Archivio per la categoria 'lavoro'

Uomini d’onore, e donne

Questi quattro brevi spot contro il racket (uno dei quali con Nino Frassica nelle vesti del mafioso) mi sono piaciuti molto.

(su cui ho visto gli spot per la prima volta) forniscano dettagli sulla cosa: mettono lì i video e basta… Mah…

Siccome però la regista, Simona Lianza, si è fatta viva oggi nel forum di videomakers in cui avevo segnalato l’iniziativa, ho scoperto che la produzione è della Zerocento srl, e l’autore-sceneggiatore si chiama Francesco Cinquemani.

Cercando con Google ho scoperto il sito della Zerocento srl di Palermo che segnala il ruolo della Fondazione onlus Progetto Legalità (in memoria di Paolo Borsellino e di tutte le altre vittime della mafia) e di un elenco di istituzioni che stanno promuovendo la campagna, tra cui mi fa piacere di trovare accanto al Ministero dell’Interno anche la Confindustria Sicilia e UnionCamere Sicilia.

P.S. Questo post è stato aggiornato un paio di volte, perché dopo che lo avevo scritto mi è stato segnalato il link a Youtube su cui i video sono stati messi nel frattempo.

Dottore, dottore, mi scrive un articolo scientifico?

Proprio mentre mi “accapigliavo” cordialmente con chi nel Manifesto del lodevole Progetto Galileo ha magnificato l’informazione che arriva al grande pubblico senza essere passata attraverso le grinfie dei giornalisti, da una delle mailing list della National Association of Science Writers mi sono arrivati numerosi messaggi, su due argomenti distinti ma per alcuni versi contigui.

La mailing list è quella dedicata alle chiacchiere informali, per cui non di rado appaiono messaggi su qualsiasi argomento. In questo caso, sono partite quasi contemporaneamente due discussioni, una sullo scandalo sessuale che ha coinvolto il Governatore dello Stato di New York Elliot Spitzer e un’altra sui diplomi in giornalismo scientifico visti come “boutique degree” (una definizione che alle mie orecchie suona più o meno come “laurea fighetta” ).

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Il sonno della ragione genera la neurocosmetica

Chi sorride di fronte alla prospettiva che un giorno gli iscritti agli esami di ingresso all’Università - ma magari anche i candidati per una cattedra - vengano estratti a sorte per sottoporsi all’esame antidoping come gli sportivi farà bene a tenere a bada i muscoli facciali: una corrispondenza pubblicata in dicembre su Nature ha infatti scoperchiato un vaso assai poco lusinghiero per alcuni appartenenti all’Accademia.

Secondo Barbara Sahakian e Sharon Morein-Zamir, del Dipartimento di Psichiatra dell’Università di Cambridge, in Inghilterra, tra i docenti americani e inglesi non è raro il consumo di farmaci soggetti a prescrizione come lo stimolante Adderall, e il Provigil, che favorisce lo stato di veglia, che vengono assunti per migliorare le proprie prestazioni accademiche.

Doping del cervello, si potrebbe chiamarlo, o magari neurodoping.

Una loro indagine anonima e informale tra i colleghi ha rivelato che almeno una dozzina di loro li usa, con le modalità e per i motivi riassunti nell’immagine.

Nature

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Telelavorare stanca

Avere in casa un computer può essere molto comodo, o così almeno si dice spesso: uno può fare un sacco di cose mentre cuoce l’arrosto o va la lavatrice, e anche mentre i bambini guardano la tv o fanno i compiti, o mentre dormono.

Il problema è che sempre più spesso anziché accorciare la giornata lavorativa ampliando gli spazi per tutto il resto, i lavori cui basta un computer collegato a Internet rischiano di invadere tutto, come l’erba cattiva.

Controllare la posta elettronica (e magari seguire i blog e i siti di news più amati) diventa un’ossessione, e persino le vacanze vengono decise anche in funzione della presenza di una connessione comoda alla rete (perché non si sa mai).

Ora un’indagine americana (e si sa che gli americani sono sempre avanti su tutto, nel bene e ancor più nel male) rivela che il lavoratore medio ormai considera normale giungere stremato alla fine della giornata, anche perché dopo aver passato una media di 9,5 ore al giorno in ufficio sbriga anche altri lavoretti a casa, in media per 4 ore e mezzo alla settimana.
A questo si aggiungono poi TV e le varie attività ludiche e sociali (con o senza computer).

La National Sleep Foundation, che ha svolto l’indagine, segnala con preoccupazione il fatto che quasi due americani su tre (il 63%) prendono atto del fatto di essere spesso assonnati durante la giornata lavorativa e tirano diritto, sperando di non crollare addormentati al volante.

“La gente pensa: ‘Se riesco a lavorare per più ore nella giornata combinerò di più’, ma non è vero” ha spiegato alla Reuters Mark Rosekind, esperto di ricerche sul sonno che ha contribuito a ideare l’indagine.

Al contrario, quando questo interferisce con il sonno la produttività e la qualità della vita rischiano il tracollo: un’altra indagine recente condotta dai Centers for Disease Control di Atlanta su quasi 16.000 persone ha confermato l’associazione tra un sonno insufficiente e l’insorgenza di condizioni come obesità e ipertensione, e con un aumento di rischio di ictus, malattie cardiovascolari, diabete e depressione.

Il dubbio, insomma, è che nell’era del computer e del telelavoro occorra anche rivedere certi modi di dire.

Chi dorme troppo poco non piglia pesci, e spesso si ammala.


Fabio Turone

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