Fare a meno delle sperimentazioni animali?

La ricerca biomedica potrà mai fare a meno delle “cavie” nelle sperimentazioni?
In Inghilterra sono convinti di no: un recente sondaggio condotto tra scienziati che attualmente svolgono ricerche che comportano anche la sperimentazione animale segnala che secondo tre quarti di loro non sarà mai possibile farne a meno del tutto.
Gli antivivisezionisti (che spesso continuano deliberatamente a descrivere un mondo della scienza cinico e immorale nel disprezzare il valore della vita animale, che per fortuna non esiste più) sono convinti che si possa, anche se spesso presentano argomentazioni pseudoscientifiche che citano ricerche serie distorcendole profondamente o le ignorano tout-court (un esempio per tutti può essere la lunga discussione avuta qualche mese fa sul blog Mente & Psiche con alcune esponenti della LAV).
Il sondaggio è citato in un interessante articoletto appena apparso su “New Scientist”, scritto dalla direttrice del National Centre for Replacement, Refinement and Reduction of Animals in Research (NC3Rs, un istituto creato appositamente per incoraggiare l’adozione delle alternative disponibili alla sperimentazione animale, sulla base di principi espressi per la prima volta cinquant’anni fa), Vicky Robinson.
Ora che l’Unione europea è intenzionata a rivedere entro il 2009 le attuali normative continentali sull’uso degli animali nella sperimentazione, è importante avere un quadro chiaro delle reali prospettive offerte dalle alternative già disponibili o in corso di sviluppo.
“Quali sono le alternative?” scrive la Robinson. “La ricerca in vitro ha già sostituito molta sperimentazione animale, una tendenza che continuerà via via che tipi di cellule e configurazioni più complessi vengono replicati in laboratorio. Il miglioramento delle tecnologie di imaging e per la registrazione a distanza dei segni vitali come il battito cardiaco comporta che con lo stesso animale si possono rilevare più dati. Un’altra area promettente” prosegue la direttrice del NC3R “prevede l’uso di insetti e vermi al posto dei mammiferi: il moscerino della frutta Drosophila, per esempio, presenta alcune vie nervose simili a quelle umane”.
Di certo si tratta di sviluppi interessanti, che però non sembrano sufficienti a decretare la fine della sperimentazione animale.
Per tutto il resto c’è ancora da aspettare: “Altre opportunità per ridurre l’uso di animali potrebbero non essere molto lontane” riprende la Robinson, che cita l’ingegneria tissutale e l’uso dei modelli tridimensionali di “uomo virtuale” come quello in corso di messa a punto nell’ambito dell’International Physiome project che cerca di riprodurre con sufficiente realismo la fisiologia umana.
“Cinquant’anni fa, quando William Russell e Rex Burch descrissero per la prima volta le ’3R’ nei loro The Principles of Humane Experimental Technique, l’isolamento delle cellule staminali e il sequenziamento del genoma umano erano inconcepibili” conclude la Robinson. “Erano ancora solo aspirazioni quando la legislazione europea sulla ricerca animale apparve nel 1986. Nei prossimi 20 o 30 anni queste e altre idee rivoluzionarie dovranno essere imbrigliate per far sì che il futuro della scienza non dipenda più dagli animali”.

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