I sei gradi di separazione? Solo una presa in giro…

Non sono mai stato un grande appassionato della ormai famosissima teoria dei Sei gradi di separazione, secondo la quale statisticamente se vogliamo far arrivare un messaggio a chiunque nel mondo possiamo farcela – in media – attraverso sei tra amici e amici degli amici.
sei_gradi_di_separazione
Questa teoria del famoso psicologo Stanley Milgram dell’Univertsità di Yale – che ha ispirato libri e film di enorme successo – è in qualche misura la mamma di tutti i social network, da Facebook a Linkedin (passando per MySpace, Orkut e chissà quanti altri).
Oggi, leggendo (su Facebook) la segnalazione dell’ultimo post pubblicato dalla mia “amica di FB” e collega science writer Rebecca Skloot sul suo bel blog “Culture Dish” ho scoperto che l’esperimento originario degli anni sessanta con cui Milgram ha affermato di averla dimostrata era in realtà fallito miseramente.
Milgram chiese a un gran numero di persone di scrivere una lettera indirizzata a un destinatario che non conoscevano direttamente in un’altra città, e di spedirla a un conoscente chiedendogli di provare a pensare chi potesse dare una mano per farla arrivare a destinazione. Al termine dell’esperimento, Milgram affermò che in media la lettera arrivava allo sconosciuto destinatario con sei passaggi.
Il mondo è piccolo, si disse.
Quello che però non disse, ed è venuto fuori solo molto tempo dopo, è che solo una lettera su venti (il 5% circa del totale) è giunta al destinatario. Le altre diciannove, il 95%, sono finite chissà dove, perché probabilmente il mondo non è (o non era all’epoca) così piccolo.
Bella media!
Roba da fare impallidire Trilussa con il suo pollo.
L’idea è e rimane affascinante, ma è tutt’altro che verificata sperimentalmente (ci sta provando l’enorme esperimento di Facebook che ha reclutato circa due milioni e mezzo di persone in tutto il mondo, ma se dovesse dinmostrare che oggi il mondo è piccolo sarebbe quasi una banalità).

25 Risposte

  1. Non concordo affato, perchè?
    Perchè ho già individuato i famosi 6 gradi grazie a Facebook. per l’esattezza 10 persone che mi offrono 6 gradi ognuna.
    Ti farò sapere quando ogni ‘grado’ avrà approvato la mia richiesta di amicizia e sarò arrivato al personaggio che volevo contattare.
    Prima di sparare a zero, prova tu stesso le cose🙂

  2. Non concordi affatto perché non hai letto.

    Se leggi, farai caso a un piccolo dettaglio: la teoria è stata formulata, e ha cominciato a diffondersi, quando Internet non era neppure stata immaginata dall’Agenzia federale americana DARPA, che ne avrebbe concepito l’idea e poi creato i primi collegamenti qualche anno dopo.

    Prima di sparare, prova a spedire un po’ di lettere a tuoi amici (veri amici, intendo, non sconosciuti amici degli amici degli amici di FB), leccando un bel po’ di francobolli.

    Poi mi dici.😉

  3. il fatto è che proprio non esistendo allora i social network il confine fra contatto/sconosciuto non era così netto. Se per esempio prendiamo una persona che ha 100 contatti su facebook a loro volta questi contatti avranno un numero x di contatti e così via. L’esperimento nella maggior parte dei casi falliva probabilmente perché non era possibile immaginare tutti i possibili percorsi per arrivare alla persona desiderata. Insomma erano calcoli fattibili solo dai computer. Prova a metterti a tavolino e a scrivere i nomi di tutte le persone che conosci anche solo di vista e chiedi ai tuoi conoscenti di fare altrettanto. Riesci a immaginare una cosa simile? penso di no…la mente umana non può tenere a mente i nomi di tutte le persone viste magari solo una volta o con cui hai parlato mentre eri in sala d’attesa o al supermercato. Tracciare una mappa in simili condizioni sarebbe stato alquanto impreciso e con l’affidare tutto alle probabilità si rischiava una strada tortuosa o, peggio, un vicolo cieco.

    guarda per me è così, forse sbaglio visto che non ho studiato a fondo l’argomento…comunque su internet esistono dei calcolatori (ai quali prima accennavo) che ti indicano esattamente tutte le persone-passaggio una per una per arrivare allo sconosciuto che ti sei prefissato..(io ne ho provato uno e i sei passaggi erano anche troppi, il più delle volte con cinque te la cavavi)

    opinione opinabile, se qualche punto non regge fatemi sapere. Non ho problemi a rivedere ciò che ho scritto alla luce di nuovi punti di vista, anzi mi fate un favore. Non vorrei fissarmi con cose sbagliate🙂

    ciao

  4. Ora c’è un nuovo esperimento: digrii.com. Attraverso questo social network è possibile valutare direttamente il proprio grado di connessione con chiunque al mondo!

    • Sara, il punto è proprio quello: l’esperimento originario pretendeva di aver dimostrato – ben prima di Internet – che partendo da persone a caso si potesse in media arrivare *a chiunque altro* con sei passaggi.

      I social network oggi ti fanno vedere nomi e fotine degli amici dei tuoi amici, e già ti danno un aiuto che ai tempo di Milgram non c’era.

      Dopodiché il software ti permette di cercare il nome che hai in mente e ti dice a che “distanza” sei da quella persona (per esempio su linkedin.com).

      E’ una cosa diversa, direi, decisamente più semplice, e proprio per questo meno significativa di quanto non fosse negli anni sessanta.

  5. secondo me, faresti bene a continuare nel canto gregoriano e a lasciar perdere la scienza.
    il commento su Milgram ecc. mi sembra notevolmente superficiale e molto disinformato
    saluti

    • Non ho mai cantato il gregoriano (però so bene che per tanti la musica corale è una roba da preti o da alpini) .

      In compenso ho avuto spesso a che fare con presuntuosi che dimostravano tutta la propria trombonaggine lanciando commentini acidi e spesso invitandomi contestualmente a cambiare mestiere.

      Le tipiche paroline magiche di chi vanta chissà quale superiorità culturale sono “superficiale” e “disinformato”.

      Io però preferisco quelli che anziché accusarmi di essere superficiale e disinformato si cimentano nell’ingrato compito di informarmi e di approfondire le mie conoscenze, magari con qualcosa più di due o tre frasette buttate lì da chissà quale altezza…

      Se mi insegnano qualcosa, nel mio blog sono benvenuti persino gli antipatici.

      • hai ragione. Non posso negare di essere presuntuoso.
        Ma diversamente da te non sono riuscito a trovare argomenti scientifici per confutare il lavoro che decine di scienziati dedicano da anni a questo argomento e le decine di libri che hanno scritto sulla materia.
        Invece tu lo hai fatto in un post di una ventina di righe. Complimenti.
        Potenza dei giornalisti scientifici!
        E pensare che da giornalista sportivo io non sono riuscito neanche a scalzare Lippi da Ct della nazionale.🙂

      • Decine, centinaia, migliaia di sedicenti scienziati dedicano il loro tempo da secoli alle discipline più astruse, ma questo non significa che quello che fanno sia scientifico.

        Poi ci sono anche molte persone serie, che lavorano bene, salvo che certe volte prendono un abbaglio. La scienza è piena di studi che smentiscono studi precedenti mettendone in luce le carenze metodologiche.

        Nel caso tuo non posso pronunciarmi in termini generali – non ci hai detto da quale punto di vista e con quale competenza avresti cercato di confutare Milgram; forse con quella del giornalista sportivo?😛 – ma posso dire che nel caso specifico hai contato abbastanza bene le righe del mio articolo però non ti sei accorto che alcune di quelle poche righe contenevano un link ad altri articoli (potenza di Internet! A Milgram sarebbe piaciuto).

        Il punto è che Milgram ha commesso un errore (forse in buona fede) davvero elementare: ha fatto i conti solo su una parte minima del suo campione di partenza, per cui non occorrono grandi discorsi per capire che le sue cifre erano oggettivamente gonfiate.

        La storia la trovi nel blog che citavo, di cui per comodità ti ripropongo il link:
        http://scienceblogs.com/culturedish/2009/01/famous_six_degrees_of_separati.php

        Se poi vorrai condividere con noi i risultati dei tuoi studi, possiamo valutarne insieme la significatività nell’ottica del modulo 5-5-5 di Oronzo Canà (che di sicuro Lippi conosce e apprezza🙂 )

        P.S: Per chi non conosce l’inglese o non vuole faticare: gli “argomenti scientifici” che cerchi sono nelle note su cui Milgram stesso ha descritto il suo esperimento. In sostanza il 95% delle lettere che sono partite non sono mai arrivate a destinazione, ma lui si è limitato a studiare il 5% di lettere arrivate e ha detto che in media ci arrivavano con sei passaggi.
        E’ chiaro che se prendi le lettere non arrivate non puoi più fare una media, però non dichiarare questo “piccolo” limite della sua ricerca non è cosa da poco. Lui ha preteso di dire che quell’esperimento confermava la sua ipotesi, anche se il 95% del suo campione lo smentiva…

      • Forse sono entrato un po’ a gamba tesa e mi dispiace, ma anche il tuo post iniziale tendeva a liquidare l’argomento in maniera molto, troppo sbrigativa. Mi ha leggermente irritato.
        Inoltre sono un po’ prevenuto verso i giornalisti che “divulgano”, perchè li conosco bene. Ancora di più lo sono sulla rivista Popular Science, sulla quale scrive questa Skloot, che mi risulta essere ammanicata con il governo Usa.

        Ho letto l’articolo, ma anche le risposte e ce ne sono diverse che contestano la Skloot.

        Entrando nel merito, tra le altre cose, il 5% sembra che sia un 21%. Comunque Milgram potrebbe aver anche truccato il suo esperimento, non sarebbe la prima volta. Ma questo non basta per dimostrare che la sua intuizione sia sbagliata. Inoltre, ce ne sono stati altri, citati da Marc Buchanan (Nexus, Oscar Mondadori) che invece confermerebbero Milgram.
        E nell’articolo in questione c’è anche questo:
        “It’s actually 6.6. Microsoft studied 30 Billion (with a B) instant messages and found that we are all only 6.6 degrees separated from each other.
        more info: http://www.dailygalaxy.com/my_weblog/2009/04/are-we-really-s.html

        Del resto, la teoria di Milgram, ammesso che sia sbagliata, ha incentivato lo studio di campi nuovi e interessantissimi, come quello delle reti complesse. Da questo sono derivati risultati eccezionali in molteplici settori scientifici: dallo studio delle reti elettriche, a quello delle code degli aerei negli aeroporti, alla struttura delle reti neurali nei nematodi, alle scienze sociali e molti altri ancora.
        Non essendo uno scienziato, mi limito a osservare e aspettare.
        ciao

      • Inoltre sono un po’ prevenuto verso i giornalisti che “divulgano”, perchè li conosco bene. Ancora di più lo sono sulla rivista Popular Science, sulla quale scrive questa Skloot, che mi risulta essere ammanicata con il governo Usa.

        Non so chi conosci tu, ma “questa Skloot” è una giornalista freelance che ha pubblicato su un sacco di testate, e che ha pubblicato da poco un capolavoro di storia della medicina, della bioetica e della discriminazione razziale negli Stati Uniti (http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2010/02/le-cellule-immortali-di-henrietta-lacks) su cui ha lavorato dieci anni. E’ un capolavoro molto godibile, di cui consiglio a tutti la lettura.

        Il punto è che la “teoria” di Mills, dal punto di vista scientifico è un’ipotesi che non è ancora stata mai dimostrata sperimentalmente.

        L’intuizione è effascinante proprio perché suona inverosimile, e per questo è piaciuta a molti e ha avuto conseguenze stimolanti in altri campi, ma fino a prova contraria rimane non dimostrata (e il buon senso figura tra le “prove contrarie” seppure di assai modesto valore).

        Se poi uno pretende di dire che le “relazioni sociali” dei primi anni sessanta sono confrontabili a quelle di oggi, per cui le analisi di Microsoft su IM possono supplire alle carenze metodologiche di Milgram, non so bene che dire: a me pare ovvio che io e te – se fossimo stati negli anni ’60 – non sapremmo l’uno dell’esistenza dell’altro…

        P.S. Chi chiede a me di dimostrare che una teoria mai dimostrata è falsa non ha capito come funziona la scienza. Se chi ha l’idea balzana non è in grado di dimostrarla, non merita neppure la mia attenzione (per questo Milgram ha pubblicato lo studio che *pretendeva* di dimostrarla, sulla base di varie forzature).

  6. Ciao, è bello vedere che ci sono persone avide di conoscenza disinteressata, quindi vi faccio i complimenti per la vostra curiosità. Io sto scrivendo una pubblicazione sulle reti small world e scale free, vi posso dire che gli esempi empirici che confermano le ipotesi di Milgram ci sono (ma non sono statisticamente significativi), per questo non si puo’ accettare l’ipotesi di sei gradi di separazione in tutte le reti sociali. Cio’ che rende utile e interessante la prospettiva reticolare di Milgram è che ci permette di valutare sia il numero di nodi fra cui deve passare l’informazione per essere trasferita fra i due nodi più lontani della rete studiata. Ma, ancor più interessante secondo me, che l’informazione verso un destinatario scelto ha più difficoltà ad arrivare con successo a destinazione, rispetto a quando invece di scegliere il destinatario scegliamo il “tema” dell’informazione (ad esempio la notizia di una scoperta della ricerca in ambito medico, voci di mercato nell’alta finanza, ecc) è interessante notare come l’informazione tende a raggiungere molto rapidamente gli operatori che potrebbero esserne più interessati, senza che essi la richiedano. Essi sono i destinatari non identificati inizialmente dalla rete attraverso cui passa l’informazione, ma identificabili da ogni nodo, in quanto l’informazione più o meno inconsapevolmente li raggiunge prima degli altri, questo solo attraverso catene persona-persona (senza mezzi di comunicazione di massa) spesso con meno di dieci gradi di separazione. Questo succede anche nella vita personale di ognuno di noi, quando decidiamo di parlare con un amico, parleremo nella maggior parte dei casi di notizie o avvenimenti che possono interessare questa persona, senza che sia lei a chiederci di informarla di questi temi.
    Valutare questo fenomeno è dunque importante per avere una migliore consapevolezza del funzionamento delle reti sociali.
    Dopotutto quasi ognuno di noi, riuscirebbe a trovare 43 persone da contattare, non conosciute da colui che ci porterebbe una notizia di vitale importanza, tale da essere di comune interesse per tutte le persone del mondo (ad esempio la scoperta di un rimedio all’invecchiamento cellulare e dunque alla morte).

    43^6=6.321.363.049 persone contattate in sei gradi di separazione… Sbalorditivo, no? secondo voi non succederebbe?

    • Ciao Carlo,
      sinceramente non ho capito la domanda.
      Quanto al resto delle tue riflessioni, mi domando come tu possa parlare di catene da persona a persona per notizie che da ben prima dei network sociali sono diffuse anche attraverso giornali, radio e televisione, per cui chi è interessato all’alta finanza o alla medicina non scopre le novità solo attraverso il passaparola…

      • La domanda riguardava la possibilità di trovare 43 persone sconosciute (non ancora a conoscenza di una notizia) per informarle di una notizia e dirgli a loro volta di contattarne almeno altre 43 non ancora informate. Cosi’ da contattare tutte le persone del mondo con solo sei gradi di separazione… comunque chi lavora nell’alta finanza cerca di avere le notizie prima che vengano scritte sui giornali in tal modo anticipa le operazioni che gli permetteranno di trarre profitto dai cambiamenti nelle aspettative degli altri soggetti una volta che accederanno anch’essi all’informazione di cui si dispone anticipatamente,il cosi detto “market timing”. Una notizia già verificata e accessibile a tutti non offre le stesse opportunità, i giornali informano spesso più tardi delle reti di passaparola (che possono svolgersi faccia a faccia, via telefono, via e-mail, ecc), di sicuro comunque negli anni sessanta la situazione era diversa…

  7. …scusate, nel calcolo ho dimenticato di dire che per trovare quel numero di persone contattate in sei gradi di libertà, oltre a dover scegliere delle persone che colui che ci ha fornito la notizia non deve aver già contattato è necessario che nessun’altro nella catena dei contatti precedenti lo abbia già fatto. Chiedendo alle persone che contattiamo se era già a conoscenza della notizia può essere il metodo più rapido per farlo…

  8. Un saluto a tutti, ho trovato questo blog poichè cercavo il libro “Sei gradi di separazione” appunto.
    Lo cercavo perchè questa teoria era alla base della mia tesi di laurea triennale, quindi non per vantarmi ma ho una certa dimistichezza con l’argomento.
    Intanto vi dico che si Milgram disse che solo un campione minimo aveva questi famosi 6 gradi di separazione quindi la teoria non era molto solida.
    Ma poi nel 2003 è stato dimostrato a livello matematico da Duncan Watts.
    Ovviamente per essere possibile la rete sociale deve avere determinate proprietà.
    Per chi fosse interessato mi contatti, siccome sono passati 4 anni da quel lavoro e non ho il materiale dietro con me non ricordo bene tutti i passaggi della storia.
    Saluti

    • Claudio, grazie del contributo.

      Io continuo a interpretare anche queste info (“Ovviamente per essere possibile la rete sociale deve avere determinate proprietà.”) nel senso che se uno ci prova in concreto, e non usa le scorciatoie di Facebook e simili che stravolgono il senso della premessa, i gradi di separazione non sono 6.

      • Dunque la dimostrazione di cui parlavo riguarda la teoria del piccolo mondo, e si trova su un numero di nature del 1998

        http://www.nature.com/nature/journal/v393/n6684/abs/393440a0.html

        Poi secondo me facebook è l’esempio meno calzante di tutti. Lo stesso LinkedIn non penso che se invio il CV a Steve Jobs lui lo legga e mi assuma alla Apple🙂
        Sulla bontà o meno del numero 6 poi si può discutere per settimane(e per fortuna qui non siamo a Voyager :)).
        Quello però che vorrei sottolineare, che questa teoria per quanto si possa considerare bislacca o inesatta è alla base di numerose ricerche nei più diversi ambiti, dalla medicina all’informatica.
        Appena posso ti invio un pò di materiale da leggere comunque.
        Caro Fabio l’unica cosa è che spero non abbia problemi con l’inglese.

      • Citavo Facebook perché me l’hanno citata alcuni aficionados, che pretendevano di avere dimostrato la teoria ex post, grazie alla comodità dell’apposita app🙂 .

  9. non conoscevo tale teoria e non capisco perchè la gente attacchi Fabio così, mi sembra che non si sia capito il senso forse a causa di Google che indicizza questa pagina con una frase lapidaria, che fa passare la teoria dei sei gradi come una bestialità. Per conto mio Fabio ha pienamente ragione, la teoria è stata uno dei grandi falsi della scienza in ci la teoria tornava potenzialmente ma l’esperimento era un buco nell’acqua, coperto poi da un bluff, solitamente finalizzato a farsi finanziare ancora per altri esperimenti e ricerche.
    Questo è stato fatto da grandi scenziati di ogni tempo, e molto spesso questi bluff erano costruiti a fin di bene, perchè la teoria era funzionale e realistica ed in appoggio a molte evoluzioni future pratiche, ma non dimostrabile al tempo, per svariati motivi.

    Questa teoria non è di Manfred Kochen ma di Frigyes Karinthy (scrittore, 1929, sul racconto breve “catene”).
    Negli anni cinquanta Ithiel de Sola Pool e Manfred Kochen cercarono di provare la teoria matematicamente. Ora, secondo me nessuno vede la cosa con una giusta ottica, Fabio ha ragione sul punto che Kochen ha barato e la teoria non funzionava, chi lo attacca ha ragione perchè oggi la teoria può funzionare tranquillamente. I tempi cambiano e non si parla di risultati monolitici e indeformabili ma legati ai tempi, negli anni 50 si conoscevano le persone del paese, ed in 6 passaggi probabilmente non si arrivava molto lontani, perchè ogni confine varcato era un traguardo (con sei gradi non avreste mai conosciuto un tizio del madacascar se abitavate a schignano😉 ), d’altro canto oggi con internet si conosce gente con grande facilità per piacere e per lavoro, quindi probabilmente con sei gradi e forse meno si può arrivare molto più lontano rispetto ad un tempo, non ovunque ma sicuramente ci avviciniamo molto al risultato proposto nel 1929. Ancora un po’ di anni e ci vorrà anche meno.
    Per questo, in maniera quasi fantascientifica, facebook riprendendo la teoria dei sei gradi (che non funzionava) credendo di funzionare grazie ad essa ha fatto si che la teoria dei sei gradi possa funzionare, e su questo si sta arricchendo; e danno aiuto a realizzrare la teoria dei sei gradi gran parte dei social network, ad esempio adesso io conosco Fabio e lui conosce me.
    Infine un appunto logico, le persone che prendiamo come esempio da conoscere non sono mai tizi sconosciuti (quindi inimmaginabili, come ad esempio un disgraziato della bolivia) ma gente che in qualche modo conosciamo, insomma “famosa” in un modo o nell’altro, quindi è più facile trovare un contatto con loro, più si è famosi più persone “ci conoscono” perchè ci cercano.
    Buona camicia a tutti.

  10. Io nel 2006 sono riuscito a pubblicare un libro, usando il metodo dei 6° di separazione (vedi http://www.iltesoropiunascosto.com)che mi ha confermato che la teoria esiste. Ed ora sto provando a replicare l’esperimento su nexus http://forum.nexusedizioni.it/una_nuova_sfida_per_dimostrare_la_teoria_dei_6degrees_di_separazione-t6501.0.html

    e aderisco anche all’esperimento globale dei social network.

    Grazie a chi mi darà una mano. Michelangelo Magnus

  11. […] ungherese Frigyes Karinthy nel suo breve racconto “Láncszemek” (catene) del 1929 e poi (forse) verificata proprio da Milgram nel suo famoso esperimento delle cartoline postali. L’ipotesi di […]

  12. Di là dalle vostre personali discussioni, io ritengo semplicemente che anche questa sia una catena di Sant’Antonio atta più a far acquistare libri e DVD che non ad essere efficaciemente applicata alla vita delle persone.Siamo tanti sulla faccia della terra. Molti hanno conoscenze utili, moltissimi non ne hanno proprio. Quello che oggigiorno trovo disdicevole è che ti propinano queste idee anche in seminari per la ricollocazione nel mondo lavorativo. Non sapendo nè potendo aiutare concretamente chi è in necessità lavorativa, allora riempiono la testa degli uditori di tante, inutili parole, quando, in realtà, se non ti capita un po’ di fortuna, ora più che mai conta la spinta giusta, che però sfortunattamente nessuna teoria dei 6 gradi potrà mai fornirti.
    Beato lui se ha pubblicato così un libro. Io, da sconosciuta, anni fa ho dovuto pubblicarlo a spese mie. Il prossimo però sarà pubblicato all’estero, dove, anzichè libri scritti da personaggi televisivi, prediligono libri scritti da chi sa farlo.
    Ciao. Anna Maria

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: