Minima coscienza

Sembra un contrappasso: la migliore definizione per la gran parte dell’informazione su coma e stato vegetativo (che non andrebbe confuso con lo “stato di minima coscienza”, che è una cosa diversa) è proprio quella di “stato vegetativo”, e in alcuni casi di “minima coscienza” (intesa come coscienza professionale).
Daniela, nel suo blog “Mente & Psiche”, ha da poco fatto nuovamente il punto su tutto quello che bisognerebbe sapere su coma e stati vegetativi (Il coma non è morbillo):

In questi giorni leggo sui giornali e vedo nelle trasmissioni televisive (una tra tutte il Porta a Porta di giovedì sera) una gran confusione di termini, non sempre dovuta a ignoranza ma, temo, al tentativo deliberato di fare un po’ di fumo per confondere le idee della gente.

[…]

Il paziente in coma in genere non è in grado di rispondere agli stimoli esterni e per lo più ha gli occhi chiusi e non mantiene il ritmo sonno-veglia. Anche nel coma ci sono diverse gradazioni che vengono misurate sulla base di una scala usata in tutto il mondo, la scala di Glasgow.

Il paziente in coma può “scivolare” nel cosiddetto stato vegetativo persistente: quello che lo differenzia dal coma stesso è il fatto che il malato comincia ad aprire gli occhi in base alla luce e al buio e si muove, ma mai in risposta a stimoli ambientali (può anche guardarsi in giro, ma non è possibile trovare un nesso causale ripetuto tra movimento e stimolo).

[…]

In alcuni rari casi vi possono essere errori diagnostici, per esempio perché il paziente ha anche un problema motorio (cioè è parzialmente o totalmente paralizzato): può darsi che sia invece in quello che viene chiamato stato di minima coscienza, che in parte si sovrappone alle forme più lievi di coma. Ciò significa che il malato è in realtà in grado di comprendere almeno in parte ciò che gli sta accadendo attorno ma non sa come rispondere volontariamente. Se la diagnosi è però corredata da tutti gli esami necessari e, soprattutto, se la situazione è rimasta immutata per molti anni, le probabilità di errore sono bassissime.

La gran parte dei media, però, continua a parlare di risvegli dallo stato vegetativo dopo decine di anni, quando si tratta invece di persone in stato di minima coscienza, come quello di Terry Wallis citato – inevitabilmente a sproposito, e forse con dosata malizia – da Bruno Vespa.

In questo senso è molto interessante uno studio pubblicato di recente sulla rivista “Neurology”, organo ufficiale dell’American Academy of Neurology, che ha valutato la copertura mediatica del caso di Terri Schiavo, per molti versi analogo a quello di Eluana Englaro, e la cui conclusione (che traduco dall’abstract) è molto esplicita:

La copertura mediatica ha compreso confutazioni della diagnosi di stato vegetativo persistente (SVP), attribuito comportamenti incompatibili con lo stato vegetativo persistente e usato linguaggio forte per descrivere il processo decisionale sul fine vita.
Occorrono strategie per ottenere una maggiore coerenza interna nella comunità professionale e una comunicazione efficace con le comunità di pazienti, con le famiglie, i media e tutte le persone coinvolte

E occorrerebbe, aggiungo io, evitare di fare confusione tra condizioni cliniche ben distinte, e usare i casi di persone in stato di minima coscienza (dal quale è relativamente più frequente che si possa “risvegliarsi”, per riprendere un contatto con la realtà, seppure limitato e parziale) per affermare che dallo stato vegetativo persistente si torna indietro anche a distanza di venti o più anni.

E’ una questione di coscienza (per quelli che alla coscienza, non solo professionale, danno importanza).

P.S. Ho trovato un servizio (circa 10 minuti) della trasmissione “60 minutes” della CBS americana che mi sembra molto ben fatto. Il nome che ricorre, che in inglese viene pronunciato sciàvo, è quello di Terri Schiavo.

16 Risposte

  1. […] Novembre 24, 2008 Precisazioni Posted by maurozampolini under Stato Vegetativo | Tag: blog, stato minimamente cosciente, Stato Vegetativo, video |   Condivido le perplessità di Fabio Turone del quale invito a leggere il commento al post precedente e a leggere i commenti nel suo blog dove c’è un interessante video della CBS sullo stato minimamente cosciente con intervista ad Owen https://presenteduepuntozero.wordpress.com/2008/11/21/minima-coscienza/  […]

  2. Ho una sorella che da anni vive in questo stato. Vi posso garantire che dopo 16 anni e stando in casa ha fatto grandissimi miglioramenti!

  3. Ciao Marialuisa,

    sinceramente mi auguro per te e per lei che continui a migliorare.

    Quello che volevo dire è che io credo che ciascuno debba essere se possibile messo in condizione di decidere per sé, anche perché magari sa di non avere una sorella amorevole o non vuole costringere la propria sorella amorevole a un simile sacrificio per il resto della propria vita.

    Io non so, né riesco a immaginare, che cosa si provi in quello stato, ma nel dubbio preferisco, per me stesso, poter decidere che preferisco morire piuttosto che affrontare (e far affrontare ai miei cari) un simile calvario senza nessuna speranza di tornare mai a essere quello che sento di essere.

    Anche qui, la retorica dei “risvegli” spesso fa pensare che si ritorni a una vita quasi normale, ma la norma è che si recupera una modesta possibilità di interazione con l’ambiente e una modestissima capacità di movimento.

    Se poi la persona non può, o non sa o non vuole decidere, è giusto che la legge si preoccupi di tutelarla da eventuali abusi, in un verso o nell’altro: mi riferisco anche, per chiarezza, all’accanimento terapeutico, ovvero agli atti medici compiuti quando la scienza medica sa bene che l’esito sarà – quasi certamente, giacché ben poche cose sono certe al 100% in medicina – nefasto.

  4. Aggiungo anche qui la mia replica sull’aspetto della diagnosi di Terri Schiavo, cui accennava il dottor Zampolini (già pubblicata nel suo blog):

    Beh io non so su che cosa basi la sua conclusione il dottor Zampolini, ma osservo che un altro elemento segnalato nell’editoriale pubblicato sulla rivista dell’American Academy of Neurology riguarda proprio la diagnosi, che alcuni medici hanno creduto di poter fare sulla base del video diffuso da alcuni familiari di Terri Schiavo, che si opponevano all’interruzione dell’alimentazione artificiale.

    Scrive il dottor James L. Bernat
    nell’editoriale di “Neurology” (“Theresa Schiavo’s tragedy and ours, too” Neurology 2008;71:964–965 http://www.neurology.org/cgi/content/full/71/13/964).

    Perhaps most influential in galvanizing public skepticism over her diagnosis of vegetative state was the repeated broadcasting of an edited videotape of Mrs. Schiavo provided by her parents.
    Most viewers had no idea that patients in a vegetative state can move and have open eyes when awake.

    One neurologist who examined her alleged that the editing of the tape was contrived to erroneously suggest she was consciously following a balloon with her eyes and therefore not in a vegetative state.

    Many media outlets failed to clarify that trial court Judge Greer’s ruling that she would not wish to have a feeding tube (later upheld in state and federal appellate court decisions) was based on exhaustive hearings in which the testimony of numerous friends and relatives as well as various expert witnesses was heard and weighed. In issuing his ruling, Judge Greer rated the evidence that she would not wish continued gastrostomy tube feeding as “clear and convincing.”

    Some media also provided exaggerated accounts of suffering following removal of a feeding tube. These descriptions had political overtones and did not comport with contemporary palliative care experiences.

    Il succo dell’editoriale pubblicato dalla rivista della massima autorità scientifica americana (che come tutte le riviste importanti affida di norma i suoi editoriali a esperti indiscussi dell’argomento) sembra essere che la diagnosi era corretta, e solo chi ha visto il video montato dai familiari ma non ha visitato la paziente poteva pensare che non fosse in stato vegetativo.

    Ad ogni modo, la questione è sempre stata una questione di “rifiuto delle cure”, su cui il giudice americano, come quelli italiani, ha dovuto solo accertare quale fosse il volere espresso in precedenza dalla persona interessata.

    Per il resto, il pessimo comportamento della stampa e di certa politica Usa ha trovato fedeli imitatori anche in Italia, non solo nella stampa.

  5. Ovviamente non ho personalmente valutato ma lavoro in stretto contatto con i colleghi americani e conosco bene J. Giacino e J White e abbiamo più volte discusso di scienza e di gossip. Parlando di scienza ci si poneva il dubbio non in termini speculativi per evitare la morte della schiavo ma della difficoltà di definire il limite preciso della diagnosi.
    Nell’aprile scorso ci siamo visti a Lisbona al congresso mondiale e Giacino ci ha mostrato il video del suo paziente che ha ripreso contatto dopo 19 anni e che chiedeva di fronte alla figlia 19enne, stupita, come stesse Ronald Regan. Grave condizione, non solo per la perseveranza sul nome, ma perché erano presenti gravissimi deficit cognitivi residui.
    Il problema secondo me è da un lato non fare confusione sulle diagnosi cliniche ( e se ne sta facendo molta) . Un tema diverso è invece il diritto di interrompere la vita secondo il proprio volere. Da questo punto di vista non c’è molta differenza tra SV e SMC.

  6. Grazie dottor Zampolini della spiegazione: devo dire che il suo accenno a quel video – che secondo alcuni esperti è stato montato ad arte (magari in buona fede, ma questo conta poco) – mi sembrava fuorviante.

    E’ fin troppo comune – in tutti gli ambiti della medicina – la tentazione di fare una diagnosi a distanza, senza aver visitato l’interessato (mi sono occupato della questione di recente relativamente alla salute psichica dei personaggi pubblici, e in particolare dei candidati alle Presidenziali americane, su cui l’American Psychiatric Association ha da tempo preso duramente posizione, vedi http://jama.ama-assn.org/cgi/content/full/300/11/1348 : “For a mental health professional—or any physician—to publicly offer a diagnosis at a distance of a nonpatient not only invites public distrust of these professionals, but also is intellectually dishonest and is damaging to the profession. After all, a professional opinion should reflect a thorough and rigorous examination of a patient, the clinical history, and all relevant clinical data under the protection of strict confidentiality, none of which is possible by casual observation of a public figure. To do otherwise is unethical because it violates this fundamental principle and thereby misleads the public about what constitutes accepted medical and nonmedical professional practice“).

    E la sua spiegazione mi lascia con quesiti importanti:

    * I nomi che cita sono di specialisti che hanno avuto in cura o visitato personalmente Terri Schiavo?

    * Al di là dell’occasione in cui ne hanno parlato informalmente con lei (tra gossip e scienza, come diceva), hanno pubblicato qualcosa sul presunto errore di diagnosi di Terri Schiavo su riviste con peer-review?

    Mi piacerebbe leggere il loro studio e le eventuali osservazioni della comunità scientifica internazionale.

    Non ho poi capito se ho ragione nel pensare che quel paziente del dottor Giacino è lo stesso Terry Wallis che ho citato io, di cui ho visto alcuni filmati e letto la storia clinica nel sito:
    http://www.terrywallis.com/

    Se è quello, mi pare non ci sia alcun dubbio che fosse in stato minimamente cosciente, e che il contatto che ha recuperato era assai diverso da ciò a cui si pensa quando si dice e si scrive che si è “risvegliato dal coma”.

    Tutti sanno che c’è anche chi recupera quasi completamente (col tempo, e la riabilitazione) tutte le proprie funzioni, di norma dopo appena qualche giorno o settimana di coma, e questo è un altro grave punto di confusione/mistificazione.

    Sono poi d’accordo che rimangono alcune difficoltà anche su quale debba essere il confine – nelle definizioni – tra accanimento terapeutico, rifiuto delle cure, suicidio assistito ed eutanasia (intesa come atto richiesto ripetutamente dall’interessato).

    Però il volere dell’intreressato deve venire prima di tutto.

    Io credo che occorra poi sottolineare il fatto che la legge italiana punisce gli atti medici compiuti senza il consenso informato dell’interessato e ancor più quelli compiuti contro il suo volere, e la deontologia professionale del medico mette al primo posto l’autodeterminazione del paziente…

    Tutte queste questioni non possono e non devono essere affrontate sull’onda dell’emotività pura, per di più non basata su ciò che la scienza sa con certezza (e mi fanno arabbiare le osservazioni di chi dice che “non si può dire che lo stato vegetativo è irreversibile”… Chiunque conosce un minimo di scienza e di medicina sa benissimo che nulla è sicuro al 100%, ma tutto è valutato in base alle probabilità).

    Queste questioni non potranno mai essere risolte se non con un dibattito aperto, e il più possibile sereno: quello al quale la Chiesa Cattolica si è sempre opposta in Italia, facendo spesso leva sull’emotività e sull’ignoranza, fino a quando un Tribunale laico ha affermato in modo chiaro che alcuni divieti posti dalla religone cattolica non possono e non devono limitare i diritti dei cittadini di uno Stato laico.

    Si tratta di diritti che alcuni possono non voler invocare per sé, e che non vincolano in alcun modo chi crede in Dio a violarne i comandamenti o a subire alcunché.

  7. Centro/Unità Risvegli o Riabilitazione Speciale Villa delle Querce- Nemi, 24 NOVEMBRE 2008
    Cronaca dei parenti di una degente in stato di coscienza minima:
    Numero del personale infermieristico: 3 infermieri nel turno ore 14 – 22 si occupano di 9 pazienti del sedicente Centro Risvegli + 15 pazienti della attigua lungodegenza medica (anch’essi quasi tutti non autosufficienti!) Alle ore 20.00 sparisce anche il personale ausiliario, non ho elementi x sapere cosa accade dopo le 22.00, ve lo lascio immaginare!
    Da alcuni gg troviamo alle ore 13 c.ca mia madre, la Sig.ra R C ,sulla sedia a rotelle, due gg su tre sta col capo reclino, in condizioni di estrema sofferenza, con un lungo filamento di bava dalla bocca ai piedi, anche la paziente affianco rimane ore con la bava alla bocca senza che nessuno la accudisca, quella di fronte rimane lo stesso per lungo tempo col piatto del pasto davanti, impiastricciata la bocca e le vesti, raramente se non sono presenti i familiari viene accudita nel mangiare, i resti di cibo rimangono addirittura nel suo letto.
    Torniamo alla sedia rotelle su cui viene posta mia madre, è sporca, senza imbottitura laterale per le gambe, inadeguata complessivamente alle necessità posturali di mia madre, perchè troppo rigida, (senza reggi mento, nè reggi testa), da quando viene posta su questa sedia presenta una ferita lacero contusa al polpaccio sinistro che si sta trasformando in piaga, a causa dello sfregamento sulle sporgenze non protette della sedia, inoltre si stanno presentando piaghe nel sottocoscia, si riconosce la striscia dello strumento utilizzato per la sollevazione, che denota manovre di posizionamento effettuate senza protezione e in maniera maldestra; ieri la Dott. a C. ci ha “consigliato” se avevamo fatto la domanda di invalidità, di chiedere la carozzina alla ASL! Sì, perchè la cosa allucinante di qst reparto è che se hai una carozzina decente, è perchè praticamente te la porti da casa!
    Se per caso si stacca il misuratore di ossigeno e il meccanismo inizia a suonare, può rimanerci senza che nessuno si occupi di risistemarlo, cosa accaduta ieri a mia madre per oltre un quarto d’ora, anche perchè i letti non hanno nemmeno un campanello che i parenti possono azionare in caso di necessità, ma dimenticavo qst è un reparto ad alta intensità assistenziale, con personale fantasma naturalmente!
    Ieri sera alle 18.45 ho trovato mia madre in un bagno di sudore, le ho asciugato la fronte e segnalato il problema al medico Dott.a G. e infermiera, avevo già provveduto a inserirle il termometro … (febbre a 37°)
    è stata solo aspirata, ma naturalmente, non cambiata, la traversa del letto era fradicia, non avendo un asciugamano ho preso una maglia pulita e l’ho asciugata con quella, cercando di tenerla scostata dal bagnato fino alle 20.30 c.ca quando la Dott.a G. mi ha detto che il tempo era scaduto, sono andata via rinnovando al personale medico le mie preoccupazioni, spero, ma è una speranza, che sia stata cambiata.
    Amaramente constato che molte Eluane non debbono aspettare sentenze per morire, l’organizzazione di strutture come il sedicente Centro Risvegli di Villa delle Querce – Nemi, permette qst operazioni nel più completo rispetto della privacy, senza clamori, e se poi si soffre che volete che sia, non siamo nati per soffrire?
    Ah, dimenticavo, stipendiano il personale per l’assistenza spirituale!

  8. Cara Antonella,

    ti ringrazio di aver voluto condividere con noi la testimonianza sulle condizioni – che mi paiono inaccettabili – in cui hai più volte trovato tua madre (ti confesso che il mio primo istinto sarebbe quello di chiamare i Carabinieri, ma poi è probabile che altri fattori mi frenerebbero).

    Non è la prima volta che sento parlare di strutture gravemente inadeguate in questo ambito, ma non ho mai avuto occasione finora di svolgere una vera indagine.

    Mi piacerebbe sentire altre opinioni – magari anche da chi si occupa professionalmente di assistenza a persone in quello stato – su che cosa è utile e importante fare per migliorare davvero l’assistenza alle persone in questo stato ricoverate in situazioni così scandalose.

  9. Segnalo un altro ampio e dettagliato articolo, uscito su “Panorama” di questa settimana, scritto da Daniela:

    Coma, l’enigma dei risvegli
    http://www.panorama.it/app/servizi/edicola/visualizza?testata=panorama&anno=2008&numero=49&sezione=SCIENZE&pagina=180

    (occorre la registrazione gratuita per avere accesso all’articolo, anche in formato pdf)

    Questo mi fa venire in mente che non ho linkato quelli usciti sempre su “Panorama” la settimana scorsa (a uno dei quali ho collaborato anche io):

    Giovani vite sospese
    http://www.panorama.it/app/servizi/edicola/visualizza?testata=panorama&anno=2008&numero=48&sezione=PRIMO%20PIANO&pagina=030

    (questo è l’unico leggibile online: http://blog.panorama.it/italia/2008/11/21/stato-vegetativo-permanente-quelle-giovani-vite-sospese/)

    Noi, che aspettiamo il miracolo
    http://www.panorama.it/app/servizi/edicola/visualizza?testata=panorama&anno=2008&numero=48&sezione=PRIMO%20PIANO&pagina=035

  10. I carabinieri li hanno chiamati loro, perchè mi sono rifiutata di uscire poichè hanno sequestrato un poster dedicato a mia madre, e alla mia richiesta di verificare le condizioni dei pazienti mi hanno detto che non potevano farlo …. non avevano i vestiti idonei …
    Ho cmq organizzato un’iniziativa di protesta anche via email, col seguente msg del 9 dicembre 2008:
    Gent.mi,
    chiedo la vs solidarietà:
    Mia madre Ricci Cesarina è ricoverata presso l’Unità Risvegli della
    Casa di Cura Villa delle Querce di Nemi, degli amici le hanno fatto
    pervenire con dedica ed auguri il manifesto della

    Giornata nazionale d’azione per i diritti umani
    “Se non li difendi, te li tolgono”
    Il 10 dicembre 2008 la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
    compie 60 anni.

    Tutti i pazienti del reparto hanno affissi poster a loro cari, il
    Manifesto di mia madre è stato tolto per ben 2 volte e per ultimo
    requisito dal Direttore Sanitario Dott. Rosolino Bartilotti.
    Chiedo la vs solidarietà, domani distribuirò nella Casa di Cura
    volantini con il contenuto del Manifesto.
    Vi prego di inondare le seguenti email della casa di cura
    villadellequerce@libero.it; alsordilli@katamail.com;

    e per CC la mia: a.milanini@comune.cori.lt.it

    con mail a venti per
    Oggetto: Solidarietà ai pazienti dell’Unità Risvegli
    e contenuto

    Giornata nazionale d’azione per i diritti umani
    “Se non li difendi, te li tolgono”
    Il 10 dicembre 2008 la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
    compie 60 anni.”

    e firma
    Grazie

    Antonella Milanini

    fatela girare

  11. villa delle querce, villa delle querce…
    tanto bella fuori, tanto bello il lago che si trova sotto.
    puoi vedere il lago solo se ha la forza di camminare ed arrivarci, perchè lì dentro, nessuno è a tua disposizione.
    sono disorganizzati al massimo.
    gli chiedi delle cose che magari servono al tuo parente che è ricoverato da loro, e come se fosse cosa normale, ti dicono “si si, poi…” e poi passano le ore e non fanno niente.
    io spero davvero che la mia cara parente ricoverata in riabilitazione da loro, possa trasferirsi il prima possibile perchè, se non è in pericolo di vita, lì dentro rischia da morire.
    da un estremo all’altro: da rianimazione, in una villa dove in una stanza si entra senza mascherine e dove la persona a me cara deve ricevere visite come se stesse in ospedale, in buone condizioni.
    così non è assolutamente.
    si rifiutano di trasferirli in un altro posto, anche se poi dicono che quella non è una prigione.
    non ne sono poi tanto sicura.
    il giorno in cui è stata trasferita, è stata lasciata lì e il medico di turno non sapeva nemmeno utilizzare il macchinario che le serviva (che poi tiene in vita la mia parente) ed ha chiesto a mia madre come si dovesse usare. ma vi rendete conto?
    inoltre, quando il medico deve fare una operazione, nn riceve aiuto da nessuno: gli infermieri spariscono. se suonano il campanello non arriva nessuno. è successo. infatti, il giorno del ricovero, hchi ha aiutato la paziente di fornte al mio parente, ad essere aspirata? mia madre.
    e questo è tutto, solo perchè nnn voglio proseguire.
    questa ultima cosa e finisco, promesso: un medico, appena ha visto mia nonna che stava arrivando con la tracheostomia, l’ha guardata e mentre SCAPPAVA ha detto “un paziente respiratorio, non lo voglio nemmeno vedere”.
    SCANDALO. IN PRIMA PAGINA. AL PRIMO POSTO.

  12. Cara Serena,
    qst è la mia email,
    a.milanini@comune.cori.lt.it e il mio cellulare 328 3647095
    x quanto è accaduto e sta accadendo a mia madre come gli altri pazienti non la passeranno liscia …
    vì è una sorta di sequestro dei pazienti, da fantomatiche riabilitazioni, a lungodegenza, a RSA non escludo che vi siano giochini anche su tutele e curatele…
    la ASL di competenza ha effettuato un’ispezione …
    per la c.d. Unità Risvegli non vi è alcun accreditamento
    anche la Bureau Veritas che ne certifica la qualità ha effettuato un’ispezione, ma fa il pesce in barile
    se hai voglia,contattami,
    io sono Assessora alle politiche sociali del Comune di Cori e di fronte a chi compie ingiustizie
    e soprusi nei confronti dei iù deboli non mi fermo.

  13. […] articoli più letti La ballata dell’angelo ferito (per Eluana)Ciao EluanaMinima coscienzaGli alieni esistono, e la NASA li nasconde (dice l’astronauta)Ciao Eluana, ti auguro di riposare in […]

  14. Mi padre è ricoverato al Policlinico Casilino in rianimazione dal 22/2/09, a causa di diversi errori medici che lo hanno portato ora in queste condizioni. Il coma è sopraggiunto dopo 3 giorni di ricovero in ospedale a causa di un ictus ischemico (che i medici hanno continuato a curare per altri due giorni come meningite, poi finalmente si sono decisi a fare una Risonanza…). Inizialmente aveva dato segni di risveglio (occhi aperti, movimenti della parte destra del corpo, ecc. poi è peggiorato, anche fisicamente ed ora respira con l’aiuto della macchina. Ha la tracheostomia e la PEG. Noi vogliamo portarlo via dal Casilino, perché ci rendiamo conto che lo stanno lasciando morire giorno dopo giorno e vorremmo portarlo in una struttura di lungodegenza ad alta intensità di cure sperando che possano aiutarlo a svegliarsi ma non ne conosciamo personalmente nessuna. Avevamo pensato al San Raffaele di Cassino o a Villa delle Querce a Nemi, che dai siti internet sembravano attrezzatissime e professionali, ma leggendo i post su questo sito sono inorridita!! Pensate che il caso di Nemi sia un’eccezione o la regola? Qualcuno conosce una struttura valida? Per favore se avete informazioni aiutatemi…

  15. oggi è il 12 ottobre del 2009.
    mia nonna, purtroppo (e non trovo altre parole), è morta a marzo 2009.
    E’ morta a “villa delle querce”.
    ora, non chidetemi se poteva vivere un altro po’, oppure se era destino che andasse così.
    fatto sta, che dopo tutta quella sofferenza, qualcuno ce l’ha portata via.

  16. Ancora dal blog di Daniela, alcune riflessioni utili a inquadrare l’ultimo “caso mediatico” di “miracoloso” risveglio dal coma, quello del belga Rom Houben.
    La vicenda presenta un gran numero di punti oscuri, che sarebbe molto interessante poter chiarire con gli esperti coinvolti, che però al momento non sembrano granché disponibili a fugare i dubbi.

    Ancora una volta suggerisco di leggere il blog di Daniela, che al caso ha dedicato un articolo: http://ovadia-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/11/25/il-risveglio-dal-coma-e-le-tavolette-dei-medium

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