C’è la crisi? Pensa negativo!

Pensare positivo fa male. Soprattutto alle finanze.

E’ questo il succo di un’interessante riflessione della scrittrice americana Barbara Ehrenreich (di cui consiglio il libro-inchiesta “Una paga da fame. Come (non) si arriva alla fine del mese nel paese più ricco del mondo“) pubblicata oggi nelle pagine dei commenti del New York Times.

[…] The idea is to firmly believe that you will get what you want, not only because it will make you feel better to do so, but because “visualizing” something — ardently and with concentration — actually makes it happen. You will be able to pay that adjustable-rate mortgage or, at the other end of the transaction, turn thousands of bad mortgages into giga-profits if only you believe that you can.

Positive thinking is endemic to American culture — from weight loss programs to cancer support groups — and in the last two decades it has put down deep roots in the corporate world as well. Everyone knows that you won’t get a job paying more than $15 an hour unless you’re a “positive person,” and no one becomes a chief executive by issuing warnings of possible disaster.

La parola d’ordine del “pensare positivo” è ormai penetrata profondamente nella cultura americana, e in particolare nelle élites di Wall Street (con in testa Lehman Brothers e Merrill Lynch) cui viene affidato il potere economico, per le quali ogni profezia nefasta non va nemmeno pensata, perché altrimenti è destinata ad autoavverarsi, e ogni Cassandra va messa a tacere.

E oggi uno dei risultati concreti di questa deliberata sordità ai segnali di allarme (“Pensi negativo: anatema!”) è la crisi finanziaria senza precedenti.

La ricetta, banale nella sua semplicità antica (“Est modus in rebus” diceva il poeta Orazio), è quella di evitare gli eccessi e puntare al realismo:

When it comes to how we think, “negative” is not the only alternative to “positive.” As the case histories of depressives show, consistent pessimism can be just as baseless and deluded as its opposite. The alternative to both is realism — seeing the risks, having the courage to bear bad news and being prepared for famine as well as plenty. We ought to give it a try.

Forse varrebbe davvero la pena di metterlo alla prova…

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