Berluskinky

New entry proposed for Wikipedia’s List of pornographic sub-genres:

Berluskinky

Pornography in which an old and balding scoundrel pretending to be a Prime Minister engages in sexual acts with one or more young girls (even minors).  The typical plot involves acts of worshipping by a crowd of young girls among which a few are chosen to go on with sexual “games” based on a weird and intricate mixture of childish rituals with butterflies and acts of caymanesque brutality (including, but not limited to, bunga-bunga).

 

According to anonymous sources, many such videos are stored in many secret places all over the world, but will flood the net as soon as the scoundrel will stop paying for a reason or another.

Ecco il bigino per non scrivere idiozie sull’Università

Non è affatto facile capire come funziona oggi l’Università italiana, e quindi cogliere con chiarezza le ragioni e i torti di un sistema a dir poco ingarbugliato, e i motivi del malessere ormai da tempo sfociato in varie forme di protesta. Per chi, come i giornalisti, deve anche cercare di spiegare tutto con poche parole, l’impresa è spesso ardua, e il risultato insoddisfacente.
Per questo trovo molto intelligente e utile il “kit” messo a punto dal Coordinamento dei ricercatori di Pisa, e distribuito online in formato PDF con questa premessa:

Kit del giornalista

Comprendere il funzionamento dei meccanismi che regolano l’università italiana non è impresa facile, tanto che a volte alcune sottigliezze sfuggono anche a chi nell’università ci lavora. Ciò è dovuto al fatto che, nel tempo, si sono succedute diverse leggi e regolamenti: in particolare negli ultimi 15 anni l’università ha subìto una vera e propria overdose di riforme, in genere rimaste incompiute, che si sono stratificate una sull’altra. Di conseguenza capita abbastanza spesso di leggere resoconti giornalistici contenenti imprecisioni le quali, sovente, rendono la situazione ancora più confusa di quanto già sia.

Abbiamo pertanto ritenuto utile allestire questo kit del giornalista, ovvero una sorta di cassetta degli attrezzi pensata per tutti quelli che oggi scrivono e parlano di università, ma che forse non l’hanno mai conosciuta a fondo dall’interno (se non come utenti).

Il kit è composto da un glossario e da alcuni brevi approfondimenti che rimandano – per lo più – a link ufficiali, siano essi italiani o internazionali. Il nostro scopo è quello di fornire uno strumento per orientarsi in questa selva di informazioni verificando direttamente le fonti.

Riteniamo che l’università, come luogo di rielaborazione critica del sapere, sia un prezioso patrimonio della collettività; proprio per questo è di enorme importanza fare in modo che il dibattito sul futuro del sistema universitario sia comprensibile anche al di fuori della ristretta cerchia degli addetti ai lavori.

Ecco il PD che mi piace

Stasera andrò alla riunione settimanale del coordinamento del mio Circolo  del PD, al Giambellino, con un motivo di ottimismo in più, perché la vicenda innescata dalle dure dichiarazioni di domenica del candidato a sindaco Valerio Onida è stata affrontata e risolta dal mio partito  in un modo che mi pare molto ragionevole.

Certo, in tanti nel partito hanno avuto la reazione classica – direi quasi pavloviana  – di chi si sente sotto assedio, e quindi si compatta a difesa anche delle cose sinceramente meno difendibili (come la questione di considerare “roba del PD” gli indirizzi delle cittadine e dei cittadini che accolsero l’invito di votare per eleggere il segretario nazionale e i segretari regionali).

Certo, c’è stato il coro delle dichiarazioni scandalizzate, pronte ad accusare persino Onida – la cui serietà e autorevolezza sono tre metri sopra quella di gran parte degli iscritti e militanti del PD – di costruire polemiche strumentali (“il vero bersaglio è il PD” scriveva qualche complottardo).

Certo, qualche militante è arrivato a teorizzare (su facebook) che Onida ha deciso di ritirarsi e di “avvelenare i pozzi” (nientemeno!).

Certo, in tanti hanno pubblicato in giro come fosse il verbo la surreale intervista con cui Gabriele Messina del PD “spiegava” ad Affari Italiani tutto tranne il nodo della questione (riassumibile così: “Perché mai non si dovrebbe permettere ai candidati di spedire materiale promozionale ai votanti del 2009, tramite chi dispone legalmente di quegli indirizzi?”). Spiegava l’ovvio, poi glissava sul punto cruciale, e liquidava tutto parlando di “polemiche strumentali”.

Certo, in tanti ci siamo incazzati.

Poi, però, abbiamo chiesto conto e a quanto pare siamo stati ascoltati (“in altri partiti saremmo stati espulsi” ha scherzato sulla pagina Facebook di Pierfrancesco Majorino uno dei “dissidenti”).

Il PD può ancora migliorare, senza dubbio, ma in questa vicenda il PD Milano ha spedito segnali che io trovo molto incoraggianti.

Ci sono un sacco di dinamiche nefaste (più o meno le stesse per cui si incazzava mio padre Sergio nel PDS, una ventina d’anni fa, quando la classe dirigente nazionale era più o meno la stessa), ma sono sempre più numerosi coloro che cercano di disinnescarle dall’interno. Mio padre (lui all’epoca era capogruppo del PDS alla Regione Abruzzo, eletto in quanto espressione della “società civile”) fu costretto a decidere di lasciare il partito perché tutto doveva continuare a essere fatto “come s’è sempre fatto” (cosa che in un partito nuovo suona davvero stonata).

Oggi torno a sperare che a me tocchi una sorte meno amara.

E ringrazio per questo tutti quelli che hanno accettato di lavorare perché il PD tornasse sulla propria decisione e mettesse in comune gli indirizzi.

P.S. A quanto leggo, Onida non è soddisfatto neppure dalla soluzione trovata, ma a questo punto  mi domando se non abbia sbagliato qualche valutazione quando ha deciso di candidarsi nonostante la situazione fosse già chiara, perché il PD si era già espresso a favore di Boeri.

Nel merito sono d’accordo con lui, e l’ho scritto: queste non saranno le primarie ideali.

Però l’obiezione era sul tavolo da prima che si esponesse con la candidatura, e sollevare il problema ora come se fosse una novità mi pare poco utile e molto pericoloso. Non saranno le primarie ideali – perché Pisapia per primo si è candidato come espressione di un partito – ma sono un enorme passo avanti rispetto al passato, per cui vanno corrette dove è possibile, ma difese strenuamente. Ci sono già un sacco di orfani della “linea” che prendono questa vicenda come pretesto per dire che le primarie non servono, o fanno danni.

Se il PD la smettesse di frignare… e facesse la cosa giusta

Leggo le reazioni scandalizzate e offese della dirigenza del PD milanese alle dichiarazioni del candidato senzapartito Valerio Onida sulle “primarie per il Sindaco di Milano falsate”, e non posso trattenere un moto di sdegno: Ma smettetela di frignare, cazzo!
Onida ha detto una verità banalissima: la competizione tra candidati è stata falsata dalla decisione del PD di schierarsi. Questo non vuol dire che la scelta della dirigenza del PD sia illegittima (secondo me avevano buoni motivi, dal loro punto di vista, tantopiù che il candidato già in lizza era ed è espressione di forze politiche ben precise), né che le primarie sono delegittimate.
Significa solo – e su quello concordo al 100% con Onida – che le primarie in quanto confronto tra candidati avrebbero avuto assai più valore se il PD avesse avuto una sufficiente sicurezza in se stesso da chiedere a ciascun circolo/iscritto se appoggiare un candidato, due, tre o tutti e quattro.
Sostenere ufficialmente un candidato solo vuol dire togliere un po’ di carica rivoluzionaria alle primarie.
Io vedo il bicchiere mezzo pieno (bene o male sono primarie “quasi” vere, ed è merito del PD), ma mi sembra miope negare che è anche mezzo vuoto (l’appoggio a Boeri è stato deciso senza consultare direttamente i circoli, e anche gli organi intermedi del PD sono stati chiamati a pronunciarsi a cose fatte).
Poteva il PD – data la situazione – fare di più? Forse no.
E’ legittimo che chi ci ha rimesso – come Onida – se ne lamenti? Assolutamente sì.

Anche questa storia degli indirizzi dei votanti alle primarie: se il PD vuole rispondere a tono alle accuse  deve mettere tutti e 4 i candidati nelle stesse condizioni di raggiungere i votanti delle precedenti primarie di partito con un numero prefissato – uguale per tutti – di comunicazioni.

Io fino a oggi ero molto indeciso, e stavo cominciando a pensare di dare il mio voto a Boeri, ma questa reazione della dirigenza del PD a contestazioni giustificatissime e a richieste più che legittime mi fa pensare che il mio voto e il mio sostegno (per il poco che valgono) debbano andare a Onida.

 

Difendere le verità storiche con una legge? Si può e si deve

Ieri su Repubblica, ancora mio zio Giuliano:

IL NEGAZIONISMO IN ITALIA E IN EUROPA

Repubblica — 20 ottobre 2010   pagina 48   sezione: COMMENTI

Gentile Augias, ho trovato condivisibile ciò che lei ha scritto su “Repubblica” a proposito del negazionismo. Sempre su “Repubblica”, leggo un uomo politico autorevole e accorto come l’onorevole Casini dichiarare che – fermo restando che il negazionismo è «una vergogna per l’umanità» – l’idea di combatterlo attraverso una proibizione per legge «è una strada che la democrazia liberale non prevede».

In realtà, la strada è stata invece prevista dall’Unione europea in una tormentata Decisione Quadro del 28 novembre 2008 che vincola tutti i Paesi dell’Unione, Italia compresa. L’Ue vi è arrivata dopo sei anni di discussioni, volte a individuare un punto d’equilibrio che potesse contemperare due esigenze fondamentali apparentemente in contrasto: da un lato mantenere intatta – anche e specialmente nell’interesse dei posteri – la memoria storica dell’Olocausto; dall’altro garantire la tutela del diritto di libera manifestazione del pensiero.

Solo nell’aprile 2007 si è raggiunto l’accordo su un testo definitivo che, a giudizio di tutti i membri dell’Unione, Italia compresa, aveva saputo individuare quel difficilissimo punto di equilibrio. Mi è sembrato opportuno segnalare tutto ciò a lei, sia per la stima che nutro nei suoi confronti, sia per tentare in qualche modo di ovviare all’assoluta mancanza di informazione che permane intorno a questa materia.

Giuliano Turone – giulianoturone@alice. it

Ringrazio il professor Turone che ha allegato alla sua lettera, la Decisione Quadro n. 2008/913/GAI dell’Unione Europea che all’art.1 comma “c” recita: «Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché i seguenti comportamenti intenzionali siano resi punibili [...]  l’apologia, la negazione o la minimizzazione grossolana dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, quali definiti agli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale, dirette pubblicamente contro un gruppo di persone, o un membro di tale gruppo, definito in riferimento alla razza, al colore, alla religione, all’ascendenza o all’origine nazionale o etnica, quando i comportamenti siano posti in essere in modo atto a istigare alla violenza o all’odio nei confronti di tale gruppo o di un suo membro».

Colpisce il riferimento non solo alla apologia e alla negazione ma anche alla “minimizzazione grossolana” di crimini contro l’umanità, Olocausto tra questi, ovviamente. All’articolo 10 lo stesso provvedimento prevede che gli Stati membri introducano nei loro codici la nuova norma penale entro il 28 novembre 2010.

Vale a dire che tra poco più di un mese il termine verrà a scadenza.

Dal momento che i presidenti delle due Camere hanno manifestato la volontà di legiferare sulla materia, la norma europea grandemente facilita il loro proposito.

CORRADO AUGIAS c.augias@repubblica.it

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/10/20/il-negazionismo-in-italia-in-europa.html

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