Tanti auguri, Italia antifascista!

Mi è venuta così, come si fa con gli amici il giorno del loro compleanno.

E altrettanto spontaneamente, non so bene per quale vagabondaggio dei pensieri, mi è venuto da pensare con affetto al mio bisnonno Pietro Nenni, che se ne andò mentre io entravo nell’adolescenza, nelle prime ore del 1980.

(Aggiungo una foto di famiglia, che ho provato a mettere in coda al commento ma non so perché non compariva: è il mio compleanno dei due anni…)

5 Risposte

  1. Caro Fabio,
    il 25 aprile ero in Spagna (da buon turista) e mi sono ritrovato anch’io a pensare, con un sospiro, a questa bella ricorrenza (canticchiando, ahimè, come mi viene di fare ogni anno, anche la relativa canzone di Venditti).
    Per noi quello della Liberazione è un ricordo che va svanendo; ma in Spagna, dove alla democrazia non sono ritornati poi da tanto, non perdono occasione di sottolineare quanto si stia meglio in democrazia.
    Mai dare nulla per scontato…

    Auguri anche a te.

    PS: ma davvero il tuo bisnonno era Pietro Nenni?!

  2. Anche in Portogallo c’è molta più consapevolezza, e proprio il 25 aprile è una festa molto sentita (è la “rivoluzione dei garofani” del 1974).

    La tua domanda mi dà l’occasione per pubblicare questa foto di famiglia, della festa dei miei due anni (correva l’anno 1968… )

    (Siccome nel commento non so perché non vuole metterla la infilo nel post)

  3. Molto bella e commovente.

  4. ciao Fabio!sono Sara ho trovato per caso il tuo blog!la foto che hai pubblicato e’ molto suggestiva ….l’ho anche io insieme ad altre foto di famiglia…a me molto care!zia Carmen era sorella di mia nonna Mina e di zia Bruna Melandri….penso ,se non ricordo male ,di averti visto a Faenza per una commemorazione meta’ anni ’80!Eravamo bambini entrambi!un saluto

  5. Ciao Sara,

    ricordo di essere stato a Faenza nell’occasione in cui intitolarono al bisnonno una piazza. Doveva essere il 1991, e ricordo che c’era anche Craxi al quale durante il pranzo contestai la scelta di far partecipare l’Italia all’operazione di “polizia internazionale” in Iraq (io avevo 24 anni e stavo facendo il servizio civile come obiettore di coscienza).

    Io gli dissi che sarebbe stato più onesto chiamarla guerra, e l’unico motivo per cui si negava l’evidenza era l’articolo 11 della Costituzione che impedisce all’Italia di fare la guerra.

    Lui rispose con un’arguzia, citandomi il Re Sole che a quanto pare disse qualcosa come: “Dirò ai miei generali di fare la guerra e poi dirò ai miei esperti di legge di giustificarla”.

    Per me era una duplice ammissione: che di guerra si trattava, e che Craxi si era montato la testa (ma non ribattei, anche perché il clima familiare suggeriva di evitare eccessive polemiche).

    E’ la cosa che ricordo meglio, insieme al teatro pieno di bandiere rosse e gonfaloni in onore del bisnonno, di Faenza, anche perché feci una toccata e fuga.

    Per questo mi fa molto piacere che ci si sia reincrociati grazie a questo blog

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