Il medico che cura un immigrato clandestino fa solo il suo dovere

Quando si trova davanti una persona che ha bisogno di assistenza e di cure, il medico non è tenuto in alcun modo a chiedere se è regolarmente in Italia, né a denunciarlo se sa che è un clandestino.

E’ stato il Governo stesso, nella seduta del 2 dicembre 2010 della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, a chiarire che la legge del 2009 che introduce il reato di clandestinità non modifica nulla per quanto riguarda medici e infermieri.

Rispondendo a una interrogazione parlamentare presentata dall’on. Anna Margherita Miotto, il Governo ha confermato che

ai sensi del comma 5 dell’art. 35 del D.Lgs. 286/98 e successive modificazioni e integrazioni, l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non debba comportare alcun tipo di segnalazione alle autorità di pubblica sicurezza, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, così come si verifica nelle stesse condizioni con il cittadino italiano. Si è chiarito inoltre che con riferimento alle prestazioni sanitarie (di cui il sopraccitato art. 35) non sussiste, ai sensi dell’art. 6, comma 2, del D.Lgs. 286/98 così come modificato dalla Legge 94/2009, l’obbligo di richiedere i documenti inerenti il soggiorno per l’accesso a prestazioni della pubblica amministrazione

Ecco in pdf il comunicato diffuso dal presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, Amedeo Bianco, in cui si ribadisce che in base al codice di deontologia medica:

Art. 3

Doveri del medico

Dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell’Uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana, senza discriminazioni di età, di sesso, di razza, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace come in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera.

La salute è intesa nell’accezione più ampia del termine, come condizione cioè di benessere fisico e psichico della persona.

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