I vescovi e l’Avvenire dell’omosessualità contro natura

Subito dopo aver scritto l’ultimo post, per il quale ho riletto in parte il testo dell’articolo del Giornale che oggi il Cardinale Bagnasco definisce “Attacco disgustoso e molto grave” e la replica che aveva dato ieri Boffo, mi sono trovato a riflettere.

La prima pagina con il titolone di apertura a tutta giustezza

La prima pagina con il titolone di apertura a tutta giustezza

Dino Boffo è un abile giornalista, che ha evidentemente dosato con molta cura le parole. Per cui si tratta di parole che dicono molto.

Scrive Boffo, all’interno di una frase più articolata:

«Feltri, tra l’altro, si è guardato bene dal far chiedere il punto di vista del diretto interessato: la risposta avrebbe probabilmente disturbato l’operazione».

Impeccabile. Suona bene.
Sennonché poi Boffo non risponde affatto nel merito. Minimizza e si dice vittima, senza argomentare affatto:

Al direttore del Giornale ora l’onere di spiegare perché una vicenda di fastidi telefonici consumata nell’inverno del 2001, e della quale ero stato io la prima vittima, sia stata fatta diventare oggi il monstre che lui ha inqualificabilmente messo in campo. Nella tristezza della giornata, la consapevolezza che le gravi offese sferratemi da Vittorio Feltri faranno serena la mia vecchiaia.

Oggi un nuovo editoriale di Feltri sottolinea:

Quel Feltri – grida scandalizzato Boffo – è un killer. Tuttavia non ha smentito una riga di quanto scritto; già, non poteva farlo, perché la notizia che lo riguarda è vera, e purtroppo per lui non è una sciocchezza irrilevante.
Egli ha patteggiato nel tribunale di Terni e pagato una sanzione pecuniaria per una storiaccia di molestie alla moglie di un uomo col quale il signor direttore Savonarola aveva una relazione omosessuale. Intendiamoci. La relazione omosessuale era ed è affare suo, ma il reato per il quale ha patteggiato, ossia le molestie, non è mica tanto privato poiché trattato in un’aula di Giustizia.

Era ed è affar suo, ma il Giornale l’ha sparata a tutta pagina nell’occhiello e poi nel sommario, sapendo benissimo che un cattolico devoto che legge “sessuale” e “omosessuale” pensa subito, inevitabilmente “contro natura”, perché questa è la versione delle gerarchie cattoliche di cui l’Avvenire è espressione diretta.

Poi Feltri indulge anche nello stesso editoriale di oggi in espressioni vergognose, parlando con una strizzatina d’occhio di “questo vizietto” imbarazzante:

La Cei, non senza imbarazzo, ha espresso generica e formale solidarietà a Boffo; non poteva fare diversamente. Forse non era al corrente del vizietto del suo portavoce giornalistico e, quand’anche fosse stata informata, sperava non sarebbero uscite indiscrezioni e ora, colta alla sprovvista, deve riflettere sul da farsi.

Ieri il Giornale si era detto certo che i vescovi sapessero della “debolezza ricorrente”:

Nell’informativa, si legge ancora che della vicenda, o meglio del reato che ha commesso e delle debolezze ricorrenti di cui soffre e ha sofferto il direttore Boffo, «sono indubbiamente a conoscenza il cardinale Camillo Ruini, il cardinale Dionigi Tettamanzi e monsignor Giuseppe Betori».

I primi due non hanno bisogno di presentazione, l’ultimo, per la cronaca, è l’arcivescovo di Firenze.

Perché riprendo questi estratti? Chiunque sa che Feltri non è un paladino dei diritti civili, e tantomeno di quelli degli omosessuali.

Però c’è un però.

Nella sua foga di fare giornalismo a modo suo con il chiaro obiettivo di spandere merda per difendere a spada tratta il suo editore, sembra aver assestato efficacemente un duro colpo all’ipocrisia delle gerarchie vaticane, che evidentemente sono meno ottuse e stupide di quanto dicono di essere, e se possono avvalersi della competenza professionale di un giornalista di cui conoscono l’orientamento sessuale se ne fregano giustamente del fatto che sia omosessuale.

Peccato che non lo dicano pubblicamente, confidando nella “discrezione” di chi sa per tenere in piedi una colossale bugia.

Magari, però, dopo questa vicenda capiranno che chi sa potrebbe prima o poi ricattare, per cui è meglio cambiare atteggiamento.

Sarebbe bello se lo facessero, no?

3 Risposte

  1. Caro Fabio,
    il tuo discorso mi sembra un po’ ingenuo. La CCAR non è “realmente” contro l’omosessualità: se così fosse invece di 8mila preti o quanti sono se ne ritroverebbeo 2-3mila. E’ contro la diffusione dell’omosessualità AL DI FUORI della loro istituzione: loro pensano, se i gay posso vivere bene e liberamente nella società civile, non hanno nessun incentivo a farsi preti.

    Allo stesso modo l’italiano medio, dotato di medio livello di ipocrisia, non è contro l’omosessuale in sé: lo accetta come persona, perché vede che è una persona come le altre. Quello che non accetta è che ostenti il proprio orientamento e/o che ne sia orgoglioso: insomma, può fare quello che vuole basta che non lo dice.

  2. […] commenti babefani su I vescovi e l’Avvenire d…pinetree su SLA e Lourdes: ecco le precisa…zamparini su I vescovi e l’Avvenire […]

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