Per l’eutanasia

Oggi pomeriggio, 10 novembre, ho scritto questo sul blog di Ignazio Marino:

Anche se mio papà – da lungo tempo malato – ha salutato questo mondo quando l’ha deciso lui, lasciando un biglietto con su scritto “viva la vita, viva l’eutanasia!”, io ho qualche difficoltà a dirmi tout court “favorevole all’eutanasia”.
Di sicuro, però, sono favorevole alla depenalizzazione dell’assistenza al suicidio e dell’eutanasia.
Sono favorevole a considerare determinante e dirimente la volontà di ciascun diretto interessato, e credo che la legge debba prevedere una serie di passaggi obbligati molto espliciti per assicurarsi che la volontà dell’interessato sia espressa nel modo più libero e consapevole. Con “libero” intendo anche libero dal dolore eliminabile con adeguate cure palliative, ovviamente.
Oggi svariate ricerche condotte in forma anonima tra i medici ci dicono che ovunque – Italia compresa – l’eutanasia è praticata in base alla soggettiva valutazione di ciascun clinico, come verosimilmente accade dalla notte dei tempi.
Io vorrei che diventasse argomento di discussione esplicita, così da togliere un po’ di peso dalle spalle dei medici che si assumono il peso di una simile decisione da soli, e anche per limitare il rischio di errori o abusi legati a qualunque decisione assunta da una persona sola.
Quanto a quello spot, mi ha colpito perché l’aspetto fisico dell’attore è lontano dall’immagine del malato terminale, magari attaccato al respiratore, e certo si presta a una strumentalizzazione da parte dei soliti ipocriti che preferiscono mettere la testa sotto la sabbia (salvo poi fare le stesse cose ma di nascosto, quando tocca a loro o ai loro cari).
Però mi sembra che lo spot punti molto correttamente – al di là di ciò che scrive l’Avvenire – sul principio fondamentale dell’autodeterminazione: così come posso rifiutare le cure anche sapendo che questo equivale a una condanna a morte, devo anche poter decidere di morire in modo dignitoso.
Mio padre l’ha fatto quando era in grado di farlo, perché non gli mancavano né la determinazione né la conoscenza dei metodi più adatti né la capacità di procurarseli e di usarli, ma se qualcuno ha bisogno dell’aiuto di un medico e c’è un medico disposto ad aiutarlo io credo che nessuno abbia il diritto di intromettersi (se non per contestare al medico eventuali omissioni gravi, per esempio riguardo all’accertarsi che la persona fosse in grado di intendere e volere, e non soffrisse di dolore gestibile con un’adeguata terapia).
Purtroppo anche la migliore cultura medica risente di una serie di pregiudizi, perché per esempio la diagnosi di depressione viene fatta sulla base di scale di valutazione che danno molto peso alla volontà di morire.
Quindi se dici di voler morire risulti clinicamente depresso, e uno può pensare che basti curare la depressione per farti passare le “ideazioni suicidarie”, ma in realtà non è così, come argomentava un paio di anni fa nel suo blog “Mente & Psiche” Daniela Ovadia (http://ovadia-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/03/21/chi-chiede-di-morire-e-per-forza-depresso/) citando vari studi.
C’è tanta strada da fare perché il principio dell’autodeterminazione si affermi del tutto nel mondo e in Italia, e io credo che sia sbagliato fare valutazioni “tattiche” su cosa faranno il Vaticano e i suoi sostenitori in Parlamento. E’ una battaglia che si fa perché va fatta.

4 Risposte

  1. trovo orribile uno spot pro eutanasia. non per le implicazioni etiche o religiose, lungi da me…ma perchè è un atto così personale e secondo me possibile quando ci sia la volontà del morente. il discorso è che si vuole avere il consenso sociale anche per morire. se decidi di morire perchè la tua vita , secondo i tuoi canoni di vita, non ho più senso ci sono mille modi per farlo. o no?

    • Non è solo questione di consenso sociale, ma di dignità personale.
      Mio padre se n’è andato lasciando un biglietto con su scritto “Viva la vita, viva l’eutanasia” (ne ho scritto anche in questo blog), e per fortuna era in grado di farlo senza dover ricorrere a sotterfugi o ipocrisie, perché pur di non andarsene con un sotterfugio per lui umiliante sarebbe probabilmente restato a soffrire.
      La stessa volontà di fare le cose a viso aperto, con dignità, ha fatto sì che il calvario di Eluana Englaro e della sua famiglia – persino in quel caso, in cui non si trattava di eutanasia ma di rifiuto delle cure – durasse così a lungo, quando sarebbe stato molto più “facile” portarsela a casa e chiedere a un medico di mettere in piedi una messinscena (parlo di quando non era ancora un “caso” nazionale).
      Non si tratta di volere il consenso sociale, ma di eliminare la condanna, non solo sociale, e rivendicare il diritto a prendere liberamente anche quella decisione, come tutte le altre che ciascuno di noi dà per scontato di poter e dover prendere per se stesso.

      • Oggi pomeriggio ho scritto questo sul blog di Ignazio Marino:

        Anche se mio papà – da lungo tempo malato – ha salutato questo mondo quando l’ha deciso lui, lasciando un biglietto con su scritto “viva la vita, viva l’eutanasia!”, io ho qualche difficoltà a dirmi tout court “favorevole all’eutanasia”.
        Di sicuro, però, sono favorevole alla depenalizzazione dell’assistenza al suicidio e dell’eutanasia.
        Sono favorevole a considerare determinante e dirimente la volontà di ciascun diretto interessato, e credo che la legge debba prevedere una serie di passaggi obbligati molto espliciti per assicurarsi che la volontà dell’interessato sia espressa nel modo più libero e consapevole. Con “libero” intendo anche libero dal dolore eliminabile con adeguate cure palliative, ovviamente.
        Oggi svariate ricerche condotte in forma anonima tra i medici ci dicono che ovunque – Italia compresa – l’eutanasia è praticata in base alla soggettiva valutazione di ciascun clinico, come verosimilmente accade dalla notte dei tempi.
        Io vorrei che diventasse argomento di discussione esplicita, così da togliere un po’ di peso dalle spalle dei medici che si assumono il peso di una simile decisione da soli, e anche per limitare il rischio di errori o abusi legati a qualunque decisione assunta da una persona sola.
        Quanto a quello spot, mi ha colpito perché l’aspetto fisico dell’attore è lontano dall’immagine del malato terminale, magari attaccato al respiratore, e certo si presta a una strumentalizzazione da parte dei soliti ipocriti che preferiscono mettere la testa sotto la sabbia (salvo poi fare le stesse cose ma di nascosto, quando tocca a loro o ai loro cari).
        Però mi sembra che lo spot punti molto correttamente – al di là di ciò che scrive l’Avvenire – sul principio fondamentale dell’autodeterminazione: così come posso rifiutare le cure anche sapendo che questo equivale a una condanna a morte, devo anche poter decidere di morire in modo dignitoso.
        Mio padre l’ha fatto quando era in grado di farlo, perché non gli mancavano né la determinazione né la conoscenza dei metodi più adatti né la capacità di procurarseli e di usarli, ma se qualcuno ha bisogno dell’aiuto di un medico e c’è un medico disposto ad aiutarlo io credo che nessuno abbia il diritto di intromettersi (se non per contestare al medico eventuali omissioni gravi, per esempio riguardo all’accertarsi che la persona fosse in grado di intendere e volere, e non soffrisse di dolore gestibile con un’adeguata terapia).
        Purtroppo anche la migliore cultura medica risente di una serie di pregiudizi, perché per esempio la diagnosi di depressione viene fatta sulla base di scale di valutazione che danno molto peso alla volontà di morire.
        Quindi se dici di voler morire risulti clinicamente depresso, e uno può pensare che basti curare la depressione per farti passare le “ideazioni suicidarie”, ma in realtà non è così, come argomentava un paio di anni fa nel suo blog “Mente & Psiche” Daniela Ovadia (http://ovadia-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/03/21/chi-chiede-di-morire-e-per-forza-depresso/) citando vari studi.
        C’è tanta strada da fare perché il principio dell’autodeterminazione si affermi del tutto nel mondo e in Italia, e io credo che sia sbagliato fare valutazioni “tattiche” su cosa faranno il Vaticano e i suoi sostenitori in Parlamento. E’ una battaglia che si fa perché va fatta.

      • non mi hai convinto. ma rispetto il tuo punto di vista! per cui non replico. lo spot però è tremendo questo non lo posso sottacere.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: