Ma io sono laico o disfattista?

Prendo la tessera del Partito Democratico.
L’ho deciso quando Ignazio Marino ha annunciato la propria candidatura, e ha diffuso un appello a iscriversi rapidamente al PD per renderla possibile. Poco dopo ho costituito su Facebook un gruppo che si chiama “Per sostenere Ignazio Marino prendo persino la tessera del PD”, che in pochi giorni ha raccolto 66 adesioni.
La mia lettura di quelle adesioni, o quantomeno di buona parte di esse – sta nel “persino”.
Il punto è che io non solo non ho mai avuto la tessera del PD, ma neppure ho votato per il PD alle ultime due tornate elettorali, in cui il mio tentativo di fare sentire il mio profondo disagio è sfociato in un voto per Di Pietro (sì, ho votato persino per Di Pietro) e per i Radicali (gulp, ho votato persino per i radicali!).
Sul perché non abbia mai preso in vita mia (fino ai 42 anni) tessere di partito dovrò forse fare una riflessione: la risposta breve è che la politica per come l’ho vissuta fin da bambino piccolo (interpretata dal mio bisnonno Pietro Nenni e poi da mio padre Sergio) mi sembra fosse una cosa assai diversa da quella che leggo sui giornali. O meglio, la politica che fece mio padre cominciava a somigliare a quella di oggi, tanto che lui ne fu emarginato e ne soffrì non poco. Ma questa è un’altra storia…
Quella che voglio raccontare oggi è la mia esperienza della partecipazione alla prima riunione pubblica del comitato elettorale milanese che sosterrà la candidatura di Ignazio Marino. La cronaca delle cose interessanti dette all’inizio la trovate sul mio canale Twitter.
Gli aspetti su cui gli organizzatori hanno speso giustamente molto tempo erano quelli formali: perché la candiatura possa essere presentata, occorre che nelle fasi iniziali sia sostenuta da un gran numero di iscritti al partito, per cui se si vuole poter votare per Ignazio Marino alle primarie del prossimo ottobre (cui potranno poi partecipare tutti i cittadini, anche non iscritti) occorre rapidamente assicurargli il sostegno di un gran numero di tesserati, che dovranno essersi iscritti entro il prossimo 21 luglio.

A un certo punto ho smesso la cronaca su Twitter, più o meno mentre cominciavano gli interventi dei partecipanti “qualunque”.
Molto entusiasmo, qualche raccomandazione al candidato, qualche analisi politica dello scenario (lo scenario del partito, e delle candidature concorrenti), qualche osservazione su ciò che dovrà o non dovrà essere fissato nel programma, di imminente definizione. E molti interventi di persone che hanno dichiarato di aver appena preso la tessera, di averla ripresa dopo averla abbandonata o di essere lì lì per prenderla, affascinati dalla figura di Marino e da ciò che rappresenta.
Non sono mancate le sferzate contro il partito per come è ora, ma visto che in tanti parlavano di fare l’interesse del partito, mi sono iscritto a parlare per far presente che io la vedevo e la vedo in modo un po’ diverso, per cui preferisco pensare di farlo semmai nell’interesse del paese.
Tra quando mi sono iscritto e quando ho avuto la parola è passata una mezzoretta, nel corso della quale mi sono chiesto in che modo sintetizzare l’idea della tessera come gesto simbolico, fatto con una grande speranza ma tenendo gli occhi bene aperti.
Prima che venisse il mio turno il livello del chiacchiericcio in fondo alla piccola saletta stracolma (a occhio direi che eravamo almeno un centinaio, per oltre metà in piedi) era già salito fino a sovrastare chi parlava, e più volte era stato chiesto di esprimersi in grande sintesi, per cui quando è toccato a me ho cercato di essere breve e diretto.
Ho spiegato che prendo la tessera non per convinzione ma perché ricattato dal regolamento del PD: per me la candidatura di Marino va favorita perché promette di restituire l’iniziale maiuscola alla parola Politica, e sarà positiva se riuscirà a farlo anche se non fosse accompagnata dal risultato di avere Marino segretario del PD. Ciò premesso, ho spiegato che sarò un iscritto molto vigile ed esigente, pronto a organizzare un pubblico falò della tessera se questa promessa sarà disattesa.
Pensavo di aver dato uno strumento che potesse essere usato nei confronti dei tanti che non digeriscono proprio l’idea di aderire al partito di Rutelli e della Binetti (giusto per citare alcuni tra i motivi più macroscopici), e sono rimasto di stucco quando più d’uno nella sala ha rumoreggiato con frasi tipo “ma non puoi cominciare così…” e addirittura battute tipo “disfattista”.
Ho replicato che per me vale di più una tessera presa – e tenuta – con l’idea che non si tratta di un matrimonio indissolubile, ma mi pare che lì per lì la spiegazione non abbia avuto ascolto.
Solo dopo ho realizzato che avevo parlato rivolto alla sala, e non verso gli esponenti del nenoato comitato elettorale (Teresa Cardona, Pier Francesco Majorino e Matteo di cui non ho registrato il cognome, sorry), che peraltro non hanno commentato. Con il successivo iscritto a parlare è ripresa l’abitudine dell’applauso (ho applaudito anche io, intendiamoci) e di lì a poco la riunione si è conclusa.
Era già tardi, eravamo tutti stanchi, e io stesso ci ho messo un po’ a realizzare che cosa mi aveva colpito, al di là del sorriso amaro suscitato da quell’aggettivo sostantivato “disfattista” che mi pareva così ridicolmente stonato.
Mi ha colpito il fatto che tutte quelle persone riunite lì ed entusiasmate nel nome della laicità, che erano d’accordo sul fatto che il regolamento del PD fosse assurdamente esigente nel richiedere procedure così arzigogolate per permettere nuove candidature fossero pronte ad appropriarsi – in modo evidentemente inconsapevole – della mia tessera.
E’ bastato dire che si trattava di una tessera presa con un obiettivo ben preciso – rendere possibile la presentazione di una specifica candidatura, che al momento è associata a specifiche speranze – e che sarà stracciata se quelle speranze si dovessero rivelare illusioni, per scatenare una reazione di appartenenza che mi pare quanto di più lontano si possa immaginare dalla laicità.
In fondo se voto per Ignazio Marino, e prendo persino la tessera per permettergli di presentare la propria candidatura, è perché confido che sarà il primo ad assumere laicamente decisioni sulla base della realtà dei fatti, e non sulla base di quello che avrebbe voluto realizzare ma si è rivelato irrealizabile.
Io metto in conto l’ipotesi che lui non riesca a cambiarlo il PD, che a quel punto non avrà né la mia tessera né il mio voto, sulla base di una scelta laica e non ideologica.
Sono disfattista?

15 Risposte

  1. Fabio io non c’ero ed il motivo per cui tu hai preso la tessera e’ lo stesso per cui la prendero’ io. Io penso si tratti di realismo e prudenza, non di disfattismo.
    Molti di noi temono che Marino venga “assorbito” dall’ingranaggio cosi’ come sembra sia stato per la Serracchiani, che inizialmente aveva suscitato molti entusiasmi.
    Io spero non succeda, ma se Marino dovesse fallire, partecipero’ al Campo dei Fiori delle tessere.

  2. Così è amche per me. La semplice descrizione di come sia difficile prendere la tessera del PD, di quanto mi somigli ad un percorso ad ostacoli pensato per difendere chi è “già” legato a questo o a quello postato come commento sotto un link di Civati su Facebook ha scatenato reazioni “militanti” di appartenenza degne di miglior causa. Anche io prendo la tessera “persino”. Diciamo che faccio parte di quelli che vogliono dare un ultoma chance ad una sinistra italiana deficitaria e banalmente incapace, ad ora, di parlare fuori dai propri gruppi di stretta appartenenza. Marino per me rappresenta la possibilità di rompere questo cerchio di ghiaccio, Non è certamente uno schieramento a priori. E’ una apertura di credito. Fatto il mio passo attendo e giudico il comportamento concreto del mio candidato e, sopratutto, dei suoi “organizzatori”.

  3. Un commento inutile, il mio, solo per aggiungere la testimonianza di una persona in più che condivide *precisamente* la tua posizione, Fabio, nell’accingersi a fare per la prima volta la tessera di un partito.

  4. hronir, io spero che invece il tuo commento, che personalmente mi fa piacere, sia utile.

    Utile a chi cerca dall’interno di cambiare il PD, perché capisca che una volta che ci si mette tanto vale che lo faccia anche con l’obiettivo di farcela tenere a lungo, questa tessera che sentiamo ci viene un po’ estorta nel nome di questa affascinante e promettente scommessa.

  5. Ciao Fabio, io come sai c’ero.

    Condivido la tua idea di un’adesione condizionata (forse l’avrei soltanto espressa in maniera un po’ meno ‘incendiaria’…).

    Adesso occorre un po’ di pazienza, entusiasmo e lavoro per far sì che le speranze non siano deluse. Marino è bravo, ma non va idolatrato: il suo successo dipenderà dal lavoro di tutti.

  6. Sono sorpresa quando leggo delle difficoltà di prendere la tessera, io non ne ho incontrate (anzi, forse perché non sapevano il motivo…).
    So che dalle mie parti – Imola – parlano già di come spartirsi i voti di Marino; certo che se la logica è quella non c’è da stare allegri, ma bisogna vedere quanto “pesiamo” alla fine.
    Non vorrei che la mia fosse una tessera “contro” il PD, ma certo è contro una certa idea di partito e di gestione del potere.

  7. Grazie Fabio per la cronaca.
    Io invece NON prenderò la tessera, perché sono convinto che l’apparato (D’Alema, Rutelli e Veltroni, ma anche altri) siano troppo forti per poter essere scalfiti da un Marino qualsiasi, o da una Seracchiani. Basta vedere le reazioni alla battuta di quest’ultima su Francheschini (e Bersani che si proclama fuori dai giochi!). E come me molti altri in famiglia e non considerano la mossa inutile, se non addirittura controproducente. Significherebbe infatti sostenere questo apparato, dire che vuoi arrivare a Marino, ma D’Alema ti va bene, che la BInetti potrebbe anche starci e Rutelli in fondo in fondo…
    No, grazie, prima cacciateli, poi si ragiona.
    Marco Ferrari

    • marco, ho una domanda: ma chi dovrebbe cacciarli esattamente? di buoni motivi per levarsi di torno ce n’avevano a pacchi e da anni. eppure sono sempre lì.
      una candidatura forte, con un sostegno fresco, fuori dalle logiche del partito, come quello di tantissima gente che conosco e non avrebbe mai preso una tessera senza questa buona ragione, mi sembra l’unico sistema per cambiare l’aria. l’adesione che osservo intorno a me è straordinaria: viene voglia di crederci e di sporcarsi le mani.

  8. Il gruppo feisbuk l’ho visto e inviterò i miei amici.
    Hai ragione quando dici “persino” perchè è difficile convincere amici e conoscenti a prenderla anche quando stai come me in provincia di Modena.
    Certo neppure il partito liquido va bene e se queste sono le regole del gioco per sostenere la candidatura di valore di Ignazio Marino, allora è necessario prenderla.
    Anche a termine.
    Le tessere si possono sempre rifare.
    E’ il modello di partecipazione che mi sembra in crisi tessera o no, per questo non mi convince Bersani con il modello Avis o Bocciofila.
    Funzionano ma siamo sicuri che sono quello che serve veramente?
    C’è nell’idea del partito solido un non so che di orgoglio e di difesa che stento a capire, benchè sia tesserato da quattro anni.
    Si perchè un partito forte, un forte luogo di democrazia, non dovrebbe aver paura di accogliere il contributo di tutti coloro che ci vogliono stare per fare qualcosa come dici tu per il Paese.
    Non arrocchiamoci.
    Anche per questo mi convince la candidatura di Marino e mi piace il contributo del gruppo dei piombini e di tutti quelli che si stanno impegnando.
    Per finire sulla tessera certi comportamenti passati, certe personalità ingombranti abbassano a mio avviso l’appeal del Pd, altre, gli outsider, i campioni del merito, come Ignazio Marino possono solo fare un gran bene al Pd.
    Buon lavoro a tutti e in bocca al lupo!

  9. Provo a rispondere a Marco Ferrari (ma non sono molto bravo in politica).
    Se aspetti che siano loro, D’Alema/Rutelli/Veltroni, a farsi da parte, stiamo freschi. E chi allora può tentare di cambiare le cose?
    Io, come dice Fabio, non sto sposando nessuo, facendo una tessera. Sto solo accettando, a denti stretti, un meccanismo di voto nella speranza che, vista l’iniziativa non-personale della cosa — l’idea di iscriversi per poter supportare un candidato che potremmo dire, con tutti i limiti, “outsider” — possa produrre qualche effetto.
    Non mi costa niente sperare/provare, perchè precudermi questa speranza/possibilità? Ok, a parte i 15 euro (e il tempo di correr dietro a questo benedetto circolo PD che non si riesce a raggiungere…).

  10. grazie fabio per la cronaca di ieri sera: per la prima volta ho usato twitter senza sentirmi scema.
    (per quelli che usano twitter da poco, può essere interessante sapere che chiudendo ogni tweet con #permarino poi saremo capaci di ritrovarli tutti con un clic.)

    io la tessera di quel che c’era prima del pd l’ho già presa due volte, in due momenti successivi, dopo due vittorie di berlusconi alle politiche, perché credevo di poter fare qualcosa. anche solo osservare.
    mi sono tesserata a milano in due sezioni diverse. l’esperienza è stata deludente in entrambi i casi, ma soprattutto per colpa mia. le sezioni non erano male. era male la nomenclatura. la burocrazia che affossava il partito da dentro, il fatto che chi perde le elezioni non perde la faccia, va avanti tranquillo e beato, e male che vada lo mettono a una fondazione o alla cgil. per questo non ci ho creduto davvero né la prima né la seconda volta.
    sicché questa è la terza. sono felice di prendere la terza tessera con un nome in testa, con un obiettivo preciso, con qualcosa da sostenere con forza.
    ma se la cosa non funzionerà, non farò chiasso. una tessera impolverata è ancora più sterile che una tessera incendiata: per questo partito il silenzio di chi è venuto, ha visto ed è tornato sui suoi passi sarebbe peggio di qualunque incendio.
    insomma, io mi ci rimetto di buzzo buono – la politica per me è roba di pancia – per la terza volta. non la vedo benissimo: si tratta di spodestare un’intera tradizione del fare politica.
    adesso sono gasata. poi se non la va per me basta così.
    mth

  11. io ancora continuo a sentirmi scema con twitter (grazie martha per l’informazione)…
    per me sarà la prima tessera e sarà una tessera di pancia, sarò ingenua, ma ci credo e ci spero. io sono convinta che per cambiare le cose ci si debba provare dall’interno, bisogna entrare e lottare, ed è per quello che continuo a lavorare nell’università italiana (anche se sono in fuga temporanea) ed è per questo che prenderò la tessera del pd, poi come dicevo nel commento di ieri, se va male organizzeremo un bel rogo, ma proviamoci
    cristiana

    • cristiana, è durata poco, adesso mi sento nuovamente scema. la ricerca su twitter con chiave #permarino non sembra funzionare più…:/

  12. Per chiarire. La mia era una provocazione, perché penso che nessuno si farà da parte per permettere ai gggiovani di conquistare il partito. Ma proprio per questo ritengo che l’adesione al Pd possa (anzi, senz’altro accadrà) essere vista come approvazione dell’attuale status quo. Forse si potrebbe vedere come posizione un po’ aventiniana, ma chi mi conosce sa che ne ho passate anch’io alcuni anni fa in un partito dai responsabili indubbiamente imbarazzanti. E che, nonostante il partito non esista più, sono ancora lì. Peggio del ghigno del gatto del Cheshire, che rimase anche senza gatto.
    L’unica soluzione che vedo è la precisa connotazione delle tessere come “dedicate” a Marino (che ricordo è contro i matrimoni gay, come cattolico). Se si raggiunge una massa critica visibile e identificabile, si può fare. Ma ho dei dubbi anche su questo, viste le disavventure che ho letto per trovare uno straccio di circolo in cui fare la tessera.

  13. Ho appena fatto la mia tesserra (bofonchiando cose mi ha sfilato 25 euri invece dei 15… è proprio partito male).
    Ho sentito molta gente che ha fatto la tessera per la prima volta espressamente per Marino. Chiaramente “il mio giro” è tutto tranne che un campione statisticamente significativo, ma insomma… chissà…

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