Bunga Bunga anche per il volontariato e la ricerca scientifica

Il governo Berlusconi sottrae i soldi che i cittadini vorrebbero prendere dalle proprie tasse e dare all’AIRC, a Telethon, a Emergency, a Medici senza frontiere e a mille altre istituzioni del volontariato laico e della ricerca scientifica contro malattie gravi per darli alle scuole private, anche religiose.

Nel frattempo, l’8 per mille alla chiesa che secondo la legge può essere modificato ogni tre anni continua a crescere indisturbato.

Facciamo due conti: se l’8 per mille ammonta a 1002 milioni di euro (dato del 2008), a quanto ammonta il 5 per mille?

Secondo la matematica, il conto è facile: 8 sta a 1002 come 5 sta a X, per cui X è uguale a 626,5 milioni di euro (1002×5/8).

Secondo il governo di Berlusconi e Tremonti, invece, quest’anno sarà uguale a 100 milioni di euro appena (“Finanziaria, tagli al 5 x mille. Solo 100 mln, riduzione del 75%” – Repubblica del 12/11/2010).

Se rifacciamo i calcoli, il 5 per mille si riduce a un misero 0,79 per mille (*). Questo vale per il governo il Terzo settore, del volontariato laico e della ricerca scientifica, che continua a ingannare i cittadini, come spiega questa “intervista doppia” che ho realizzato con alcuni amici l’anno scorso.

 

 

(*) P.S. L’amico Alessandro Dalvit mi ha fatto notare su Facebook che la cifra di 1002 milioni di euro per l’ano 2008 si riferisce alla sola Chiesa Cattolica, che riceve circa l’87% della somma complessivamente stanziata. Quindi la somma complessiva dell’8% si aggira sui 1150 milioni di euro, quindi il 5 per mille dovrebbe distribuire 718 milioni. E i 100 milioni stanziati per volontariato e ricerca scientifica corrispondono allo 0,69 per mille (e non al 5 per mille del suo nome)

Gino Strada: il mondo che vogliamo

LA DICHIARAZIONE DI EMERGENCY
SUL MONDO CHE VOGLIAMO

Crediamo nella eguaglianza di tutti gli esseri umani
a prescindere dalle opinioni, dal sesso, dalla razza,
dalla appartenenza etnica, politica, religiosa,
dalla loro condizione sociale ed economica.

Ripudiamo la violenza, il terrorismo e la guerra
come strumenti per risolvere le contese
tra gli uomini, i popoli e gli stati.

Vogliamo un mondo basato sulla giustizia sociale,
sulla solidarietà, sul rispetto reciproco, sul dialogo,
su un’equa distribuzione delle risorse.

Vogliamo un mondo in cui i governi
garantiscano l’eguaglianza di base
di tutti i membri della società,
il diritto a cure mediche di elevata qualità e gratuite,
il diritto a una istruzione pubblica
che sviluppi la persona umana
e ne arricchisca le conoscenze,
il diritto a una libera informazione.

Nel nostro Paese assistiamo invece, da molti anni,
alla progressiva e sistematica demolizione
di ogni principio di convivenza civile.
Una gravissima deriva di barbarie
è davanti ai nostri occhi.

In nome delle “alleanze internazionali”,
la classe politica italiana ha scelto la guerra
e l’aggressione di altri Paesi.

In nome della “libertà”,
la classe politica italiana ha scelto la guerra
contro i propri cittadini
costruendo un sistema di privilegi
basato sull’esclusione e sulla discriminazione,
un sistema di arrogante prevaricazione,
di ordinaria corruzione.

In nome della “sicurezza”,
la classe politica italiana ha scelto la guerra
contro chi è venuto in Italia per sopravvivere,
incitando all’odio e al razzismo.

È questa una democrazia?
Solo perché include
tecniche elettorali di rappresentatività?
Basta che in un Paese si voti
perché lo si possa definire “democratico”?

Noi consideriamo democratico un sistema politico
che lavori per il bene comune
privilegiando nel proprio agire
i bisogni dei meno abbienti
e dei gruppi sociali più deboli,
per migliorarne le condizioni di vita,
perché si possa essere una società di cittadini.

È questo il mondo che vogliamo.

Per noi, per tutti noi.

Un mondo di eguaglianza.

Collateral Murder, Iraq (wikileaks): want to see the shooting of children from an Apache Helicopter?

«Look at those dead bastards!»

«Nice!»

«Good shooting»

«Thank you»

Dialogue between the US soldiers on a helicopter
who have just killed eight harmless people
including two Reuters photographers.

In the following minutes they will also seriously injure two children,
along with other civilians who were only trying
to recover the bodies of the dead and the wounded.

From an Apache war helicopter, photographers and even children easily look like enemies.

How often does it happen? No one can say, except the military (and the physicians caring for the wounded).

Even projects like http://www.iraqbodycount.org/ rely on news reports, that’s why Wikileaks and credible ngos like Emergency are so important.

And that’s why the military don’t like them.

Emergency, Afghanistan, terrorism and the official version by the military

This is the text I am circulating through the mailing lists of colleagues science/health journalists from all over the world in the hope that the official lies about the involvement of Italian doctors in a terrorist plot in Afghanistan will be scrutinized by as many people as possible.

Hi all,

I just wanted to let you know that something worth in-depth investigation is going on in the Hellmand province in Afghanistan, where nine people – including doctors – working in the hospital run in Lashkar-gah by the Italian ngo Emergency have been arrested under unclear charges by the Afghan secret services, together with NATO troops.

Apparently they are being accused of conspiracy to kill the local governor, which is outrageously ridiculous.

The moderator of this list asked me to clarify my first post to this list, and my relationship with the ngo, sending me the link to the Reuters coverage: http://www.nytimes.com/reuters/2010/04/10/world/international-uk-afghanistan-italy-plot.html?_r=1

As Reuters reports, NATO-ISAF forces officially denied a direct involvement, but footage from the AP proves they were there together with Afghani segret services and went directly in the room where several weapons have been immediately “discovered”.

You should be able to see the APcom video from the website of the Italian daily Corriere della sera, with commentary in Italian: http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Dal%20Mondo&vxClipId=2524_7b94b4f2-453b-11df-93de-00144f02aabe&vxBitrate=300

I personally know this ngo very well since its birth in 1994 (I support them but have no other links than deep respect for their work and ideals: I wrote about them several times for the BMJ http://www.bmj.com/cgi/content/full/326/7383/244 and more recently http://www.bmj.com/cgi/content/full/336/7654/1152-b about the hospital in Sudan), and I know they are pacifists and devoted to providing free health care all over the world to the civilian victims of war. They have been doing a great job for decades all over the world, so I know the idea of participating to a conspiracy to kill the local governor during a visit in the hospital is really ridiculous.

On the other hand, in recent weeks Emergency witnessed that almost 40% of the civilians wounded in the local clashes were kids, 6-7 year-old, and that in several cases the military had prevented wounded civilians from reaching the hospital.

«We are witnesses and they don’t want us there» said Gino Strada, alleging the Afghan authorities of “kidnapping” those doctors with the complicity of NATO forces.

I think and hope that at least some of you might be willing to know more, beyond the official versions that are literally unbelievable. This piece from the Times is particularly unbalanced: http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/afghanistan/article7094630.ece (the ngo has a reputation for treating all in need of medical care, not “for treating Talibans” as they write, just to say one).

This is the website with their summary of events in English (http://www.emergency.it/). I’ll be glad to help you get in touch with their press office in case you need help from Italy. (BTW, since I was asked to clarify: I’ll probably pitch the story to the BMJ, even though it is possible that the daily press in the UK will have it in detail).

The latest development: not only the afghans pretend that the nine arrested have confessed a plot to kill the governor, but they are accusing the three Italians of killing, years ago, the driver of an Italian journalist who had been kidnapped, Daniele Mastrogiacomo.

http://edition.cnn.com/2010/WORLD/asiapcf/04/11/afghanistan.assassination.plot/index.html?hpt=T2

QUOTE from the CNN report:

“In 2007, a hospital staffer mediated between the Afghan government and the Taliban to secure the release of kidnapped Italian journalist Danielle Mastrogiacomo.

Mastrogiacomo was freed but an Afghan translator, Ajmal Naqshbandi, was killed by militants.

Afghan authorities now say the three arrested Italians killed Naqshbandi.”
(The Italian Government had officially asked Emergency to intervene.)

I was told by Emergency’s press officer a couple of hours ago that no one of the three Italians arrested was in Afghanistan at the time. One didn’t even work for Emergency yet.

Gino Strada, who heads the charity, said that he thinks they are being thrown out of the Hellmand province because of an imminent strike that will cause even more civilian casualties.

Fabio Turone, Milan

L’Abruzzo, le tasse, il governo e il gioco delle tre carte

In risposta all’emergenza per il terremoto in Abruzzo, il governo ha deciso di truffare i cittadini.

Tra i tanti meccanismi disponibili per finanziare rapidamente gli interventi di soccorso e ricostruzione ha optato per quello meno limpido, che gli permetterà di fare bella figura senza dover tirar fuori dalle proprie tasche un euro di più.

Nemmeno se gli italiani dovessero firmare tutti per dare la propria quota di 5 per mille all’Abruzzo.

La spiegazione è semplice: il meccanismo del 5 per mille è truffaldino: nel nome sembra dire che ogni cittadino può donare il 5 per mille delle proprie tasse a chi vuole, ma nei fatti non è così, perché da quando il meccanismo è stato istituito è stato messo anche un tetto. In pratica, talmente tanti cittadini italiani hanno firmato per associazioni e centri di ricerca (dall’AIRC a Emergency, dal WWF all’UAAR) che il governo ha deciso di non farcela a sostenere la spesa. Anche se i soldi erano – in teoria – quelli dei contribuenti. Per cui ha messo un tetto di spesa, che l’anno scorso era di 400 milioni.

Tutte le associazioni laiche di volontariato e per la tutela del patrimonio culturale e ambientale, per la ricerca scientifica e la promozione dello sport si spartiscono quella somma: 400 milioni (per capire se per il governo è una cifra piccola o grande, basta pensare che la decisione di non accorpare in un solo giorno le imminenti votazioni costerà circa 460 milioni, che il governo scialacqua senza problemi perché così gli dice di fare il calcolo politico di bottega).

Ma allora per finanziare l’Abruzzo si poteva fare diversamente? Ovviamente sì: oltre a decidere di accorpare le votazioni (risparmiando appunto 460 milioni circa), il governo poteva chiedere agli italiani di destinare la propria quota dell’8 per mille allo Stato, impegnandosi a spenderla per l’Abruzzo.

Per l’8 per mille – destinato alle attività sociali realizzate dalle confessioni religiose, o dallo Stato – con c’è tetto. In compenso c’è una truffa inversa, che funziona a favore di alcuni destinatari: l’intero 8 per mille del gettito fiscale italiano viene suddiviso tra varie confessioni religiose, a prescindere dal numero delle firme raccolte. In tutto è circa un miliardo di euro, che finisce all’87% in tasca alla Chiesa Cattolica, che ogni anno fa pubblicità martellanti. E in percentuale modesta allo Stato, che non chiede mai quella firma e soprattutto spende poi quei fondi in modo opinabile (spesso per la conservazione degli immobili della Chiesa Cattolica).

Sei italiani su dieci firmano per il 5 per mille, ma in tutto “assegnano” 400 milioni di euro.

Quattro italiani su dieci firmano per l’8 per mille, decidendo come assegnare un miliardo di euro.

Gli scopi sono in gran parte sovrapponibili, ma quando il destinatario è laico la somma si rimpicciolisce, e quando è religioso lievita (se si rifa la proporzione, si scopre che il 5 per mille in realtà corrisponde al 3 e spiccioli; o viceversa che l’8 cresce e supera il 12). Con in più un’aggravante: sul 5 per mille ciascuno decide solo per i propri soldi (e neanche tutti, a causa del tetto), mentre sull’8 per mille la somma viene assegnata comunque tutta, e le firme servono solo a decidere come dividerla: con il 36% circa delle firme, il Vaticano incassa l’87% circa di quel miliardo di euro.

Ora il governo poteva fare una cosa limpida, democratica: chiedere agli italiani di riequilibrare il meccanismo vergognoso dell’8 per mille, semplicemente dicendo che avrebbe destinato all’Abruzzo – quindi a scopi sociali – la quota assegnata allo Stato dai cittadini che finora non firmavano. I cittadini avrebbero poi deciso se darli all’Abruzzo o lasciare che la Chiesa se ne impossessasse come ha fatto finora, nel silenzio e nell’ignoranza generale.

Ma non l’ha fatto. Non l’ha fatto perché la Chiesa Cattolica si offenderebbe se qualcuno le facesse notare l’appropriazione indebita in atto da vent’anni (la legge prevede che l’importo sia adeguato ogni tre anni, ma gli incassi per l’8 per mille sono lievitati senza che nessuno facesse niente).

Al contrario, in ministro Tremonti ha offerto ai cittadini un’opzione di facciata: quel 5 per mille su cui conserva la leva del tetto, che tutto è tranne che democratico. Potrà sempre decidere che il tetto rimane lo stesso, per cui i soldi che vanno all’Abruzzo vengono sottratti a chi aveva deciso di destinarli alla ricerca sul cancro, o alla cura delle vittime di guerra, alla tutela del patrimonio ambientale e faunistico o alla causa della laicità.

C’è una sola parola per tutto questo: truffa.

Chi ha diritto di vivere?

E’ stata inaugurata giovedì scorso a Milano la mostra fotografica itinerante di Emergency intitolata “Sudan: Diritto al cuore”.

Marcello Bonfanti/Emergency - Nel campo profughi di Mayo (Sudan)

Marcello Bonfanti/Emergency - Nel campo profughi di Mayo (Sudan)

Sono cinquanta scatti opera del fotografo milanese Marcello Bonfanti, che Emergency ha invitato a visitare il campo profughi di Mayo, nei sobborghi della capitale del Sudan Kharthoum, in cui circa 300.000 persone vivono ammassate in condizioni disperanti.

Marcello Bonfanti/Emergency - L'ambulatorio pediatrico nel campo profughi di Mayo (Sudan)

Marcello Bonfanti/Emergency - L'ambulatorio pediatrico nel campo profughi di Mayo (Sudan)

Nel campo profughi Emergency ha creato un ambulatorio per l’assistenza pediatrica gratuita, mentre poco lontano ha costruito un vero gioiello della tecnologia, il centro Salam di Cardiochirurgia, cui ho dedicato tempo fa un post (“Le scommesse vinte del fantastico dottor Gino“).

Marcello Bonfanti/Emergency - Un intervento cardiochirurgico al Centro Salam di Kharthoum

Marcello Bonfanti/Emergency - Un intervento cardiochirurgico al Centro Salam di Kharthoum, in Sudan

La mostra ha ricevuto il patrocinio del ministero degli Affari Esteri, ed è una testimonianza importante dell’impegno di un’associazione che per la prima volta non si limita a chiedere per chi vive nei paesi poveri cure “decenti”, ma al contrario pretende di rivoluzionare l’approccio, sostenendo che il sistema più efficiente ed efficace per investire nella salute degli abitanti del pianeta sia quello di considerare che tutti gli uomini sono uguali, e tutti hanno diritto alle migliori cure possibili, perché la salute è un diritto umano primario.

Marcello Bonfanti/Emergency - Nel campo profughi di Mayo (Sudan)

Marcello Bonfanti/Emergency - Nel campo profughi di Mayo (Sudan)

Finora in molti hanno provato a convincere queste madri e questi padri che devono ringraziare quando ottengono un decimo, o un centesimo, di ciò che magari noi occidentali giudicheremmo insufficiente per i nostri figli.

Marcello Bonfanti/Emergency - Nel campo profughi di Mayo (Sudan)

Marcello Bonfanti/Emergency - Nel campo profughi di Mayo (Sudan)

Io invece spero che la proposta di Gino Strada di una medicina basata sui diritti umani si faccia strada, anche grazie a queste immagini, belle e toccanti.

Il manifesto di Emergency per una medicina basata sui diritti umani

Gli amici di Emergency mi hanno appena fatto avere il testo del manifesto per una medicina basata sui diritti umani, sottoscritto nei giorni scorsi dai Ministri della Salute di Sudan, Sierra Leone e Repubblica Centrafricana, primo risultato concreto del convegno internazionale cui avevo partecipato nel maggio scorso a Venezia (Le scommesse vinte del fantastico dottor Gino).

Mi auguro che questo manifesto venga diffuso e sottoscritto in tutto il mondo.

On the sixtieth anniversary of the

Universal Declaration of Human Rights

Manifesto for a Human Rights Based Medicine

After the International Workshop “Building Medicine in Africa. Principles and Strategies” hosted at San Servolo Island, Venice, Italy, on May 14 -15, 2008 and in accordance with the spirit and the principles of the Universal Declaration of Human Rights, stating that:

“All human beings are born free and equal in dignity and rights” (art.1)
“Everyone has the right…to medical care” (art.25)
“The recognition of the inherent dignity and of the equal and inalienable rights of all members of the human family is the foundation of freedom, justice and peace in the world” (Preamble)

We hereby declare

the “Right to be Cured” as a basic and inalienable right belonging to each and every member of the human community.

We therefore advocate

the implementation of health systems and projects solely devoted to preserve, extend and improve the life of the people in need and based on the following principles:

Equality

Every human being has the right to be cured regardless his economic and social condition, gender, race, language, religion and opinions. Standards of health care, set by the progress of medical knowledge, must be delivered equally and without discrimination to all patients.

Quality

High quality health systems must be based on community’s needs, up to date with the achievements of medical science, and not oriented, shaped or determined by lobbies and corporations involved in the health industry.

Social responsibility

Governments must have the health and well being of their citizens as their priority, and allocate adequate human and financial resources. The services provided by health systems and humanitarian projects in the health sector must be accessible to and free of charge for all.

As Health Authorities and Humanitarian Organizations

We recognize

EQS (Equality, Quality, Social responsibility) based health systems and projects as respectful of human rights, appropriate to develop medical science and effective in promoting health by strengthening and generating human, scientific and material resources.

We commit

To plan and develop EQS based policies, health systems and projects.
To cooperate among us to identify common needs in the health sector and design joint programmes.

We appeal

To other Health Authorities and Humanitarian Organisations to sign this Manifesto and to join in promoting an EQS based medicine.
To donors and to the international aid community to support, fund and participate in designing and implementing EQS based programmes.

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