Dalla clonazione, pari opportunità per i toreri?

Anche per la clonazione a scopo di corrida si sta diffondendo il “tre per due”.
La storia nasce nella vecchia Spagna: il proprietario di Alcalde, un maestoso toro da corrida da anni dedito alla riproduzione, ha pensato bene di innovare la tradizionale (quanto barbara) usanza centenaria.

Il toro simbolo della spagna

Spinto dalla consapevolezza che all’età di 16 anni il suo amatissimo toro – padre di decine di torelli sacrificati per mettere in risalto la maestria dei toreador – è ormai vicino al termine della vita, ha cominciato a riflettere, e ha infine deciso di farlo clonare. Ha preso contatto con la società texana Viagen, e pian piano ha maturato un’idea per innovare la corrida nel solco della tradizione: realizzare corride (in cui tipicamente tre toreri affrontano in successione due tori ciascuno) con tutti tori geneticamente identici.


Di sicuro ha contribuito l’offerta commerciale, per cui più spendi e più guadagni: se un solo torello clonato costa 17.500 dollari, il secondo scende a 15.000, il terzo a 12.500, il quarto a 10.000 e così via.
Non è dato sapere, per ora, se l’offerta della Viagen spiegava con sufficiente chiarezza che le differenze fisiche e comportamentali tra due cloni possono essere enormi (come spiega con sintetica eleganza questa brevissima animazione sull’epigenetica), per cui a detta di molti esperti l’allevamento tradizionale rimane la soluzione più efficace.

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