La croce al seggio? Solo sulla scheda, please

Domenica scorsa mi sono iscritto all’UAAR, l’Unione Atei e Agnostici Razionalisti.
Ho incrociato il loro banchetto mentre passeggiavo in centro a Milano, in Via Torino, durante la mia ora d’aria (mia moglie si spupazzava le bimbe invitate a un compleanno all’acquario civico), e finalmente mi sono deciso a iscrivermi, cosa cui pensavo da un po’ di tempo.

Oggi ho deciso di compiere il mio primo atto in veste di iscritto: se nel mio seggio elettorale trovo affisso il crocifisso scasserò i cabbasisi al presidente per convincerlo a rimuoverlo, seguendo le istruzioni dell’UAAR appunto.

Elezioni 2008 e crocifissi:
come comportarsi al seggio elettorale

Durante le consultazioni il simbolo della confessione cattolica sarà presente in molti seggi elettorali. L’UAAR continua a ritenere tale presenza incompatibile con il supremo principio costituzionale della laicità dello Stato, e continua – e continuerà – a battersi in sede legale perché questo principio trovi finalmente un’applicazione concreta.
Nel frattempo l’UAAR invita i soci, i simpatizzanti e i cittadini a compiere un piccolo gesto civico, chiedendo loro, laddove trovino un crocifisso affisso nei seggi elettorali, di chiederne la rimozione. La richiesta è motivata dal pronunciamento del 10 aprile 2006 della Corte di Appello di Perugia, che ha legittimato la decisione di un presidente di seggio di rimuovere il crocifisso dal proprio seggio.

l’articolo prosegue con istruzioni dettagliate

Mi piace il fatto che le raccomandazioni invitino ad assumere un atteggiamento certo fermo ma anche assolutamente tranquillo: quello di chi sa di stare facendo una battaglia importante su un tema che molti fraintendono, non sempre in malafede.

Il punto non è ovviamente quello di offendere i cattolici (come sistematicamente si sente dire) ma al contrario quello di far presente ai cattolici che stanno dando per scontati – e soprattutto per neutrali – atti solo apparentemente innocui come affiggere un crocifisso, che al contrario hanno un forte valore simbolico di affermazione di “proprietà”: “qui si onora il Dio dei cattolici”, dice in fondo il crocifisso.

E lo dice a dispetto del fatto che l’Italia è uno Stato laico che riconosce pari dignità a tutte le religioni, e a chi vive la sua spiritualità senza avere un dio e senza una religione.

5 Risposte

  1. Ciao
    Anche tu come Daniela un po’ masochista nella ricerca degli argomenti! Vuoi essere flagellato?😉

    Ti dirò, non so nemmeno io come definirmi, ma alla fine penso che benché io non voglia ritenermi cattolica alla fine sembra che lo sia. Ti spiego. Non sopporto che si manchi di rispetto a una religione. Qualsiasi. Non so perché ma è così più mi sforzo di non credere e più non lo sopporto. Riguardo al cattolicesimo in particolare non sopporto che si bestemmi e non sopporto il maltrattamento dei simboli religiosi. Riguardo a questa guerra del crocefisso nelle aule tutti dicono che sono gli stranieri (non cattolici perché nell’immaginario collettivo italiani=cattolici e stranieri=qualcos’altro) a doversi adattare a noi e non noi a doverci annulare per non offendere loro che sono ospiti. Io penso che il crocefisso nelle classi sia un maltrattamento per il Dio dei cattolici. Sono loro che dovrebbero offendersi del fatto che c’è. Quando ero piccola a volte lo incrociavo con lo sguardo e non mi sembrava avesse più un significato. Era lì, era sempre lì. Dopo un po’ ti abitui alle cose. Anche a quelle importanti. Il cervello non risponde più agli stimoli costanti. va in cerca di cose nuove. é un tipetto curioso il nostro cervello. La bellezza di Dio (e qui parlo di qualsiasi Dio) è nella ricerca non nella meta. Il crocefisso non ci deve stare intorno come se fosse un mobile che lo calcoli giusto per non sbatterci contro. A Messa non devi andarci tutti le domeniche perché si fa così. L’uomo moderno occidentale scambia riti con routine. Il risultato è che non rispettiamo più i simboli religiosi perché siamo troppo abituati a vederli, senza saperli guardare. Il problema è che in altre religioni è diverso. Non so perché ma credo che per altri, i riti facciano più fatica a diventare abitudine. Forse perché c’è questa convinzione sulla reliogione di stato: sono italiano quindi sono automaticamente cattolico quindi avrò il mio posto in paradiso. Non funziona così. Non c’è il gene del cattolicesimo così come non si può credere perché “non si sa mai”. Il paradiso non è automatico ma non è neanche la meta. La meta è riuscire a credere e questa ahimé si conquista con fatica ogni giorno. La maggior parte non ce la fa ed io sono tra questi ed è per questo che rispetto chi continua a provarci.

    Quindi molto meglio togliere il crocefisso dai luoghi dove può diventare sostegno per la polvere senza che nessuno si curi di Lui. Meglio doverselo andare a cercare.

  2. Forse sono uno che si cerca l’autoflagellazione, ma di sicuro sono uno che pretende di sfatare l’equazione falsa tra italiano=cattolico e anticattolico=straniero.

    Intanto perché spesso si spaccia per “anticattolico” chi semplicemente è laico, e cerca di tenere a freno il potere della chiesa (che in Italia è la chiesa Cattolica).

    In secondo luogo perché il sillogismo tra Italia e Chiesa Cattolica è una brutta forzatura. L’Italia esisteva ben prima di Cristo (e non è che i romani fossero preistoria) ed è quello che è anche a dispetto della Chiesa cattolica e della religione più in generale.

    Non vorrei dilungarmi, ma la breccia di Porta Pia ha permesso proprio di fare l’Italia contro la Chiesa Cattolica e il suo potere temporale, che oggi vuole mantenere i crocifissi nei luoghi della vita pubblica anche in quanto sono un segno (impolverato e assai depotenziato, ma sempre ben visibile) proprio di quell’antico potere.

    Il tuo accenno alla religione di Stato mi offre poi l’occasione per ribadire un fatto storico che molti, colpevolmente, ignorano: l’Italia non ha più una religione di Stato dal lontano 1984.

    Io non sto facendo una battaglia a favore degli stranieri, ma in primo luogo degli italiani come me.

    E da ora anche per quelli che come te, cattolici, preferiscono non rischiare di confondere i simboli della fede con i simboli del potere temporale, e amano andarseli a cercare piuttosto che trovarseli esposti in ogni dove nel disinteresse generale.

  3. Meno male, pensavo di aver fatto un gran minestrone, ma vedo che hai colto lo stesso quello che volevo dire.
    Comunque sono meno cattolica di quello che sembra. Il mio rispetto per i simboli religiosi che non vorrei mai vedere esposti ovunque nel disinteresse generale, è per tutte le religioni. Per nascita sono cattolica con tutti i riti annessi e connessi, perché i miei genitori fanno parte della schiera del “ci credo perché non si sa mai” e del “perché si fa così”, ma ho cominciato ad allontanarmi da questo modo di pensare senza mai riuscire ad avvicinarmi al vero modo di essere cattolica (o qualsiasi altra cosa).
    La cosa che mi ha fatto allontanare probabilmente è stata questa mania da “pecorelle smarrite da redimere”, di conversione a tutti i costi. Troppo impositiva: la fede dovrebbe essere una scelta del cuore. Per fortuna non tutti i preti cattolici sono così. Se fossero stati tutti così ci avrei messo una pietra sopra e non ci avrei più pensato. Invece c’è chi il suo credo lo mette in pratica nella vita di tutti i giorni e non va in giro a imporre alcunché agli altri e questi viene voglia di ascoltarli.
    Però ripeto ad affascinarmi è la passione delle persone

  4. Anch’io… non mi associo però, non faccio lotte nei seggi perchè agnostico, lo sono perchè è struttura, perchè è solitudine… un agnostico non è un laico, non ha un vestito.. io sono laico ma è pura coincidenza, quando voglio fare il laico partecipo anche ad azioni come questa a cui ti riferisci tu, non agganciamo cose sconnesse tra loro sul piano filosofico, sbaglia l’Associazione a proporre tali iniziative, sbagli tu a difenderle come espediente di società. L’ateo è un credente, non è associabile ad un agnostico che invece se ne sbatte o perchè non ritiene di aver gli strumenti o perchè non si fa nessuna ragione in assoluto, in ogni caso non è convinto e non ha la verità che per fortuna ha l’ateo e dunque dovrebbe starsene benissimo per i cazzi suoi, distinguendo bene cos’è lo stato mentale individuale e cos’è la sua appartenenza nelle dinamiche della società. Il mio dissenso riguarda soltanto la confusione concettuale, per il resto nel mio essere sociale ritengo giusto che la chiesa si trattenga, ma badate è più la politica senza le palle che i religiosi, lo dico convintamente, un legislatore in gamba fa la sua parte, guardando la società e non solo la propria coscienza, è pagato con le tasse di tutti e dovrebbe rispondere a tutti e basta.

  5. Ciao,

    premettendo che ieri non ho dovuto per fortuna fare nessuna battaglia perché nel mio seggio il crocificco non c’era (e io avevo con me le bambine e un sacco di cose da fare…), sono parzialmente d’accordo con te.

    In effetti non so se ho scritto che anche io trovo alcune posizioni espresse dall’UAAR un po’ troppo dogmatiche per i miei gusti (io, fin dai tempi del liceo, mi definisco “agnostico tendente all’ateo”, dopo che per anni mi ero definito “ateo” tout court). Concordo insomma che qualsiasi presa di posizione sull’esistenza o meno di dio abbia poco di razionale.

    Ciò detto, la laicità è ovviamente un’altra cosa: è un valore che non è in contraddizione con la religione. Molti credenti sanno perfettamente essere laici (non come intende l’ex presidente del Senato Marcello Pera, che del laico dava una definizione ridicola di “non legato ai voti religiozi”).

    La laicità per come la vedo io è in contraddizione con la religione solo quando essa diventa assolutismo, e vuole imporsi anche a chi religioso non è (o crede in una diversa religione).

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