brasiliano a puro titolo indicativo; purtroppo nessuna delle esecuzioni del mio coro è online)

Comunque dopo l’apocrifo mi auguro che con il mio coro potremo presto eseguire anche quest’opera originalissima, che probabilmente spiega anche l’origine del ricorrente FA-LA-LI-LEL-LA, in sé privo di senso, che doveva essere un ben più significativo MILANO BELLA.

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