Senza filtro, please (ricerca a km zero)

Oggi mi sono imbattuto in un blog interessante, caratterizzato da un titolo molto impegnativo.

Ci sono arrivato seguendo uno di quei percorsi creati dalle “tag clouds”, ovvero quei raggruppamenti di parole-chiave in cui le più usate appaiono più grandi (le ho messe anche qui nella colonna a destra), mentre cercavo aggiornamenti sulla scandalosa vicenda a seguito della quale la nomina dello stimatissimo fisico Luciano Maiani alla direzione del CNR è da tempo bloccata in attesa della ratifica. In estrema sintesi, il fatto che Maiani abbia sottoscritto il documento con cui un gran numero di ricercatori dell’Università “La Sapienza” di Roma ha chiesto al Rettore di non invitare il Papa per il discorso inaugurale dell’anno accademico ha innescato un’incredibile e vergognosa corsa alla delegittimazione delle sue credenziali, non solo come gestore della ricerca ma addirittura come ricercatore (a dispetto di un curriculum apprezzato da tutta la comunità scientifica internazionale), in cui si è distinta la ex-soubrette Gabriella Carlucci, nella sua attuale veste – ahimè – di deputato di Forza Italia. Comunque, la notizia è stata trattata poco e male dai giornali, ma molti blog hanno seguito l’incredibile botta e risposta tra la Carlucci e diversi esponenti di spicco della comunità scientifica internazionale, che a quanto pare non sono riusciti in alcun modo a farla dubitare delle proprie conoscenze di Fisica.

Io sull’argomento ho visto dapprima il blog di Marco Cattaneo, direttore del settimanale “Le Scienze”, poi – appunto seguendo un percorso strano – ho scoperto il blog “Progetto Galileo” , che sull’argomento ha raccolto e messo a disposizione documenti e informazioni.

Ho memorizzato il loro indirizzo nel mio “Blog roll” (a destra) e commentato un post con cui facevano a fettine un trafiletto (che nessuno o quasi ha notato) che per l’ennesima volta accennava in toni un po’ apocalittici agli OGM (e ho segnalato un articolo molto dettagliato e chiarificante sulle bufale che circolano in materia, in cui mi ero imbattuto ancora in un blog delle Scienze, quello sulla cucina tenuto dal simpatico Dario Bressanini).

Solo dopo ho letto il loro “Manifesto” (ancora understatement, come nel nome…😉 ).

E qui mi è venuto da sorridere (e ho lasciato un altro commento):

Progetto Galileo nasce come reazione a tutto questo e punta innanzitutto a fare informazione scientifica d’alta qualità direttamente dalla “fonte”, cioè i ricercatori-autori del blog spiegheranno in modo semplice ma dettagliato, corretto e verificabile, le notizie di scienza e tecnologia . Questo approccio ha un discreto vantaggio rispetto a tutte le altre fonti di notizie che trovate nei media: Progetto Galileo non ha filtri, non ci sono agenzie di stampa, né giornalisti, né ordini politici o di lobbies che cercano di piegare le notizie a proprio vantaggio.

Ancora uno scienziato (in effetti un gruppo di scienziati: giovani ricercatori) che pensa che gli scienziati siano diversi.

Da un lato si pretende di affermare che gli scienziati sono puri (e sono i soli); dall’altro si trascura un elemento determinante: il punto è che nel momento in cui si mette a spiegare lavori altrui e discipline non sue, qualsiasi scienziato si trova nella situazione del giornalista/divulgatore.

Può avere una competenza di partenza – che in alcuni ambiti è fondamentale, in altri utile, in altri ancora fa risparmiare tempo – ma quello che è sicuro è che la sua competenza sarà inferiore a quella della persona di cui descrive le ricerche, e starà a lui capire se e fino a che punto ha capito e se e fino a che punto deve indagare ancora e magari chiedere aiuto.

Se poi da fisico si addentrerà a divulgare la biologia o la chimica, o magari la medicina, la sua competenza sarà sempre meno di merito e sempre più solo di metodo (terreno sul quale anche un giornalista non stupido può capire abbastanza, dopo un po’).

Infine – beata ingenuità – prima si invoca l’eliminazione dei filtri e poco dopo si parla di “piegare la notizia”, come se nell’indistinto fluire delle pubblicazioni scientifiche (sulle decine di migliaia di riviste con peer-review di ogni disciplina) ci fossero alcune “notizie” che affiorano, pronte per essere pubblicate su un giornale.

Nella realtà, il filtro esiste a ogni livello: la peer-review è il primo, poi c’è un filtro editoriale per cui alcune ricerche hanno più risalto di altre poi – nella “catena alimentare” che nutre il pubblico dei giornali – ce ne sono svariati altri, spesso assemblati a casaccio.

Chi è che legge tutte le riviste, o anche solo tutti i sommari di tutti i numeri di tutte le riviste? Ed è possibile scrivere di tutto senza applicare un filtro assai selettivo?

A me viene in mente il paradosso di Jorge Luis Borges:

“In quell’Impero, l’Arte della Cartografia raggiunse tale Perfezione che la mappa d’una sola Provincia occupava tutta una Città, e la mappa dell’Impero, tutta una Provincia. Col tempo, codeste Mappe Smisurate non soddisfecero e i Collegi dei Cartografi eressero una Mappa dell’Impero che uguagliava in grandezza l’Impero e coincideva puntualmente con esso.

Comunque il loro impegno mi sembra meritevole di incoraggiamento; mi fa tornare in mente la bella esperienza di e-laser, che aveva un ricco sito e un’attiva mailing list, di cui ho perso le tracce da un bel po’. Il dominio non è più attivo: qualcuno ne sa qualcosa?

4 Risposte

  1. Caro Fabio ti ho già risposto brevemente nei commenti nel nostro blog, però vorrei fare alcune precisazioni al tuo post che non condivido:

    “Da un lato si pretende di affermare che gli scienziati sono puri (e sono i soli);”

    Non credo ceh troverai una sola parola nel nostro blog o nelle nostre discussioni che possa giustificare una frase del genere.
    Come ho più volte detto la figura dello scienziato è troppo stereotipata nell’immaginario collettivo. I ricercatori sono umani come tutti gli altri, invidiosi, altrusti, gelosi, e buoni, cattivi e solidali. Di destra o di sinistra, religiosi e non religiosi.
    Questo perché non esiste alcun corso o selezione all’università che affronti l’indole, la personalità o perfino gli scopi degli scienziati. Ciò che viene selezioanta è la capacità di usare il metodo scientifico. Metodo scientifico che è l’unico metodo, finora utilizzabile dall’uomo, che ha la capacità di autocorreggersi. Anche nel momento in cui si fanno errori la scienza può tornare indietro e correggersi. E’ un sistema aperto e dinamico. Ma una cosa è la scienza un’altra gli scienziati.

    “dall’altro si trascura un elemento determinante: il punto è che nel momento in cui si mette a spiegare lavori altrui e discipline non sue, qualsiasi scienziato si trova nella situazione del giornalista/divulgatore.”

    Ripeto: è il metodo scientifico e la capacità di saperlo utilizzare a fare la differenza. Qualsiasi ricercatore è in grado di usare quel metodo. E ovviamente anche un giornalista. Ma questo non avviene nella maggior aprte dei casi perché i giornalisti spesso non vengono necessariamente selezionati in base alla conoscenza del metodo scientifico. Un botanico che usa il metodo scientifico ogni giorno è più bravo nel divulgare un concetto di fisica di un giornalista che non conosce il metodo scientifico.

    “Se poi da fisico si addentrerà a divulgare la biologia o la chimica, o magari la medicina, la sua competenza sarà sempre meno di merito e sempre più solo di metodo (terreno sul quale anche un giornalista non stupido può capire abbastanza, dopo un po’).”

    L’esperienza quotidiana ci ha insegnato che quel “dopo un po’” ha ancora a venire… 😉

    Non capisco poi la critica al filtro a tutti i livelli..
    Il filtro c’è sempre, è ovvio. Le stesse riviste con i loro criteri di selezione sono dei filtri naturali nella scienza. Che poi una notizia scientifica abbia più risalto di altre per questioni di attualità o di interesse pubblico, a noi non interessa.
    A noi interessa che quella notizia venga riportata correttamente e non inventandosi storielle, o dipingendo spettrali visioni del futuro.

    Grazie comunque per le critiche e l’interessamento. Spero che ci seguirai.
    😉

  2. Caro fabristol,

    grazie per aver replicato.

    Io ci tenevo e ci tengo a rivendicare per chi fa il giornalista scientifico (che spesso coincide con chi fa il divulgatore, anche se si tratta di due attività abbastanza diverse, anche se certo funzionali l’una all’altra) un ruolo diverso da quello di mero traduttore/semplificatore di quello che lo scienziato ha “scoperto”.

    L’idea che lo scienziato sia nelle condizioni migliori di chiunque altro per spiegare la scienza a chi non la conosce né la capisce è secondo me figlia della presunzione, e spesso si accompagna alla paternalistica conclusione che sono i “discenti” che non si impegnano abbastanza per capire.

    Siccome chi parte da questa idea (come scrivi tu: “A noi interessa che quella notizia venga riportata correttamente e non inventandosi storielle, o dipingendo spettrali visioni del futuro”) spesso non capisce che certe “storielle” sono necessarie perché in certi contesti e ambiti possa arrivare almeno una briciola di scienza (perché anche una briciola è meglio di niente) e che certe visioni spettrali sono l’esatto contraltare di tanta pubblicistica stucchevole che propina le “magnifiche sorti e progressive” della vita moderna.

    Io contesto la tua semplificazione: ci sono botanici che magari sanno fare benissimo il ricercatore ma non sanno interessare al proprio lavoro nemmeno il compagno di laboratorio, ci sono botanici che sanno affascinare i colleghi ma non riescono a farsi capire dalla fidanzata, e così via (e ci sono anche i botanici che dovrebbero lavorare la terra, ma è un’altra storia).

    Poi ci sono botanici, biologi, fisici, matematici che sanno fare buona divulgazione, ma non è una cosa che deriva direttamente dalla loro formazione come ricercatori.

    Lo fanno bene perché sanno applicare un filtro giusto, che è più parente di quello dei giornalisto che di quello dei ricercatori.

    D’altra parte dire che il mondo dell’informazione è pieno di gente abituata (o costretta) a improvvisarsi è banale.

    Tutti sono bravissimi a indignarsi, ma in fondo quanti (non solo in Italia) scelgono il quotidiano da comperare ogni giorno sulla base della competenza e tempestività con cui tratta i temi scientifici?

    Vabbé, di sicuro ne riparleremo.

  3. Continuo a non essere d’accordo.
    Capisco il principio di precauzioen secondo cui non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, sia tra i giornalisti che tra gli scienziati, ma tu stesso nel tuo post e anche nell’ultimo commento definisci gli scienziati puri e presuntuosi.
    Secondo, neghi alla professione del ricercatore migliori capacita’ nel capire la scienza e divulgarla rispetto ad un giornalista.
    E siccome tu neghi al ricercatore questa qualita’ io di conseguenza faro’ il gioco contrario e diro’ che l’idea che il giornalista sia nelle condizioni migliori di chiunque altro per spiegare la scienza a chi non la conosce né la capisce è secondo me figlia della presunzione.

  4. Mi sono spiegato male, ma certo non volevo suonare offensivo:

    il discorso sugli scienziati “puri” deriva dalla frase usata nel vostro manifesto, in cui dopo essere uscite dalla cura degli scienziati le notizie vengono “piegate”, distorte per fini poco nobili dai giornalisti (tra gli altri).
    Come se le notizie fossero fino a quel momento “rette” perché gli scienziati non hanno gli stessi difetti di politici, lobbisti e giornalisti.

    Il discorso sulla presunzione secondo me non è capovolgibile: io non penso – e non ho mai scritto – che il giornalista è nelle condizioni migliori di chiunque altro.

    Io penso che la situazione sia estremamente variabile, e che nessuno (né giornalista, né ricercatore) è a priori in una posizione di privilegio.

    Qualunque ricercatore che dovesse fare di mestiere il giornalista potrebe imparare un sacco di cose utili per avere più lettori e per riuscire a interessarli di più e a far loro capire meglio; e al tempo stesso si troverebbe a dover contestare scienziati che si riempiono la bocca di grandi paroloni ma in realtà usano l’autorità del loro camice e non l’autorevolezza del metodo che dovrebe ispirare il loro lavoro.

    Quello che forse hai letto tra le righe sulla posizione di vantaggio del giornalista riguarda la probabilità che sappia confezionare un tema scientifico importante in modo tale da permettergli di interessare i suoi lettori (e prima i “filtri” non sempre positivi che nei giornali decidono che cosa “interessa davvero al lettore”).

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