Scrive Daniela nel suo blog su Mente e Psiche:
Esiste davvero un “cervello di sinistra” e un “cervello di destra”? Ovviamente non sto parlando di lateralizzazione anatomica, ma di orientamento elettorale. Sembrerebbe proprio di sì, a leggere quando scrivevano David Amodio e colleghi su Nature Neuroscience nel settembre scorso: “Politologi e psicologi hanno notato che in media i conservatori mostrano stili cognitivi più strutturati e persistenti, mentre i liberali [nota: io direi "progressisti"] rispondono di più alla complessità, all’ambiguità e alla novità dell’informazione”. Lo studio ha utilizzato la tecnica dei potenziali evocati per dimostrare che, in effetti, le persone più liberali mostrano una maggiore sensibilità cognitiva agli stimoli che chiedono di alterare lo schema abituale di risposta. Come a dire, hanno il cervello più “flessibile”…L’occasione per questa segnalazione è l’annuncio di un insolito convegno, all’Università di Roma, sulla cosiddetta neuropolitica, che si terrà dall’11 al 13 marzo nell’Aula Magna della Facoltà di psicologia in occasione della Brain Awarness Week (la settimana della consapevolezza sul cervello) promossa dalla Dana Foundation, una delle istituzioni più vitali nel finanziamento della ricerca sulle neuroscienze.

Siccome con Daniela divido l’ufficio (e un sacco di altre cose…) abbiamo notato che il giochino funziona solo nei sistemi elettorali maggioritari, e pensando a Casini, Mastella e Dini, ma anche alla “corsa al centro” di Veltroni e Berlusconi ci siamo chiesti scherzosamente se sarà mai possibile definire che cosa caratterizza dal punto di vista neurologico gli elettori di centro…
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