Il PD dei diritti civili è il mio partito

Sottoscrivo subito con convinzione il manifesto proposto da Ivan Scalfarotto perché il PD assuma finalmente una posizione chiara a favore dei diritti civili, spiegando a quella vecchia carampana di D’Alema che le scuse ipocrite non bastano e ai suoi costituzionalisti come Ceccanti che certe prese di posizione danno la nausea, e deve mostrare concretamente di non essere un ignorante trinariciuto che baratterebbe anche la dignità di sua madre nel nome di una real-politik talmente irreale da non avere più granché di politico.

Per aderire, scrivete all’indirizzo dirittiugualipertutti@gmail.com.

DIRITTI E DIGNITÀ LGBT: UNA RETE PER IL PD
L’Italia appare sempre più caratterizzata da un complessivo arretramento politico, sociale, economico e culturale. La politica risulta ostaggio di una maggioranza illiberale, che mina in tutti i campi il principio costituzionale di laicità, rendendo così volontariamente impossibile la collaborazione e la crescita comune tra culture diverse.

L’arretratezza dell’Italia nella tutela dei diritti e della dignità delle persone lesbiche, gay, bisessuali e trans è uno dei sintomi di tale arretramento, ma è un fenomeno che ha anche proprie, negative, specificità.

Il Parlamento, non solo si è dimostrato incapace di elaborare qualsiasi soluzione legislativa per riconoscere i diritti negati alle persone gay, lesbiche e trans, ma ha anzi affermato, con un voto surreale e indegno di un paese civile, l’incostituzionalità di una semplice legge contro le violenze nei loro confronti.

Lo stesso centrosinistra appare, tuttavia, incapace di proporre una propria complessiva visione dei diritti delle persone Lgbt e le strategie opportune per realizzarla.

Noi, militanti, simpatizzanti, elettori, potenziali sostenitori del Partito Democratico non ci arrendiamo di fronte al fallimento della politica sulle questioni relative ai diritti umani fondamentali di una parte importante della popolazione, tematiche imprescindibili per uno sviluppo completo e complessivo di una società che la politica ha il dovere di affrontare organicamente.

La politica ha la possibilità e il dovere di agire in Parlamento, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle Pubbliche amministrazioni e ovunque nella società per guidare, e non frenare come avviene oggi, quella crescita culturale che rappresenta la sola strada per garantire il definitivo superamento di ogni discriminazione e, di conseguenza, di ogni violenza.

Per questa ragione riteniamo necessaria la nascita di una rete nazionale permanente di azione sul e nel Partito Democratico che unisca tutti e tutte coloro, iscritti o meno al Partito Democratico, che condividano i nostri stessi obiettivi.

Riteniamo, in particolare, che il PD debba urgentemente affrontare alcuni temi fondamentali:

- l’estensione del matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso, come richiesto dal Parlamento Europeo a partire dalla Risoluzione del 1994 – e già presente in molti stati – attraverso iniziative legislative adeguate che quantomeno diano una risposta alla sentenza 138 del 2010 della Corte costituzionale, nella quale la Corte ha chiesto al Parlamento italiano di garantire alle unioni tra persone dello stesso sesso “il diritto fondamentale di vivere una condizione di coppia, ottenendone il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”. In assenza di un’adeguata e rapida soluzione programmatica condivisa, crediamo che la strada giusta sia quella di coinvolgere la base attraverso lo strumento della consultazione diretta degli iscritti, dando loro la possibilità di esprimersi su un tema che nel paese oggi trova un consenso crescente;

- la prevenzione e il contrasto alla violenza omofobica e transfobica, attraverso l’estensione della legge Mancino, ai casi di discriminazione e ai crimini d’odio motivati da orientamento sessuale e identità di genere;

- la tutela delle famiglie omogenitoriali a cui viene limitata la possibilità di esercitare in una forma giuridicamente riconosciuta i doveri e le responsabilità genitoriali, con pesanti ripercussioni sui diritti delle bambine e dei bambini;

- i diritti e la dignità delle persone transessuali e transgender che furono oggetto di una legge innovativa nel 1982 ma che oggi necessitano di nuove misure legislative e di politiche attive che assicurino il superamento del grave livello di discriminazione a cui sono sottoposte nella società e in particolare nel lavoro.

Con la costituzione di questa rete nazionale permanente ci proponiamo – anche collaborando con il mondo associativo, e in particolare con le associazioni LGBT che costituiscono un prezioso patrimonio di volontariato ed impegno – di favorire il confronto, contribuire all’approfondimento e alla crescita culturale, monitorare e stimolare le necessarie azioni positive da parte del Partito Democratico.

Vogliamo dare forza così al nostro impegno per giungere rapidamente a soluzioni concrete, per dare forma ad una società che riconosce a tutte e tutti piena cittadinanza con diritti e doveri specifici e condivisi, per rendere l’Italia un paese civile ed accogliente, al passo con gli altri paesi europei.

Giorgio Merlo: vergognati!

Non bastava Giovanardi, ora ci si mettono pure esponenti del mio partito a sparare cazzate sulla famiglia e la Costituzione!

Per il rappresentante del PD Giorgio Merlo ho una sola parola: VERGOGNATI!

Io mi vergogno di militare nel tuo stesso partito, e spero che presto tu cambi idea o cambi partito.

I vescovi e l’Avvenire dell’omosessualità contro natura

Subito dopo aver scritto l’ultimo post, per il quale ho riletto in parte il testo dell’articolo del Giornale che oggi il Cardinale Bagnasco definisce “Attacco disgustoso e molto grave” e la replica che aveva dato ieri Boffo, mi sono trovato a riflettere.

La prima pagina con il titolone di apertura a tutta giustezza

La prima pagina con il titolone di apertura a tutta giustezza

Dino Boffo è un abile giornalista, che ha evidentemente dosato con molta cura le parole. Per cui si tratta di parole che dicono molto.

Scrive Boffo, all’interno di una frase più articolata:

«Feltri, tra l’altro, si è guardato bene dal far chiedere il punto di vista del diretto interessato: la risposta avrebbe probabilmente disturbato l’operazione».

Impeccabile. Suona bene.
Sennonché poi Boffo non risponde affatto nel merito. Minimizza e si dice vittima, senza argomentare affatto:

Al direttore del Giornale ora l’onere di spiegare perché una vicenda di fastidi telefonici consumata nell’inverno del 2001, e della quale ero stato io la prima vittima, sia stata fatta diventare oggi il monstre che lui ha inqualificabilmente messo in campo. Nella tristezza della giornata, la consapevolezza che le gravi offese sferratemi da Vittorio Feltri faranno serena la mia vecchiaia.

Oggi un nuovo editoriale di Feltri sottolinea:

Quel Feltri – grida scandalizzato Boffo – è un killer. Tuttavia non ha smentito una riga di quanto scritto; già, non poteva farlo, perché la notizia che lo riguarda è vera, e purtroppo per lui non è una sciocchezza irrilevante.
Egli ha patteggiato nel tribunale di Terni e pagato una sanzione pecuniaria per una storiaccia di molestie alla moglie di un uomo col quale il signor direttore Savonarola aveva una relazione omosessuale. Intendiamoci. La relazione omosessuale era ed è affare suo, ma il reato per il quale ha patteggiato, ossia le molestie, non è mica tanto privato poiché trattato in un’aula di Giustizia.

Era ed è affar suo, ma il Giornale l’ha sparata a tutta pagina nell’occhiello e poi nel sommario, sapendo benissimo che un cattolico devoto che legge “sessuale” e “omosessuale” pensa subito, inevitabilmente “contro natura”, perché questa è la versione delle gerarchie cattoliche di cui l’Avvenire è espressione diretta.

Poi Feltri indulge anche nello stesso editoriale di oggi in espressioni vergognose, parlando con una strizzatina d’occhio di “questo vizietto” imbarazzante:

La Cei, non senza imbarazzo, ha espresso generica e formale solidarietà a Boffo; non poteva fare diversamente. Forse non era al corrente del vizietto del suo portavoce giornalistico e, quand’anche fosse stata informata, sperava non sarebbero uscite indiscrezioni e ora, colta alla sprovvista, deve riflettere sul da farsi.

Ieri il Giornale si era detto certo che i vescovi sapessero della “debolezza ricorrente”:

Nell’informativa, si legge ancora che della vicenda, o meglio del reato che ha commesso e delle debolezze ricorrenti di cui soffre e ha sofferto il direttore Boffo, «sono indubbiamente a conoscenza il cardinale Camillo Ruini, il cardinale Dionigi Tettamanzi e monsignor Giuseppe Betori».

I primi due non hanno bisogno di presentazione, l’ultimo, per la cronaca, è l’arcivescovo di Firenze.

Perché riprendo questi estratti? Chiunque sa che Feltri non è un paladino dei diritti civili, e tantomeno di quelli degli omosessuali.

Però c’è un però.

Nella sua foga di fare giornalismo a modo suo con il chiaro obiettivo di spandere merda per difendere a spada tratta il suo editore, sembra aver assestato efficacemente un duro colpo all’ipocrisia delle gerarchie vaticane, che evidentemente sono meno ottuse e stupide di quanto dicono di essere, e se possono avvalersi della competenza professionale di un giornalista di cui conoscono l’orientamento sessuale se ne fregano giustamente del fatto che sia omosessuale.

Peccato che non lo dicano pubblicamente, confidando nella “discrezione” di chi sa per tenere in piedi una colossale bugia.

Magari, però, dopo questa vicenda capiranno che chi sa potrebbe prima o poi ricattare, per cui è meglio cambiare atteggiamento.

Sarebbe bello se lo facessero, no?

Apologia del bacio (non farmi male, però!)

Le aggressioni contro gli omosessuali e le altre manifestazioni di intolleranza omofoba di questi giorni mi fanno orrore.

Persino la vicenda squisitamente politica con cui il Giornale di Vittorio Feltri (appena nominato da Berlusconi) ha attaccato violentemente il direttore dell’Avvenire Dino Boffo trasuda omofobia. Nel raccontare ai suoi lettori la presunta storia di molestie telefoniche all’indirizzo della moglie dell’uomo con cui Boffo avrebbe avuto una relazione sentimentale, il giornale cita da un’informativa scritta da chissà quale carabiniere uscito da un sordido romanzo degli anni ’50, anche se si parla di fatti che sarebbero collocati nel 2002-2004, per poter scrivere che il direttore dell’Avvenire sarebbe un «noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni».

In effetti è killeraggio (come dice Boffo nella sua risposta, a dir poco evasiva nel merito).

Certo, per il direttore del quotidiano ufficiale dei vescovi poteva essere un’occasione per dare a Feltri una lezione di civiltà (anche se fosse il caso, fare coming out e rivendicare la propria omosessualità non può, per ovvi motivi). Negli stessi giorni in cui gli omosessuali vengono aggrediti in tutta Italia sarebbe stato molto appropriato per un giornale che vuole stare dalla parte dei deboli e opporsi alle ingiustizie…

Noto omosessuale…

Questo genere di frequentazioni….

Questo scrive in prima pagina, nel 2009, il quotidiano di proprietà del Capo del Governo che ambisce a riprendere il ruolo di leadership nella stampa di centrodestra. Lo scopo non è quello di offendere gli omosessuali (chi ci pensa a loro… non contano proprio), ma di difendere a qualsiasi costo il capo oramai screditato dalle frequentazioni con prostitute e minorenni.
E lo scopo della replica non è certo quello di sollevare un polverone per difendere il diritto degli omosessuali ad avere una normale vita affettiva e di relazione (che è “normale” finisca a schifìo quando ci sono di mezzo le corna e una moglie o un marito traditi).

Sempre più assistiamo in Italia ai nefasti effetti della politica “di pancia” del governo, che sempre più coltiva l’ignoranza e sempre più tollera la violenza (verbale ma anche fisica), contro tutti i “diversi”, persino i vescovi quando non si allineano. (L’ipocrisia del Vaticano sul tema dell’omosessualità è invece abbastanza immutata da tempo)

Mi piacerebbe vedere sulla tv italiana spot come questo del progetto tedesco contro la violenza Maneo (il sito è solo in tedesco, ahimè).

Già che ci sono, segnalo la proposta di indire a Roma, il prossimo 10 ottobre, una Manifestazione Nazionale contro l’omofobia.

Scoperto il gene della Cristianità

Gli scienziati hanno scoperto il gene della Cristianità, e sono convinti che un giorno si potrà curare.

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