Sull’Unità di oggi, 12 gennaio 2010 (ma io l’ho letto sulla pagina Facebook di Anna Paola Concia e l’ho copiato da lì perché online l’ho trovato solo nella versione impaginata): spero che questo appello amplificato dall’Unità ottenga in rete più ascolto e susciti più reazioni che in Parlamento.
ll 3 dicembre scorso Francesco Zanardi e Manuel Incorvaglia, due ragazzi omosessuali che si amano e vivono insieme, mandarono una lettera ai deputati e senatori, chiedendo semplicemente la calendarizzazione delle proposte di Legge sulle unioni civili che giacciono in Parlamento. Nella lettera fissavano al 4 di gennaio l’inizio dello sciopero della fame. Li contattai, parlammo a lungo. Erano determinati e fiduciosi: Siamo stufi di essere cittadini senza diritti, vogliamo affrontare la questione di petto, ci vogliamo impegnare in questa battaglia di civiltà.”
Ovviamente ho dato loro il mio sostegno da subito: in Parlamento sono depositate tre proposte di legge di cui sono prima firmataria. Riguardano equiparazione del matrimonio omosessuale, partnership sul modello tedesco e inglese e Pacs sul modello francese. Anche altri colleghi , del PD e PDL, hanno presentato prosposte di legge su questo argomento. Ma Il 4 gennaio, il digiuno di Manuel e Francesco è cominciato nell’assoluta indifferenza generale, della politica e dei massmedia. Francesco è finito in ospedale l’altra sera. Non se lo è filato nessuno. Ringrazio quindi l’Unità per questo spazio e per come è sempre sensibile al tema dei diritti civili. Ho provato a coinvolgere colleghi di destra e sinistra: niente. Mi sento frustrata, una grandissima frustrazione aumentata dal fatto che i ragazzi, che sento tutti i giorni, stanno continuando lo sciopero con non pochi problemi.
Perché questo silenzio? Lo chiedo soprattutto ai giornalisti, al mondo della comunicazione. Perché questo sciopero della fame per rivendicare i loro diritti sacrosanti è così invisibile? Perché noi omosessuali e transessuali facciamo notizia soltanto quando lo decidete voi? E di solito, solo quando facciamo scandalo? Vi stupirà sapere che all’estero per questa vicenda c’è molta attenzione: molte testate sono in contatto con Manuel e Francesco. Perché i giornali italiani che sono in prima fila quotidianamente per denunciare questa o quella ingiustizia non ritengono sufficientemente degna di interesse questa rivendicazione? Si tratta di diritti fondamentali, cari giornalisti. Di diritti umani. Certo non sono rivendicazioni di moda. Ma noi omosessuali e transessuali non vogliamo essere di moda. Vogliamo essere come tutti gli altri. Vogliamo essere raccontati dalla nostra informazione, dalle nostre leggi, dalla nostra Costituzione. E allora faccio un appello al popolo viola, ai giornalisti militanti, a tutti quelli che si mobilitano per difendere la costituzione. Per difendere i loro diritti fondamentali Manuel e Francesco devono sacrificare la vita? Siamo arrivati a questo? Vi ricordo che siamo in Italia. Non in Iran.
Anna Paola Concia, deputata PD
Qui c’è una video intervista in cui i due ragazzi raccontano la propria storia:
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