Chi di video ferisce…

 

A un anno dalla morte di Eluana Englaro

Presidente Fini,

sono un sostenitore dell’appello per il testamento biologico (www.appellotestamentobiologico.it) promosso dal senatore Ignazio Marino e da numerose personalità del mondo giuridico, scientifico e culturale italiano.

Come Lei ben sa, la legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, approvata dal Senato sarà presto all’esame dell’Aula della Camera dei Deputati.

In questa occasione, ci tengo a farLe sapere che io al Parlamento italiano chiedo una legge per il diritto alla salute ma contro l’obbligo alle terapie. Chiedo una legge laica, tracciata nel solco dell’art. 32 della nostra Costituzione.


A Lei, rispettosamente chiedo che faccia tutto ciò che è in suo potere per fare sì che in aula ci sia u
n confronto che consenta di uscire da un’impostazione ideologica, rendendo la legge utile per le persone in modo che ciascuno possa scegliere liberamente a quali terapie sottoporsi e a quali rinunciare.

Fabio Turone, Milano

Invio questo testo al Presidente della Camera Gianfranco Fini aderendo all’invito del senatore Ignazio Marino, che sull’argomento ha pubblicato questo video nel sito Cambia l’Italia:

P.S. L’unico appunto che mi sento di fare è tecnico, futile ma fino a un certo punto: i videomessaggi sono importanti e utili, e se sono fatti bene si nota. In questo senso credo che con un po’ di attenzione in più all’illuminazione (e al bilanciamento del bianco) questa modalità di comunicazione ne guadagnerebbe in termini di efficacia complessiva (ma forse ho la deformazione “amatoriale” da videomaker della domenica…).

Haiti è qui, Haiti non è qui (un pensiero ispirato da Caetano Veloso)

Haiti (Caetano Veloso e Gilberto Gil, 1993)

Quando ti inviteranno a salire i gradini (1)

della fondazione casa di Jorge Amado

per veder dall’alto le file di soldati, quasi tutti negri

che dan bastonate sulla nuca di furfanti negri

di ladri mulatti e altri quasi bianchi

trattati come negri

sol per mostrare agli altri quasi negri

(e son quasi tutti negri)

e ai quasi bianchi poveri come negri

come i negri, poveri e mulatti

e quasi bianchi quasi negri – tanto son poveri – sono trattati

e non importa se occhi del mondo intero

possono posarsi un attimo sul largo

dove gli schiavi eran castigati

ora un ritmo batuque un rullo batuque

con la purezza di bambini in divisa della scuola secondaria

in giorno di parata (2)

e l’epica grandezza di un popolo in formazione

ci attrae, ci sorprende e ci stimola

non importa niente: né immagini

né il fantastico, né il disco di Paul Simon (3)

nessuno, nessuno e cittadino

se andrai a veder la festa al Pelourinho, oppure no

pensa a Haiti, prega per haiti

Haiti è qui – Haiti non è qui

E se vedrai in tv un deputato in panico mal dissimulato

davanti a un qualunque, ma qualunque, qualunque qualunque

piano di educazione che sembri facile

che sembri facile e rapido

e rappresenti una minaccia di democratizzazione

dell’insegnamento di primo grado

e se questo stesso deputato difenderà l’adozione della pena capitale

e il venerabile cardinale dirà che tanta anima lui vede nel feto

e nessuna nel miserabile

e se, passando col rosso, il vecchio rosso abituale,

vedrai un uomo pisciare all’angolo di strada

su un lucido sacco dell’immondizia a Leblon (4)

e quando sentirai il sorridente silenzio di San Paolo

di fronte alla carneficina (5)

111 prigionieri indifesi, ma i prigionieri son quasi tutti negri

o quasi neri, o quasi bianchi quasi neri – tanto son poveri

e poveri sono come macchie – e tutti sanno come si trattano i negri

e quando farai un giro ai Caraibi

e quando scoperai senza preservativo

e presenterai la tua partecipazione intelligente al blocco a Cuba

pensa a Haiti, prega per Haiti

Haiti è qui, Haiti non è qui.

Da musibrasil.net – Traduzioni di Andrea Ciacci, Lissia da Cruz e Silva, Adelina Aletti

1) La prima parte della canzone fa riferimento all’atmosfera di tensione e violenza, alia confusione “haitiana” in cui si e svolta la serata centrale del XIII Femadum, il festival di musica e arti che si e tenuto nel gennaio di quest’anno a Bahia, organizzato dal gruppo Olodum. In quella occasione – di fronte alla Fondazione Casa di J. Amado, sul Largo del Pelourinho, cuore della citta e luogo simbolo della schiavitu nera – Caetano era stato invitato ad esibirsi insieme alia Banda Olodum e a ricevere il titolo onorario di Cittadino Olodum.
2) La Banda Mirim, ensemble percussivo di bambini che fa parte del gruppo Olodum.
3) All’origine del successo internazionale della Banda Oludum c’e la loro partecipazione ad un disco di Paul Simon.
4) Quartiere di Rio de Janeiro.
5) Si parla del massacro provocato dalla polizia nella repressione seguita ad una rivolta dei detenuti del penitenziario paulista di Carandiru nell’ottobre del ’92.

Chi: Il gossip al servizio della politica

Oggi leggo sui giornali che Silvio Berlusconi in persona avrebbe avvertito il Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo che il video in cui appare seminudo in una situazione molto compromettente era stato offerto ai suoi giornali di gossip (il fidato «Chi», in particolare).

Nella telefonata, riferiscono le cronache, Berlusconi ha rassicurato Marrazzo che i giornali della Mondadori non lo avrebbero pubblicato.

E io mi chiedo – da giornalista – perché?

E’ ovvio che gran parte dei pretesi «scoop» in stile Corona sono cose fasulle concordate tra “Vip”, agenti e fotografi per far parlare di sé, ma mi risulta che ci sia anche una parte di gossip – per esempio sulle serate in discoteca del calciatore spompato, o sulla soubrette ingrassata – che si nutre proprio di fotografie e video rubati, che danno sostanza e credibilità anche a una marea di insinuazioni in gran parte inventate ad arte.

Feltri, poi, è un campione quando si tratta di spacciare per «documenti» delle mefitiche porcherie visibilmente taroccate o di nessun valore, pur di abbattere il nemico politico.
Nel nome del “diritto di sapere”, spesso invocato anche dagli inventori di pettegolezzi

Ma con Marrazzo no.

Nel caso di Marrazzo c’è un direttore di giornale (Alfonso Signorini) che riceve un’offerta che deve sembrargli molto ghiotta.

Però non la pubblica (secondo le cronache neppure l’acquista) perché consulta il suo editore – avversario politico del politico di primo piano ritratto nel video compromettente – e insieme decidono di non pubblicare il video, né articoli illustrati da qualche bel fermo immagine scelto con maestria.

Addirittura Berlusconi si prende la briga di telefonare a Marrazzo per informarlo e rassicurarlo, dicono le cronache.
Va da sé che indirettamente fa anche sapere a Marrazzo che lui conosce la sua “debolezza”.

C’è un altra informazione – forse implicita, forse no: con quel video «Chi» avrebbe venduto di sicuro un sacco di copie, come capisce bene chiunque.

Ma Berlusconi è generoso: non sono altri soldi che vuole, e c’è sempre tempo per sdebitarsi.

Del fatto che nel video fosse ritratta un’auto di servizio della Regione Lazio, che sembra Marrazzo usasse per farsi accompagnare, non si è probabilmente accorto nessuno.

Non sono queste le cose che interessano ai giornalisti (anche se c’era addirittura un fermo immagine)…

P.S. Sarebbe bello che i vari Signorini e Belpietro provassero a spiegare perché ora dicono che quel video era «impubblicabile»: l’unica spiegazione che viene in mente a me è che si capisse che c’era qualcosa di molto losco. Se è così, avrebbe dovuto essere una ragione di più per investigare, o per denunciare alle autorità…

Chissà se il prossimo lapsus sarà su Mangano…

http://www.reuters.com/article/rbssTechMediaTelecomNews/idUSL572718220091005

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