Sulle assenze degli statali il ministro dava i numeri… (coincidenze)

Giornata di coincidenze post-vacanziere, oggi. Avevo appena finito di commentare il post di Marco Cattaneo e poco dopo ricevo un invito su Facebook da Claudia Di Giorgio (collega giornalista scientifica che lavora con Cattaneo, che conosco da anni ma non avevo mai incontrato, e ha anche lei un bel blog di “Storie Spaziali” sulle “Scienze”). Più tardi, svolazzando tra blog partendo dal suo, dopo un colvoluto giro trovo su quello di Omniaficta un post intitolato “Bravo! Grazie!“.

Siccome avevo appena usato la stessa storica battuta di Ettore Petrolini in un forum di tutt’altro genere, e avevo linkato il video di Petrolini che recita nello storico film su Nerone girato nel 1930 da Alessandro Blasetti, ho guardato il post, e ho scoperto che parlava della torrida questione degli impiegati statali fannulloni: citava un blog che dimostra come i dati sulle presunte minori assenze dal lavoro – pubblicati con risalto dai giornali che parlavano di “effetto Brunetta” – sono in realtà il frutto di un magheggio (“L’effetto Brunetta è una bufala”).

Mi sembra che a questa storiella si adatti bene la vignetta che avevo tempo fa pubblicato sulla tendenza a “Dare i numeri (scientificamente, però)

La demagogia, che bella invenzione! (Bravo! Grazie!)

Quali medicine per l’Italia? E a che prezzo?

Di ritorno dalle vacanze ho letto nel blog di Marco Cattaneo, direttore delle “Scienze”, un post dedicato alla vicenda del licenziamento del direttore dell’Agenzia Italiana per il Farmaco (AIFA) Nello Martini, in cui giustamente si lamenta del fatto che il conflitto di interesse che tocca il Ministro Maurizio Sacconi (responsabile della sanità e marito della direttrice generale di Farmindustria, l’associazione che riunisce i produttori italiani) sia stato reso noto dalla rivista Nature ai pochi italiani che la leggono.

Io stesso lo ignoravo, per cui quando ho scritto (da un internet cafè, giacché ero in vacanza all’estero) l’articolo chiestomi sulla vicenda dal British Medical Journal ho cercato rapidamente di verificare la notizia, e non avendo conferme ho preferito sorvolare su quello specifico punto, per dedicare il poco spazio disponibile a ricordare tutte le molte cose importanti realizzate dall’AIFA, in pochi anni, sotto la direzione di Nello Martini.

Quello che emerge è il progetto in parte già dichiarato dal governo di sottrarre la gestione della spesa farmaceutica a un organo che fin qui si è dimostrato indipendente, e che ha basato le proprie decisioni sui prezzi dei farmaci su valutazioni tecniche, anche grazie a ricerche innovative che ha esso stesso finanziato e condotto. Tolta all’AIFA, questa responsabilità sarebbe affidata ad altri all’interno del Ministero (dove era quando scoppiò lo scandalo Poggiolini citato dall’editoriale di Nature).

Il problema è che se non ci sono soldi pubblici per pagare a tutti tutte le medicine esistenti (non sempre granché efficaci) io preferisco che la selezione dei farmaci da rimborsare a spese del contribuente e la trattativa sul loro prezzo di vendita sia condotta con criteri rigorosi, partendo dalle esigenze della sanità pubblica e non da quelle (anch’esse ovviamente legittime, ma meno prioritarie) dell’industria.

E preferisco che il medico mi prescriva un farmaco sulla base di informazione indipendente (come quella finanziata dall’AIFA di Martini) piuttosto che sulla base di quella sponsorizzata, perché so che anche il più onesto degli osti deve vendere il vino che ha in negozio.

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