Ecco il PD che mi piace

Stasera andrò alla riunione settimanale del coordinamento del mio Circolo  del PD, al Giambellino, con un motivo di ottimismo in più, perché la vicenda innescata dalle dure dichiarazioni di domenica del candidato a sindaco Valerio Onida è stata affrontata e risolta dal mio partito  in un modo che mi pare molto ragionevole.

Certo, in tanti nel partito hanno avuto la reazione classica – direi quasi pavloviana  – di chi si sente sotto assedio, e quindi si compatta a difesa anche delle cose sinceramente meno difendibili (come la questione di considerare “roba del PD” gli indirizzi delle cittadine e dei cittadini che accolsero l’invito di votare per eleggere il segretario nazionale e i segretari regionali).

Certo, c’è stato il coro delle dichiarazioni scandalizzate, pronte ad accusare persino Onida – la cui serietà e autorevolezza sono tre metri sopra quella di gran parte degli iscritti e militanti del PD – di costruire polemiche strumentali (“il vero bersaglio è il PD” scriveva qualche complottardo).

Certo, qualche militante è arrivato a teorizzare (su facebook) che Onida ha deciso di ritirarsi e di “avvelenare i pozzi” (nientemeno!).

Certo, in tanti hanno pubblicato in giro come fosse il verbo la surreale intervista con cui Gabriele Messina del PD “spiegava” ad Affari Italiani tutto tranne il nodo della questione (riassumibile così: “Perché mai non si dovrebbe permettere ai candidati di spedire materiale promozionale ai votanti del 2009, tramite chi dispone legalmente di quegli indirizzi?”). Spiegava l’ovvio, poi glissava sul punto cruciale, e liquidava tutto parlando di “polemiche strumentali”.

Certo, in tanti ci siamo incazzati.

Poi, però, abbiamo chiesto conto e a quanto pare siamo stati ascoltati (“in altri partiti saremmo stati espulsi” ha scherzato sulla pagina Facebook di Pierfrancesco Majorino uno dei “dissidenti”).

Il PD può ancora migliorare, senza dubbio, ma in questa vicenda il PD Milano ha spedito segnali che io trovo molto incoraggianti.

Ci sono un sacco di dinamiche nefaste (più o meno le stesse per cui si incazzava mio padre Sergio nel PDS, una ventina d’anni fa, quando la classe dirigente nazionale era più o meno la stessa), ma sono sempre più numerosi coloro che cercano di disinnescarle dall’interno. Mio padre (lui all’epoca era capogruppo del PDS alla Regione Abruzzo, eletto in quanto espressione della “società civile”) fu costretto a decidere di lasciare il partito perché tutto doveva continuare a essere fatto “come s’è sempre fatto” (cosa che in un partito nuovo suona davvero stonata).

Oggi torno a sperare che a me tocchi una sorte meno amara.

E ringrazio per questo tutti quelli che hanno accettato di lavorare perché il PD tornasse sulla propria decisione e mettesse in comune gli indirizzi.

P.S. A quanto leggo, Onida non è soddisfatto neppure dalla soluzione trovata, ma a questo punto  mi domando se non abbia sbagliato qualche valutazione quando ha deciso di candidarsi nonostante la situazione fosse già chiara, perché il PD si era già espresso a favore di Boeri.

Nel merito sono d’accordo con lui, e l’ho scritto: queste non saranno le primarie ideali.

Però l’obiezione era sul tavolo da prima che si esponesse con la candidatura, e sollevare il problema ora come se fosse una novità mi pare poco utile e molto pericoloso. Non saranno le primarie ideali – perché Pisapia per primo si è candidato come espressione di un partito – ma sono un enorme passo avanti rispetto al passato, per cui vanno corrette dove è possibile, ma difese strenuamente. Ci sono già un sacco di orfani della “linea” che prendono questa vicenda come pretesto per dire che le primarie non servono, o fanno danni.

Al congresso del PD, con l’on. Zaccaria insabbiatore per Bersani

Oggi ero al mio primo congresso di partito, in quello che ora è il mio circolo di Giambellino, Lorenteggio e Inganni (a Milano) e mentre stavo ascoltando le presentazioni delle mozioni mi è vibrato più volte il telefono. Lì per lì non ho risposto perché per uscire avrei dovuto disturbare troppo persone, e davo per scontato che fosse per farmi gli auguri di compleanno (a proposito: grazie a tutti gli amici di Facebook). Poi quando mi ha chiamato anche Daniela – che sapeva che ero impegnato – ho scoperto che c’era anche altro: una notizia preoccupante sulla salute della mia mamma.
Mi ero già iscritto a parlare, ma da quando ho avuto la notizia ho passato un bel po’ di tempo a cercare di capire al telefono con i miei fratelli e con mia madre (a Roma) i contorni esatti della situazione, e riflettere sul da farsi. Un po’ in ritardo – ma comunque prima che dopo pranzo riprendessero i lavori – sono tornato al circolo con la testa piena di pensieri, non del tutto concentrato (non lo sono neanche ora, confesso).

Ma torniamo alla mattinata, e alla presentazione delle mozioni.
Ha cominciato – in rappresentanza della mozione Bersani – Roberto Zaccaria, ex presidente della RAI e attuale parlamentare. Ha fatto un intervento molto informale, e dopo un po’ di simpatici salamelecchi è entrato nel vivo attaccando, prima indirettamente e poi in modo esplicito Ignazio Marino. “Dobbiamo ricordare che i nostri avversari sono fuori di qui” ha detto “per cui bisogna fare attenzione a non farsi del male”.
Fin qui, le banalità relativamente innocue.

Subito dopo, però, è entrato in medias res, ed è andato a parare sulla Calabria: “Ho letto sul ‘Fatto’ un’intervista in cui Marino ha fatto fuoco e fiamme accusando di brogli in Calabria” ha detto l’onorevole Roberto Zaccaria (le parole non le ho trascritte, ma il senso era questo). “Però poi come tutti sappiamo la commissione elettorale calabrese ha certificato che non c’è stato nessun broglio, e non ho visto da parte di Marino nessuna ritrattazione, che mi sarebbe invece parsa opportuna”.

Poi ha detto – e qui sintetizzo – che viviamo in un’emergenza democratica, e che lui sente il bisogno di gesti simbolici, tipo occupare per cinque ore il Parlamento, nientemeno.

Mi scuserete se non mi diffondo sulle presentazioni di Emanuele (Lele) Fiano per Franceschini e di Teresa Cardona per Marino, per concentrarmi su Zaccaria.
Dirò solo qualcosa di Lele, che stamattina parlava nel suo circolo anche in veste di candidato a segretario regionale: lo conosco da anni perché è un amico d’infanzia di Daniela, tanto che ci ha sposato circa 10 anni fa, e lo stimo molto, anche se penso che debba scegliersi meglio certi compagni di mozione, e in particolare quelli che se pronunciano la parola “laicità” devono subito correre a confessarsi in Vaticano.
Lo stimo da tempo, e oggi ha usato argomenti e parole convincenti, per cui non mi ha fatto pentire della decisione di votare per lui come segretario regionale. Non ho dubbi che Angiolini sia un’ottima persona e un ottimo candidato, che potrebbe fare molto bene, ma Lele mi dà ancor più garanzie, per cui applico a livello personale il metodo della laicità e opto per una scelta per conoscenza diretta che credo migliore di quella basata sul solo criterio dell’appartenenza.

Anche se sono candidato per la mozione Marino per partecipare eventualmente all’assemblea provinciale in cui saranno scelti – tra gli eletti di ciascuna mozione – quelli che andranno a Roma l’11 ottobre, e forse la prassi vuole che appoggi il mio candidato ufficiale anche alla Regione, è una libertà che rivendico con forza.

Al termine delle presentazioni c’è stata una pausa nel corso della quale molti si sono mi sono avvicinato al tavolo della presidenza, perché volevo poter chiedere conto a Zaccaria di una notizia molto importante che avevo trovato proprio sulla vicenda calabrese, che lui evidentemente ignorava. Ho chiesto se era già stata aperta l’iscrizione a parlare, e mi è stato risposto di no. Nessuno era ancora isctitto. Allora ho chiesto di essere iscritto a parlare, ma sono stato invitato a tornare a sedermi, cosa che ho fatto obbediente.
Dopodiché (mistero dei congressi di partito) ho scoperto che avrei parlato per undicesimo. Ad ogni modo Zaccaria non è rimasto neanche un minuto, per cui la stranezza è diventata irrilevante.
Avevo preparato un abbozzo di intervento in cui nei dieci minuti concessi intendevo parlare di varie cose, ma ho dedicato più tempo del previsto nell’introduzione personale, sul perché ero lì e da che storia provenivo. Il resto del mio intervento è bastato appena per la dichiarazione di voto e fiducia a Fiano (per dare forza alla sua battaglia anche nei confronti della parte più retriva della mozione Franceschini), con cui ho concluso, e con la dura requisitoria sulla questione morale.

Siccome so bene – per la lunga esperienza di mio padre Sergio Turone e le sue battaglie per onestà e trasparenza che gli erano valse la qualifica di “moralista” (con connotazione di “rompicoglioni”) da parte di molti personaggi poco limpidi – mi è sembrato importante chiarire ai “compagni e amici” del circolo che la versione che ci era stata propinata da Zaccaria è frutto di una brutta manipolazione, di cui Bersani è vittima o complice.

E mi è sembrato importante farlo con le parole di un senatore della Repubblica eletto nel PD, coordinatore in Calabria della mozione Franceschini: a riprova del fatto che tra il “rompicoglioni che vuole dividere” e la persona onesta che vuole far conoscere la verità il confine è spesso labile.
Ecco il testo che ho letto:

23-09-2009 – Calabria: non si placano i toni sui brogli nel PD

Non si spegne la polemica interna al Pd sulle presunte irregolarità congressuali in Calabria. Francesco Bruno, senatore che fa riferimento alla mozione Franceschini, polemizza in una nota con il coordinatore della mozione Bersani. “Penati – afferma – ha introdotto una nuova tecnica di garanzia processuale: l`autoassoluzione. Invece di riflettere su quello che stanno combinando in Calabria i suoi amici di mozione di Catanzaro, di Vibo Valentia e Reggio Calabria e sul gravissimo fatto che ben due candidati alla segreteria regionale del Pd e che lo stesso attuale segretario regionale rischiano di non poter partecipare al congresso del loro partito per l`inagibilità dello stesso, delle sue sezioni e del suo tesseramento il coordinatore della mozione Bersani tira fuori una dichiarazione lontana dalla realtà”. “Penati ci racconta infatti – prosegue Bruno – che i sospettati di irregolarità si sono auto-dichiarati non colpevoli, convocandosi da soli, senza ordine del giorno e con un anticipo di una sola ora, sebbene il sottoscritto, rappresentante della mozione Franceschini, avesse esplicitamente e formalmente diffidato dal tenere una riunione della commissione di garanzia senza ordine del giorno e con un avviso così breve. Comunque – conclude – a quanto risulta non si è affatto discusso delle questioni da noi sollevate”.

http://www.telereggiocalabria.it/news/1-cronaca/20128-calabria-non-si-placano-i-toni-sui-brogli-nel-pd.html

Mentre leggevo, un iscritto ha avuto lo stomaco di ironizzare sul termine “inagibile” (“nel senso che non avevano l’agibilità?”), ma non ho capito se era una facezia fuori luogo o il deliberato tentativo di ridere di me.
Ho sottolineato più volte, mentre leggevo, il fatto che era una denuncia gravissima, che proveniva da un senatore della Repubblica eletto nel partito di tutti, e appartenente alla mozione Franceschini. Questo per togliere armi a chi con ogni mezzo sta cercando di far passare Marino per il visionario che accusa a vanvera.

Devo dire che alla fine del mio intervento non sapevo se essere soddisfatto o meno, ma ho sentito altri fare riferimento alla Calabria, compreso il consigliere comunale David Gentili che ha fatto un accorato intervento citando più volte l’importanza di vigilare sulla questione morale, anche dopo il congresso. Salvo poi concludere che lui sta con Bersani.

Mentre mi passava vicino per andarsi a sedere gli ho chiesto: «Ma visto che la questione morale ti sta così a cuore, non ti preoccupa il fatto che ancora stamattina Zaccaria ci raccontasse quelle frottole?»

«Moltissimo» mi ha risposto. «Mi preoccupa moltissimo».
Sinceramente, non ho capito se mi stesse prendendo in giro (è chiaro che potrebbe essere una risposta standard in “politichese”). Magari anche lui si è sentito preso in giro, e in queste ore me sta chiedendo conto ai vertici della sua mozione.
Di sicuro, in ogni caso lui eviterà di insinuare che Marino deve ritrattare.

Zaccaria e Bersani non so…

La vita eterna? Sulla Luna…

Luna piena arancione con alberiEcco le prime righe di un bel racconto di Alessandro Capriccioli (che ho “conosciuto” su Facebook dove anima la pagina dell’Associazione Luca Coscioni per la Libertà di Ricerca Scientifica), che secondo me non avrebbe sfigurato tra quei “Racconti di Santascienza” pubblicati da mio padre Sergio Turone nel 1965, un anno prima che nascessi (alcuni mesi fa ho ripubblicato qui, da quella raccolta, il suo racconto intitolato “I pregiudizi”).

Buona lettura.


Il paradiso si spegnerà

Da una tesi di laurea dell’Università “Immacolata” di Siviglia, facoltà di Storia, Anno Accademico 2165:

Nel 2077, anno XII dall’Avvento della Federazione delle Repubbliche Cattoliche Europee, è stato brevettato il “Vitasemper”, un innovativo macchinario capace di sostituire completamente qualsiasi funzione corporea umana: grazie all’apparecchio sarà possibile assicurare la sopravvivenza di un individuo completamente privo di tutti gli organi, compreso il cervello che potrà essere sostituito da un software in grado di elaborare gli stimoli essenziali e di simulare sei tipi diversi di personalità. La macchina, presentata alla Fiera Mondiale di Londra, sarà disponibile sul mercato a partire…

Da un articolo dell’Osservatore Romano, settembre 2178:

Dopo un acceso dibattito durato più di due anni, la Rianimazione Permanente Obbligatoria è stata infine approvata nella serata di ieri mediante l’emanazione di un Pontificio Decreto: “Le strutture sanitarie di ogni ordine e grado, le guardie mediche, gli ambulatori e gli studi medici privati”, recita l’articolo 3 del testo normativo, “dovranno dotarsi, entro sei mesi a far data dall’entrata in vigore del presente Decreto, degli strumenti necessari per disporre il trasferimento di ogni paziente in imminente pericolo di vita presso una delle strutture convenzionate di cui all’allegato A per sottoporlo a trattamento con Vitasemper.” (…) Alcuni manifestanti radunatisi sotto il Vaticano nelle ore successive all’approvazione del decreto sono stati dispersi dalle forze dell’ordine, che hanno anche dovuto procedere a decine di arresti…

Segue: http://metilparaben.blogspot.com/2008/11/il-paradiso-si-spegner.html

I pregiudizi – Sergio Turone

Ho recuperato il testo di un racconto di fantascienza (“Racconti di Santascienza” si intitola la raccolta) che mio papà pubblicò un anno prima della mia nascita.

Lo stesso spunto sarebbe apparso in un racconto di poco successivo di Luciano Bianciardi e poi sarebbe stato declinato in vari modi (anche da Luis Buñuel, purtroppo non ricordo in quale film).

Sergio Turone
I pregiudizi

da: Racconti di santascienza, Milano, 1965

«L’aspetto peggiore della religione
cristiana è il suo atteggiamento
riguardo al sesso» Bertrand Russell

«Gentili ascoltatori – esordì l’oratore – mi scuso prima di tutto se l’argomento di questa mia conferenza, cui avete avuto la cortesia di intervenire tanto numerosi, mi costringerà ad usare un linguaggio che la morale d’oggi considera scabroso; ma siamo in un campo rigorosamente scientifico e la scienza deve essere coerente a se stessa anche a costo di suscitare scandalo».
L’uditorio si fece attento. Le teorie del prof. Marco De Luigi in materia di psicologia e morale avevano suscitato vivo interesse fra gli studiosi della Terra e di tutti gli altri principali pianeti dove i libri di De Luigi erano stati tradotti. La grande maggioranza degli scienziati, psicologi e filosofi si era nettamente schierata contro le teorie deluigiane, considerate nella più benevola ipotesi utopistiche.
Tuttavia non mancavano piccoli gruppi di seguaci, specie fra gli studiosi più giovani. Anche nelle zone periferiche depresse, come Urano e Plutone, meno aperte a nuovi fermenti culturali, cominciava faticosamente a farsi largo, nel rigoroso moralismo conformista, l’idea coraggiosa di una radicale riforma psicologica e morale che distruggesse i tabù sorti da tempo immemorabile – e consolidatisi nonostante il progredire della civiltà – intorno al concetto del cibarsi.
«Perché mai – riprese l’oratore – la morale corrente considera scandaloso ed impuro l’atto del mangiare? Molti di loro stupiranno nell’apprendere che tre millenni or sono, durante l’era che gli storici moderni chiamano cristiana od anche era del materialismo mistico, la morale d’allora, curiosamente, investiva la sfera del sesso».
Alcuni degli ascoltatori seduti in prima fila assentirono con cenni del capo, come per far vedere che erano già informati della sensazionale curiosità storica citata dall’oratore.

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Viva la vita, viva l’eutanasia! (Caro suicidio, grazie!)

Era parco di punti esclamativi, il mio papà. A me, che sarei diventato giornalista come lui, spiegava che andavano usati con molta parsimonia, perché quelle rare e selezionate volte in cui li si poneva in fondo alla frase riuscissero davvero a sottolineare l’importanza dell’eccezione.

Le due frasi coronate dal punto esclamativo che ho messo nel titolo sono entrambe sue, ma le scrisse in ordine cronologico inverso: l’inno alla vita lo vergò nel suo ultimo biglietto, in cui lasciandoci dichiarava il suo amore per me, mio fratello e mia sorella, in qualche modo a chiusura del periodo della sua vita inaugurato con la scrittura dell’articolo con cui ringraziava – anche nel titolo urlato – la forza che riceveva dalla consapevolezza di poter usare la prospettiva del suicidio come un’arma per difendere la vita.

Mio papà Sergio è morto, ha deciso di andarsene nel suo letto, nel novembre del 1995, a 65 anni, prima che la malattia prendesse il sopravvento su di lui, su quello che lui sentiva di essere e voleva continuare a essere, almeno nel ricordo di quelli a cui teneva. Ho ripensato a queste cose leggendo in questi giorni le vicende per certi versi simili del poeta belga Hugo Claus che ha potuto fare appello a una legge e della signora francese Chantal Sebire che ha dovuto violarla.

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