L’Abruzzo, le tasse, il governo e il gioco delle tre carte

In risposta all’emergenza per il terremoto in Abruzzo, il governo ha deciso di truffare i cittadini.

Tra i tanti meccanismi disponibili per finanziare rapidamente gli interventi di soccorso e ricostruzione ha optato per quello meno limpido, che gli permetterà di fare bella figura senza dover tirar fuori dalle proprie tasche un euro di più.

Nemmeno se gli italiani dovessero firmare tutti per dare la propria quota di 5 per mille all’Abruzzo.

La spiegazione è semplice: il meccanismo del 5 per mille è truffaldino: nel nome sembra dire che ogni cittadino può donare il 5 per mille delle proprie tasse a chi vuole, ma nei fatti non è così, perché da quando il meccanismo è stato istituito è stato messo anche un tetto. In pratica, talmente tanti cittadini italiani hanno firmato per associazioni e centri di ricerca (dall’AIRC a Emergency, dal WWF all’UAAR) che il governo ha deciso di non farcela a sostenere la spesa. Anche se i soldi erano – in teoria – quelli dei contribuenti. Per cui ha messo un tetto di spesa, che l’anno scorso era di 400 milioni.

Tutte le associazioni laiche di volontariato e per la tutela del patrimonio culturale e ambientale, per la ricerca scientifica e la promozione dello sport si spartiscono quella somma: 400 milioni (per capire se per il governo è una cifra piccola o grande, basta pensare che la decisione di non accorpare in un solo giorno le imminenti votazioni costerà circa 460 milioni, che il governo scialacqua senza problemi perché così gli dice di fare il calcolo politico di bottega).

Ma allora per finanziare l’Abruzzo si poteva fare diversamente? Ovviamente sì: oltre a decidere di accorpare le votazioni (risparmiando appunto 460 milioni circa), il governo poteva chiedere agli italiani di destinare la propria quota dell’8 per mille allo Stato, impegnandosi a spenderla per l’Abruzzo.

Per l’8 per mille – destinato alle attività sociali realizzate dalle confessioni religiose, o dallo Stato – con c’è tetto. In compenso c’è una truffa inversa, che funziona a favore di alcuni destinatari: l’intero 8 per mille del gettito fiscale italiano viene suddiviso tra varie confessioni religiose, a prescindere dal numero delle firme raccolte. In tutto è circa un miliardo di euro, che finisce all’87% in tasca alla Chiesa Cattolica, che ogni anno fa pubblicità martellanti. E in percentuale modesta allo Stato, che non chiede mai quella firma e soprattutto spende poi quei fondi in modo opinabile (spesso per la conservazione degli immobili della Chiesa Cattolica).

Sei italiani su dieci firmano per il 5 per mille, ma in tutto “assegnano” 400 milioni di euro.

Quattro italiani su dieci firmano per l’8 per mille, decidendo come assegnare un miliardo di euro.

Gli scopi sono in gran parte sovrapponibili, ma quando il destinatario è laico la somma si rimpicciolisce, e quando è religioso lievita (se si rifa la proporzione, si scopre che il 5 per mille in realtà corrisponde al 3 e spiccioli; o viceversa che l’8 cresce e supera il 12). Con in più un’aggravante: sul 5 per mille ciascuno decide solo per i propri soldi (e neanche tutti, a causa del tetto), mentre sull’8 per mille la somma viene assegnata comunque tutta, e le firme servono solo a decidere come dividerla: con il 36% circa delle firme, il Vaticano incassa l’87% circa di quel miliardo di euro.

Ora il governo poteva fare una cosa limpida, democratica: chiedere agli italiani di riequilibrare il meccanismo vergognoso dell’8 per mille, semplicemente dicendo che avrebbe destinato all’Abruzzo – quindi a scopi sociali – la quota assegnata allo Stato dai cittadini che finora non firmavano. I cittadini avrebbero poi deciso se darli all’Abruzzo o lasciare che la Chiesa se ne impossessasse come ha fatto finora, nel silenzio e nell’ignoranza generale.

Ma non l’ha fatto. Non l’ha fatto perché la Chiesa Cattolica si offenderebbe se qualcuno le facesse notare l’appropriazione indebita in atto da vent’anni (la legge prevede che l’importo sia adeguato ogni tre anni, ma gli incassi per l’8 per mille sono lievitati senza che nessuno facesse niente).

Al contrario, in ministro Tremonti ha offerto ai cittadini un’opzione di facciata: quel 5 per mille su cui conserva la leva del tetto, che tutto è tranne che democratico. Potrà sempre decidere che il tetto rimane lo stesso, per cui i soldi che vanno all’Abruzzo vengono sottratti a chi aveva deciso di destinarli alla ricerca sul cancro, o alla cura delle vittime di guerra, alla tutela del patrimonio ambientale e faunistico o alla causa della laicità.

C’è una sola parola per tutto questo: truffa.

3 Risposte

  1. Grazie. Articolo illuminante.

  2. Mi spiace vedere che persone intelligenti sprechino il loro talento sparlando della Chiesa cattolica. Devolvere l’8 x mille alla Chiesa o ad altri enti religiosi è una scelta libera e non obbligata, per cui la Chiesa non se ne appropria indebitamente, ma è solo frutto del rispetto della libera scelta dei cittadini. Quindi l’ignoranza mi sembra che stia in quel laicismo che degenera nella società! Sul 5 per mille hai perfettamente ragione, infatti sono tra quelli che lo scorso anno hanno firmato on-line una petizione perchè venisse eliminato il tetto fissato (lo ricordo solo come dato di fatto) dal precedente “governo Prodi”, in quanto prima del 2007 il tetto sul 5 x mille non esisteva. Certo, il governo attuale deve evitare di fare il “furbino” e prendere in giro gli italiani!
    Tornando all’8 x mille… e anche grazie a questo che la Chiesa cattolica ha già stanziato 5 milioni di euro per i terremotati abruzzesi (e non per i preti abruzzesi!!!) ed è pronta a donare altre cifre nonappena si avranno dei dati maggiori circa la necessità dei terremotati. Certo, queste cose non vengono dette….. ma se comportarsi come fa la Chiesa cattolica significa essere criticati ed attaccati gratuitamente….. evviva l’ignoranza!

  3. Caro Andrea,
    temo che ti sia sfuggito il punto su cui cercavo di fare chiarezza: è giusto che chi sceglie di dare i propri soldi a una confessione religiosa possa farlo, ed è giusto che chi vuole dare i propri soldi al volontariato laico o alla ricerca scientifica possa farlo.

    Una prima ingiustizia è nell’importo diverso: 8 per mille da una parte, 5 per mille dall’altra.

    Ancor più ingiusto è in fatto che in un caso qualcuno vede che i suoi soldi non vengono assegnati per intero a chi voleva lui (a causa del tetto del 5 per mille), mentre dall’altra parte le confessioni religiose si prendono anche i soldi di chi non firma.
    Siccome la chiesa cattolica raccoglie la maggioranza delle firme (ma ricorda che firmano solo 4 contribuenti su dieci) intasca anche la maggioranza dei soldi che nessuno ha detto come intendeva spendere.

    Già il meccanismo è ingiusto: ora il governo anziché chiedere ai sei contribuenti italiani che finora non firmavano di dare allo Stato il proprio 8 per mille per usarlo in Abruzzo (e sarebbe uno degli usi previsti dalla legge) propone di stravolgere il meccanismo del 5 per mille mettendosi “in concorrenza” con chi è già penalizzato dal tetto.

    E’ vero che il tetto lo ha introdotto il governo Prodi, ma è falso che prima non ci fosse: prima non c’era neppure il 5 per mille…

    E comunque ho qualche dubbio che il governo attuale toglierà il tetto che penalizza il volontariato laico e la ricerca scientifica.

    E dubito anche che prenda atto del fatto che la legge istitutiva dell’8 per mille prevedeva un adeguamento ogni tre anni, che nessuno ha mai usato: la somma incassata dalle confessioni religiose (e finita al 90% alla Chiesa Cattolica) è lievitata dai 400 milioni del 1994 al miliardo di euro di oggi, senza che lo Stato (governi di destra e di sinistra) pensasse di mettere alcun tetto.

    Ti pare giusto?

    A me pare scandaloso.

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