Perché io, “dirigente” del PD, non posso sostenere Boeri

Mi fa un po’ ridere il termine che ho usato nel titolo per amplificare il senso di questo post: “dirigente”.

In effetti sono stato eletto nell’organismo dirigente del circolo del PD Giambellino, e oggi faccio parte del cosiddetto “coordinamento”. Però il termine mi fa ridere perché per come funziona la politica italiana oggi, a me pare che neppure la coordinatrice del circolo (che pare sia stata da poco ribattezzata “segretaria”, perché si vede che qualcuno ha sentito la necessità di dedicare tempo  e neuroni per ristabilire ufficialmente una nomenclatura che rievoca il secolo passato) abbia davvero una funzione dirigenziale.

Ma tant’è, quelle che seguono sulla necessità politica di non sostenere la candidatura di Stefano Boeri sono a tutti gli effetti le riflessioni di un dirigente del PD, un microdirigente che seppure su scala “condominiale” sente il dovere e la necessità di ragionare in modo critico su ciò che sta accadendo alle primarie per selezionare il candidato sindaco di Milano.

Perché non posso sostenere la candidatura di Stefano Boeri?

Le risposte possibili sono molte, e ne ho persino una che si ispira a una battuta da film americano: «E’ uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo».

Sento il dovere politico di dimostrare che anche dentro al PD c’è chi ha più a cuore le primarie – come simbolo della politica nuova, delle scelte condivise con i cittadini – che l’affermazione del candidato preliminarmente scelto dalla dirigenza del PD.

Non posso sostenere Boeri, perché ho capito subito che la decisione del PD di schierarsi con tutto il proprio peso a favore di un unico candidato rischiava di snaturare il senso profondo delle primarie: le primarie servono ai partiti per chiedere ai cittadini qual è il candidato migliore, non per dirglielo.

La scelta di indicare un candidato era legittima e persino in parte comprensibile, ma bisognava valutare subito il rischio che da quel momento prevalesse l’esigenza degli organi di partito di autolegittimarsi dimostrando a qualunque costo che quella era la scelta giusta, vincente. Per questo avrebbe dovuto essere attenuata da subito con un impegno molto forte a favore delle primarie. Per ogni iniziativa/volantino a favore di Boeri avrebbe dovuto essere progettata un’iniziativa a favore di tutti, ma così non è stato. Al contrario, ogni volta che qualcuno del PD si schiera pubblicamente a favore di Pisapia o Onida si legge di telefonate di richiamo all’ordine (chissà provenienti da chi…).

Che bello sarebbe stato avere un partito capace di dire: «Trovatemi un candidato migliore del mio e io sarò felice!»

Stefano Boeri è un ottimo candidato, e sono ottimi candidati anche Valerio Onida, Giuliano Pisapia e Michele Sacerdoti.

Chiunque di loro vinca avrà il mio voto.

Ma non è sul mio voto che si giocherà la partita vera, nella primavera prossima.

Tantomeno è sul voto degli obbedienti che si sono schierati per Boeri prima ancora di sapere bene chi fosse.

Semmai si giocherà sul voto di quelli che sono allergici ai candidati “di partito” (in particolare del nostro partito; e sono molti), e agli schieramenti frutto delle alchimie degli strateghi autoreferenziali.

Insomma non posso sostenere la candidatura di Boeri per tre motivi fondamentali:

  • perché io sostengo le primarie come strumento che può e deve aiutare la politica a fare le scelte importanti in sintonia con l’elettorato potenziale (molto più dei sondaggi, che oggi sono un feticcio spesso usato in maniera acefala).
  • perché ho molta stima di Stefano Boeri, e credo che sia il primo a voler sapere se il consenso che raccoglie in questa fase preliminare della competizione è sincero o frutto in gran parte dell’adesione passiva a scelte fatte da pochi collocati in alto.
  • perché se il centrosinistra è in grado di esprimere un candidato sindaco migliore di Boeri voglio che abbia la possibilità di affermarsi, e non sia bloccato dal fuoco di sbarramento di chi ha certo la forza di sbaragliare il campo finché si tratta delle primarie, ma poi ha ampiamente dimostrato di non sapere bene come andare oltre.

A questi tre motivi se ne aggiunge un altro, in forma di augurio: Che vinca il migliore (a prescindere da chi lo sostiene). Solo così avranno vinto le primarie.

P.S. C’è un quinto motivo: alcuni iscritti del mio circolo hanno già preannunciato che a causa della gestione di queste primarie da parte del PD non rinnoveranno la tessera l’anno prossimo. Io vorrei dimostrare loro che ci sono invece motivi per rinnovarla comunque.

6 Risposte

  1. Caro Fabio,
    pienamente d’accordo con te. Anch’io ho sempre creduto, e credo ancora, che “vere primarie” siano lo strumento democratico che distingue nettamente il Pd dagli altri partiti, in particolare dai partiti-azienda. Mi dispiace che non tutti nel Pd (milanese?) condividano questa nostra opinione.
    Grazie delle tue parole così chiare.

  2. […] blog di Paolo Turone, dirigente del Pd: “Non posso sostenere Boeri, perché ho capito subito che la decisione del […]

    • Devo dire che Alberto Biraghi, ancora una volta, ha deciso di leggere in ciò che scrivo solo ciò che gli è funzionale per spalare merda come suo solito in direzione del PD.
      In effetti ciò che scrivo vale per il PD come per le altre forze politiche organizzate che partecipano a queste primarie, e io non le cito non perché siano meno responsabili della situazione che stigmatizzo, bensì perché io preferisco guardare prima e più severamente in casa mia, nella casa di cui ho preso la tessera e nella cui gestione mi sento coinvolto in prima persona.
      Niente “piddì allo sbando”, come si compiace di caratterizzare questo mio post Biraghi nel suo blog (in cui non ho facoltà di interloquire perché i commenti sono bloccati, neppure per segnalare che ha scritto male il mio nome), ma semmai PD meno acritico di altri partiti altrettanto corresponsabili di ciò che stigmatizzo.

  3. Hai ragione, Fabio, la strumentalizzazione di quanto hai scritto è ingiusta e anche un po’ vile, diciamolo.
    Ma questo Biraghi nel suo blog non lo scriverà di certo.

  4. Dirigente? Il nostro circolo ha 20 persone nel coordinamento, sono 20 dirigenti?
    Lei ha qualche idea da rinfrescare

    • Ciao Phil,
      mi domando come abbia potuto sfuggirti l’ironia: non solo l’ho sottolineata con le virgolette, ma ho anche dedicato parecchie righe alla questione.

      D’altra parte non so quale altro termine sintetico usare per uno che si è candidato ed è stato eletto per far parte di un organo collegiale che collegialmente prende delle decisioni, ovvero “dirige” la vita del circolo. Vuoi suggerirmelo tu?

      Magari, già che ci sei, vuoi pure commentare il merito di ciò che scrivo da iscritto-che-è-stato-eletto-a-far-parte-con-altri-20-del-coordinamento-del-suo-circolo-PD?

      Grassie

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