Scoperto il gene della Cristianità

Gli scienziati hanno scoperto il gene della Cristianità, e sono convinti che un giorno si potrà curare.

Ma che bell’atleta di Gesù…

Premetto che sono interista, e ieri sera alla fine della partita pareggiata a Torino con la Juventus ero più deluso che soddisfatto (la Juventus perdeva 1-0, ma è riuscita a pareggiare nonostante la meritata espulsione dello juventino Tiago).

Avevo ammirato il giovanissimo Balotelli, sperando che evitasse di farsi espellere (ha un caratteraccio) e gioito per il suo gran gol, sapendo che non era una punizione sufficiente per gli incivili ignoranti e idioti che dagli spalti lo hanno martoriato per tutta la partita con vergognosi cori razzisti.

Balotelli non solo ha evitato di trascendere, ma ha anche subìto senza reagire un brutto fallo violento a centrocampo, quello che è valso l’espulsione allo juventino Tiago.

Proprio su quell’episodio, a fine partita, i commentatori di Sky hanno chiesto un’opinione al difensore juventino Nicola Legrottaglie, assurto di recente alle cronache letterarie con la vendutissima autobiografia in cui dichiara di aver promesso a Dio, da bambino, che “se avesse potuto giocare almeno una partita in Serie A, sarebbe diventato missionario di Cristo nel mondo”.

Beh, l’episodio in questione era quello in cui un diciottenne nero che è stato fischiato in modo infame per tutta la partita viene steso da un maturo avversario. Era già passata un’oretta dalla fine della partita, ma sebbene gli avessero chiesto della meritata espulsione del suo compagno Tiago, Legrottaglie ha insistito più volte – anche dopo che la domanda su Tiago gli è stata ripetuta – nel bacchettare Balotelli per le sue intemperanze.

Non una parola di condanna per il suo pubblico infame che per tutta la partita ha fischiato Balotelli ululando cori razzisti.

Non mezza parola per dire che l’entrata violenta di Tiago era anch’essa sa condannare.

Un vero Atleta di Gesù, che a una domanda dei “Papaboys” rispondeva così:

Farebbe anche il missionario di frontiera, magari in Africa?

«Perché no? Andrò dove Gesù vorrà, sarà lui a indicarmi la strada».

Chissà se Gesù – o qualcuno a nome e per conto suo – gli spiegherà mai che il razzismo è una brutta cosa, e che si fa una miglior figura a fare autocritica (per il pubblico, e per il brutto gesto del compagno di squadra) che a puntare il dito contro un diciottenne che domani altri stadi tratteranno nello stesso modo indegno anche sulla base delle critiche reiterate di questo ex donnaiolo redento, che ora si sente pronto a fare il missionario in Africa ma non riesce a mettersi nei panni di un ragazzo nero vilipeso e offeso neppure quando ce l’ha davanti per due ore, in uno stadio ululante.
“Non sono io che sono razzista: è lui che è uno stronzo che tira calci e non abbozza se gli ululano che è uno sporco negro e per questo non può essere italiano”.

L’Abruzzo, le tasse, il governo e il gioco delle tre carte

In risposta all’emergenza per il terremoto in Abruzzo, il governo ha deciso di truffare i cittadini.

Tra i tanti meccanismi disponibili per finanziare rapidamente gli interventi di soccorso e ricostruzione ha optato per quello meno limpido, che gli permetterà di fare bella figura senza dover tirar fuori dalle proprie tasche un euro di più.

Nemmeno se gli italiani dovessero firmare tutti per dare la propria quota di 5 per mille all’Abruzzo.

La spiegazione è semplice: il meccanismo del 5 per mille è truffaldino: nel nome sembra dire che ogni cittadino può donare il 5 per mille delle proprie tasse a chi vuole, ma nei fatti non è così, perché da quando il meccanismo è stato istituito è stato messo anche un tetto. In pratica, talmente tanti cittadini italiani hanno firmato per associazioni e centri di ricerca (dall’AIRC a Emergency, dal WWF all’UAAR) che il governo ha deciso di non farcela a sostenere la spesa. Anche se i soldi erano – in teoria – quelli dei contribuenti. Per cui ha messo un tetto di spesa, che l’anno scorso era di 400 milioni.

Tutte le associazioni laiche di volontariato e per la tutela del patrimonio culturale e ambientale, per la ricerca scientifica e la promozione dello sport si spartiscono quella somma: 400 milioni (per capire se per il governo è una cifra piccola o grande, basta pensare che la decisione di non accorpare in un solo giorno le imminenti votazioni costerà circa 460 milioni, che il governo scialacqua senza problemi perché così gli dice di fare il calcolo politico di bottega).

Ma allora per finanziare l’Abruzzo si poteva fare diversamente? Ovviamente sì: oltre a decidere di accorpare le votazioni (risparmiando appunto 460 milioni circa), il governo poteva chiedere agli italiani di destinare la propria quota dell’8 per mille allo Stato, impegnandosi a spenderla per l’Abruzzo.

Per l’8 per mille – destinato alle attività sociali realizzate dalle confessioni religiose, o dallo Stato – con c’è tetto. In compenso c’è una truffa inversa, che funziona a favore di alcuni destinatari: l’intero 8 per mille del gettito fiscale italiano viene suddiviso tra varie confessioni religiose, a prescindere dal numero delle firme raccolte. In tutto è circa un miliardo di euro, che finisce all’87% in tasca alla Chiesa Cattolica, che ogni anno fa pubblicità martellanti. E in percentuale modesta allo Stato, che non chiede mai quella firma e soprattutto spende poi quei fondi in modo opinabile (spesso per la conservazione degli immobili della Chiesa Cattolica).

Sei italiani su dieci firmano per il 5 per mille, ma in tutto “assegnano” 400 milioni di euro.

Quattro italiani su dieci firmano per l’8 per mille, decidendo come assegnare un miliardo di euro.

Gli scopi sono in gran parte sovrapponibili, ma quando il destinatario è laico la somma si rimpicciolisce, e quando è religioso lievita (se si rifa la proporzione, si scopre che il 5 per mille in realtà corrisponde al 3 e spiccioli; o viceversa che l’8 cresce e supera il 12). Con in più un’aggravante: sul 5 per mille ciascuno decide solo per i propri soldi (e neanche tutti, a causa del tetto), mentre sull’8 per mille la somma viene assegnata comunque tutta, e le firme servono solo a decidere come dividerla: con il 36% circa delle firme, il Vaticano incassa l’87% circa di quel miliardo di euro.

Ora il governo poteva fare una cosa limpida, democratica: chiedere agli italiani di riequilibrare il meccanismo vergognoso dell’8 per mille, semplicemente dicendo che avrebbe destinato all’Abruzzo – quindi a scopi sociali – la quota assegnata allo Stato dai cittadini che finora non firmavano. I cittadini avrebbero poi deciso se darli all’Abruzzo o lasciare che la Chiesa se ne impossessasse come ha fatto finora, nel silenzio e nell’ignoranza generale.

Ma non l’ha fatto. Non l’ha fatto perché la Chiesa Cattolica si offenderebbe se qualcuno le facesse notare l’appropriazione indebita in atto da vent’anni (la legge prevede che l’importo sia adeguato ogni tre anni, ma gli incassi per l’8 per mille sono lievitati senza che nessuno facesse niente).

Al contrario, in ministro Tremonti ha offerto ai cittadini un’opzione di facciata: quel 5 per mille su cui conserva la leva del tetto, che tutto è tranne che democratico. Potrà sempre decidere che il tetto rimane lo stesso, per cui i soldi che vanno all’Abruzzo vengono sottratti a chi aveva deciso di destinarli alla ricerca sul cancro, o alla cura delle vittime di guerra, alla tutela del patrimonio ambientale e faunistico o alla causa della laicità.

C’è una sola parola per tutto questo: truffa.

Quanto è facile credere a Babbo Natale!

Ho un sacco di amici intelligenti, su Facebook.

Tra di essi, ne sto scoprendo in queste ore molti talmente affascinati dalla storia del cavaliere senza macchia che lotta contro le infide istituzioni accademiche e il governo (e i matusa, aggiungerebbe Elio) per riuscire a salvare la vita delle povere popolazioni a rischio di terremoto da non rendersi conto che proprio il drammatico terremoto costituisce la dimostrazione che l’”esperto” Giuliani non ha trovato alcun sistema per prevedere i sismi, grazie all’analisi delle emissioni di radon, con un anticipo di 6-24 ore, e con una precisione sufficiente a evacuare la popolazione.

Il punto, mi viene da pensare, è che è difficile accettare l’impotenza dell’uomo di fronte a certi avvenimenti.

Se poi c’è qualcuno che dice: “Aspetta, non è vero che dobbiamo accettare questa tragica realtà: io posso fare qualcosa” (e c’è quasi sempre) la tentazione di mettere in discussione la scienza ufficiale diventa irresistibile per molti.

Ieri era Di Bella, con la sua pretesa cura a base di ritrovati in precedenza considerati promettenti e poi scartati o ridimensionati. Oggi è il signor Gioacchino Giampaolo Giuliani, collaboratore tecnico non laureato dell’Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario di Torino che non ha mai avuto a che fare professionalmente con i terremoti a scuotere l’Italia.

Ierl la parola d’ordine era “somatostatina”, oggi è “radon”.

E così molti chiedono, con apparente ragionevolezza: “Perché la scienza ufficiale non vuole valutare criticamente, senza preconcetti, le ricerche di Giuliani sul Radon?”

Il perché è semplice: perché non è così che funziona la scienza (che non è priva di umani difetti, ma funzionare funziona). Giuliani forse non lo sa perché non è laureato, ma da che mondo è mondo gli scienziati sono innamorati delle proprie ipotesi e dei propri esperimenti. E siccome chi è innamorato è un pessimo giudice, se uno vuole che la sua ipotesi divenga scientifica chiede a chi studia le stesse cose di metterla alla prova. Lo fa pubblicando sulle riviste.

E così che ha fatto chi per primo ha pensato che le emissioni di radon potessero essere usate come precursori delle scosse sismiche.

Lo ha fatto quando io non avevo ancora l’età che ha mia figlia ora, nel 1973 (Earthquake Predictions: Breakthrough in Theoretical Insight? Allen L. Hammond Science 25 May 1973 180: 851-853 [DOI: 10.1126/science.180.4088.851], scaricabile con abbonamento):

immagine-5

Dopo di allora, molti scienziati hanno studiato il radon, ma nessuno è stato capace di usarlo per prevedere con sufficiente precisione quando, dove e con quale intensità avrebbe colpito un terremoto.

Non lo ha fatto neanche Giuliani, col sisma che ha colpito la città in cui si trovava: quale occasione migliore per consegnare a un notaio una busta con la sua previsione precisa qualche ora prima che il sisma colpisse?

Avrebbe superato qualsiasi ostracismo della comunità accademica, e si sarebbe anche evitato un processo per procurato allarme.

A qualcuno risulta che lo abbia fatto?

E se non lo ha fatto, qualsuno sa dirmi perché?

Temo che ci torneremo su.

Villaggio vacanze G20 (ma chi è quello lì?)

Italiani, popolo di poeti, santi, navigatori e animatori di villaggio vacanze, come dimostrano le performance del nostro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al G20 di Londra.

Prima urla come un piazzista e si fa bacchettare dalla Regina Elisabetta, poi si arrampica evidentemente su un tavolo per sembrare all’altezza, e tira fuori un pollice alzato che rivedremo in tutte le salse sentendoci dire quanto lui e il suo “amico abbronzato” sono d’accordo su tutto…

berlu_big

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

%d bloggers like this: